L'Aquila. Si torna a parlare di bilancio per via di un nuovo intervento della Corte dei Conti che con la delibera 120/2018 contesta a Regione Abruzzo la procedura di parifica su rendiconto 2013.

"Una situazione insostenibile che denunciamo da anni" commenta il Consigliere regionale M5S, Sara Marcozzi "Regione Abruzzo è ferma alla parifica del Rendiconto 2012. Il Rendiconto 2013 è stato parificato solo parzialmente, ponendo così l'ente in una situazione drammatica rispetto ai conti. Unica regione in Italia con la parifica ancora ferma al Rendiconto 2012".

A leggere la delibera della Corte dei Conti sembrerebbe che Regione Abruzzo abbia sbagliato anche la procedura. La Sezione regionale di controllo, infatti, contesta all'ente anche le modalità suggestive con cui si tenta di innestare delle modifiche sul procedimento relativo alla parifica del Rendiconto 2013. Tanto che nelle risultanze finali del giudizio, la Corte dichiara "l'irricevibilità della richiesta di riapertura del giudizio di parifica relativo al Rendiconto 2013 e la contestuale estinzione del giudizio sospeso".

Si tratta dell'ennesima delibera in cui l'organo di controllo censura l'operato di questa amministrazione regionale che, in oltre quattro anni di governo, non è riuscita a parificare neanche un rendiconto.

"Sono profondamente preoccupata per il futuro della nostra regione" dichiara Sara Marcozzi "alcuni passaggi riportati nella delibera mettono a nudo quanto (non) fatto dalla maggioranza di questo governo. Una programmazione seria dovrebbe essere basata su cifre e risorse attendibili e precise. Mi domando come abbiano fatto le diverse amministrazioni che si sono susseguite fino ad oggi a programmare il futuro della nostra regione con i bilanci in queste condizioni ".

Un passaggio chiave, quello dell'incertezza dei conti, che viene evidenziato anche nell'ultima delibera e che prende spunto dalla sentenza della Corte Costituzionale "[...] La legge sopravvenuta ( si fa riferimento al Rendiconto 2013), oltre a non aver un legame diretto con le norme impugnate non assicura chiarezza e stabilità ai conti regionali peggiorando anche la situazione dell'ente territoriale anche per l'assenza di punti di riferimento sicuri quali la continuità con le risultanze degli esercizi pregressi e l'esatta contabilizzazione dei crediti e dei debiti esistenti".

"Abbiamo bisogno di un governo regionale nel pieno delle sue funzioni e legittimato dai cittadini" prosegue Sara Marcozzi "il livello di indebitamento della Regione si attesta intorno a 1,1 miliardi, di cui quasi la metà dell'intero importo è costituito da n.3 prestiti obbligazionari sui quali Regione Abruzzo ha strutturato delle operazioni in derivati. A questo si aggiunga che Il deficit, stando alle notizie che filtrano nei corridoi del palazzo, dovrebbe raggiungere una cifra ricompresa fra i 550 e i 700 milioni di euro. Purtroppo la mancata parifica dei Rendiconti 2013, 2014, 2015, 2016 e 2017 non permettono a nessuno di avere dati certi relativamente al deficit. Come se non bastasse, il ritardo rispetto al riaccertamento dei residui attivi e passivi relativi relativi all'annualità 2017, pone ulteriori incertezze sulle reali disponibilità dell'ente. È evidente che sia il centrodestra, quanto il centrosinistra, abbiano miseramente fallito in merito al riordino dei bilanci. Quello dei conti, qualora i cittadini ce ne daranno l'opportunità, sarà il primo obiettivo di un eventuale governo del M5S, per ristabilire ordine e chiarezza nei bilanci. Mi domando come abbiano fatto in questi anni a governare senza avere contezza delle reali risorse di cui l'ente dispone" conclude Sara Marcozzi.

Fossacesia. “Più volte e in molte occasioni i danni causati dai cinghiali sono stati sottoposti all’attenzione della Regione Abruzzo, competente in materia, da parte di tutti i sindaci della mia zona , ma ad oggi, a parte le campagne di selecontrollo, che pare non abbiano sortito l’effetto sperato, non sono stati adottati provvedimenti che siano in grado di risolvere la questione”. E’ il punto tracciato in una missiva indirizzata all’Assessore Regionale all’Agricoltura, Dino Pepe, dal Sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio, che torna a sollecitare interventi. “Quotidianamente pervengono pesanti e assolutamente legittime proteste da parte di tantissimi produttori agricoli, che subiscono danni ai propri campi a causa di veri e propri assalti da parte degli ungulati – aggiunge Di Giuseppantonio -. Dal settore, che ha una voce significativa nell’economia del nostro territorio, perviene anche la lamentela circa le procedure per ottenere i rimborsi, che risultano essere piuttosto farraginose e comportano anche delle spese. Un altro problema, certamente non di poco conto, è la presenza dei cinghiali sulle strade, che costituisce un vero pericolo ed è causa periodicamente di incidenti, alcuni mortali. Una situazione che non è più tollerabile – sottolinea in conclusione il Sindaco Di Giuseppantonio - ed è urgente che la Regione assuma delle decisioni definitive che vadano a tutelare l’incolumità dei cittadini e l’economia agricola che sorregge il nostro territorio e le numerose famiglie che da essa trovano sostentamento”.

L'Aquila. Aveva ragione il M5S, la legge sulle guardie mediche emanata da Regione Abruzzo è sbagliata ed il Governo è stato costretto ad impugnarla. Nulla di nuovo per Daniele Del Grosso e Domenico Pettinari M5S che affermano: "Esattamente il 12 giugno scorso insieme a Sarà Marcozzi e Pietro Smargiassi abbiamo denunciato in conferenza stampa che il PD di Paolucci, con la connivenza di Forza Italia, aveva licenziato in commissione una legge sbagliata, che la Corte dei Conti o il Governo avrebbero sicuramente impugnato. Una rimostranza che avevamo espresso anche in commissione" incalza Pettinari "ma l'assessore Paolucci non volle darci retta. Non è chiaro se la sua sordità è stata dovuta ad un gioco politico allo scaricabarile o dalla presunzione di voler scrivere una legge che non si è in grado di scrivere. Quello che è certo è che oggi i fatti danno ancora una volta ragione al M5S e a pagare l'inefficienza di Regione Abruzzo sono le guardie mediche. Eppure la soluzione a questa anomalia noi l'abbiamo esposta più volte. Per annullare la famigerata delibera doveva essere emanata immediatamente una delibera di giunta che revocasse la precedente e autorizzasse le indennità, oppure si doveva emanare una legge che all'interno contenesse la sanatoria delle indennità pregresse ma specificando le motivazioni sul perché queste somme erano erogate. Motivazioni palesi come i servizi aggiuntivi, il trasporto 118, e la copertura di servizio nelle festività. Altro aspetto che doveva contenere la legge era la revoca della delibera che ha bloccato le indennità e richiesto le precedenti. Ma nulla di tutto questo è presente nella legge. Queste mancanze della norma Paolucci le avevamo provate a colmare noi del M5S con degli emendamenti che ci hanno sistematicamente bocciato, rendendo di fatto la legge impugnabile sia dal Governo che dalla Corte dei Conti. Oggi non è ancora il tempo di darci per vinti. La soluzione c'è: Paolucci e la sua giunta possono emanare una delibera che annulli la famigerata delibera precedente . Speriamo che sull'Assessore abbia la meglio il buon senso. Un atto dovuto alle guardie mediche che non possono pagare l'inefficacia di un provvedimento che forse ha sulle spalle una guerra partitica in cui i medici sono le uniche vittime.

Qui il link della conferenza stampa tenuta a giugno dal M5S

Roma. “In seguito alle decisioni della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato, ho inviato al senatore Luciano D’Alfonso, venerdì 3 agosto, una raccomandata, invitandolo a optare, entro tre giorni dal ricevimento della comunicazione, tra l’incarico di senatore e quello di presidente di Regione, a causa delle incompatibilità tra i due incarichi sancita dalla Costituzione. Ai nostri uffici risulta che la raccomandata è stata già acquisita dal Sen. D’Alfonso, che, peraltro, apprendiamo da notizie di stampa, si accinge a fare pubbliche comunicazioni in materia”. Lo dichiara il senatore Maurizio Gasparri, presidente della Giunta delle Elezioni del Senato.
“Con le dimissioni del Governatore D’Alfonso – ha affermato il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri -, annunciate per domani, prendiamo atto che finalmente vengono fatte rispettare le norme repubblicane e regionali che impediscono a tutti, D’Alfonso compreso, di occupare contemporaneamente due cariche istituzionali, quella di senatore e quella di Presidente di Regione. Ma va sottolineato che oggi il Governatore D’Alfonso si dimette, ripristinando il rispetto della norma, solo grazie all’opera del Presidente della Giunta per l’immunità e le elezioni del Senato, il Senatore Maurizio Gasparri, che seppur insediatosi solo il 19 luglio scorso ha svolto il suo ruolo istituzionale in maniera impeccabile di fatto costringendo D’Alfonso al rispetto della legge”.

Pescara. “La ferma opposizione di forza Italia, ed anche delle altre opposizioni, ha costretto il Pd a ritirare le modifiche alla legge elettorale regionale, e di ciò siamo molto soddisfatti”. È il commento del Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri.
“Il Pd ha voluto poi a tutti i costi la norma, evidentemente ad personam, per allungare i tempi da 7 a 45 giorni dallo scioglimento del Consiglio e per sanare le cause di ineleggibilità – ha aggiunto il Capogruppo Sospiri -. Norma alla quale solo noi di Forza Italia ci siamo opposti, con interventi in aula e tanti emendamenti, molti dei quali ghigliottinati dai sub emendamenti della maggioranza, o di ciò che ne resta, essendosi la stessa ridotta a soli 16 consiglieri su 31. Ci ha sorpresi non poco, e questo va rilevato, l'assordante silenzio del M5S che sulla norma che ormai tutti chiamano ‘salva Legnini’ e che sarebbe tesa a rendere compatibile la scadenza del suo mandato al CSM con una ipotetica (e velleitaria) candidatura in Regione, non ha ritenuto ne' di produrre emendamenti, ne' di svolgere alcun intervento in aula. La nostra idea, che abbiamo difeso con forza con tutti gli strumenti disponibili, - h ancora detto il Capogruppo Sospiri - è che le regole debbano valere per tutti e non possano essere modificate in corso d'opera. Evidentemente per il Pd, ma anche per chi come i 5 stelle si è dato a un operoso e complice silenzio, non è così”.

Pescara. Si è tenuta questa mattina a Pescara la conferenza stampa che ha visto la partecipazione dei Consiglieri Regionali del M5S, Sara Marcozzi e Pietro Smargiassi, con loro le associazioni di categoria Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti e Casa artigiani. Sul tavolo c’è la legge approvata nella scorsa seduta di Consiglio che aprirebbe la strada all’insediamento di nuovi centri commerciali e gallerie commerciali. I cinque stelle attaccano la maggioranza di questo governo regionale che “ancora una volta dimostra di non avere una visione del futuro, dell’economia di questa regione e del suo territorio”. Secondo i Consiglieri regionali M5S, infatti, il progetto di legge avente ad oggetto “Norme per il migliore utilizzo delle aree industriali degli ex-consorzi” non sarebbe altro che “un colpo di coda pre-estivo per trasformare le aree industriali degli ex-consorzi confluite in ARAP, in aree destinate all’insediamento di strutture ricettive alberghiere ed extra alberghiere, aree commerciali e altri usi di dubbia utilità sociale”.

L’ITER LEGISLATIVO
Per spiegare al meglio il grido dall’arme lanciato dai consiglieri del M5S è importante ripercorrere l’iter legislativo:
Il 17 Febbraio 2015, il Consigliere Olivieri presenta un progetto di legge avente ad oggetto “Norme per il migliore utilizzo delle aree industriali del Vastese”. Un progetto di legge che, già solo per il titolo, probabilmente imbarazza alcuni membri della stessa maggioranza di governo e che resterà per sempre chiusa nei cassetti della Commissione.
Ma il 12 Luglio 2017, lo stesso Consigliere Olivieri ripresenta un nuovo progetto di legge, questa volta con un titolo di poco diverso dal precedente “Norme per il migliore utilizzo delle aree industriali degli ex-consorzi”. Seppur con un titolo di poco diverso, di fatto, il testo di legge resta pressoché uguale al precedente progetto di legge. A differenza del primo, però, questa volta la legge approvata nella scorsa seduta del Consiglio Regionale apre a tutte le sedi territoriali dell’ARAP: Vasto, Avezzano, Casoli, L’Aquila, Teramo e Sulmona. Una vera e propria beffa per i commercianti di quelle zone.


LE STRANE COINCIDENZE
Una legge evidentemente partita male e finita peggio, infatti l’art.2) prevede “I Benefici di cui all’articolo 1) sono esclusi per gli immobili […] che ricadano nelle aree consortili ubicate a ridosso dei porti regionali, a valle dell’esistente tracciato ferroviario della linea adriatica”
Appare del tutto evidente che nessuna delle sedi territoriali dell’ARAP, fuorché quella di Vasto, sia in una di queste condizioni, ovvero “a ridosso di un porto” e “a valle del tracciato ferroviario della linea adriatica”.
Ci sono linee ferroviarie adriatiche che passano per Avezzano, Casoli, L’Aquila, Teramo e Sulmona?
E ancora. Avezzano, Casoli, L’Aquila, Teramo e Sulmona sono per caso cittadine di mare?

“La competenza a modificare il cambio di destinazione d’uso di queste aree appartiene ad Arap che le esercita attraverso il Piano Regolatore Territoriale (PRT). E’ evidente che questa legge, seppur ben congeniata per assecondare gli interessi locali, non rispetta quelle caratteristiche di astrattezza e generalità che una legge dovrebbe avere” dichiarano Sara Marcozzi e Pietro Smargiassi. “Chiediamo al Presidente di Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, di non promulgare questa legge e non costringerci a segnalare al Consiglio dei Ministri l’evidente illegittimità costituzionale del testo approvato in Consiglio. Riteniamo che l’Abruzzo, stante l’elevato livello di concentrazione di centri commerciali già presenti sul territorio, debba evitare qualunque provvedimento che possa incentivare insediamenti di questo tipo. Abbiamo bisogno di tornare a valorizzare i centri storici, i negozi di vicinato e non, al contrario, assecondare le mire di qualche speculatore che non farà altro che desertificare le nostre città. Lo stesso vale per le strutture ricettive. Che senso ha” si domandano Marcozzi e Smargiassi “favorire la costruzione di strutture alberghiere o extra alberghiere in aree industriali, quando tutte le realtà più lungimiranti programmano il governo del territorio cercando di valorizzare i centri storici?”

 

LE ASSOCIAZIONI

“Il Progetto di legge” commenta Daniele Erasmi Presidente Regionale di Confesercenti Abruzzo, “di fatto stravolge uno dei cardini della riforma tanto attesa nella nostra Regione. Un progetto che rischia di essere apripista della più grande speculazione finanziaria ai danni del commercio urbano da almeno 20 anni a questa parte. Ringraziamo il gruppo consiliare del M5S per aver accolto l’accorato appello della nostra associazione a bloccare o abrogare l’ennesima sveltina su possibili nuovi centri commerciali addirittura su aree industriali”.

“Ci vediamo costretti a disapprovare senza se e senza ma la nuova legge regionale” aggiunge Marisa Tiberio, Vice Presidente regionale di Confcommercio Abruzzo “Se qualcuno vuole giocare con noi al gioco delle tre carte non ci stiamo e non ci saremo ad avallare questa proposta di legge. Chiediamo al Presidente D’Alfonso e All’assessore Lolli di bloccare un atto che danneggerebbe un settore già gravemente in crisi come il terziario di mercato che ha dovuto subire per decenni le conseguenze nefaste di scelte miopi che sono andate esattamente nella direzione contraria dell’interesse dell’intero Abruzzo, della sua economia, del lavoro e dell’occupazione".

Pescara. “Sono circa 600 i lavoratori della Grande distribuzione Iper in Abruzzo negli ipermercati Città Sant’Angelo, Colonnella e Ortona, che in questo momento si trovano nel ciclone a seguito della decisione del marchio di lasciare il territorio abruzzese cedendo i punti vendita sopra citati a Conad Adriatico. Una decisione che preoccupa molto i lavoratori, già duramente colpiti da decisioni dirigenziali. Ad ascoltare i lavoratori che mi hanno chiamato, tutta l’operazione sarebbe avvenuta nel silenzio senza coinvolgere i dipendenti e lasciandoli in un libo che non da nessuna certezza. Chiediamo pertanto che il Vice Presidente di Regione Abruzzo Lolli, istituisca immediatamente un tavolo di lavoro sulla questione affinché i lavoratori abbiano le dovute rassicurazioni sul posto di lavoro e sul futuro lavorativo. Parlare di 600 lavoratori significa parlare di 600 famiglie con un danno elevato per l’economia di tutta la regione”. Così il consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari.

L’Aquila. “Dagli organi di stampa apprendo come D’Alfonso si ostini ancora a ricoprire in maniera del tutto inopportuna sia il ruolo di Presidente sia quello di Senatore rinviando, forse, le sue dimissioni in autunno cercando di portare illegittimamente la legislatura a scadenza naturale così da continuare a mortificare le istituzioni e, soprattutto, senza pudore chiarisce il suo malefico e scellerato progetto: continuare ad occupare poltrone per i suoi amici di partito e agevolare alcune lobby imprenditoriali”.Questo il commento del consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo che sottolinea quanto segue: “L’Abruzzo ha bisogno urgentemente di un Consiglio e di una Giunta regionale che abbia piena agibilità politica ed ampio mandato per far tornare l’Abruzzo ad essere protagonista mettendo in campo quelle politiche concrete di rilancio e di sviluppo attese ormai da troppo tempo. Purtroppo tutti gli studi, i dati, le rilevazioni e ricerche pubblicate dai più noti giornali e Istituti nazionali di economia dimostrano come la nostra Regione in questi quattro anni non abbia saputo cogliere i segnali positivi di crescita e rilancio ma, al contrario, si è impantanata per colpa di una maggioranza litigiosa, inconcludente e prigioniera di un Presidente ‘padrone’. Inoltre – continua Febbo - abbiamo la macchina regionale amministrativa mortificata e ingolfata, uffici in subbuglio e Direzioni strategiche senza dirigenti liberi di poter agire, lavorare e amministrare serenamente. Un Presidente che giorno dopo giorno continua a pontificare in conferenze stampa dove vediamo annunciare e piovere dal cielo ‘fantamilioni’, ma la realtà ci mostra interi territori abbandonati senza trovare traccia delle sue promesse. Tutto questo mentre i Fondi Europei non vengono spesi, la sanità è mal gestita, i nuovi ospedali non sono mai partiti, i poveri e i disoccupati aumentano a dismisura. Questi sono i risultati e la dimostrazione plastica del fallimento di questa giunta regionale di centrosinistra. D’Alfonso si ostina in maniera del tutto inopportuna a rimanere saldamente in due sedie pubbliche mortificando gli stessi ruoli istituzionali da lui ricoperti. Il suo tempo, invece, è scaduto e gli abruzzesi hanno capito da tempo il suo grande bluff. Pertanto - conclude Febbo – D’Alfonso non continui  a indebolire la nostra economia impedendo all’Abruzzo di intraprendere la strada del risanamento e protocolli immediatamente le sue dimissioni da Presidente senza perdere altro tempo prezioso”.

L'Aquila. "Sono circa 2mila i cittadini in attesa di  un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Famiglie che nel pieno della legalità attendono ciò che lo Stato assegna loro di diritto. Ma oggi il Consiglio regionale ha deciso di tutelare “gli altri”: persone che sono entrate negli alloggi senza averne diritto. Si chiamano occupanti senza titolo e oggi la giunta D’Alfonso, attraverso un emendamento legato ad  una legge intrusa,  ha deciso di sanare la loro posizione dando uno schiaffo a chi nella legalità da anni attende il proprio turno.  Uno stato che tutela i disonesti a discapito degli onesti è uno stato che ha fallito. Ed è questo che ha fatto oggi Regione Abruzzo. E’ un pessimo esempio! E’  la scia di una politica che non vogliamo più per questa Regione e per questo Paese. Cosa diranno domani a 2mila cittadini onesti che sono in attesa di un tetto per le proprie famiglie da anni?" così il consigliere regionale Domenico Pettinari.

Montesilvano. “Con rammarico prendiamo atto che sono rimasti inascoltati i molteplici appelli rivolti dai Sindaci e dai Consigli comunali, in particolare di Montesilvano e Spoltore, tesi a partecipare attivamente alla redazione di una nuova proposta di legge regionale che, nel risolvere le diverse criticità evidenziate nella PDL n. 206 del 2016, andasse a definire un percorso condiviso ed ottimale per l’attuazione della fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Infatti, non solo non siamo stati invitati a partecipare alla definizione del nuovo testo, ma non conosciamo neanche gli emendamenti presentati”. Inizia così la lettera a firma del sindaco Francesco Maragno indirizzata al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, al presidente del Consiglio Regionale Giuseppe Di Pangrazio, al presidente della Prima Commissione consiliare, Maurizio Di Nicola, ai capigruppo del Consiglio Regionale e per conoscenza ai sindaci di Pescara e Spoltore. Mercoledì 27 giugno, infatti, si riunirà la commissione Consiliare “Bilancio, Affari generali e istituzionali” per l’esame degli emendamenti presentati alla proposta di legge per la istituzione della Nuova Pescara.

Nella lettera il sindaco Maragno sottolinea tutte le criticità che potrebbero svilupparsi andando avanti nel progetto di fusione nella tempistica dettata dall’attuale consiglio regionale.

«La fusione in assenza di concertazione - spiega il sindaco Maragno – rischia di compromettere tutti i vantaggi attesi da questo progetto. I cittadini ci chiedono servizi efficienti ed efficaci. Al momento, invece, non è stato prodotto uno studio tecnico ed economico-finanziario articolato ed esaustivo che valuti i costi e i benefici della fusione in tutti i suoi aspetti, come ad esempio il bilancio, i tributi, la pianificazione territoriale ed urbanistica, le infrastrutture, l’integrazione delle reti e dei sistemi informativi, delle banche dati e dei corrispondenti processi di elaborazione e gestione, i lavori pubblici, le manutenzioni, la polizia locale, la gestione dei rifiuti, la tutela ambientale, la logistica e il commercio, la mobilità, i servizi e le politiche sociali, i servizi scolastici, la promozione turistica. Crediamo, invece, che procedere ad ogni costo, con la fretta che la prossima scadenza dell’attuale consiliatura regionale richiede, comprometterebbe inevitabilmente la fusione alla quale si dovrebbe giungere con tempi e modalità ben diversi, partendo, ad esempio dalla condivisione di servizi».

Nella lettera si pone l’accento anche sul paradosso che verrebbe a crearsi nell’ambito dell’ente provinciale. Ai sensi della legge 56 del 2014, la cessazione dalla carica di consigliere comunale comporta la decadenza da consigliere provinciale e, inoltre, impedisce la candidatura alle elezioni provinciali. Ciò significa che se il processo di fusione andasse avanti così come pensato, non vi sarebbero rappresentative dei comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltre nella istituzione provinciale di prossima elezione.

«Riteniamo opportuno - conclude il sindaco - rimandare alla nuova amministrazione regionale che si insedierà da qui a pochi mesi, il compito e la responsabilità di confezionare, di concerto con le amministrazioni comunali interessate, un provvedimento legislativo che garantisca il successo del processo di fusione in termini di risultati attesi dai cittadini, ovvero servizi migliori, più efficienti e contenimento dei costi».

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