Articoli filtrati per data: Lunedì, 12 Febbraio 2018

Pescara. Si apre con il ricordo di Bruno Pace la presentazione del Torneo delle Professioni e delle Associazioni 2018, manifestazione calcistica nata per creare empatia fra enti e professionisti del territorio con il prioritario scopo di promuovere solidarietà e beneficenza. Alla presentazione il sindaco Marco Alessandrini e il vicesindaco Antonio Blasioli, Daniele Astolfi, motore del comitato organizzatore e Mila Cantagallo per la presentazione delle squadre.
All’amico, voce autorevole e appassionata dello sport e del calcio abruzzese scomparso due giorni fa, il ricordo commosso di Sergio Di Sciascio e il minuto di silenzio dedicato dalla platea prima di illustrare date e squadre iscritte.
“Pescara troverà sicuramente il modo per ricordare Bruno Pace”, l’impegno del sindaco Marco Alessandrini.
Il Torneo è patrocinato dal Comune e si svolgerà fra febbraio e aprile nel centro sportivo Vestina di Montesilvano, ad oggi ha raccolto l’adesione di ben 9 squadre (giornalisti, medici e odontoiatri, commercialisti, avvocati, architetti, ingegneri, movimento turismo del vino, consulenti del lavoro, medici veterinari). La finale si svolgerà allo Stadio Adriatico Cornacchia.

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Il problema del rapporto Chiesa/Stato in Italia è più che secolare. È bimillenario. Ma dal Risorgimento ad oggi il rapporto è rimasto sul piano politico, mai su quello strettamente religioso, fondato sul principio: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt. 22,21). Antonio Rosmini, dopo l’elezione a pontefice di Pio IX (1846), che aveva portato aria di rinnovamento nella chiesa, si sentì incoraggiato a pubblicare l’opera “Delle cinque piaghe della Santa Chiesa”, in cui auspicava la fine del potere temporale e un ritorno alla Chiesa primitiva. Nella conclusione, Rosmini scriveva: «Quest’opera, incominciata nell’anno 1832, dormiva nello studiolo dell’autore affatto dimentica, non parendo i tempi a pubblicar quello ch’egli aveva scritto più per alleviamento dell’animo suo afflitto dal grave stato in cui vedeva la Chiesa di Dio, che non per altra ragione. Ma ora (1846) che il Capo invisibile della Chiesa collocò sulla Sedia di Pietro un Pontefice che par destinato a rinnovar l’età nostra …» ritieneopportuno di pubblicare il libro.

Ma l’ottimismo di Rosmini durò poco. Ilsuo libro fu proibito e messo all’Indice. Quando arrivò l’Unità d’Italia (1861), nel discorso che subito dopo tenne Cavour nel nuovo Parlamento sembrava echeggiassero le parole di Rosmini. E, pur non essendo un cattolico praticante, Cavour riconosceva la grande missione della Chiesa: «Noi riteniamo che l’indipendenza del Pontefice, la sua dignità e l’indipendenza della Chiesa possano tutelarsi mercé la proclamazione del principio di libertà applicato lealmente, largamente, ai rapporti della società civile colla religiosa. Quando questa libertà della Chiesa sia stabilita, l’indipendenza del papato sarà su terreno ben più solido che non lo sia al presente. Né solo la sua indipendenza verrà meglio assicurata ma la sua autorità diverrà più efficace, poiché non sarà più vincolata dai molteplici Concordati, da tutti quei patti che erano e sono una necessità finché il Pontefice riunisce nelle sue mani, oltre alla potestà spirituale, l’autorità temporale».

La chiesa non accettò i suggerimenti di Rosmini, di Cavour e di altre personalità che le chiedevano di fare un passo indietro sul piano politico, ma ne auspicavano e favorivano l’azione sul piano religioso e morale. Dopo l’unità, il distacco tra Chiesa e Stato ebbe momenti di grande tensione: la breccia di Porta Pia (1870), la legge delle Guarentigie, il “Non expedit”. Con l’avvento del fascismo, Mussolini, pur non essendo credente si era proposto di fare del Cattolicesimo un perno del regime, tanto che la firma dei Patti Lateranensi, l’11 febbraio 1929, fu considerata non solo e non tanto la fine del conflitto tra Chiesa e Stato, quanto un grande successo del Partito Nazionale Fascista.

Con la Conciliazione, pur ridotta in un modesto territorio, la Chiesa conservava la sua sovranità, confrontandosi con lo Stato italiano da sovrano a sovrano. L’idea di separazione proposta da Rosmini e da Cavour fu completamente abbandonata: regime fascista e chiesa cattolica convivevano,aiutandosi reciprocamente. La chiesa concedeva “investitura” e il regime ne beneficiava creando un modo di vivere, di sentire, di operare di stampo “fascista”. Dalle lotte delle investiture erano passati secoli, ma la direttrice politico-religiosa era rimasta invariata. Arturo Carlo Jemolo, uno dei maggiori esperti del problema, ha scritto: «Con ciò si andava oltre al precetto del “Date a Cesare”, oltre al rispetto ed alla collaborazione al governo legittimo: con ciò si consacrava non il governo, ma la mentalità e il modo di vivere fascista».

Il 18 febbraio 1984 viene firmato il nuovo Concordato tra Chiesa e Stato. Con la revisione sotto il governo Craxi, migliorano alcune situazioni, ma la linea direttrice resta immutata. Michele Ainis, docente di Istituzioni di diritto pubblico, nel volume “Chiesa padrona”, scrive: «Il vecchio Concordato ospitava una quantità di norme che contrastavano in modo sfacciato con i princìpi stabiliti dalla legge fondamentale. Una su tutte: l’art. 5, circa il divieto di assumere negli uffici pubblici sacerdoti apostati o irretiti da censura; una disposizione che a suo tempo un giurista cattolico come Mortati definì “mostruosa”. Poi, certo, l’Accordo del 1984 ha superato le norme più odiose e anacronistiche; ma anch’esso presta il fianco a varie critiche di compatibilità costituzionali».

C’è un lungo elenco di fatti, con i quali lo Stato privilegia la Chiesa cattolica e che sarebbero incompatibili con la Carta Costituzionale:
-il riconoscimento degli effetti civili al matrimonio religioso;
-gli effetti civili delle pronunzie dei tribunali ecclesiastici (Sacra Romana Rota) mediante la procedura dell’annullamento;
-l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, con la nomina dei docenti da parte degli Ordinari Diocesani;
-l’8 per mille, il meccanismo col quale si è sostituita la vecchia “congrua”, per cui «a ogni livello, nazionale e locale, i cittadini sono “costretti”, volenti o nolenti, consapevoli o meno, a contribuire pecuniariamente» (Curzio Maltese, La questua)

Ma Craxi sembrava non voler lasciare chiusa la partita risorgimentale della libera Chiesa in libero Stato, tanto che in un discorso del 20 marzo 1985, per la ratifica degli accordi, auspicava “il superamento della dimensione concordataria”, precisando che la riforma attuata dal suo governo doveva considerarsi come “revisione-processo”. Sabino Cassese ha scritto che “ogni costruzione statale è frutto del tempo, avviene a pezzi e bocconi… i cambiamenti non avvengono, solitamente, per rivoluzioni, ma per evoluzione” e Paul Ginsborg, nel libro “Salviamo l’Italia” (2010),rileva come il primo grande pericolo da cui l’Italia moderna deve essere salvata è una Chiesa troppo forte in uno Stato troppo debole.

Perfino Joseph Ratzinger, prima di essere eletto papa Benedetto XVI, aveva esposto qualche riflessione critica sul comportamento della Chiesa: «Purtroppo nella storia è sempre capitato che la Chiesa non sia stata capace di allontanarsi da sola dai beni materiali, ma che questi le siano stati tolti da altri; e ciò, alla fine, è stato per lei la salvezza» (Il sale della terra).In questi anni, nulla è cambiato. Siamo ancora a quel dilemma: aut Caesar aut Christus. La Chiesa non ha mai ceduto liberamente nessun potere. Ha cercato di mantenerlo a qualsiasi costo. Solo uno Stato veramente “laico”, nel senso etimologico di “popolare” (non populista), cioè di tutti, perché aperto e tollerante, potrebbe aiutarla a recuperare le sue origini e a liberarsi dalle catene che la imprigionano. Il sistema concordatario è stato e continua ad essere una catena che ne vincola la libertà, la riduce a “serva” dello Stato. Andare oltre il Concordato non sarebbe una pretesa laicista, ma una esigenza evangelica.

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Pescara. "680 scrutatori per le imminenti elezioni politiche del 4 Marzo, scelti dai consiglieri comunali di Pescara “intuito personae”. Questo è il risultato del lavoro della commissione elettorale, convocata per questa mattina, nella quale i rappresentanti sia di centrodestra che di centrosinistra hanno nominato persone indicate dai loro colleghi consiglieri ed assessori".

Si legge così in una nota di Potere al Popolo Abruzzo, che prosegue: "Per l’ennesima volta sono stati scelti come scrutatori coloro che hanno avuto contatti con la politica comunale, tornando nuovamente ai privilegi medievali che premiano le conoscenze piuttosto che la scelta casuale tra chi ha diritto. Alla faccia del cambiamento, della trasparenza e della correttezza, ancora una volta, chi ha rinunciato, per dignità, a chiedere che un diritto diventi realtà si vedrà negata la possibilità di lavorare e invece, per amicizia, talvolta parentela, sicuramente vicinanza la vecchia politica ha preferito la chiamata diretta, che in periodo pre-elettorale potrebbe facilmente trasformarsi nell’adagio: “la nomina a me ed il voto a te”. E da questo meccanismo finora non hanno preso le distanze neanche i rappresentanti di Liberi ed Uguali. A ben guardare tra le carte si scopre che la commissione elettorale comunale il sorteggio lo ha utilizzato, ma solo per gli scrutatori supplenti: per il popolo che non ha conoscenze politiche, oltre al danno anche la presa per i fondelli!. “Potere al Popolo” contesta questo metodo clientelare e di sfruttamento dei bisogni delle persone, frutto di un atteggiamento di una parte della politica, che non vuole rinunciare al privilegio di vedere i cittadini in fila per chiedere lavoro, così come fanno i “caporali” che ogni mattina hanno il potere di scegliere chi la sera avrà un piatto da mangiare e chi no. Il lavoro deve restare un diritto e non un favore".

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Pescara. Si è svolta nel pomeriggio di venerdì a Palazzo di Città a Pescara la seconda riunione fra i sindaci dell’area vasta sulle strategie per combattere l’inquinamento atmosferico, estesa dal Comune di Pescara ai Comuni di Montesilvano, Francavilla, San Giovanni Teatino, Spoltore e Città Sant’Angelo per promuovere una strategia di area vasta sull’ambiente e sulla mobilità sostenibile. Oltre al sindaco Marco Alessandrini, erano presenti Francesco Maragno, Antonio Luciani, Luciano Marinucci, Luciano Di Lorito e il vicesindaco di Città Sant’Angelo Alice Fabbiani, il direttore generale dell’Arta Francesco Chiavaroli, le competenti strutture dirigenziali, gli assessori all’Ambiente e alla Mobilità del Comune di Pescara Stefano Civitarese Matteucci e Simona Di Carlo.

“Dall’incontro è confermata la volontà di procedere alla sottoscrizione di una convenzione fra Comuni, ai sensi del Testo Unico sugli Enti Locali – riferisce il sindaco Marco Alessandrini – Stiamo lavorando a uno schema di convenzione come da articolo 30 del citato TUEL che va sottoposto ai rispettivi Consigli Comunali, per fare un’intesa avente ad oggetto la mobilità sostenibile e i provvedimenti sull’inquinamento atmosferico. Ci siamo lasciati dopo un confronto sulla bozza di una convenzione che a breve integreremo con le istanze proposte oggi e che ognuno dei Comuni sottoporrà ai rispettivi Consigli.

L’intesa nasce per non rincorrere l’emergenza, ma per avere un orizzonte di più lungo periodo per prendere iniziative a tutela dell’ambiente e a sostegno della mobilità sostenibile. Nello schema di convenzione si propongono misure strutturali e di emergenza a seconda dei livelli di allerta che risultano dal monitoraggio messo in campo dall’Arta. Diverse le iniziative promosse dai Comuni sulla mobilità e sull’inquinamento: dall’ampliamento del bike sharing, al varo di un piano metropolitano per la mobilità sostenibile, passando per una serie di azioni per condividere progetti e iniziative in corso. L’importanza dell’unione riguarda sia la sinergia necessaria a rendere più efficaci le politiche ambientali di ognuno, ma anche la possibilità di fare una maggiore massa critica fra enti, capace di intercettare più imponenti risorse dedicate, nonché premialità, o un dialogo più diretto con i ministeri competenti.

Lo schema prevede inoltre che si costituisca una conferenza dei sindaci e una consulta dei Comuni, organismo che restino a prescindere dal succedersi delle amministrazioni e che funzionino in modo integrato.

Il tavolo, che per la prima volta riunisce le realtà più importanti del territorio costiero più intensamente interessate da problemi legate al traffico veicolare e su cui insiste una popolazione di oltre 250.000 persone, punta a diventare subito operativo. Entro venerdì prossimo ogni Comune farà pervenire le integrazioni, al fine di arrivare alla condivisione di un testo di partenza che possa al più presto arrivare ai Consigli Comunali”.

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Montesilvano. Il sindaco Francesco Maragno ha fatto visita ad una delle strutture del progetto SPRAR di Montesilvano, il Sistema di Protezione Rifugiati e Richiedenti Asilo. Il primo cittadino si è recato nella struttura lungo la Nazionale, nell’ex stabilimento Artigianluce, per visionare da vicino le attività svolte dai migranti presenti.

Al primo piano della Casa della Solidarietà sono attualmente presenti 26 tra rifugiati politici e richiedenti asilo. Si tratta di uomini originari per lo più della Nigeria, del Ghana, della Costa d’Avorio e del Senegal. Nella struttura, coordinata da Simone Monaco, sono al lavoro 24 ore su 24, 8 operatori che, a turno, supportano i profughi nelle loro attività. I migranti sono quotidianamente impegnati in corsi scolastici, per apprendere la lingua italiana e in corsi professionali.

«Il progetto SPRAR, il Sistema di Protezione Rifugiati e Richiedenti Asilo - specifica il sindaco Francesco Maragno - sta entrando nella piena operatività. Nel corso della mia visita ho potuto ascoltare direttamente gli operatori presenti nella struttura e visionare le attività che stanno impegnando i migranti che sono stati inseriti nel progetto. Con lo SPRAR sono già notevoli i vantaggi ottenuti, a cominciare dalla chiusura dei CAS, i centri di accoglienza straordinaria, che per anni sono stati attivi negli hotel Ariminum ed Excelsior e hanno accolto anche 500 migranti. Ed è anche il fattore numerico uno dei secondi vantaggi della progettualità SPRAR». Oggi a Montesilvano sono presenti 77 migranti. Di questi 49 sono uomini, 9 sono bambini e 19 sono donne. «Il frazionamento in gruppi dei richiedenti asilo e dei rifugiati in diverse strutture, disseminate nel territorio, - aggiunge il sindaco - pone inoltre fine a quelle concentrazioni, spesso pericolose, a cui i montesilvanesi si erano dovuti adeguare negli anni scorsi, ma che oggi rappresentano solo uno spiacevole ricordo. Le persone accolte nell’ex Artigianluce sono attualmente impegnate in corsi di formazione, per la sicurezza e professionali, così da renderle pienamente operative e mettere le loro competenze acquisite al servizio della collettività, come sta già accadendo per due ragazzi inseriti nel progetto che sono entrati nella squadra di manutenzione del verde del Comune, con cui collaborano a titolo gratuito. Nelle ultime settimane sono numerosi i Comuni, sia di centrodestra che di centrosinistra, che ci hanno contattato per entrare nella rete SPRAR, a dimostrazione della bontà del progetto, dei risultati eccezionali conseguiti nella nostra città in pochissimo tempo e della lungimiranza che il Comune di Montesilvano ha dimostrato aderendo a questa tipologia di accoglienza. Il nostro progetto, - dice ancora Maragno - valutato dal Ministero uno dei migliori su scala nazionale, giorno dopo giorno sta mettendo in evidenza tutti i benefici che il cambio di rotta, che la nostra Amministrazione ha ottenuto percorrendo la strada dello SPRAR, sta portando su tutta la collettività, rendendo i migranti una risorsa e non più un problema».

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Silvi. "L’autorizzazione della Regione Abruzzo allo sversamento in mare dei sedimenti derivanti dai lavori di dragaggio del Porto di Ortona preoccupano non solo gli ambientalisti, ma ovviamente tutti coloro che hanno a cuore il nostro patrimonio abruzzese".

Si legge così in una nota di Liberi e Uguali Silvi, che prosegue: "Preoccupano, e condanniamo fermamente, allo stesso modo quelle scelte che vengono avallate nei diversi livelli politici locali, regionali e nazionali: politiche e azioni che non solo non tengono conto della salvaguardia e della difesa del territorio ma anzi vanno contro, consapevolmente e per interessi di pochi, le tendenze in atto rispetto alle politiche di sviluppo delle economie locali: per esempio le raccomandazioni a livello nazionale, regionale ed europeo sull’adozione di strumenti che mirino al riciclo dei rifiuti, alla riduzione del consumo del suolo, all’economie del recupero del patrimonio edilizio esistente.

L’area identificata per lo sversamento di una parte dei sedimenti marini del porto di Ortona non destinati al ripascimento della stessa costa ortonese si trova al largo delle coste dell'area protetta Torre di Cerrano. Non c’è bisogno di ribadire che questo fatto ci preoccupa.

Su questo atto specifico appoggiamo totalmente le azioni intraprese dall’AMP Torre di Cerrano e dai Comuni interessati in merito al ricorso al TAR, consapevoli che nel frattempo i nostri referenti istituzionali troveranno una valida soluzione alternativa".

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Pescara. “Quello che più ci colpisce è la mancanza di fiducia nel futuro da parte dei giovani: vogliamo provare ad essere la risposta ai dubbi e la scintilla per far ripartire il fuoco della speranza”. Così Alessandra Priante, aquilana, che si occupa di relazioni internazionali del turismo al Mibact, e candidata in Abruzzo (collegio maggioritario L'Aquila-Marsica), del neo partito “Dieci Volte Meglio” che si presenta anche in Abruzzo. “Metteremo al centro delle nostre azioni e delle nostre linee guida le persone, - aggiunge Priante - perché crediamo che sia prioritaria anche la ricerca della felicità, puntando su educazione, cultura e merito”. I candidati abruzzesi alla Camera sono: Collegio maggioritario (coalizione) L’Aquila – Marsica: Alessandra Priante; Teramo: Danilo Di Domizio; Pescara: Fabio Blasioli; Chieti-Sulmona: Antonio Marsibilio; Lanciano -Vasto: Cristina Pacifico. Collegio Proporzionale Chieti-Pescara: Fabio Blasioli, Antonio Marsibilio; L’aquila -Teramo: Cristina Pacifico Danilo Di Domizio.
“Dieci Volte Meglio – sottolineano i candidati - perché ci siamo dati dieci anni di tempo per poter provare a cambiare e a costruire qualcosa di nuovo e di diverso, ma anche perché crediamo che tutto quello che c'è oggi abbia anche potenziale dieci. Fra i nostri obiettivi, quello prioritario è la creazione di posti di lavoro, puntando sulla crescita di settori quali energie e ambiente e digitale, turismo e imprese. Riteniamo fondamentale la digitalizzazione”.
“Il nostro – aggiungono - è un progetto reale, tangibile, ambizioso, che mette al centro l’essere umano e il suo genio e parte dalle idee, dai cittadini, dalla tecnologia, dai sognatori e da chi conosce l’arte del 'fare', da chi non si arrende, da chi non lascia l’Italia ma anche da chi vuole tornare; dalla voglia di creare e di mettersi in gioco, dalla 'fame' di trasformazione. La politica attuale ignora gli italiani e le loro speranze. Non porta benessere né sviluppo. E' il momento di un cambiamento profondo”. Dall'innovazione al Piano per il Sud, alla valorizzazione delle risorse turistiche, alle politiche ambientali ed energetiche, alle tecnologie emergenti: questi gli ambiti in cui “Dieci Volte Meglio” vuole concretamente agire.

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Lanciano. Compatti nel sostenere Enrico Di Giuseppantonio per il Parlamento. E’ quanto hanno ribadito oggi, in una affollata conferenza stampa tutti i Consiglieri dei Gruppi di Opposizione al Comune di Lanciano: Paolo Bomba, Gabriele Di Bucchianico, Graziella Di Campli, Antonio Di Naccio, Riccardo Di Nola, Errico D’Amico, Angelo Palmieri e Tonia Paolucci. All’incontro con i media, svoltosi al Caffè ai Portici, presente Enrico Di Giuseppantonio, candidato nel Collegio Uninominale Abruzzo 5, Vasto-Lanciano-Ortona e nel proporzionale per Noi con l’Italia-Udc alla Camera dei Deputati nel Collegio Chieti-Pescara e Sulmona. “Uniti in Comune e uniti nella campagna elettorale per far vincere il centro destra e soprattutto Enrico. Vogliamo avere un deputato capace, preparato che potrà rappresentarci davvero: vogliamo a Roma chi è in grado di ascoltarci e chi saprà battersi per tutto il nostro territorio. Per ostacolare il cammino verso il Parlamento di Enrico Di Giuseppantonio in questi giorni è stata rispolverata persino la questione della lancianesità - hanno denunciato ai media i consiglieri nell’assemblea civica frentana -: chi sostiene ciò non fa altro che provocare un grave danno alla stessa Lanciano, riportandola dentro confini anacronistici ”. “Il 60 per cento dell’elettorato di Lanciano, nelle comunali dello scorso anno, ha votato per il centro destra - ha detto nel suo intervento Enrico Di Giuseppantonio -. Da sempre guardo a questa città come capoluogo di un vasto territorio, un ruolo che ha perso nel tempo. Questa invece è una città capace di attrarre investimenti: per il turismo, per la cultura, per l’artigianato. Può e deve poter offrire servizi, potenziare i collegamenti e deve poter difendere davvero, non dietro patti che resteranno sulla carta, Tribunale e Ospedale. E‘ quel che voglio portare in Parlamento per Lanciano, che per me è sempre stato un punto di riferimento”. Di Giuseppantonio ha poi concluso il suo intervento lanciando una sfida: “Sono pronto a incontrare i candidati nel collegio uninominale del M5S, così come gli altri delle altre forze politiche in competizione con il nostro schieramento in questa tornata elettorale. Voglio confrontarmi con loro sui problemi di questa parte dell’Abruzzo e capire cosa propongono”. Domani, alle ore 18, Enrico Di Giuseppantonio inaugurerà in via del Mancino, la sede elettorale di Lanciano.

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Ortona. In merito allo sversamento in mare dei sedimenti derivanti dal dragaggio del Porto di Ortona, è opportuno precisare, per l’ennesima volta, anche a beneficio del Pd di Silvi, che in tempi non sospetti, e parliamo di diversi mesi fa, assunsi una posizione di aperta criticità sulla questione, evidenziando da subito una carenza documentale della VInCA (Valutazione di Incidenza Ambientale); inoltre appariva evidente, allora come ora, che il tema delle opere progettuali relative alla "vasca di colmata" costituissero, sia tecnicamente che giuridicamente, intervento di competenza del Comitato Via Nazionale.

Il tema della tutela ambientale mi ha visto sempre in prima linea su tutte le battaglie, a partire dalle iniziative contro le trivellazioni. Sullo sversamento dei sedimenti del dragaggio del Porto di Ortona ho già fatto diversi incontri anche a Pineto presso gli uffici dell’AMP Torre di Cerrano, al fine individuare e condividere percorsi alternativi e soluzioni sostenibili.

È ormai chiaro, però, che talune linee di indirizzo che ho ciclicamente promosso, in fedele attuazione e stretta osservanza del programma di mandato, sono talvolta scaturite in declinazioni attuative non proprio consequenziali e convergenti.

Bene farà, pertanto, il presidente D’Alfonso ad esprimersi autorevolmente sulla vicenda disponendo consequenzialmente, competentemente ed in piena autonomia. Come già operato in passato, ad esempio, nella recente nomina del commissario del Consorzio Piomba-Fino Laura D’Alessandro, che solo ora apprendiamo come ieri, con propria nota, abbia messo in discussione le disposizioni del nuovo Piano Regionale di Gestione Rifiuti che inibiscono l'intervento di ampliamento della discarica Santa Lucia di Atri: opera, si ribadisce, allo stato non più realizzabile. A tal riguardo lunedì chiederò al presidente D’Alfonso di disporre l'immediata conclusione dell'indagine interna da lui disposta ad inizio anno sull'operato del suddetto consorzio rifiuti regionale, affinché dirima la questione al pari di quella insorta sul tema caso del posizionamento dei sedimenti marini dragati dal porto di Ortona.

Su quest'ultima, in particolare, ritengo oltremodo opportuno che il Presidente intervenga esercitando un'auspicata sintesi tanto autorevole quanto politica; ciò anche e soprattutto alla luce delle odierne prese di posizione assunte da autorevoli esponenti del PD (Dino Pepe, Luciano Monticelli, Sandro Mariani, Manola Di Pasquale e Stefania Pezzopane) alle cui stesse conclusioni, debitamente e pubblicamente evidenziate (http://www.ortonanotizie.net/notizie/attualita/5907/il-sottosegretario-mazzocca-su-progetto-dragaggio-fanghi-nel-porto-di-ortona), giunsi fin dal novembre scorso.

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L'Aquila. Il deputato Gianni Melilla si è espresso sulla situazione dei Parchi in Abruzzo.

“In questa fine legislatura lei è tornato a chiedere la perimetrazione del Parco Nazionale della costa Teatina. A che punto siamo?"

Melilla: "Il Parco della Costa Teatina, istituito con una legge ben 17 anni fa, è ancora un parco “fantasma”. La proposta di perimetrazione del commissario ad acta nominato dal Governo,l’architetto Pino De Dominicis, dorme nei cassetti della Presidenza del Consiglio dei Ministri per pressioni intollerabili di chi da anni boicotta sistematicamente ogni tentativo di tutelare il tratto costiero della provincia di Chieti, uno dei più belli d’Italia, non a caso scelto come Parco Nazionale. La Regione Abruzzo e alcuni, fortunatamente pochi, sindaci si sono resi protagonisti di una illegittima e intempestiva proposta di modifica di quanto stabilito dal commissario De Dominicis e ora la perimetrazione è ferma. Quindi il Parco non decolla“.


“Cosa comporta questa situazione di stallo?”

”L’impossibilità per il Parco di utilizzare risorse nazionali ed europee per una politica di tutela e promozione socio-economica della Costa dei Trabocchi. In 17 anni sono andate perse decine di milioni di euro di finanziamenti che avrebbero potuto aiutare le imprese agricole, turistiche, commerciali e artigianali. Insomma, chi ha alimentato la paura per i vincoli e i divieti, seminando menzogne per favorire speculatori di ogni risma, ha danneggiato fortemente le popolazioni della Costa dei Trabocchi.”


”E ora cosa si può fare?”

"Tornare alla carica con forza, chiedere al Governo di fare il suo dovere e alla Regione di uscire dalle sue ambiguità. Il movimento contro Ombrina si opponeva ad un progetto di sviluppo sbagliato, ora bisogna lottare in positivo per una visione ecosostenibile dello sviluppo della Costa dei trabocchi di cui il Parco Nazionale è pilastro fondamentale. Quel movimento popolare deve tornare in campo per un progetto alternativo alla dilapidazione delle risorse naturali e alle speculazioni edilizie”.


"Gli altri Parchi Nazionali presenti in Abruzzo come stanno?”

”Vivono una fase difficile, ma ormai sono una realtà che va migliorata e qualificata. I finanziamenti nazionali, sebbene aumentati, sono ancora insufficienti. In Abruzzo ne abbiamo tre: il Parco storico e più antico d’Italia quello d’Abruzzo, poi i più recenti della Majella-Morrone e Gran Sasso Monti della Laga.
Ad essi si aggiungono il Parco Regionale del Sirente-Velino (praticamente un alto parco nazionale) e ben 30 riserve regionali e statali. Si tratta del 36% dell’intero territorio abruzzese, siamo la Regione europea con la più alta percentuale di aree protette. È un patrimonio ambientale di biodiversità unico al mondo che andrebbe aiutato con una visione che però sinora è stata poco lungimirante. Potremmo avere ricadute turistiche e produttive formidabili, ma non si opera con la dovuta determinazione, non c’è coerenza per rintracciare tutte le risorse finanziarie potenzialmente disponibili a livello europeo e nazionale sia pubbliche che private. Purtroppo ci si concentra più su discutibili infrastrutture spesso di grave impatto ambientale che su una politica coraggiosa di ecosviluppo della montagna e delle zone interne. Penso a come invece dovrebbero essere aiutate le imprese agricole e gli allevatori per valorizzare le loro produzioni tipiche, a come si dovrebbe puntare sull'edilizia del recupero e della messa in sicurezza dei nostri meravigliosi centri storici, una parte dei quali pesantemente danneggiati dai terremoti, dalle eccezionali nevicate dell’anno scorso e dal dissesto idrogeologico. Oppure pensiamo a come favorire gli “alberghi diffusi” e le piccole attività ricettive, le produzioni tipiche artigianali. Occorre puntare sui piccoli Comuni, sulla loro valorizzazione evitando che invece siano continuamente private di scuole, collegamenti pubblici ferroviari e su gomma, uffici postali, presidi sanitari, negozi e persino stazioni di carburante. Insomma Parchi e zone interne parlano la stessa lingua”.


”Lei da sempre si è interessato ai Parchi. Quale bilancio possiamo dare di questo impegno?”

"Dalla fine degli anni '70 individuammo i Parchi come uno dei traini per l’ecosviluppo delle zone interne. Allora ero Segretario Regionale della Cgil e proponemmo per l’Abruzzo un sistema regionale e integrato di aree protette che poi è stato in gran parte realizzato dal Parlamento e dal Consiglio Regionale. Quando ero in Consiglio Regionale ho presentato varie leggi regionali approvate che hanno istituito varie riserve regionali. Come, ad esempio, la più grande riserva regionale, quella dell’Alto Gizio-Monte Genzana e anche l’unica riserva regionale in un grande contesto urbano come la Riserva della Pineta Dannunziana a Pescara. A livello nazionale ho svolto un'intensa attività politica a favore dei Parchi che si è tradotta nelle leggi annuali di bilancio in un costante aumento delle risorse finanziarie a favore delle nostre Aree Protette Nazionali. Mi ha fatto particolarmente piacere la pubblicazione, da parte della Camera dei Deputati, di un libro in cui sono stati raccolti gli atti di un convegno che ho organizzato sull’Italia dei Parchi. Il mio impegno in questo campo è stato efficace e proseguirà anche nei prossimi anni”.

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