L'Aquila. “Un pacchetto di interventi concreto, corposo e immediato, per rispondere ai tanti cittadini che, con il loro voto del 4 marzo, ci hanno fatto comprendere che dovevamo essere più incisivi sui temi del lavoro, della sanità e delle politiche sociali”. Con queste parole il Segretario Pd Abruzzo Marco Rapino commenta le iniziative promosse dalla Regione in materia, appunto, di lavoro, sanità e sociale, e che saranno portate a compimento già nelle prossime settimane.

“Stamattina il vicepresidente Lolli – continua Rapino - ha illustrato la prima parte di questo programma, quella relativa alle politiche sull’occupazione, annunciando la pubblicazione a breve di molti nuovi bandi destinati alla creazione di posti di lavoro, all’auto imprenditoria, alla formazione e alla tutela dei dipendenti delle aziende in difficoltà. Bandi che permetteranno, secondo le stime calibrate in base ai risultati di bandi pregressi, di creare 4mila posti di lavoro a tempo indeterminato e altrettanti a tempo determinato. Entro pochi giorni, poi, saranno presentate ai cittadini e alla stampa gli interventi che la maggioranza in Regione promuoverà per migliorare la sanità locale e le politiche sociali.

Ringrazio per il lavoro svolto gli assessori, i consiglieri e tutta la maggioranza, che hanno prodotto tre fascicoli nevralgici per migliorare la qualità della vita degli abruzzesi. È esattamente quello che, come partito, avevamo chiesto alla Regione di fare all’indomani delle elezioni politiche, durante uno degli incontri che si sono svolti con i nostri scritti per analizzare gli errori commessi e studiare insieme percorsi per promuovere politiche più vicine ai cittadini. Come Pd ci adopereremo sin da subito per organizzare una serie di iniziative volte ad illustrare alla cittadinanza il dettaglio dei nuovi bandi e per raccogliere eventuali critiche e suggerimenti per migliorarli. A breve vi presenteremo il calendario degli appuntamenti, ai quali invitiamo a partecipare tutti coloro che siano interessati a reperire notizie sui fondi a disposizione”.

Pescara. “La Regione Abruzzo mette in vendita ai privati i ‘gioielli di famiglia’ di Pescara all’insaputa della città. Dall’area dell’ex Cofa sul lungomare sud all’ex Fea sul lungomare nord, così come l’ex GI e le ex sedi dell’Agenzia di Promozione del turismo in via Nicola Fabrizi e via Paolucci, strutture, terreni, immobili di assoluto pregio, tutti dislocati in punti strategici del territorio, per i quali per anni si sono succeduti progetti di riqualificazione e di sviluppo a iniziativa pubblica, ipotesi progettuali che oggi il Presidente D’Alfonso ha deciso di affondare con un unico colpo di spugna. L’Associazione ‘Pescara – Mi piace’ esprime la propria contrarietà a una simile operazione, che non trova giustificazioni e, piuttosto, se la Regione Abruzzo non è più in grado di sostenere il costo di tali immobili, chiediamo che gli stessi vengano ceduti, gratuitamente, al Comune che deve mantenere la competenza decisionale su tali superfici e sulla loro futura destinazione. Compito della pubblica amministrazione è infatti non quello di fare cassa, ma piuttosto di tutelare gli interessi pubblici. Nel frattempo ci chiediamo anche se, prima di assumere e rendere effettiva una tale decisione, la Regione Abruzzo abbia avuto un’interlocuzione con la giunta Alessandrini, ovvero se il sindaco Alessandrini fosse a conoscenza di tale iniziativa. In caso affermativo, sarebbe gravissimo il suo silenzio nei confronti della città”. Lo hanno detto l’avvocato Berardino Fiorilli e Armando Foschi, esponenti dell’Associazione ‘Pescara – Mi piace’ intervenendo sulla vendita dei beni immobili della Regione Abruzzo su Pescara.
“La notizia stamane ha determinato un sobbalzo da parte dei pescaresi – hanno detto l’avvocato Fiorilli e Foschi -: dopo anni di progettazioni, discussioni, dibattiti, convention, Pescara rischia di perdere la capacità decisionale sullo sviluppo turistico di alcune delle aree di maggior rilievo e importanza del proprio territorio. Parliamo dell’ex Cofa, una superficie sulla riviera sud, destinata, secondo lo stesso Piano regolatore, a divenire sede di un Piano particolareggiato per trasformarsi nel nuovo Polo turistico-ricettivo in una città che non ha posti letto né elementi di attrazione sul territorio. Un’area per la quale si sono susseguiti negli anni progettazioni che, tutte, hanno imposto come capofila l’Ente pubblico, che fosse Regione Abruzzo, Comune di Pescara o Camera di Commercio. Parliamo poi dell’ex Fea, l’ex stazioncina posta proprio sulla riviera nord, lungomare Matteotti, da anni abbandonata al completo degrado e per la quale pure esiste da anni un progetto per destinare la superficie a posti auto, riqualificati rispetto agli attuali, e a terrazza verde sul mare, con realizzazione di un edificio polifunzionale al posto dell’attuale rudere, progetto per il quale anche l’ex Gtm, oggi Tua, aveva previsto la possibilità di investimenti, considerando la chiara appetibilità di quella superficie. La stessa giunta Alessandrini aveva coinvolto l’Università ‘d’Annunzio’ nell’elaborazione di un progetto compiuto per la rifunzionalizzazione della struttura. Parliamo poi del terreno dell’ex Gi, sempre sulla riviera nord, anch’essa area dai molteplici sviluppi vista la sua posizione assolutamente strategica. Francamente riteniamo improponibile che tali immobili, di valore ben superiore a quanto tecnicamente stimato, finiscano sul mercato, con la concreta possibilità che i privati riescano ad accaparrarsi quelle proprietà, esattamente come accadde anni fa quando fu un privato ad acquisire la proprietà dell’ex Galoppatoio, in mezzo alla Riserva dannunziana, aprendo un contenzioso tuttora in corso che blocca qualunque ipotetico sviluppo ambientale dell’intero parco. Ma in questo caso i rischi sono maggiori, perché sull’ex Cofa, valutato in 13 milioni di euro, così come sull’ex Fea, ci sono lotti edificabili, ovvero ci sono delle cubature che evidentemente i futuri proprietari potranno sfruttare con rischi concreti per il territorio. Ci chiediamo – hanno proseguito l’avvocato Fiorilli e Foschi – se la giunta Regionale e il Presidente D’Alfonso abbiano interpellato il Comune di Pescara, ovvero il sindaco Alessandrini, per informarlo della propria volontà di vendere, ad esempio, l’ex Cofa prima di approvare la relativa delibera. Se questo non fosse accaduto sarebbe grave, perché conferisce concretezza all’assoluta assenza di considerazione del Governatore rispetto al sindaco Alessandrini, il cui parere, evidentemente, non viene tenuto in conto dal suo pigmalione. Se, al contrario, il sindaco Alessandrini fosse stato messo a conoscenza della delibera e avesse deliberatamente taciuto sulla vicenda, anzi non degnandosi neanche di aprire una trattativa con la Regione o, anzi, di fermare quella delibera, sarebbe ancora più grave perché ci troveremmo dinanzi, per l’ennesima volta, a un sindaco che continua a tacere alla città problematiche di assoluta rilevanza. Ovviamente riteniamo che tali superfici, come l’ex Fea o l’ex Cofa, non possano assolutamente finire nelle mani di privati e, per tale ragione, l’Associazione ‘Pescara – Mi piace’ chiede ufficialmente che la Regione Abruzzo ceda gratuitamente al Comune la proprietà di tali immobili di valore assolutamente strategico, Comune che sicuramente non avrebbe mai la forza economica per acquistare quegli immobili, ma che deve mantenere il controllo del futuro sviluppo urbanistico di tali aree. In caso contrario chiediamo sin d’ora che il Comune ponga immediatamente un vincolo di inedificabilità su tali superfici, in altre parole eventuali privati saranno chiamati a sborsare 13milioni di euro o anche più per costruire parchi cittadini. Solo in questo modo potremo garantire la tutela del nostro territorio contro eventuali e ipotetici attacchi speculativi”.

L'Aquila. “Il Partito Democratico, tramite i suoi rappresentanti in Regione, si è battuto dal primo momento per tutelare i lavoratori della Honeywell, ma ieri il Ministero dello Sviluppo economico ha ribadito il diniego alla Cassa integrazione straordinaria e questo mette a rischio il futuro di circa 400 dipendenti, 400 nostri concittadini”. Con queste parole il Segretario regionale Pd Abruzzo Marco Rapino interviene sulla vertenza Honeywell. “È necessario formulare un nuovo accordo con la società che ha delocalizzato lo stabilimento abruzzese – prosegue Rapino - e favorire al più presto la reindustrializzazione.

Una strada che la Regione Abruzzo ha imboccato e percorso in questi mesi con determinazione. Alla luce del no del Mise alla cassa integrazione straordinaria, però, mi sembra oggi doveroso unirmi all’appello lanciato dal Pd della Provincia di Chieti rivolto ai rappresentanti del M5S e della Lega in Abruzzo: devono intervenire presso il nuovo governo quanto prima e portare all’attenzione del neoministro Luigi Di Maio l’emergenza Honeywell. I lavoratori non possono vedere aggiungere al danno di perdere il proprio posto di lavoro, la beffa di non ricevere gli ammortizzatori sociali. Come Pd continueremo a lavorare per tutelare quelle famiglie e per garantire loro un futuro, ma adesso chi fino a ieri urlava contro l’immobilismo delle istituzioni ha il dovere e il compito di impegnarsi in prima persona affinché i lavoratori della Honeywell, così come tutti quelli delle aziende abruzzesi in difficoltà, siano tutelati”.

 

Pescara. “Leggendo e studiando i dati e i numeri in nostro possesso, emerge chiaramente come in sanità abbiamo una situazione completamente diversa da quella prospettata e raccontata dal Presidente D’Alfonso e dall’Assessore Paolucci che si ostinano ad enfatizzare risultati e obiettivi che non sono rintracciabili in nessun documento ufficiale, mentre sono riscontrabili disservizi e malasanità che i nostri cittadini subiscono ogni giorno. Tutto questo, certificato sia dal verbale del Tavolo di Monitoraggio sia dai bilanci negativi ufficiali al 31.12.2017 delle quattro Asl​, emerge chiaramente e dimostra che ci troviamo di fronte ad una gestione sanitaria completamente fallimentare dove emergono solo debiti, ritardi, pasticci e promesse elettorali”. Questa la denuncia sollevata dai consiglieri regionali Forza Italia Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri che sottolineano quanto segue: “Le Aziende Sanitarie, esclusa quella di Teramo, chiudono i loro bilanci con forti perdite (ASL L’Aquila (meno) - 13.991.606 di euro; ASL Chieti – (meno) - 16.448.037 di euro; ASL Teramo (più) +1.131.414 di euro, ASL Pescara (meno) - 9.420.225 di euro) per un deficit pari a 38.768.454 di euro. Quindi abbiamo quasi 39 milioni di euro di perdite certificati dai bilanci delle ASL​, ma su queste risultanze occorrono approfondimenti​ poiché dalla relazione effettuata dalla KPMG​, inviata alla Corte dei Conti il 5 dicembre 2017 con nota prot. RA/0311217/DPF012, ci sono dati molto diversi e preoccupanti, dove emerge per ​il secondo semestre 2017​ un risultato di gestione​ con una perdita ​pari a 35,7 milioni di euro e​, cosa ancor più grave​, per il terzo trimestre 2017 ​un risultato negativo pari a​ 52,7 milioni di euro​. Quindi è facile prevedere un risultato negativo al quarto trimestre 2017 di oltre 80 milioni, ma "stranamente" il risultato negativo oggi si ferma a circa 39 milioni. Con il tempo capiremo anche questo. Chiaramente di questo risultato contabile catastrofico, una vera e propria macelleria sociale in termini di servizi e prestazioni resi ai cittadini abruzzesi, non vi è traccia nella riunione del 22 aprile visto che gli stessi sono stati approvati dopo il 30.04.2018, anzi a pag. 64 del verbale si certifica un disavanzo del quarto trimestre 2017 di 9,217 milioni.......che dire ??!!”.

“Ai disastrosi risultati di esercizio ​– sottolineano Febbo e Sospiri –​ si aggiunge il contenuto del verbale del Tavolo di Monitoraggio​ ancor ​più preoccupante e allarmante. Infatti a pagina 39 leggiamo ​che lo ​"​stato di attuazione delle tematiche del Piano di Riqualificazione 2016-2018​" dei 217 "obiettivi operativi" nessuno, cioè zero, è stato completato, mentre sono in linea solo​ 114 su 217, ​cioè​ il 53%​, ben 55 su 217 pari al 25% sono in ritardo e, ​addirittura, ben 48 su 217 pari ​al 22% ​NON​ ancora vengono neppure avviate. Ossia dal 2016 ad aprile 2018 su 217 output sono in linea, ma non completati 114 e in ritardo o neanche avviati 103 (complimenti !!!).​ ​Ma non è tutto​. Ci sono dati sanitari ancora più allarmanti di quelli contabili:

l’indice di mobilità passiva: nella media italiana è dell'8,2, ma in Abruzzo siamo a 16, ovvero al doppio;

tagli cesari: media nazionale 15, ma in Abruzzo siamo 25,1;

frattura femore operata entro 2 giorni: nella media nazionale 60%, ma in Abruzzo 42 %,

emergenza, intervallo tra chiamata e arrivo al soccorso: media nazionale 18 min, in Abruzzo 21.

E si continua con pagina 58​/60 ​ ​dove​ i Commissari del Tavolo chiedono spiegazioni in merito ai ritardi maturati da parte delle Aziende nella predisposizione di una rimodulazione del piano di fabbisogno di personale e, nello specifico, fanno presente come, nonostante presso le ASL di Teramo e Avezzano - Sulmona - L’Aquila risultino presenti graduatorie di concorso pubblico per Dirigente Amministrativo non completamente utilizzate, si sono indetti ulteriori concorsi. Infatti tali selezioni, come viene riportato anche dal verbale del Tavolo di Monitoraggio, sono stati oggetto di segnalazione da parte del​ Presidente della​ Commissione Vigilanza​, che ha visto riconosciuta la propria lagnanza. E poi ​la mancata definizione del Piano di fabbisogno di personale.​​ Il Tavolo e il Comitato di Monitoraggio ravvisano gravi carenze anche sul rapporto con gli erogatori privati, con riferimento al superamento dei tetti e alle incongruenze tra fatturato e dati di attività trasmessi all’Agenzia Sanitaria, così come evidenzia la non regolarizzazione delle emissione delle note di credito da parte dei privati. ​Sessantacinque pagine dove emergono chiaramente ​confusione​, caos, inadempienze, ritardi e, quando va bene, richiesta di delucidazioni​”.

“Nel verbale ​del​ Tavolo e del Comitato di monitoraggio – continuano Febbo e Sospiri – ​si ​ conferma come, dopo quattro anni di governo (48 mesi), non sarà messo neanche un mattone per i cinque nuovi presidi ospedalieri (Vasto, Lanciano, Sulmona, Avezzano e Giulianova)​. Evidente che la famosa firma del Direttore Generale del Ministero che sarebbe dovuta arrivare prima del 4 marzo, come anticipato dal Ministro Lorenzin in visita in Abruzzo, non c'è mai stata: le solite chiacchiere e spot (bugie) di D'Alfonso & Paolucci. Lo stesso dicasi per DEA II interaziendale Chieti e Pescara, il presidio di Popoli e di Atessa dove si rilevano difformità rispetto alla rete ospedaliera ex DM 70/2015 (Decreto Lorenzin) adottata con DCA 79/2016 (rete ospedaliera) ed approvata dal tavolo di verifica. Cioè gli atti prodotti, ovvero le delibere di giunta regionale, non sono stati calati coerentemente nè nel DCA 79, che dovrebbe essere modificato, nè negli atti aziendali che già di per sé sono in difformità dallo stesso. Sul Punto Nascita di Sulmona il nulla se non la solita litania che la Regione provvederà a richiedere un nuovo parere al CPNR (Comitato Percorso Nascita Regionale), cioè allo stesso che è smentito dal Ministero, ma che chiaramente darà lo stesso parere: il gioco delle tre carte”.

“Tutto questo mentre D’Alfonso continua la telenovela kafkiana del project financing da realizzare a Chieti. L’opera faraonica​ di D'Alfonso si arricchisce di un altro fantasioso capitolo​ attraverso la DGR n° 325 del 18 maggio dove troviamo ​una serie di inutilità e illogicità. Infatti nel deliberato (pag.5) leggiamo che si decide di “imputare le risorse​ della GSA alla voce Contributi per ripiano perdite altro, fino alla concorrenza dell’importo di euro 30 milioni e di destinare tale importo al pagamento del contributo pubblico alla procedura di cui in oggetto’​, ma non leggiamo il parere dei responsabili del bilancio GSA, men che meno di quello regionale. Così come non leggiamo il parere della ASL di Chieti che deve accollarsi per 25,5 anni un canone di € 12.400.000 + iva, cioè € 15.128.000. Un canone che andrà ad aggravare il già pesante stato economico finanziario della stessa ASL che negli ultimi due esercizi ha chiuso con perdite pesanti ( il 2016 con - 25.760.636 € e il 2017 con - 16.488.037 €), ma che saranno sicuramente soggette di valutazioni al rialzo.​ ​Il Presidente in questa operazione si è incartato e con lui ha incartato la ASL di Chieti e la stessa Regione. Non sa come uscirne perché qualcuno gli chiederà il conto, anche se a pagare saranno gli abruzzesi in termini economici e i teatini in termini di servizi e prestazione sanitarie. Per cui continua nella produzione di atti inutili, ma che gli danno la possibilità di guadagnare tempo prima di fuggire a Roma".​

​“Siamo drammaticamente preoccupati​ – concludono Febbo e Sospiri – ​di questa situazione e dalle macerie​ amministrative, economiche, sociali e​ ​assistenziali ​in cui ​versa ​ la sanità in Abruzzo e​, soprattutto, de​i ​bilanci delle aziende sanitarie​ che avevamo risanato.​ Il prossimo governo regionale avrà un gran bel da fare e non sara' facile​”.

L'Aquila. "La convocazione odierna impegna il Consiglio in una discussione che non coinvolge solo l’Istituzione regionale. La mozione di sfiducia, infatti, investe non solo la sorte del suo Presidente, bensì l’impegno che abbiamo nei confronti dei nostri concittadini regionali.
Il 4 marzo è una data che ha segnato una innegabile sconfitta del nostro schieramento, impone una riflessione politica che abbracci il presente ed il futuro di quest’amministrazione regionale e richiede una chiara assunzione di responsabilità politica.
Dalle urne emerge un giudizio impossibile da ignorare e pensare che nulla sia accaduto.
Disattendere il chiaro segnale politico che ci sollecita un deciso cambio di rotta , sarebbe il definitivo suicidio.Per questo ho condiviso il tentativo che nel metodo e nel merito di governo è stato avviato sotto il coordinamento del Vicepresidente Lolli - che ringrazio per la lucidità politica con cui ha operato in questi mesi per recuperare lo slancio programmatico necessario per dare senso e significato ad un’azione regionale, e ad un modello di governo che ne è uscito ammaccato in termini di solidità, credibilità ed efficacia politica.
La consapevolezza di questo pesante giudizio, che pone altresì il ripensamento del centrosinistra nei suoi fondamentali ci ha portato a promuovere un’immediata reazione politico-programmatica che, nella collegialità e discussione, potrebbe/dovrebbe ritrovare “forza e fiato”.
Oggi stiamo discutendo anche come dare fiducia al progetto di governo Regionale: i tavoli di lavoro che ci hanno visto impegnati rappresentano degli indirizzi di governo immediatamente spendibili ed attivabili per l’Abruzzo e gli abruzzesi in materia di sociale , Lavoro , Sanità , Trasporti, ricostruzione delle realtà terremotate .
Parafrasando Michelangelo, “l’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote”; e se il tirare a campare non è davvero un modus operandi la coerenza, e la credibilità, impone il conferimento di un mandato pieno al Vicepresidente Lolli affinché governi i processi che rendano fattuali questi impegni per dare risposte alle esigenze e ai bisogni della nostra Regione.
Non si sta andando in questa direzione,abbiamo emarginato una parte della maggioranza che con noi ha dato vita a questa esperienza di governo e la gestione del quotidiano contraddice la volontà di un cambio di passo politico ,programmatico e di metodo.
Per questo il rilancio dell’ iniziativa di fine legislatura è la precondizione per impostare e sviluppare il progetto del nuovo centro-sinistra con un rapporto costruttivo e positivo con le esperienze politiche e civiche in grado di informare una nuova stagione politica abruzzese.
L’ azione dell’opposizione non può trovare sostegno da parte mia in quanto risponde a meri interessi elettoralistici di parte, ma mia fiducia è per me garante dell’impegno e nell’esecutivo regionale e nel movimento a cui appartengo per rinnovare il mandato regionale in termini di responsabilità e coerenza nell’ambito di un patto di legislatura orizzonte di un percorso in grado di portare a compimento il lavoro svolto sino ad oggi e dare corso a quanto ancora questa giunta può dare alla nostra regione, aspetto segnali chiari in questa senso". Lo afferma in una nota l'assessore regionale Marinella Sclocco.

Pescara. “Le strutture tecniche dell’amministrazione comunale Alessandrini rispediscono in Regione lo scottante fascicolo di PescaraPorto con annesso l’onere di dover annullare il titolo edilizio, come stabilito dal Tar, ma sembra che la Regione Abruzzo non abbia molto gradito il gentile omaggio arrivato senza alcun preavviso. La vicenda PescaraPorto potrebbe determinare la fine di un idillio tra le due amministrazioni politicamente gemelle che si ritrovano a dover gestire una vicenda che tutti rifuggono, o almeno questo dicono i rumors del palazzo che intendiamo chiarire attraverso un’interrogazione urgente nella quale chiediamo formalmente al sindaco Alessandrini di snocciolare tutti gli atti posti in essere sulla vicenda dopo il pronunciamento del Tar e la propria azione nei confronti della Regione affinchè venga ottemperato il dispositivo del Tribunale amministrativo regionale”. Lo ha annunciato il Capogruppo di Forza Italia Marcello Antonelli ufficializzando la presentazione dell’interrogazione per la prossima seduta del Consiglio comunale.
“Di fatto il pronunciamento del Tar è divenuto uno scacco matto per la giunta Alessandrini e per la Regione Abruzzo – ha ricordato il Capogruppo Antonelli – visto che lo stesso Tribunale ha reintestato alla Regione la competenza a decidere per l’intervento edilizio della società sulle aree del lungomare Cristoforo Colombo prospicienti l’arenile, ordinando l’annullamento della licenza edilizia rilasciata dal Comune, la demolizione di quanto costruito dalla società sino a oggi e, infine, la restituzione di aree assolutamente strategiche in favore del Comune che dovrà poi decidere il loro assetto. Le strutture tecniche del Comune di Pescara, ovviamente, non se lo sono fatto ripetere due volte e, ricevuta la decisione del Tar, hanno impacchettato tutto il faldone e l’hanno subito spedito in Regione ‘per quanto di competenza’, sollecitando anche il rispetto del pronunciamento del Tar. Un invio veloce e avvenuto nel silenzio degli uffici, senza che nessuno abbia preventivamente interpellato la Regione stessa per ‘avvisarla’ del pacco speciale, e la Regione si è ritrovata con il cerino in mano e con l’obbligo, oggi, di assumere una decisione storica, oltre che strategica per l’intero territorio. Ed è a questo punto, però, che si confondono voci, notizie e ‘dicerie’ su quanto accaduto in seguito al ricevimento del gentile omaggio, voci su cui intendiamo fare chiarezza andando direttamente alla fonte, ossia al sindaco Alessandrini che ha un obbligo di trasparenza evidente nei confronti della città. Attraverso un’interrogazione formale e ufficiale chiederemo al sindaco – ha spiegato il Capogruppo Antonelli – quale sia stata la reazione degli uffici regionali a fronte del faldone ricevuto, ossia se ci sia stato un qualunque contatto telefonico tra autorevoli rappresentanti della Regione e i dirigenti comunali, o se addirittura qualche esponente regionale si sia preso il disturbo di chiedere chiarimenti recandosi personalmente nei nostri uffici di piazza Italia. Al sindaco Alessandrini chiediamo di sapere se gli sia giunta voce circa la forte doglianza o critica che sarebbe stata espressa dalla Regione per non essere stata preventivamente allertata circa l’invio del fascicolo su ‘PescaraPorto’ o per non aver condiviso il livello di procedura, ma di aver messo la Regione dinanzi al fatto compiuto, lasciata sola ad assumere la decisione definitiva. Un atteggiamento, se confermato, che attesterebbe, una volta di più, il palese ‘disinteresse’, in realtà l’eccessivo interesse, della Regione nei confronti di una vicenda che, a oggi, paradossalmente, vede la prevalenza dell’interesse pubblico e, nella fattispecie, dell’Ente Comune che, sulla base di quanto stabilito dal Tar, acquisirà le aree del lungomare sud, adiacenti l’ex Cofa, e deciderà, nell’interesse della città, quale possa essere il loro miglior utilizzo. Nella stessa interrogazione, chiederemo al sindaco Alessandrini di riferire con la massima urgenza circa le ulteriori attività poste in essere nei confronti della Regione, ovvero ci aspettiamo che, dopo aver inviato il faldone, abbia attivato la macchina del pressing per sollecitare una decisione, visto che ormai i tempi amministrativi stringono ed entrambe le amministrazioni sono agli sgoccioli e siamo certi che nessuna delle due amministrazioni intenda lasciare la questione in sospeso”.

Pescara. "A gennaio 2017 il consigliere regionale PD delegato alla cultura Luciano Monticelli così si esprimeva sul Sistema Bibliotecario Regionale unitario: 'Questo consentirà notevoli economie di gestione, una maggiore specializzazione del patrimonio librario e la generalizzazione di servizi informatici quali l’hot-spot wifi, consentendo allo stesso tempo di finanziare un aumento dell’orario di apertura' ”.

Così in una nota Paolo Mantini, coordinatore Giovani Comuniste/i Pescara, e Corrado Di Sante, segretario PRC-SE Federazione provinciale di Pescara, che aggiunono: "A distanza di più di un anno è accaduto l’esatto contrario, ad esempio gli orari dell’ex biblioteca provinciale di Pescara “G.D’Annunzio” sono ulteriormente ridotti. La Regione Abruzzo ha tagliato altre 12 ore di apertura settimanale. Sono confermate le chiusure di sabato e domenica, un vero assurdo per una città universitaria come Pescara. Dal lunedì al giovedì la chiusura dalle 19,30 è stata anticipata alle 18. E il venerdì la chiusura della biblioteca è addirittura alle 13,30. Una vergogna! Che fine hanno fatto le economie del sistema bibliotecario regionale annunciate dal consigliere regionale Luciano Monticelli? A Pescara, città universitaria, è sempre più arduo per studenti e lettori trovare un’aula, una sala o una biblioteca aperta per leggere o studiare durante la settimana, quasi impensabile nel fine settimana. Si riducono, invece di aumentare, tempi e spazi per la cultura e l’istruzione. Da anni il diritto allo studio viene leso dalle politiche irresponsabili dei vari governi di larghe intese e dalle solite “riforme” truffa, come il cosiddetto “taglio delle province”. Quello che rimane della giunta D’Alfonso, tuttora seduto su due poltrone quella di presidente e quella di neo-senatore, ha azzerato il diritto allo studio e ha interesse solo per le grandi opere inutili. I soldi ci sono! Chiediamo a gran voce che vengano stanziate sia risorse che personale per aprire le sale e le biblioteche sia durante la settimana che nei week-end come avviene nella maggior parte delle città universitarie".

L’Aquila. “La seduta odierna del Consiglio regionale certificherà ancora una volta che questa legislatura di fatto è finita. D’Alfonso non ha più i numeri e neppure una maggioranza politica per governare e amministrare in maniera legittima la Regione Abruzzo”. Questo affermano i consiglieri regionali di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, Mauro Febbo, Paolo Gatti e Emilio Iampieri durante la conferenza stampa svoltasi questa mattina a L’Aquila prima dell’apertura dei lavori consiliari che aggiungono quanto segue: “Ormai è palese a tutti come il Presidente D’Alfonso continui illegittimamente a rinviare le sue dimissioni pur essendo in uno stato di incompatibilità conclamata in quanto senatore proclamato. Questo è confermato dall’art. 122 della Costituzione italiana, dalla Legge Regionale numero 51, dal regolamento del Consiglio Regionale e dal comportamento del Partito Democratico nel resto d’Italia dove svolge, come in Abruzzo, azione di governo. Infatti in Emilia-Romagna, Galeazzo Bignami (FI) dopo essere stato ‘calorosamente’ invitato attraverso una missiva da parte della presidenza della Regione Emilia-Romagna (PD) a rimuovere con urgenza la sua incompatibilità in ossequio all'articolo 122 della Costituzione, che sancisce l'incompatibilità tra un seggio nelle Regioni e uno in Camera o Senato, si è dimesso da Consigliere regionale, optando per la Camera dove è stato eletto lo scorso 4 marzo. Come vedete abbiamo due pesi due misure”.

“E’ del tutto evidente – spiega Sospiri – che D’Alfonso continui, nella sua piena illegittimità, ad indire concorsi, effettuare nomine, scegliere Direttori e assunzioni, sottoscrizioni di convenzioni, a pregiudicare il futuro di nuovi assetti, a fare scelte in sanità molto discutibili nonostante la sua incompatibilità, come decretato anche dal Partito Democratico dell’Emilia-Romagna. Quindi chiediamo di rimuovere la sua incompatibilità affinché la Regione ritrovi la sua piena azione amministrativa, legittimità politica e operatività per ultimare in maniera serena e oggettiva questa legislatura. Il senso di responsabilità avrebbe dovuto consigliare al Presidente D’Alfonso di lasciare in maniera ordinata al vice, Giovanni Lolli, la chiusura della legislatura. Invece oggi ci troviamo in una situazione di grandissima difficoltà dove tutto è bloccato”.

“La poca serenità del Presidente D’Alfonso – continua Febbo – è del tutto evidente anche nelle ultime sue esternazioni non degne di un ruolo istituzionale dette davanti a dei bambini in occasione dell’inaugurazione della pista ciclopedonale di Ortona. Non è la prima volta che D’Alfonso denigra e offende il mondo agricolo. Un settore già molto penalizzato dal fatto che i fondi del PSR non vengono spesi tanto da essere al terzultimo posto tra le regioni italiane per capacità di spesa e, ahimè, prossimi alla restituzione di milioni di euro alla Comunità Europea. Stesso film si ripete nel FESR e FSE dove abbiamo percentuali ridicole sulla rendicontazione. Un danno enorme per la nostra economia regionale dove si continua a sottoscrivere convenzioni senza aprire un solo cantiere. Per non parlare del settore cultura: anche qui tutto fermo. Il Teatro Marruccino, nonostante i capitoli presenti in bilancio e le garanzie ricevute anche attraverso una precisa missiva, rischia di chiudere definitivamente se non si interviene tempestivamente con le somme ordinarie. Insomma abbiamo una Regione in uno stato comatoso”.

“D’Alfonso – sottolinea Iampieri - ha scritto un programma di 135 pagine che ha totalmente disatteso. Non ha portato a termine un solo impegno assunto con gli abruzzesi. Pertanto è urgente dare a questa Regione un governo forte, credibile e fattivo”.

“Finalmente l’attualità politica – conclude Gatti – e se venissero confermate le notizie di elezioni anticipare, potranno risolvere finalmente a D’Alfonso il suo conflitto interiore. Invito il presidente a dimettersi da senatore così da risolvere questo suo enigma esistenziale per tornare a dedicarsi completamente alla Regione. In questo modo D’Alfonso avrà un altro anno di tempo per decidere le sue sorti politiche. In sei mesi questo Consiglio regionale, con la seduta di oggi, si è riunito solo due volte. Credo che solo questo indichi plasticamente il grave stato di stallo e confusione in cui vive la Regione Abruzzo”.

Pescara. I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Sara Marcozzi, Riccardo Mercante, Domenico Pettinari, Pietro Smargiassi e Gianluca Ranieri hanno presentato il ricorso inoltrato presso il Tribunale de L’Aquila.
L’incompatiblità del presidente-senatore che la giunta per le elezioni non ha riconosciuto è sancita dall’articolo 122 della Costituzione e dal Regolamento del Consiglio Regionale. Per i consiglieri regionali del M5S “sarebbe dovuta essere una mera presa d’atto e invece il centrosinistra ha preferito prendere tempo allontanando il più possibile il confronto elettorale che evidentemente li vedrebbe perdenti”. Ora sarà il Tribunale a decidere, peraltro in tempi strettissimi, molto probabilmente meno di 60 giorni.
“Il presidente D’Alfonso è incompatibile dal 16 marzo – ha sottolineato la consigliera regionale del M5S, Sara Marcozzi – giorno in cui la Corte d’appello lo ha proclamato senatore. Si ostina contro quella che è la nostra carta costituzionale a volere restare in tutte e due le posizioni, le raccole firme non servono a nulla, abbiamo deciso da cittadini di depositare un ricorso affinchè sia il Tribunale de L’Aquila a scegliere una delle due posizioni. La giunta per le elezioni purtroppo ha votato a maggioranza e la maggioranza è quella del presidente D’Alfonso, questa maggioranza ha deciso di non tutelare l’istituzione in Consiglio Regionale, ma di tutelare la posizione del presidente-senatore Luciano D’Alfonso, per cui hanno preferito la carriera politica di una persona all’interesse dei cittadini abruzzesi. I tempi del nostro ricorso saranno molto brevi, il Tribunale de L’Aquila si pronuncerà entro 30-60 giorni perché hanno un ricorso in materia elettorale, per cui i tempi sono assolutamente celeri. L’effett o ce lo spiega una sentenza della Corte Costituzionale, cioè dal momento della notifica del ricorso, il presidente-senatore non potrà più optare per restare consigliere regionale ovvero presidente di Regione ma decadrà”.
“La norma impone di comunicare la cause di sopravvenuta incompatibilità entro 60 giorni dal momento in cui si sono verificate – ha commentato l’avvocato Isidoro Malandra - per cui il governatore D’Alfonso entro 60 giorni dalla nomina a senatore avrebbe dovuto fare la comunicazione e l’avrebbe dovuta fare anche al Consiglio Regionale, questa è una norma che esiste anche peril Consiglio Regionale. Un’altra questione è che c’è una norma della Legge 154 dell’81 che dice che la cessazione delle funzioni deve aver luogo entro 10 giorni dal momento in cui è venuta a concretizzarsi l’incompatibilità. Non c’è sanzione, però teoricamente la cessazione delle funzioni sarebbe già dovuta avvenire. Nel momento in cui noi presentiamo questo ricorso lo facciamo come cittadini elettori del Consiglio Regionale e si chiede con un procedimento parallelo che non interferisce con il procedimento di convalida di accertare l’incompatibilità. La notifica del ricorso e della fissazione dell’udienza permetterebbero il cristallizzarsi della situazione, quindi nel momento del ricevimento del ricorso D’Alfonso non potrebbe più optare per il Consiglio Regionale. Abbiamo la dichiarazione di decadenza ma in Regione ed in Senato c’è una procedura diversa nel senso che la rilevata incomatibilità viene data al soggetto che è stato eletto per addurre le proprie motivazioni e gli viene dato un ulteriore termine per optare. Nel momento in cui noi presentiamo questo ricorso si presenta un meccanismo per cui o si opta in termini brevissimi per il Consiglio Regionale o non potrà più farlo. Non è comprensibile come la giunta per le elezioni abbia potuto dichiarare che non c’è incompatibilità quando è lo stesso D’Alfonso che dichiara in Senato che c’è incompatibilità. D’Alfonso anche nella memoria che ha presentato non ha mai detto che non c’è incompatibilità, ha detto che si doveva consentire il procedimento del Senato, quindi come ha fatto la giunta per le elezioni regionali a dire che non c’è incompatibilità?”.

Pescara. “E’ nei fondi europei che l’incapacità di Governare della Giunta di centro sinistra si palesa nettamente. Il Movimento 5 Stelle è intervenuto a più riprese sull’importante partita dei programmi operativi dei fondi europei. Abbiamo già denunciato da anni l’immobilismo della nostra regione sulla capacità di reperire i fondi della Comunità. Come abbiamo già denunciato i gravi ritardi nella pubblicazione dei bandi e di come questo comporti la mancanza di risorse economiche per imprese e beneficiari, che attendono da troppo tempo di poter usufruire delle risorse messe a disposizione dall'Europa. In Abruzzo i fondi europei non vengono utilizzati, non vengono richiesti e non vengono investiti correttamente. Ciò da anni, sia durante l’amministrazione Chiodi di centro destra che da parte di quella di centro sinistra a guida D’Alfonso. Ed ora, come se non bastasse, arriva la proposta di budget europeo presentata dalla Commissione che sancisce i tagli alla politica di coesione del 7% . Riteniamo che questo sia inaccettabile. Si tratta di andare a colpire le Regioni che, come l’Abruzzo, hanno già gravi problemi di risorse economiche in ambito di sviluppo e crescita. Secondo le prime stime, effettuate dai parlamentari europei del M5S, si tratta di circa 5 miliardi di euro in meno di risorse investite. Per questo ci uniamo alla richiesta di Laura Agea, capodelegazione 5 Stelle, nella richiesta di inserire il livello di disoccupazione giovanile come indicatore principale, oltre al PIL, per quantificare l’assegnazione dei fondi europei”, così i consiglieri regionali Sara Marcozzi, Domenico Pettinari, Riccardo Mercante, Pietro Smargiassi e Gianluca Ranieri, commentano il prossimo Quadro finanziario pluriennale 2020-2027 presentato da Juncker al Parlamento europeo.

 

A loro si uniscono Laura Agea e Marco Valli, europarlamentari M5S, che commentano “Durante la discussione al Parlamento europeo – spiegano - presenteremo emendamenti per rimediare agli errori della Commissione. Comprendiamo le sfide al budget europeo rappresentate dall’uscita della Gran Bretagna, ma non possono essere i cittadini a pagarne le conseguenze. Ci sono spazi per ridurre i troppi sprechi europei e per rimodulare le spese. Diciamo no ai tagli lineari e, per quanto riguarda la PAC, chiederemo di privilegiare nell’assegnazione dei fondi i piccoli agricoltori ed eliminare le inefficienze. Vogliamo capire meglio, infine, come verranno utilizzati i 25 miliardi stanziati a sostegno delle riforme strutturali. Se per riforme strutturali Juncker intende il Jobs Act e la riforma Fornero faremo le barricate. Il Movimento 5 Stelle mette al centro della sua azione politica l’Italia e i cittadini italiani”, concludono.

 

Calcolo Totali Regioni indicate con perdita del 7%:

Abruzzo: 28 milioni

Puglia: 500 milioni

Campania: 370 milioni

Sicilia: 340 milioni

Calabria: 160 milioni

Lombardia: 133 milioni

Piemonte: 128 milioni

Lazio: 125 milioni

Emilia Romagna 105 milioni

Sardegna: 95 milioni

Veneto: 91 milioni

Basilicata: 77 milioni

Marche: 61 milioni

Umbria: 60 milioni

Liguria: 52 milioni

Friuli Venezia Giulia: 35 milioni

Prov. regionale Bolzano: 19 milioni

Molise: 10 milioni

Valle D’Aosta: 8 milioni

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