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Venerdì, 31 Agosto 2018 00:00

La Perdonanza nella storia aquilana

Dalle origini di Aquila ai Celestini. Nella sua trattazione su “L'architettura religiosa aquilana” del 1988, Mons. Orlando Antonini, Nunzio apostolico, affermava che “il numero di chiese cospicuo a L'Aquila” non si spiega solo come semplice prevalenza dell’espressione religiosa sulla laicità, bensì da un lato con l’origine della città, nata dalla integrazione degli antichi territori amiternini e forconesi, dall'altro con la “vitalità della locale comunità cattolica”. Il riordino della penisola per effetto delle discese imperiali, vede, nel 962, coerentemente con gli assi geografici, la donazione dell’imperatore Ottone I a papa Giovanni XII delle terre che vanno da Amiternum a Beffi e dal Gran Sasso a Rocca Di Mezzo.

L’osmosi di abbazie e l’incastellamento normanno produceva la feudalità. In una lettera del 1229 di papa Gregorio IX al vescovo di Forcona, Tommaso da Padula, si permetteva alle genti dei ‘99’ Castelli situati lungo la valle dell’Aterno di estendere la “pontificia” Santa Maria di Acquili-Accula verso monte Roio, costituendo una libera città, antitetica alle circostanti baronie, nonché al Giustizierato sulmonese. Nel 1254, senza escludere del tutto una regia del cancelliere imperiale Gualtieri di Ocre (non scevra però da una possibile influenza dei Templari, imbarcantisi dalla longobarda Piscaria per le Crociate), su diploma di Corrado IV, figlio dell’imperatoreFederico II, era ufficializzata Aquila, con i benefici di Innocenzo IV, il cui successore Alessandro IV vi trasferì nel 1257 la diocesi di Forcona.

Fra ghibellini e guelfi, la più grande conurbazione del Medioevo europeo, difendendo le pretese sicule di Edmondo, figlio di re Enrico III d'Inghilterra e vicino al Papa, subì nel 1259 la distruzione dallo svevo Manfredi, per risorgere nel 1265 grazie agli uffici del Nunzio apostolico Jacopo da Sinizzo presso re Carlo I d’Angiò, che, sbaragliate le truppe imperiali di Corradino di Svevia nel 1266 a Tagliacozzo, volle una sua reggia ad Aquila, poi sede dei domenicani.

Quale che sia stato il rapporto tra la Chiesa e il potere civile, di cui la stessa cerimonia del Perdono che si annunciava sarà intrisa - si pensi alla controversia sul privilegio di lettura della Bolla -, resta il fatto che le iniziative ecclesiali siano state fecondate dagli Ordini religiosi, in una città divisa in quattro Quarti, facenti capo alle chiese di San Giorgio di Bazzano (poi, Santa Giusta), Santa Maria di Paganica, San Pietro di Coppito, San Giovanni di Lucoli (poi, San Marciano), ognuna delle quali rappresentativa dentità partecipanti alla fondazione della nuova città, avente promiscuità demaniali negli antichi Castelli, come correttamente ha osservato Fabrizio Marinelli.

Senza tacere del Francescanesimo, sostitutivo dei Cistercensi, il più indigeno fra gli Ordini religiosi stanziali è quello dei Celestini, con identificazione civica. E questo non solo per il carisma del suo fondatore, Pietro Angelerio dal Morrone.Dopo il viaggio a Lione del 1273, ottenuta da Gregorio X la conferma e la denominazione celestiniana per la sua congregazione benedettina, l’asceta e mistico morronese nel 1287 riceve ad Aquila dal vescovo Niccolò da Sinizzo il placet per nuova chiesa e badia - al posto di Santa Maria dell’Assunzione - a Collemaggio (Colle maggiore)extramoenia.

La cerimonia della Perdonanza
A porre fine allo stallo del Conclave diPerugia, che durava dal 1292, per la successione a Niccolò IV, auspice Carlo II d’Angiò, l’eremita Pietro sarà incoronato papa Celestino V, nella chiesa di Collemaggio ad Aquila, il 29 agosto del 1294, festività della decollazione di San Giovanni Battista. C’è da notare che Pietro, non sganciandosi dallo spirito benedettino, giusta la Bolla’Inter Sanctorumsolemnia’: “Nos qui(…)in ecclesia Sancta Mariae de Collemajo, Aquilensi Ordini S. Benedicti(…)”, concedeva, in tempi di lotte civili, l’indulgenza plenaria ai fedeli che dai vespri del 28 a quelli del 29 agosto di ogni anno, sinceramente pentiti e confessati, recitanti il”Pater Noster, Ave Maria, Gloria, Credo”, fossero entrati nella basilica di Collemaggio, facendo così esperienza del Perdono evangelico, ricevuto, vissuto e dato, che fa crescere personalmente e collettivamente, come corpo che edifica sé stesso nella carità (Ef, 4,26), per la redenzione universale.

La cerimonia dellaPerdonanza non è un normale anno giubilare come quello del 1300 indetto dal successore Bonifacio VIII, ma uno stile di vita evangelico in conversione dell’animo, liberatorio di schiavitù sociali. Avveniva alla vigilia della transumanza, per una città meta di pellegrinaggi e snodo strategico sulla via degli Abruzzi daFirenze a Napoli (stando a Maria Rita Berardi). Questo crogiuolo celestiniano faceva sì che “l’Aquila sobrana, la meliore città prima della Toscana” - così eternata dalle rime di Buccio di Ranallo, l’unica autonomia demaniale nel feudalesimo meridionale - conoscesse in poco tempo una sua terza conurbazione e fieristica.

Cessato lo sconcerto a seguito dell’abdicazione, il 13 dicembre 1294 a Napoli, del primo Papa esercitante l’ufficio petrino fuori Roma, cui seguì la sua traduzione a Fumone su volere di Bonifacio VIII, che sospese la Bolla istitutiva della Perdonanza, alla sua scomparsa ecco aprirsi lo spartiacque della canonizzazione di Pietro Celestinoper miracoli riconosciuti, disposta dal papa francese Clemente V nel 1313. Come “confessore” però, contrariamente a quanto avrebbe voluto il re francese Filippo IV. Il persecutore dei Templari - e qui si profila, per Maria Grazia Lopardi, una consonanza fra l’ordine religioso-militare ed i Celestini) pretendeva infatti l’elezione del “nostro” a “martire”, allo scopo di screditare la potestà morale della Chiesa, alludendo alla fine terrena del papa eremita nelle segrete di Bonifacio VIII. E’ qui che si menzionano le tante leggende sorte sul foro nel cranio del papa santo, ascrivibili, sulla base di ricognizioni scientifiche, alle scorribande dei “sanculotti” francesi a Santa Maria di Collemaggio, al tempo dell’occupazione del 1799.

Dal Quattrocento al Seicento
Il succedersi nella città dell’Aquila di sismi ed epidemie favorì la grande diffusione del culto per il nostro Santo, innalzato dalla Congregazione delle Arti a protectorurbis, ed il cui corpo, trasportato proditoriamente da Ferentino a Collemaggio nel 1327, fu oggetto di feste e venerazioni il 19 di maggio, giorno del suo martirologio, manifestazioni destinate a restare vivide nella memoria collettiva.Ora, la comprensibile obiezione sul rischio di mondanizzazione dell’evento ha un limite nella circostanza evangelica (Lc 6, 24), per cui non è la ricchezza in sé da rifiutare, ma l’uso che se ne fa, secondo un principio esplicitato nella Dottrina Sociale della Chiesa.

Fra cattività avignonese e i due Scismi d’Occidente, a fronte di un autoeclissarsi delle autorità vescovili e ai traviamenti dell'Ordine domenicano aderente all’antipapa francese ClementeVII, i Celestini, che rafforzano la femminile claustralità ed equiziana di San Basilio, fra le due uniche in Italia ancora resistenti (lo sottolinea Alessandro Clementi), si esplicitano in campo politico-amministrativo con i priori Matteo, Marino e Giovanni, che accedono alle magistrature civiche, diventando compilatori dei municipali diplomi, bolle, sigilli.

Le qualità teologiche-umanistiche dei Celestini saranno illustrate dai venerabili Luca Mellini, Pasquale Tristabocca e il franceseGiovanni Bassando di Besançon, a riordino conventuale che necessiterà di apertura dell’Osservante Giovanni da Capestrano; quelle artistiche da Muzio Alfieri e Carlo Rutherdi Danzica, pittori e restauratori di Collemaggio, senza contare che le laudi celestiniane sono antesignane forme musicali autoctone, come ricorda Francesco Zimei.

Di questa intima quanto consapevole compenetrazione fra la tiara e il gonfalone, i monaci celestiniani, per dirla con Raffaele Colapietra, tanto attraverso le Arti quanto nella resistenza a Braccio da Montone nel 1424, incarnano lo spirito della libertasaquilana: tema fortunato nell’Illuminismo, ma carico di laicità e privo dell’animus di ricomposizione del Comitatusaquilanus, visto l’affermarsi della tesi sulla fondazione federiciana della città e la “causa sulla bonatenenza”.

Gli sviluppi socio-economici dell'Ordine celestiniano erano sottesi alla civiltà agraria, sino all'Osservanza francescana, che coi Monti di pietà innervava in senso mercantile una città che, nel cosiddetto secolo d'oro, era seconda solo a Napoli nel regno meridionale. L’armonia fra gli Ordini religiosi viene dal richiamo ‘ad Aquilam’ di Bernardino da Siena, nel 1444, preceduto a Sella di Corno dalla “visione di Celestino V”. Le migliaia di fedeli che lucravano l’indulgenza dopo il corteo della Bolla, presa alla Cappella della torre civica dalle magistrature che si incontrano a piazza del Duomo con le autorità vescovili per poi dirigersi alla basilica di Santa Maria in Collemaggio, indussero papa Sisto IV a perpetuare la cerimonia del Perdono; e il francescano Giovanni da Capestrano, con precisa indicazione urbanistica, perorò la realizzazione di una strada tra Porta Bazzano e la basilica mariana.

La posizione di rigorosa condanna della pratica dell’usura da parte degli Osservanti riduce gli spazi della predicazione dei Celestini sul perdono teologico, che è la risposta alla critica protestante sulle indulgenze ecclesiastiche. In linea con le istruzioni del Concilio di Trento, la cerimonia del Perdono celestiniano serve il vero messaggio evangelico della remissione dei peccati, inteso come cooperazione fra il libero arbitrio dell’uomo e la fede salvifica del Dio misericordioso.A minare la saldezza celestiniana locale stava, come dice padre Giacinto Marinangeli, quella diarchia, già in nuce posta in essere nel 1378 dall’antipapa francese, che concedeva ai confratelli parigini la supremazia su omologhe abbazie aquilane. Si chiamò in causa una sinergia laica e religiosa nella dominazione ispanica. Si registra anche il lascito pacificatorio di Margherita d’Austria, con la statua in argento di Celestino V, che gli aquilani donavano a Clemente VIII in occasione del Giubileo del 1600; mentre Paolo V e il cardinale Roberto Bellarmino sistemavano l’Ordine celestiniano.

Dal Settecento al Novecento
Erano gli ultimi bagliori, nella modernità supposta, le contese sull’uso del pontificale e la durata delle celebrazioni in oggetto fra l’abate di Collemaggio e i vescovi aquilani. Dopo l’interdetto diocesano del 1720, l’Ordine celestiniano, riformabile da Clemente XIV nel 1773, ma non da Pio VI, tradotto in Francia col Capitolo generale del 1797 si espose alla soppressione napoleonica del 1807, concedendosi Collemaggio ai conventuali nel 1820. Fra ‘800 e ‘900 la cerimonia del Perdono vede sempre i devoti ricevere dalla torre della basilica di Collemaggio la benedizione anche per le greggi pronte per la transumanza, al suono delle campane. Da qui prende avvio l’usanza successiva di suonare i pomelli di carrozze, biciclette, automobili. Si tratta di estrinsecazioni laiche della Perdonanza, secondo l’accezione dannunziana, nel tempo in cui il direttore della Biblioteca provinciale, Enrico Casti, sollecitava migliori rielaborazioni dell’identità celestiniana.

Fra le due guerre mondiali si rievoca l’incoronazione di Celestino V, filmata dall’Istituto Luce del sulmonese Alessandro Sardi nel 1932, nell’ambito del recupero di saghe italiche durante il Ventennio: il tutto a cura del Comitato turistico di Antonio Ciarletta ed Emilio Tomassi, in favore della Grande Aquila, mentre il vescovoGaudenzio Manuelli ripropone Celestino V al culto locale, inserendolo nel nuovo breviario arcidiocesano. Da qui l'appello, in un volumetto del 1935 di storia religiosa aquilana di Alfonso Catignani, affinché “la gloria nostra dei Celestini, risorga in questa forte e gentile terra d'Abruzzo”.

Dopo il 1945, nel 13° Cinquantenario dell’incoronazione di Celestino V, con esposizione delle sue reliquie sacre ad un popolo festoso e riconoscente per la fine delle ostilità belliche, c’è il ripiegamento mediatico della Perdonanza, pur in una declinazione storico-letteraria ed artistica. Riguardo all’aspetto letterario, si ripropone la sempiterna discussione sull’attribuzione dantesca al papa eremita del “gran rifiuto” (Divina Commedia: Inf. III, 58-60), sottovalutandosi il parere opposto di Francesco Petrarca, poi ripreso da Ignazio Silone nella sua “Avventura di un Povero Cristiano” e la posizione mediatoria di Jacopone da Todi. Sotto un aspetto più squisitamente artistico, si assiste invece alla progettazione dell’ostensorio della Bollaa forma di aquila, che sarà realizzato dall’artista Remo Brindisi, artista che molto daràalla città, in termini di opere insigni, anche per la Processione aquilana del Venerdì Santo.

La Chiesa del Concilio Vaticano II apre alla riflessione su Celestino V, e Paolo VIrecandosi con intento spiritualea Fumone nel 1966, su interessamento dell’arcivescovo dell’Aquila Costantino Stella, inserisceper prima la Perdonanza nelle Indulgenze ecclesiastiche, riconoscendo pertanto l’autenticità della Bolla. Da qui, a fine anni Settanta del secolo scorso, la ricerca del vero giubileo aquilano. A questo riguardo, il rettore della Basilica di Collemaggio, Padre Quirino Salomone, su idea di Umberto Cavalli e collaborazioni di Floro Panti, Carlo e Franco Gizzi, Mario e Andrea Corridore, vara “Il Fuoco del Morrone”. A rievocazione del Corteo dell’incoronazione papale, dagli eremi morronesi la fiaccola giunge fino al “Colle de Majo” il 28 agosto, tramite una staffetta podistica: è l’aspetto scenico dell’Indulgenza plenaria, atta a sanare tutte le infermità umane.

Da queste energie religiose e civiche incentrate sull’accensione del tripode prende avvio la “rivitalizzazione” della Perdonanza, il 28 agosto 1983, con il Corteo storico della Bolla e battitura con ramo d’ulivo del Getsemani per l’apertura della Porta Santa da parte di un Cardinale, che quel primo anno sarà Carlo Confalonieri. Quindi l’indomani la processione all’incontrario, dalla basilica alla torre civica, per la riposizione della Bolla nella sua antica Cappella.
Infatti in quel 1983, col favore dell’arcivescovo Carlo Martini, per impulso del sindaco Tullio de Rubeis, con la presidenza di Serafino Petriconealla Provincia, la Perdonanzaviene “rivitalizzata” e istituzionalizzata con la consulenza creativa di Errico Centofanti, che ne cura la rinascita con un rigoroso progetto, essendone per diversi anni il Sovrintendente. Sotto la progressiva egida anche del Centro celestiniano, ecco dunque la Perdonanza da offrire al mondo come un tempo. Era stata lambita il 30 agosto 1980 dalla visita apostolica a L’Aquila di Giovanni Paolo II, esplicitante già parole e gesti del profetico suo lungo pontificato, che avrà fasi meditative sul Gran Sasso.

Un attento protagonista della stagione di cui si riflette, Goffredo Palmerini, assessore comunale nell’amministrazione di Tullio de Rubeis(1980-’85), in uno scritto della “rivitalizzazione” riferisce nel dettaglio la genesi e rammenta lo spuntare di un’apposita fondazione di personalità del mondo civico e religioso durante quella sindacatura. Come pure nelle successivesindacature di Enzo Lombardi, Marisa Baldoni e Giuseppe Placidi, confermata in quelle pur culturalmente opposte di Antonio Centi e Biagio Tempesta, per gestire i vari aspetti della manifestazione, che nel versante laico hanno il clou nell’ “isola sonante”, per musicalità multitasking nelle piazze dei quattro Quarti cittadini.

Accanto alle devozioni religiose ci sono fascinazioni di massa, per manifestazioni collaterali talora discutibili, ma che prevalentemente, per spessore di esibizioni artistiche, danno visibilità mondiale a L’Aquila, capitale della Pace tra i popoli, in ere di ridondanti guerre nel pianeta. A spezzare il quadro armonico, nel 1988, il trafugamento delle spoglie di Celestino V dal suo mausoleo cinquecentesco di Girolamo da Vicenza, perdurando, oltre il suo ritrovamento, speculazioni di vario tenore che non rendono giustizia al dato storico, per cui il dibattito in argomentum ferve e determina prese di posizione critiche fra gli studiosi locali.

In parallelo, non immune da dispute storico-letterarie, c’è una editoria sull’Ordine celestiniano che va dalla rivista ”LaPerdonanza” di Dante Capaldi, Giovanni Frassanito, alla pubblicistica di Emidio Di Carlo, Angelo De Nicola, Paolo Cautilli, Luca Ceccarelli, Maria Grazia Lopardi; una convegnistica pluridisciplinare del Centro celestiniano e della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, dal 1982 al 1995, con presenze del gotha sul medievalismo, quali Raoul Manselli, Jacques Le Goff e Edith Pazstor; per finire, ad exempla, alle trattazioni privilegiate di DanielePinton e Carmelo Pagano Le Rose sui codici di Celestino V, da cui la inusitata capacità di un papa legislatore, ma ammantato dell'età dello Spirito, secondo la visione profetica di Gioacchino da Fiore.

Gli anni Duemila
Nella Perdonanza del secolo XXI ci si sofferma sullo svolgimento e sulla composizione del Corteo della Bolla, anche se non sempre sono rispondenti i criteri storici ed organizzativi. Si verifica il coinvolgimento massivo di associazioni, confraternite locali e città mondiali gemellate con il capoluogo abruzzese, con un riguardo tutto particolare alla città tedesca di Rottweil, patria di quell’Adamo venuto ad Aquila nel 1472 in qualità di braccio destro di Johannes Gutenberg.Si assiste alla proposta di far scortare la teca contenente il messaggio celestiniano da una Dama e Giovin Signore, selezionati fra studenti aquilani. La superfetazione popolaresca del compito di far custodire la Bolla alla civicità, la risposta a svarioni gestionali su spettacoli e premialità legate all’evento, passano per la necessaria ripresa d’interesse per i riti religiosi.

Significativo, a parere di un “celestinologo” del calibro di Walter Capezzali, che si sia rinvenuto il più antico ritratto del 192° papa in uno degli affreschi della chiesa aquilana di San Pietro a Coppito, prima dell’indicibile tornante sismico del 2009, che non ferma i riti della Perdonanza, e l’ingresso sia pur parziale dei fedeli alla basilica di Collemaggio. Come non ricordare il 28 aprile 2009, quando l’arcivescovo Giuseppe Molinari e il sindaco Massimo Cialente accolsero in visita alla sì tanto vessata L’Aquilapapa Benedetto XVI, che donò raccolto in meditazione il suo sacro Pallio al cenotafio di Celestino V, mentre il successore di papa Ratzinger, Jorge Mario Bergoglio, fu ordinato sacerdote proprio il 13 dicembre, giorno delle dimissioni di Pietro dal Morrone, come osserva Mario Setta.

Siamo alla peculiarità della rappresentazione più virtuosa, della dialettica tra religiosità e civismo, in un contesto aquilano che attende la sua riedificazione, non disgiungibile da fattori di riconciliazione morale, fra le componenti storiche di una conurbazione basata sull’equilibrato rapporto fra uomo e ambiente, come dal dono di Celestino. Nel suo messaggio pastorale per la Perdonanza, precedente l’anno del Giubileo Straordinario indetto da papa Francesco nel novembre 2015 dalla cattedrale centroafricana di Bangui - gestita dalle suore celestine - l’allora arcivescovo dell’Aquila sottolineava che entrambi i momenti si fondano sull’esperienza evangelica e sulla categoria teologica del Perdono, che non vuol dire cedere al torto subìto ingiustamente, ma è l’unica arma per vincere la condizione di peccato che ha indotto all’atto negativo.

La Perdonanza, sempre svoltasi nel rispetto della storia municipale, nell’edizione del 2016, interpretando i sentimenti degli aquilani, vedeva annullate dalla Municipalità le manifestazioni laiche, in omaggio all’immane patimento delle amiche genti di Amatrice e dell’Italia centrale, colpite dal sisma del 24 agosto. Occorre, dapprima per la sindacatura di Massimo Cialentee particolarmente per l’attuale di Pierluigi Biondi, il rafforzamento delle superiori valenze religiose di un evento che si vuole accreditare a Patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco, senza accantonare le feste civili, affidate all’assessore alle politiche culturali Sabrina Di Cosimocon la direzione artistica di Leonardo De Amicis,aquilano e direttore d’orchestra.

Con la Perdonanza 2018 la ricostruita basilica diSanta Maria di Collemaggio ridiviene centrale per l’accensione del tripode sulla sua torre chiesastica. Due mesi prima la basilica teatro della sua prima messa da Cardinale, l’arcivescovoGiuseppe Petrocchi, assieme al suo eminente collega João Braz de Aviz aprono la Porta Santa: la prima volta, in 724 anni, due porporati con mandato papale a dischiudere la prospettiva reale del dono celestiniano di riconciliazione al mondo. Al di là delle occasioni d’analisi e confronto sulla Perdonanza antica e moderna, insieme alla Indulgenza da lucrare, occorre l’impegno concreto per la conversione, se si vuole essere persone in rinnovamento, come un po’ la storia aquilana, nei secoli, all’insegna dei valori di pace, solidarietà e riconciliazione.

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Pescara. “Dalle parole ai fatti: finalmente con la mia legge regionale anti-abusivi iniziamo a riportare legalità e giustizia nelle case popolari di Montesilvano. Fuori dagli alloggi Ater chi ha riportato condanne penali per spaccio di droga o detenzione di armi, soprattutto quando tali reati sono stati consumati all’interno delle stesse case. Fuori chi non ha la residenza nel Comune da almeno 5 anni, o in Italia da almeno 10 anni. L’iter avviato dal Comune di Montesilvano ora dovrà fare da apripista a tutte le altre città, a partire da Pescara dove ci sono situazioni border line o di illegalità conclamata che vanno risolte e dinanzi alle quali il sindaco Alessandrini continua a restare inerte, pur disponendo, oggi, dei necessari strumenti amministrativi e operativi”. Lo ha detto il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri propositore in Consiglio regionale della legge anti-abusivi.
“Quella legge ha alcuni punti fermi chiari con i quali abbiamo ulteriormente migliorato la legge regionale già in vigore, datata 1996 e sempre partorita, anche in quel caso, dal centro-destra – ha ribadito il Capogruppo Sospiri -. Da questo momento, con l’entrata in vigore della nuova norma, abbiamo stabilito che per poter essere assegnatario di un alloggio popolare occorre dimostrare di vivere da almeno 10 anni in Italia, e da almeno 5 anni nel nostro comune e di avere un lavoro. Le ragioni sono evidenti: chi abita sul territorio in maniera stabile da almeno 5 anni dimostra di avere una ‘stanzialità’, dunque non ha interesse a rivendersi la casa e, automaticamente, deve anche avere un lavoro per viverci, un lavoro che è necessario anche per pagare un affitto. In questo modo andremo a cancellare i fenomeni di morosità, ovvero inquilini che per decenni non sborsano un euro di locazione con il pretesto della disoccupazione. Ma, cosa più importante, la nuova Legge Sospiri prevede che chi ha commesso un delitto, un reato, o comunque ha sul groppone delle pendenze giudiziarie, specie per reati odiosi come lo spaccio di droga o la detenzione illegale di armi, non ha diritto a un alloggio pubblico. In questo modo i nostri rioni popolari non saranno più dei ghetti in cui pochi criminali tengono sotto scacco decine di famiglie oneste e soprattutto i sindaci, forti dello strumento normativo, possono oggi avviare ondate di sfratti a fronte di denunce supportate da prove e documenti che certificano l’attività delinquenziale di eventuali inquilini che distruggono la vivibilità di interi quartieri cittadini. Finalmente Montesilvano ha deciso di farsi Comune-pilota aprendo i fascicoli inerenti gli attuali inquilini degli alloggi popolari esistenti sul proprio territorio, avviando un iter complesso sul quale, soprattutto, sarà fondamentale la collaborazione dell’Ater con il suo Presidente Linari, una collaborazione su cui vigileremo in maniera attenta. Ora ci aspettiamo che, rotto il ghiaccio – ha ribadito il Capogruppo Sospiri -, lo stesso esempio venga copiato dalle altre città, a partire da Pescara dove ci sono situazioni caldissime, in via Lago di Borgiano, via Lago di Capestrano e via Nora, a Rancitelli, così come in via Caduti per Servizio, a Fontanelle, o anche in via Passo della Portella-via Rigopiano, zona ospedale, al centro dell’ultima denuncia del Sunia, dove finalmente è oggi possibile riportare la serenità e restituire tranquillità a un intero rione. Personalmente ho messo in campo ogni misura e strumento utile per riportare legalità nei nostri quartieri popolari, ora la palla passa ai sindaci che non hanno più pretesti per giustificare l’eventuale lassismo”.

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Pescara. Le rappresentanze locali di FAI, Italia Nostra e WWF hanno indirizzato una nota a sindaco, giunta e consiglieri comunali di Pescara in relazione alla bozza di Piano di assetto naturalistico (PAN) della Riserva dannunziana, presentato il 24 scorso alle associazioni.

Nel testo FAI, Italia Nostra e WWF ricordano che nell’incontro di presentazione, nonostante l’impossibilità di esaminare in dettaglio il PAN a causa dei tempi ristretti, sono emerse evidenti criticità in relazione al documento, e ribadiscono di non essere interessate ad ascoltare semplicemente l’illustrazione di un Piano con scelte già definite in ogni sua parte ma di volersi mettere a disposizione per una consultazione costruttiva.

“Le osservazioni delle associazioni – fanno notare FAI, Italia Nostra e WWF - possono contribuire a migliorare e aggiornare il PAN prima che si arrivi alla fase approvativa ed è comunque necessario approfondire le interazioni tra il Master Plan già approvato e che insiste sull’area della Pineta, con il Piano di Assetto e la definizione delle aree contigue della Riserva. È inoltre necessario approfondire ogni possibilità di connessione ecologica e di eliminazione di frammentazioni ecologiche, con il litorale marino e con il torrente Vallelunga”.

Per tutte queste ragioni, e anche in considerazione della fase pre-elettorale che sta vivendo la Regione Abruzzo, cui spetterebbe la definitiva approvazione del PAN (si tratta di una riserva regionale della quale il Comune è l’ente gestore), FAI, Italia Nostra e WWF chiedono all’amministrazione municipale che si conceda un tempo sufficiente, non certo di poche settimane, per studiare il progetto e presentare le proprie osservazioni e che l’esame in Consiglio comunale del PAN della Riserva dannunziana venga rinviato, anche per evitare di approvare un documento inadeguato.

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Pescara. “I 16 milioni di euro annunciati dal Senatore D’Alfonso per la presunta realizzazione dei moli guardiani del porto di Pescara rappresentano una goccia in mezzo al mare: per consentire l’intervento servono almeno 51milioni di euro complessivi come ha precisato in Commissione il Presidente dell’Arap Leombroni, e oggi disponiamo solo di 31 milioni, ovvero 16milioni fondi Cipe e 15milioni di euro fondi Masterplan. Tradotto: con tali risorse apriremo il cantiere, forse, poi però il Senatore ci deve dire come intende portarlo avanti se mancano ancora 20milioni di euro in cassa, e deve spiegarlo senza elargire folli illusioni o promesse da Pinocchio ai pescaresi. Se non crede ai nostri conti, può tranquillamente telefonare al geometra Leombroni, Presidente dell’Arap che è la stazione appaltante delle opere”. Lo ha precisato il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri intervenendo sulla conferenza stampa del Senatore D’Alfonso.
“Siamo abituati alle boutade dell’ex Presidente D’Alfonso, soprattutto nel campo delle opere pubbliche, dove veramente in quattro anni e mezzo ha dato il meglio di sé quanto a ‘pinocchiate’ – ha commentato il Capogruppo Sospiri -, ma forse ora, da Senatore della Repubblica italiana, avrebbe il dovere costituzionale di osservare una maggiore aderenza alla realtà anziché sparare la prima sciocchezza che appunta su foglietti da bar. Ieri ha riunito il Gran Giurì della politica Pd per annunciare presunte grandi opere per 41milioni di euro su 4 province, e come sempre dicendo cose non vere: ha ottenuto, nello specifico, dal Cipe 16 milioni di euro per i moli guardiani del porto di Pescara, peccato che il senatore D’Alfonso sappia benissimo che quei fondi in realtà sono insufficienti per la realizzazione dell’opera. Ce lo ha confermato il geometra Leombroni, collaboratore fidato dell’ex Presidente, oggi Presidente dell’Arap e responsabile dell’Autorità Portuale nel corso dell’audizione di fine luglio richiesta per chiarire le scelte di investimento della stessa Autorità del Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale che ha dirottato i propri fondi esclusivamente sui porti marchigiani, 5 interventi in tutto, ignorando quelli abruzzesi. Proprio in quella sede, Leombroni ha chiarito che per i moli guardiani occorrono risorse per 51 milioni di euro complessivi, e che, al momento, disponevamo solo di 15milioni di euro Fondi Masterplan. Anzi, durante la riunione, proprio l’ormai ex Governatore D’Alfonso, all’epoca ancora in carica, ha detto che l’esclusione dei porti abruzzesi da parte dell’Autorità era avvenuta perché la Regione Abruzzo aveva già inserito i finanziamenti sul Masterplan, decidendo, di fatto, di usare i soldi degli abruzzesi per fare opere di competenza statale, ovvero dell’Autorità di Sistema. Scelta che, ovviamente, noi abbiamo fortemente contestato annunciando lo scontro frontale in Consiglio regionale, a questo punto impossibile visto l’avvio dello scioglimento dell’assise. Tuttavia adesso il quadro è chiaro: ai 15milioni di fondi regionali Masterplan ora si sono aggiunti 16 milioni di fondi Cipe, arriviamo a 31milioni di euro con cui però potremmo solo pensare di aprire un cantiere che poi rischiamo di non chiudere mai se non abbiamo sin d’ora la certezza degli altri 20milioni di euro necessari per le opere a mare nel porto di Pescara. E a questo punto – ha aggiunto il Capogruppo Sospiri – è altrettanto chiaro che il progetto che Pescara potrà eventualmente mandare in appalto non sarà l’intera opera dei moli guardiani, ma, al massimo, uno o due monconi, visto che non è pensabile appaltare opere per 51milioni di euro quando in cassa ci sono solo 31milioni di euro, piccoli dettagli cu sui, però, saremo molto vigili e sui quali chiederemo anche l’attenzione dell’Anac per ristabilire il rispetto della verità dei fatti. D’ora in avanti il Senatore D’Alfonso deve imparare a fare i conti con le carte, non con le chiacchiere”.

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Pescara. Il WWF cerca di fare chiarezza sulla situazione della Trachemys scripta, nome scientifico delle testuggini palustri americane dalle orecchie rosse e dalle orecchie gialle, il cui commercio e detenzione sono oggi proibiti da normative europee e nazionali.

Il recente Decreto “Milleproroghe” (Decreto-Legge 25 luglio 2018, n. 91), tra le tante disposizioni, ha esteso di un anno anche il termine per la denuncia del possesso di animali da compagnia inseriti nell’elenco di specie esotiche invasive di rilevanza unionale. I proprietari di testuggine palustre americana Trachemys scripta, di alcune specie di scoiattoli e di gamberi hanno quindi tempo fino al 31 agosto 2019 per darne comunicazione al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

La denuncia di possesso è obbligatoria ai sensi del Decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 230, che adegua la normativa nazionale al Regolamento UE n. 1143/2014 sulle specie esotiche invasive.

Per la denuncia è sufficiente compilare, eventualmente con l’aiuto del proprio veterinario, un modulo scaricabile on line (http://www.minambiente.it/pagina/specie-esotiche-invasive) e inviarlo al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L’attestazione dell’invio, tramite PEC, fax o raccomandata postale, autorizza automaticamente il proprietario a continuare a detenere il proprio animale da compagnia.

I proprietari così autorizzati sono in ogni caso obbligati a una corretta detenzione con misure adeguate per impedire la fuga e la riproduzione degli animali.

In alternativa chi volesse rinunciare a tenersi le Trachemys, potrà affidarle, come recita il Decreto, a strutture pubbliche o private autorizzate, individuate dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano (art. 27, comma 5, D.Lgs. n. 230/2017).

Qui sorgono però i problemi: nella gran parte delle regioni italiane, e meno che mai in Abruzzo, infatti, di queste strutture non c’è al momento traccia per cui l’affidamento è attualmente una strada non percorribile (tranne nelle poche Regioni che si stanno già adeguando).

Vi è poi da chiarire la posizione dei Sindaci che hanno nei propri territori comunali laghetti pubblici (vedi Pescara, Chieti, Teramo, ecc.) nei quali sono presenti testuggini esotiche (non solo della specie già oggi ritenuta invasiva). In molti casi questi animali sono il risultato della liberazione illegale fatta da ignoti che dopo aver acquistato le testuggini, non sapendo come gestirle, se ne sono sbarazzati. Il D.Lgs. n. 230/2017 prevede che l’obbligo di denuncia riguarda anche gli enti pubblici. E in effetti, stante il numero considerevole di animali presenti in alcune aree urbane, quest’obbligo potrebbe costituire oggettivamente un grosso problema. Se il testo non verrà modificato, i Comuni quindi dovranno procedere a un monitoraggio di tutti i laghetti e le aree umide in genere presenti sul proprio territorio per riscontrare l’eventuale presenza di testuggini.

Tra l’altro le sanzioni previste sono pesantissime:

la mancata denuncia di possesso è punita invece con sanzioni tra 150 e 20.000 euro;
per la violazione dei divieti di introduzione, detenzione, trasporto, utilizzo/scambio/cessione e riproduzione si va da 1.000 a 50.000 euro, con aumenti sino al triplo se dalla violazione dovesse derivare la necessità di applicare misure di eradicazione rapida o di gestione o di ripristino degli ecosistemi danneggiati;
il reato più grave, il rilascio in ambiente, è punibile invece con arresto sino a tre anni e sanzioni tra 10.000 e 150.000 euro.
Se viene verificata la non idoneità al confinamento o la riproduzione degli animali è inoltre prevista sempre la confisca degli animali a seguito della quale il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare dispone il rinvio nel Paese di provenienza (nei rari casi in cui ciò sia davvero possibile) oppure, in alternativa, l’affido a strutture pubbliche o private autorizzate o persino la soppressione.

C’è dunque poco da scherzare. Procedure di gestione e sanzioni possano apparire in effetti complicate e molto rigide, ma va anche considerato che l’introduzione di specie alloctone (cioè non del luogo) costituisce una delle principali cause di distruzione della biodiversità oltre a rappresentare, in alcuni casi, un vero e proprio flagello non solo ambientale, ma anche economico (vedi il caso della nutria, del pesce siluro, ecc.).

Ricapitolando:

i privati cittadini per mettersi in regola possono compilare e spedire il modulo (hanno comunque tempo fino a tutto agosto del 2019) e saranno tranquilli. Nel caso in cui vogliano affidare l’animale in possesso alla pubblica amministrazione dovranno attendere la realizzazione dei centri di detenzione;
le Regioni e le Province autonome sono chiamate a realizzare centri di detenzione o a convenzionarsi con strutture private;
i Comuni possono aspettare che si faccia chiarezza rispetto al testo normativo e alla sua applicazione. Nel frattempo farebbero bene a porre il problema a livello nazionale – magari attraverso l’ANCI – così da individuare, con il coinvolgimento di esperti, le migliori soluzioni.
Il WWF Abruzzo sollecita la Regione ad adeguarsi a quanto previsto per la creazione e gestione di centri di detenzione, consultando il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e confrontandosi con le associazioni scientifiche e ambientaliste, e cercare così una soluzione, in proprio o attraverso una convenzione, per mettersi al passo con gli obblighi di legge. Del resto, anche in questo caso, vige la regola che una buona gestione della cosa pubblica si misura meglio con il rispetto delle norme e con l’aiuto concreto offerto ai cittadini e agli enti locali anche nelle piccole cose piuttosto che con progetti faraonici spesso devastanti.

Per saperne di più si possono intanto consultare sul web le linee guida elaborate dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare con il supporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e in collaborazione con la Societas Herpetologica Italica (SHI): https://www.lifeasap.eu/file/Linee_guida_animali_compagnia.pdf. Sullo stesso argomento può essere utile anche consultare le più estese raccomandazioni: https://www.lifeasap.eu/file/LifeASAP_Raccomandazioni-Trachemys-estese.pdf. Per consultare l’elenco completo delle specie esotiche di rilevanza unionale si veda invece il sito http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/biodiversita/elenco_specie_esotiche_agosto2017.pdf).

Pubblicato in Cronaca

Settembre non è un periodo dell'anno, è uno stato mentale. È questo il sentimento che ispira "Settembre" il nuovo singolo de La Differenza in uscita il 31.08.2018, una intensa Alternative/Ballad prodotta da Paolo Muscolino.

La carriera de La Differenza, costernata di sperimentazioni, collaborazioni, successi, esperienze e tanti riconoscimenti, ha inizio con il secondo posto a Sanremo 2005 e prosegue con la pubblicazione di ben 5 Album, tutti con Major Companies.

Dal suo esordio la Band ha pubblicato i seguenti dischi: “Preso” (2005), “Un posto tranquillo” (2007), “3” (2009), “Oltre le nuvole” (2011).

Nel 2017 con l'Album dal titolo "Il Tempo Non (D)Esiste” la band collabora con Edoardo Bennato, Eugenio Finardi, Ron, Alex Britti, Enrico Ruggeri, Omar Pedrini , Alberto Fortis, Tony Cicco della Formula 3, Garbo, affrontando un progetto unico ed ambizioso di ri-lettura dei loro brani meno noti, trasformandoli in opere contemporanee, come fossero canzoni nuove mai sentite prima.

Nell'Agosto del 2018 La Differenza raggiunge un record incredibile: "Che Farò” pubblicata fisicamente da Sony nel 2005 ma caricata su Spotify solo pochi mesi prima, conquista la prima posizione della classifica Viral 50 Italia di Spotify, rimanendo in vetta per ben 15 giorni, è una classifica dove le canzoni diventano virali grazie alla condivisione e alle aggiunte nelle playlist da parte degli utenti.

La Differenza ha da sempre una intensa attività live ed ha affrontato numerosi Tour italiani ed Internazionali.

Nel 2007, quando l'indie era un'attitudine e non ancora una moda, alla Band viene assegnato il premio Rivelazione Indie-Pop Italiana al MEI.

Nel 2009 La Differenza collabora in modo del tutto eccezionale con il maestro Franco Battiato e i Depeche Mode, pubblicando il singolo "Bandiere Preziose", il primo mash-Up pop in Italia.

C’è quindi grande fermento e trepidante curiosità per “Settembre” che apre le porte ad un nuovo capitolo della imprevedibile, affascinante, insolita carriera de La Differenza.

Pubblicato in Cultura e eventi

Chieti. Sta entrando nel vivo la quinta edizione dell'open Lazzaroni di tennis maschile e femminile, torneo dal montepremi complessivo di 10mila euro che si sta giocando, da sabato scorso, sui campi in terra rossa del circolo tennis di Piana Vincolato, a Chieti. A testimonianza del forte appeal della manifestazione organizzata dal circolo presieduto da Ennio Marianetti , i circa 200 iscritti tra i quali spiccano, tra gli uomini, giocatori di livello internazionale come il 23enne avezzanese Gianluca Di Nicola, n. 615 del ranking mondiale, il 24enne siciliano Omar Giacalone, n. 428 al mondo, ed il 24enne ravennate Pietro Licciardi n.684 del circuito mondiale. Nel tabellone femminile, invece, riflettori puntati sulla ventottenne laziale Federica Di Sarra, attualmente al n. 371 e la tedesca ma teatina di adozione Anne Shaefer (n.161 come best ranking in carriera).
Al momento, oltre ai quarta categoria e ai non classificati, sono entrati in scena solo i giocatori e le giocatrici di terza categoria mentre sabato e domenica prossimi è previsto l'esordio delle seconde categorie. I big cominceranno il loro torneo a partire dai quarti di finale. "Al di là dei nomi di prestigio presenti in tabellone, che innalzeranno il tasso tecnico delle fasi finali - ha commentato il presidente del circolo tennis Chieti Ennio Marianetti - mi preme rimarcare l'elevato livello medio delle due competizioni, quella maschile e quella femminile, che stanno attirando ogni giorno numerosi appassionati ed addetti ai lavori. Per le finali ci auguriamo di avere il pienone. Poi, quest'anno, siamo lieti - ha proseguito - di avere all'interno del nostro circolo un vero e proprio villaggio ospitalità con stand espositivi che spaziano dai prodotti dolciari ai vini qualità alle autovetture. Inoltre, abbiamo voluto dare spazio anche alla solidarietà".
A tal proposito, questa sera, il circolo tennis di Chieti ospiterà il Tennis Open party, una festa caratterizzata da una sfilata di moda mentre sabato 8 settembre è prevista la cena di gala alla presenza di alcuni tra i principali protagonisti del torneo teatino. In entrambe le occasioni saranno raccolti fondi per una iniziativa benefica che, grazie alla collaborazione dell'amministrazione comunale di Chieti ed il Lions Club "I Marrucini" di Chieti, consentirà di donare materiale didattico ad alcuni alunni particolarmente bisognosi. Le finali sono previste nella giornata di domenica 9 settembre.

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Montesilvano. «Con l’operazione di questa mattina si chiude una situazione di disagio per molti residenti sulla cui soluzione abbiamo lavorato per mesi, così da garantire il ripristino delle condizioni igienico – sanitarie e della tranquillità dei cittadini del quartiere». E’ quando dichiara l’assessore alla polizia locale, Valter Cozzi che commenta l’operazione che ha visto sei vigili della polizia municipale, coordinati dal tenente Nino Carletti, impegnati, questa mattina nel sequestro preventivo di un autolavaggio di via Verrotti per reiterate violazioni inerenti l’inquinamento acustico e delle acque.

«Alla luce di alcuni esposti presentati dai cittadini residenti - ricorda l’assessore - abbiamo promosso una serie di sopralluoghi e verifiche, contando sul supporto dell’Arta. Sono state riscontrate violazioni, accertate in più di una occasione. L’Autorità giudiziaria ha pertanto disposto il sequestro preventivo, che gli operatori della municipale hanno eseguito stamani. Anche in questa occasione i vigili hanno gestito l’operazione con grandissima professionalità. Il controllo del territorio è costante e su più fronti, per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini e per garantire il pieno rispetto delle norme».

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Pescara. "Il Ministero delle Infrastrutture mette nero su bianco una vera e propria resa sul fronte della sicurezza delle autostrade A24 e A25 tra Roma, L'Aquila, Teramo e Pescara che presentano un pesante degrado dei viadotti.

All'esposto inviato il 22 agosto a 9 procure e notificato anche al Ministero in cui si descriveva il degrado delle pile dei viadotti, con copriferro ammalorati e ferri ossidati, e si chiedeva di conoscere lo stato di sicurezza dell'infrastruttura, la direzione Vigilanza ha risposto il 28 agosto con una lettera scarna e molto franca, cosa apprezzabile, da cui emerge incredibilmente che (riportiamo testualmente gli estratti più significativi):

1)"la drastica riduzione di personale di quest’Ufficio non ha consentito negli ultimi anni di effettuare visite ispettive adeguate per verificare lo stato di degrado delle infrastrutture assentite in concessione."

2)"Conseguentemente non è possibile allo stato attuale dare un riscontro sui contenuti tecnici citati nella missiva" (le richieste contenute nell'esposto, NDR);

3)"si condivide la manifestata preoccupazione resa dal Nuovo Senso Civico Onlus sulla base delle poche visite eseguite da quest’Ufficio negli anni passati, circa la necessità di interventi urgenti di manutenzione ordinaria e straordinaria, oltrechè per la messa in sicurezza ai fini sismici delle opere d’arte";

4)"potrà eseguire visite di dettaglio per valutare l’effettivo avanzamento dello stato di degrado delle opere d’arte, non appena saranno rese disponibili adeguate risorse di personale".

Dichiara Augusto De Sanctis, presidente della SOA e attivista del Forum H2O "È un documento sconvolgente, praticamente una vera e proprio resa dello Stato davanti a questioni centrali della vita quotidiana di milioni di persone che vivono o frequentano il Lazio e l'Abruzzo e che percorrono l'autostrada. Ricordiamo che seguiamo la questione autostrade da tempo e due anni fa avevamo anche divulgato la convenzione e gli allegati completi durante la vittoriosa campagna contro il faraonico progetto di Toto da 6,5 miliardi, che prevedeva trafori per decine di chilometri nelle montagne abruzzesi. Ora, davanti a semplici richieste formulate in una lettera sulla sicurezza dell'infrastruttura non solo si mette nero su bianco che non si è in grado di dare risposte tecniche ai quesiti posti in quanto i controlli sono, testualmente, inadeguati, ma che si aderisce alle preoccupazione delle associazioni perchè le poche visite sul campo hanno comunque fatto emergere criticità rilevanti. Si ammette, infatti, la necessità di lavori, definiti urgenti, di manutenzione, addirittura anche quella ordinaria. Una lettera pazzesca".

Dichiara Alessandro Lanci, presidente di Nuovo Senso Civico "Lo stato dei viadotti è sotto gli occhi di tutti, con ferri scoperti e ossidati e degrado del calcestruzzo; tutte questioni che ricadono nella manutenzione ordinaria. Davanti a questa evidenza e dopo questa lettera, pur prendendo atto di quanto dichiarato dal Concessionario che sostiene di aver speso circa 200 milioni di euro in poco meno di una decina in attività ordinarie di manutenzione, non possiamo più basarci solo sui comunicati stampa. Intanto è indifferibile che il Governo assicuri tutto il personale necessario per realizzare nel più breve lasso di tempo i controlli sullo stato di sicurezza non solo di ponti e viadotti ma anche del resto del tracciato (gallerie ecc.) autostradale.

Le nove procure e le sezioni regionali della Corte dei Conti, a cui abbiamo inviato l'esposto, dovrebbero assicurare una verifica estremamente approfondita di quanto accaduto negli ultimi anni per valutare la correttezza di chi ha operato. Magari potrebbero anche coordinarsi tra di loro. Tenuto conto dell'entità delle cifre in gioco, centinaia di milioni di euro pagati dagli utenti, è possibile che lo stesso Ministero vigilante ritenga ora necessari interventi urgenti di manutenzione ordinaria?

Infine crediamo sia indispensabile ricostruire lo stato dell'arte sugli investimenti straordinari previsti nel Piano Economico Finanziario vigente, visto che, ad esempio, si prevedeva la costruzione di quattro nuove aree di servizio, di cui 2 in valle peligna, che dovevano essere concluse entro il 2013: che fine hanno fatto? Vogliamo parlare del rifacimento, sempre entro il 2013, delle recinzioni per 2 milioni di euro, quando recentemente sono entrare addirittura le vacche in autostrada?"

In generale, data l'assoluta ed inaudita gravità della situazione, le associazioni ritengono che il Ministero delle Infrastrutture debba procedere anche con una vera e propria "operazione trasparenza totale" su tutte le carte. A questo punto siano pubblicate sul sito WEB del Ministero o almeno siano messe a disposizione le relazioni, le ispezioni, la rendicontazioni del concessionario, le relazioni dei collaudi delle opere, le lettere interne pregresse a cui fa riferimento il dirigente del Ministero delle Infrastrutture nella sua nota. Anche il Parlamento dovrebbe illuminare la vicenda con atti conseguenti.

Vogliamo ricordare che le autostrade sono state costruite totalmente con fonti pubblici ed è veramente inaccettabile che ora sia in queste condizioni nonostante pedaggi stratosferici". Si legge così in una nota congiunta di NUOVO SENSO CIVICO ONLUS, FORUM H20 e STAZIONE ORNITOLOGICA ABRUZZESE ONLUS.

Pubblicato in Cronaca

Chieti. Dopo aver presentato Tigers Cesena, è la volta della compagine laziale di Palestrina che ha fa o innes mira, disponendo di due top player quali Manuel Carrizo e Nelson Rizzi ello che vantano una bacheca piena di diverse promozioni. Inoltre la scelta di affidare la guida del gruppo ad un “ moniere” esperto quale coach Pon ciello rende le ambizioni degli arancio verdi sempre più fondate. Ringraziamo l’Ufficio Stampa della Pallacanestro Palestrina per la preziosa collaborazione.
Coach Pon ciello: “Siamo una squadra che punta a costruire, allenamento dopo allenamento, un solido equilibrio tra la gioventù di una parte consistente del roster e l’esperienza di giocatori che hanno vinto tanto in carriera. Un complesso che vuole dare confinuità ai buoni risultafi del recente passato, in un contesto, quello del girone D, il più duro della categoria, che fi impone di guardare in avanfi. L’obie vo primario è quello di perseguire la piena compefifività, step by step. senza voli pindarici ma con la piena consapevolezza che questa passi dal lavoro quofidiano in allenamento, dalla capacità di lanciare messaggi posifivi al nostro pubblico, all’ambiente, a noi stessi. Innanzitutto quello di saper essere squadra invece che singoli, prima che giocatori o staff tecnico, delle persone collaborafive e responsabili”.

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