L'autrice del romanzo "Per Francesco, che illumina la notte" Elsa Flacco ci racconta la sua opera e non solo

22 Mag 2018 Francesco Rapino
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Chieti. "Per Francesco, che illumina la notte" è il nuovo romando di Elsa Flacco che è stato pubblicato da Oakmond Publishing.

Il romanzo si ispira al ritrovamento, nel 2014, della cosiddetta Vita intermedia di Tommaso da Celano, che riempie il vuoto tra le sue due biografie di Francesco fino ad allora conosciute. A Tommaso da Celano la tradizione attribuisce anche la celebre sequenza della liturgia dei morti Dies irae, i cui lugubri accenti hanno ispirato molti compositori.

Elsa Flacco è autrice di saggi sulla letteratura e la storia d’Abruzzo, di un testo teatrale sui briganti della Maiella e della biografia di un compositore dimenticato dell’Ottocento, ancora in preparazione. Insegna da oltre vent’anni lettere nei licei, organizza e promuove eventi culturali e artistici sul territorio perché crede nella divulgazione della bellezza. La stessa autrice ci ha gentilmente concesso un'intervista.

 

- “Francesco, che illumina la notte” è il suo nuovo romanzo, com’è nato e come si compone?
"In realtà è il mio primo romanzo. Ho sempre scritto saggi, soprattutto sulla storia e la letteratura d’Abruzzo, senza cimentarmi in lavori “creativi” fino a un paio d’anni fa, quando ho scritto un testo teatrale ispirato a una storia dei briganti della Maiella. Da allora ho capito che avrei potuto tentare l’esperienza del romanzo, sempre a sfondo storico e sempre su un argomento collegato in qualche modo all’Abruzzo. La figura di Tommaso, abruzzese e primo biografo di Francesco d’Assisi, mi ha sempre intrigato e ho pensato che potesse rappresentare un ottimo soggetto per un romanzo storico. La vicenda si svolge nell’arco di un trentennio, gli avvenimenti sono filtrati dalla prospettiva di Tommaso e percorrono gran parte della sua vita".

- Com’è nata l’esigenza di questa opera?
"Il desiderio di scrivere un romanzo nasce innanzitutto dalla mia esperienza di lettrice. Ho sempre letto tantissimo, soprattutto saggistica storica, classici e narrativa di argomento storico, poliziesco e noir. Non amo il genere fantastico: preferisco le storie che affondano le radici nella realtà, del passato o del presente, e ricostruiscono una vicenda nei suoi risvolti profondi, evitando le semplificazioni e gli schematismi. Anche l’invenzione, nei romanzi che prediligo, non deve perdere di vista la verosimiglianza e la plausibilità. Ho scritto il romanzo che avrei voluto leggere, cercando di realizzare un lavoro che riuscisse a rievocare una vicenda storica in tutto il suo spessore, dando ai personaggi un carattere, emozioni e sentimenti, immaginando le parole che avrebbero potuto davvero pronunciare, le loro reazioni alle situazioni in cui si trovavano coinvolti. Ho voluto provare a mettermi dall’altra parte, scrivendo qualcosa che gli altri potessero leggere con gusto e coinvolgimento".

- L’attuale Papa è un francescano e porta il nome del santo di cui parla questo romanzo. Come giudica il suo operato e fino a questo momento e secondo lei cosa ha portato di nuovo nella Chiesa e nella società?
"Dato l’argomento del romanzo, mi sono trovata spesso a dover rispondere a domande e curiosità sul mio atteggiamento nei confronti della religione. Vorrei precisare che ho scritto la storia di Tommaso, Francesco, Jacopa ed Elia da un punto di vista laico e terreno. Personalmente non sono credente, ma subisco il fascino di quel periodo storico e mi immedesimo negli uomini e nelle donne che vivevano in un’epoca in cui la fede religiosa permeava ogni manifestazione dell’esistenza. L’esperienza francescana ha rappresentato una svolta epocale e ancora oggi ha molto da insegnare, a credenti e non credenti. I miei personaggi sono uomini, non santi: anche la figura di Francesco ho tentato di ricostruirla nei suoi tratti più umani. Di un uomo straordinario quale egli è stato, un rivoluzionario a suo modo, ma che ha scelto di rimanere nella Chiesa. Non mi sento in grado di valutare e giudicare l’azione di papa Francesco, proprio perché non ne ho la competenza e i titoli; posso solo dire che a livello umano mi ispira simpatia e che apprezzo moltissimo le sue parole a favore degli ultimi, dei migranti, delle vittime di conflitti, dei perseguitati. Le parole sono importanti, e mettere al centro certe questioni credo che debba essere una priorità per la Chiesa. La scelta del nome è significativa, e in un passaggio del romanzo ho posto in bocca a un personaggio un’allusione tra lo scherzoso e lo sconsolato al possibile avvento di un papa di nome Francesco".

- Lei insegna Lettere nei Licei, a questo proposito, oltre a trasmettere la cultura in senso stretto, quali valori cerca di dare ai suoi alunni?
"Non è semplice rispondere a questa domanda. Insegno da venticinque anni e ritengo il mio mestiere il più bello, delicato e difficile. Capita spesso di sentirsi inadeguati, davanti al compito immane di indirizzare giovani menti, con la consapevolezza di poter influire sulla loro formazione. Sono del parere che oltre alla trasmissione del sapere e delle conoscenze, che è fondamentale, occorra educare alla complessità. Oggi c’è una spaventosa tendenza a schematizzare, a semplificare, soprattutto a causa delle nuove forme di comunicazione che appiattiscono tutto e mostrano la realtà in bianco e nero cancellando le sfumature. È pericoloso non saper ragionare, discriminare, distinguere, non avere un approccio critico verso quello che ci viene propinato. Ogni giorno, che spieghi un autore della letteratura o un episodio della storia antica, che si commenti un avvenimento di attualità o di cronaca, sempre cerco di insistere su questo aspetto: saper considerare ogni risvolto, senza limitarsi alla superficie, per pigrizia e comodità. Saper discernere e comprendere la complessità del reale, passato e presente, è la chiave per la libertà, sono convinta di questo. Anche nel mio romanzo credo che si senta la preoccupazione di non semplificare, di mostrare che dietro l’apparenza si nascondono motivazioni profonde che vanno analizzate e comprese. Avvicinarsi a un’altra epoca o a un’altra cultura richiede apertura e capacità di relativizzare i propri valori per avvicinarsi all’altro".

- Inoltre organizza e promuove eventi culturali e artistici sul territorio perché crede nella divulgazione della bellezza: quanto è importante far conoscere la cultura a più persone possibili?
"Ah, secondo me è fondamentale. Come insegnante e volontaria di associazioni culturali e artistiche sono impegnata da sempre, insieme con altri, in attività di divulgazione e promozione culturale sul territorio. Spesso ci tocca combattere con l’insensibilità delle istituzioni, la scarsa partecipazione dei cittadini, la cronica mancanza di fondi per iniziative che meriterebbero di essere sostenute. Spesso si va incontro a frustrazioni e delusioni, ma l’ottimismo della volontà spinge ad andare avanti, anche perché le soddisfazioni prima o poi arrivano, e ripagano di tutta la fatica e l’impegno. Si incontrano persone speciali e si riesce qualche volta a realizzare qualcosa che resta, per la collettività. E poi, se si toglie al mondo la bellezza, che sia di un’opera d’arte, di una musica, di un reperto del passato, di una storia raccontata nelle pagine di un libro: se ci priviamo di tutto questo, che cosa ci resta?".

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