Chieti. “L'assessore Mazzoca tira fuori dal cilindro un documento pieno di contraddizioni e violazioni di norme. Il Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) contenente il Rapporto Ambientale e la Valutazione di Incidenza Ambientale, appena approvata da questa giunta regionale in prorogazio, arriva con un notevole ritardo e mostra non poche criticità, molte lacune e palesi contraddizioni”. Ad affermarlo è il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che solleva diversi dubbi: “Leggendo il documento si apprende come gli elaborati tecnici del nuovo Piano Cave si riferiscono al 2015. Perché vengono approvate soltanto ora che il Consiglio Regionale è delegittimato e può fare solo ordinario? Non c’era volontà politica prima? Non voleva D’Alfonso? Essendo basato su elaborati vecchi, ne deriva un piano non corrispondente alla realtà visto e non vengono riportati gli aggiornamenti avvenuti nel frattempo e a tutte le concessioni che nel frattempo sono state autorizzate? Vistose incongruità sono riscontrabili nel disciplinare composto da altri allegati rispetto a quelli richiamati nella stessa delibera (n.683 del 6 settembre) di approvazione. Inoltre il disciplinare, che è il cuore, non è firmato da nessun tecnico e non si evince da chi è stato redatto. Perchè? Più che un piano è una ricognizione dei vincoli, ma il piano è vuoto. Inoltre - rileva ancora Febbo - ritengo grave come si sia inserito una norma (art. 14 e 17) che permetta di scavare e arrivare sotto falda acquifera, non più autorizzato almeno da 1990 ad oggi. Noi non avremmo mai permesso una cosa del genere. In questo modo adesso è possibile arrivare fino in mare e fare danni irreparabili. Poi vengono autorizzati ampliamenti delle cave esistenti anche con piani di pericolo, anche nei SIC, Parchi e ZTS. Prima si poteva ampliare ma con motivazione ambientale mentre oggi senza requisito della motivazione ambientale. Norma illegittima perché sono argomenti di valenza nazionale e saranno impugnati. Altro norma incomprensibile: viene permesso di riaprire le cave abbandonate. Negli anni 70 si autorizzavano le cave di prestito da cui attingere per realizzare grandi opere. Poi sono state abbandonate e rinaturalizzate. In contrasto con le norme oggi vengono riaperte senza una ricognizione censimento, senza sapere quante siano e dove siano. Spesso erano situate lungo i fiumi o in zone oggi riserve o addirittura Parchi.

Questo è assurdo: ci sono le cave autorizzate in un’altra "epoca geologica”, anni sessanta, settanta, quando le concessioni per attività estrattive venivano rilasciate indicando solo le particelle catastali senza progetto dimensioni ecc…. ; inoltre c'erano le cave di prestito per la realizzazione della grandi arterie come la A14 oppure quelle rilasciate dentro gli alvei fluviali. Adesso tutte queste cave abbandonate con questo piano non vengono censite e quindi non si ha contezza della dimensione del problema. Pertanto è del tutto evidente che siamo di fronte all'ennesimo atto illegittimo, partorito più dalla fretta che dal buon senso che contrasta in maniera evidente con le norme del Ministero e della Commissione EU e verrà sicuramente impugnato. Inoltre il piano arriva con un notevole ritardo accumulato ed oggi questa amministrazione non è più nelle condizioni di approvarlo visto che il consiglio si è sciolto e può operare solo sulle urgenze e sull’ordinario. Dopo la legge vuota sul consumo del suolo - conclude Febbo - l'assessore Mazzacca partorisce un altra completamente contra legem non corrispondente alla realtà e, sopratutto, in contrasto con le norme vigenti. Mi fa meraviglia come tutto questo venga sostenuto e sbandierato dal PD e dal LEU ai quattro venti con portabandiera il paladino abruzzese (Arch. Mazzocca) contro il consumo di suolo è il massimo della incoerenza e la prova provata come la sinistra in italia ed in Abruzzo sia ormai BIPOLARE. Sarebbe curioso a riguardo conoscere il parere delle associazioni ambientaliste".

Chieti. “Nonostante ormai questa amministrazione regionale sia già con un piede fuori dall’Emiciclo e un piede nell’oblio continua, imperterrita, a raccontare favolette agli abruzzesi, illudendo la classe imprenditoriale con fantomatici progetti che finora, almeno da quello che traspare, non trovano alcuna concretezza”. Questo il commento del consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che spiega quanto segue: “Ormai è del tutto evidente come regnino confusione e inadeguatezza politico-amministrativo e non si riesca a mettere una pezza a colori sull’enorme danno prodotto all’economia abruzzese”.

Attraverso l’ennesimo attacco di “annuncite”, il “centrofantasinistra” ha dichiarato che avrebbe avuto da parte del Ministero la possibilità di realizzare la Zes (Zona Economica Speciale) in autonomia, anche attraverso un Hub portuale proprio, da creare con fantomatici progetti di riqualificazione senza indicare però in quale porto attuarli. È del tutto evidente che siamo di fronte ad un goffo tentativo di rispondere all’attacco preciso e puntuale di qualche giorno fa con il quale, il sottoscritto unitamente al coordinatore regionale di Forza Italia Nazario Pagano ed al sindaco di San Salvo Tiziana Magnacca, avevamo ridicolizzato la giunta D’Alfonso che aveva approvato una delibera per realizzare la Zona Economica Speciale con la Regione Molise. Cinque giorni prima però il Molise era già convolato a nozze con la Puglia. Ricordiamo a tutti che la Zes può essere costituita autonomamente da una Regione solo se dispone di un Hub portuale nel quale transiti almeno un millesimo del traffico merci europeo e cioè 2.750.000 tonnellate (i porti abruzzesi nella loro totalità si fermano a 600.000). Ragion per cui, come prevedono le norme nazionali, si era dovuto ricorrere a un progetto “interregionale”; tuttavia, dopo la figuraccia fatta, e nonostante l’invito del sottoscritto a formulare un progetto di tavolo congiunto, si cerca di riaprire la trattativa con il Molise evitando l’adesione alla ZES Adriatico-Ionica. Lolli e company non desistono, e rischiano di fare danni inestimabili all’Abruzzo. Inoltre - sottolinea Febbo – per preparare un Porto con fondali adeguati alle portata di container occorrono centinaia di milioni di euro e l’unico scalo adatto è quello di Vasto. La Regione ha preferito dirottare i fondi del Masterplan solo sui porti di Ortona e Pescara, non avendo interloquito con l’Autorità portuale di Ancona che invece ha investito ingentissime risorse solo sulla propria sede. Dopo gli interventi "riparatori" di Paolucci con i quali assicurava l'istituzione della Zes con la regione Puglia, poi quello di D'Alessandro che invece indicava le Marche, oggi arriva l'annuncio roboante del via libera del Ministero alla Zes unica regionale, con intervento e collaborazioni fantomatiche dell’Arap, che non risulta aver ricevuto alcun atto ufficiale di affidamento e che peraltro non è mai stata incaricata ufficialmente per il “rifacimento del porto di Vasto a spese degli imprenditori”, nate forse nelle perverse menti di chi le ha solo potute pensare. Ma noi, che siamo uomini del fare e non dell’annunciare, non ci arrendiamo e faremo di tutto, nelle sedi opportune, anche attraverso interventi diretti con l’attuale Governo, per venire a capo di una situazione che rischia di affossare per sempre le prerogative di crescita imprenditoriale dell’Abruzzo per i prossimi anni. Una situazione causata dall'operato di questa Giunta, perpetrato con inettitudine, che ha affossato l’unico strumento utile per dare sollievo e spinta di crescita alle imprese: una Zes la cui realizzazione è stata fino ad oggi gestita con superficialità e disinteresse istituzionale creando il pasticcio e la disorganizzazione a cui assistiamo increduli".

Pescara. “Tonelli deve rimuovere immediatamente la sua palese incompatibilità e lasciare senza indugio la presidenza di TUA. Il suo tentativo di arrampicarsi sugli specchi è ridicolo e incomprensibile poiché viene smentito oltre che dall’avvocatura Regionale anche dall’Anac interna all’azienda ossia dal Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza”. Questo quanto dichiara il Consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che spiega, documenti alla mano (in allegato), quanto segue: “Abbiamo due pareri inconfutabili che dichiarano l’incompatibilità di Tonelli. Il primo è a firma dell’avvocato Stefania Valeri, Dirigente del servizio Avvocatura Regionale che l’11 settembre, in una nota inviata alla Procura della Repubblica del Tribunale di Chieti, alla Procura Regionale Corte dei Conti e a tutti i vertici regionali, ribadisce come Tonelli si trovi in una ‘sussistenza di incompatibilità tra l’incarico di Presidente della società TUA e quello di amministratore unico di una società controllata del Comune di Pescara (ente con popolazione superiore a 15.000 abitanti) cosi come disposto dall’art.13, comma2 del D.lgs n.39/2013’. L’altro documento è a firma del dott. Pierluigi Venditti, Responsabile dell’anticorruzione (Anac interna a TUA) che rileva come Tonelli si trovi sia in una situazione di incompatibilità sia in una ipotesi di violazione per ‘presunti abusi nel conferimento degli incarichi legali e delle consulenze esterne’. Solo qualche settimana fa avevo prontamente segnalato come la scelta dei consulenti legali di Tua SpA avvenisse in assenza di norme che regolano gli affidamenti degli incarichi, nonostante la Società abbia al proprio interno personale abilitato alla professione forense. Stessa situazione anche per tutte le tipologie di incarichi. Oggi i miei dubbi vengono tutti confermati dagli atti ufficiali. Infatti, il Responsabile dell’Anticorruzione comunica con nota del 13 settembre (in allegato) che, terminata la fase di accertamento e verifica degli atti, ha prontamente trasmesso tutta la relativa documentazione e quindi segnalato quanto rilevato all’ANAC, Corte dei Conti ed Autorità Garante della concorrenza e del mercato nonché al Direttore del Dipartimento Infrastrutture Trasporti e Mobilità della Regione Abruzzo. Forse Tonelli non si rende ancora conto dei danni che potrebbe causare con la sua incompatibilità, con gli atti approvati che potrebbero rilevarsi nulli, gli incarichi conferiti illegittimamente, esponendo TUA a ricorsi e contenziosi milionari. Infine, attendo sempre da Tonelli la pubblicazione della prima semestralità del bilancio 2018 dalla quale si potrà dedurre che avevo ragione io sulle perdite anche sul bilancio 2017, purtroppo”. “Tonelli – ribadisce Febbo - deve immediatamente bloccare tutta la procedura per la nomina dei tre Dirigenti, sulla cui utilità non c'è riscontro e che hanno un costo di ben 540 mila euro unitamente all’avviso per l’assunzione di 55 meccanici che appesantiscono ulteriormente un bilancio che mostra criticità. Se entro 48 ore non rassegnerà le proprie dimissioni consegnerò al Difensore Civico una busta chiusa con i tre nominativi dei futuri nuovi Dirigenti vincitori del bando. Pertanto – conclude Febbo – Tonelli deve rispondere a chi è titolato a verificare la sua posizione e non al sottoscritto che ne prende atto".

Pescara. “Tonelli insite nel rispondere al sottoscritto ma forse non gli è ancora chiaro che ha il dovere e l’obbligo di fornire plausibili e credibili spiegazioni alla Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza della Regione, l'avvocato Stefania Valeri e credo anche, a questo punto, all’Anac (Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza)  della stessa società di cui è Presidente”. Questa la replica del consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che sottolinea quanto segue: “Insistere e resistere nel mantenere la presidenza di Tua in una situazione di palese incompatibilità significa soltanto danneggiare la stessa azienda dei Trasporti, i lavoratori e gli abruzzesi. Peraltro Tonelli con la sua ostinata permanenza alla carica di Presidente di Tua potrebbe trovarsi e rispondere a sanzioni penali oltre a quelle amministrative già acclarate. Infine – conclude Febbo – quando Tonelli avrà la correttezza di pubblicare la prima semestralità del bilancio 2018 si dimostrerà che avevo ragione io sulle perdite anche sul bilancio 2017, purtroppo”.

Chieti. "Il rag. Mauro Febbo ha probabilmente fondato la sua campagna elettorale sulla mia persona. Ciò lo giudico positivamente, perché, contrariamente al mio comportamento abituale, mi stimola a rispondere per chiarire sia la mia posizione, ma anche le strumentalizzazioni che in questo periodo mi vedono oggetto di attenzione.

Ho accettato l’incarico di Presidente del Cda di TUA dal 20 febbraio 2017 dall’ex Presidente della Giunta Regionale Luciano D’Alfonso con l’obiettivo di realizzare la costituzione in house providing della società garantendo l’equilibrio del bilancio aziendale, indispensabile per il mantenimento in questa condizione della società.

L’incarico prevede la gratuità della prestazione, come, peraltro, avviene per Pescara Energia S.p.A, società in house provinding del Comune di Pescara.

Prendendo atto delle valutazioni fatte dall’Avvocatura Regionale circa la mia presunta incompatibilità a rivestire le due cariche, ho inviato, in data odierna, una comunicazione a tutte le autorità interessate sulla vicenda che mi riguarda sostenendo, ovviamente in forma succinta, che la incompatibilità non sussiste per l’ampia documentazione rilevabile dall’Anac che distingue la funzione di Presidente da quella di Presidente con deleghe gestionali dirette, in questo caso assimilabile all’Amministratore delegato o unico.

Ho fornito ampia documentazione, disponibile a qualunque verifica, dalla quale emerge chiaramente che la funzione da me svolta riguarda la firma di tutti gli atti deliberati dal Cda.

Ripeto che ciò è rilevabile dai verbali del Cda di cui copia ho già provveduto ad inoltrare al rag. Mauro Febbo, al quale rispondo che non credo di dovermi scusare per aver svolto nell’interesse dell’azienda pubblica, che riveste un rilevante ruolo nella vita degli abruzzesi, un impegnativo incarico portandola alla condizione di house providing, salvaguardando di conseguenza i posti di lavoro, come mi è stato riconosciuto anche a livello sindacale.

Ricordo al rag. Febbo, che in qualità di Presidente della Commissione di Vigilanza regionale, aveva previsto per il 2017 un bilancio di TUA con gravi perdite, che di fatto non si sono realizzate, poiché la chiusura è stata in utile per 200.000 euro ed alcune sue gravi affermazioni attestanti che avrei forzato il bilancio non solo suona ad offesa nei miei confronti ma anche della società di revisione e del Collegio sindacale! (di bilanci di aziende pubbliche ne ho gestite ben oltre 40 e non ho mai chiuso bilanci in perdita. Sta di fatto che il Ministero dei Trasporti, quando ero direttore della ex Gestione Governativa di Pescara, mi ha inviato in otto aziende italiane del settore dei trasporti per risanarne i bilanci e credo di avere un curriculum che il rag. Febbo non può permettersi di offendere con quelle affermazioni!).

D’altra parte, se guarda con un po’ di obiettività il bilancio di TUA del 2017, vedrà che l’indice ricavi/costi, universalmente riconosciuto per valutare l’andamento aziendale, è salito dal 24,7% del 2015 al 27,2% del 2017. L’Anav, che rappresenta le aziende private di trasporto ha asserito che l’indice del detto rapporto per le aziende private si attesta al 23%.

In conclusione, sono stato chiamato per raggiungere determinati obiettivi, che ritengo di aver raggiunto. Posso lasciare l’azienda, quindi, in qualunque momento con animo tranquillo, ma non può essere il rag. Febbo a chiedermelo, ma chi ne ha titolo". Lo afferma in una nota Tullio Tonelli, presidente TUA SPA.

Pescara. “Tullio Tonelli è incompatibile, non può ricoprire la carica di Presidente del Cda di TUA (Società Unica Abruzzese dei Trasporti) in quanto riveste anche il ruolo di Amministratore Unico di Pescara Energia Spa, società in house del Comune di Pescara. Adesso mi aspetto le sue immediate dimissioni e quelle dell’intero consiglio di amministrazione, prima di creare ulteriori danni erariali alla società stessa e alla Regione”. Questa la richiesta avanzata dal consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che spiega quanto segue: “L’incompatibilità di Tonelli è stata ravvisata anche dal Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza della Regione, Avv. Stefania Valeri (vedi allegato), in risposta alla mia denuncia del 9 agosto in cui si ravvisa per il Presidente Tonelli ‘la sussistenza di una incompatibilità tra l’incarico di Presidente della Società TUA e quello di Amministratore unico di una società controllata dal Comune di Pescara (ente con popolazione superiore a 15.000 abitanti) così come disposto dall’art.13, omma2 lett.c) del D.Lgs. numero 39/2013, circostanza che comporta, in primis, la nullità dell’atto di conferimento dell’incarico ..nonché le conseguenze sanzionatorie’.

È del tutto evidente – continua Febbo - che siamo di fronte all’ennesimo pasticcio amministrativo creato esclusivamente dal metodo "padronale" adottato da D’Alfonso in questi anni in Regione Abruzzo. Adesso devono essere bloccati tutti i procedimenti amministrativi assunti, iniziando dalle inutili assunzioni dei tre dirigenti, vanno annullate le recenti nomine fatte al cda nonché revocati tutti gli incarichi e le consulenze affidati in quanto risulterebbero nulli ai sensi dell'art.17 del D.Lgs. numero 39/2013. Inoltre, l’art. 18 del medesimo decreto legislativo stabilisce che “i componenti degli organi (in questo caso tutto il cda) che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli sono responsabili per le conseguenze economiche degli atti adottati”, e quindi sono tenuti al rimborso delle indennità pagate (vedi allegato). Ricordo come solo qualche settimina fa avevo denunciato attraverso un circostanziato esposto (vedi allegato) il ‘familismo’ esistente all’interno della società e le presunti violazioni delle legge compiuti da parte del Socio - Regione, cioè dal suo ex Presidente, e da parte degli amministratori della Tua, al fine di fare chiarezza sulla gestione dei numerosi incarichi affidati e se erano stati osservati i principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità come prescritti dall'art. 4 d.lgs. n. 50/2016, ricevendo risposte arroganti ed invettive inqualificabili. Auspichiamo che questa palese incompatibilità del Presidente Tonelli, acclarata anche dalla preposta Struttura regionale, prima ancora che dall'Anac, porti ad un azzeramento dell'intero cda e contestualmente ad una nuova fase nella gestione della Società Unica del Tpl con il ripensamento di scelte poco lungimiranti come la creazione della Sangritana Spa (che va ripensata e rimodulata) , di una rivisitazione dei servizi minimi, l'attuazione del biglietto unico, il blocco delle assunzioni dei 3 nuovi dirigenti, il riassorbimento dei dipendenti di Sistema rimasti fuori e una rivalorizzazione delle risorse umane interne (non squisitamente elettorali) mortificate. Pertanto – conclude Febbo - le sfide che si dovranno affrontare nel prossimo futuro impongono alla guida della Società in house scelte di professionalità nuove, capaci e aperte al mercato libero e ai nuovi servizi al fine di interpretare la fase di modernizzazione del sistema Trasporto pubblico locale”.

Pescara. “L’ostinazione e la testardaggine di questa Giunta regionale non ha né limiti né freni.  Continua l’accanimento contro l’avv. Carlo Massacesi, dirigente di ruolo a tempo indeterminato che ha vinto la causa davanti al Giudice del Lavoro, pur di continuare a difendere in maniera spasmodica un fedelissimo del Pd come il dottor Rivera che non sarebbe in possesso dei requisiti richiesti. Non avrebbe mai svolto funzioni dirigenziali per 5 anni e non avendo quindi l’esperienza “pluriennale” come stabilito attraverso la sentenza numero 103/2018 della sezione Tribunale del Lavoro de L’Aquila”. Questa la denuncia del Consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che spiega quanto segue: “La giunta attraverso la DGR n.622 del 7 agosto, appena pubblicata, si è appellata alla sentenza numero 103/2018 depositata il 20 luglio 2018. Nella delibera  però si riscontrano molti lati oscuri e forzature che dimostrano ancora una volta il metodo padronale della gestione della cosa pubblica portato avanti in questi anni dall’ex Presidente D’Alfonso. La Regione in primo grado fu difesa come previsto dalle norme dell’avvocatura dello Stato. Ora invece la stessa viene estromessa per avocare alla avvocatura regionale l’impugnativa, ma viene affiancata dall’avvocato Franco Di Teodoro. Mi preme ricordare come la legge regionale 9/2000 reciti che ‘In particolari casi e previo parere dell'Avvocatura regionale, gli Organi di direzione politica possono affidare incarichi difensivi a legali di libero foro, con comprovata esperienza nella materia oggetto della controversia’. Non mi sembra che tra il primo e il secondo grado di giudizio si sia riscontrata questa particolare condizione ma soprattutto manca il parere dell’avvocatura regionale. Ancora più singolare è la scelta dell’avv. Di Teodoro (Amministratore unico di Abruzzo Engineering, su designazione dell’ex Presidente della Giunta regionale) senza seguire alcuna minima procedura di trasparenza prevista. Il fatto che sia reso a titolo gratuito non esime da questo obbligo. Inoltre sempre nella dgr 622 l’avvocato Di Teodoro viene indicato come ‘ordinario di Diritto del Lavoro presso l'Università degli Studi di Teramo mentre dalla consultazione del sito dell’Ateneo non risulta essere ordinario presso l'Università degli Studi di Teramo, non vorremmo che sia semplicemente ‘a contratto’, una cosa ben diversa!!! Tutto questo accanimento e questa difesa spasmodica, che comporta solo un aggravio di costi e una perdita di tempo da parte di strutture regionali importanti, che avrebbero da lavorare su ben altro come le tante emergenze aperte, poteva benissimo essere risolta se il Direttore del Dipartimento del Personale avesse provveduto a rilasciare attestazione dei requisiti contestati e chiesti dal sottoscritto in data 13 aprile 2017 e 19 aprile 2018. A tutto oggi non abbiamo avuto nessun riscontro tant’è che ho provveduto ha inviare presso le autorità competenti esposti”. Pertanto – conclude Febbo – questa è la prova provata che in questi anni il governo dalfonsiano non si è avvalsa delle tante professionalità presenti e di uomini e donne capaci ma solo ed esclusivamente di persone tesserate del Partito Democratico o dei soliti fedelissimi di D’Alfonso”.

L'Aquila. “Si arricchisce ulteriormente la lista delle occasioni perse da questa rovinosa maggioranza che coinvolge nel suo fallimento anche le aziende abruzzesi e la nostra economia”. Questo l’annuncio di Mauro Febbo, Consigliere regionale di Forza Italia.

“Nel leggere i dati relativi alla ripartizione e all’erogazione dei fondi per l’internazionalizzazione, riportati da Il Sole 24 Ore, autorevole giornale di economia, l’Abruzzo non viene neppure considerato. Se per il 2017 il sostegno alle imprese italiane è aumentato da 276 a 289 milioni, di certo questo non è accaduto per le imprese abruzzesi che subiscono l’assenza di visione, di strategia e di programmazione di una classe politica miope e arrogante. L’amarezza – prosegue Mauro Febbo - aumenta se si considera che anche Regioni con minori eccellenze della nostra o di dimensioni inferiori hanno goduto di questo sostegno all’internazionalizzazione, ad esempio la Basilicata e il Molise. Proprio quel Molise che ultimamente ha abbandonato l’Abruzzo, e questi dati offrono anche il perché di questa scelta, preferendo la Puglia per realizzare la ZES, Zona Economica Speciale, continuando a cavalcare opportunità per il rilancio della sua economia grazie a sgravi fiscali e sburocratizzazione. La non azione della Regione Abruzzo ha fatto mancare il sostegno pubblico all’internazionalizzazione, vanificando anche l’impulso di Ministero dello Sviluppo Economico, delle Camere di Commercio e dell’ICE di cui invece hanno goduto appieno altre Regioni.

“Una doccia fredda per le nostre aziende che avrebbero utilizzare questi fondi per farsi conoscere e vendere i loro prodotti nei mercati esteri che per loro rappresentano una grande opportunità di sbocco utile ad aumentare ed accrescere la nostra economia e occupazione. Danni ingenti per interi sistemi merceologici come quello agroalimentare e dell’automotive, dove rappresentiamo l’eccellenza. Le aziende, invece, saranno costrette ad investire maggiormente nell’internazionalizzazione, compensando il danno arrecato da D’Alfonso & C. con l’impegno di soldi che sarebbero stati impiegati per altro”.

“Ogni giorno sono costretto a dover intervenire pubblicamente per denunciare l’assenza dell’attuale esecutivo regionale, ma preoccupa anche il silenzio degli altri organi che dovrebbero difendere, tutelare e valorizzare la nostra forza lavoro e le nostra imprese. Con loro – conclude Mauro Febbo - di certo andremo presto a sviluppare un produttivo interscambio di idee ed azioni per creare l’alternativa a questo governo regionale affinché si possa recuperare il terreno e il tempo perduto. Ora attendiamo, come sempre avviene, la puerile, sterile, infondata e insignificante replica del “ventriloquo” di turno”.

Pescara. “Che al Presidente D’Alfonso sia sempre piaciuto il gioco del promettere e muovere a suo piacimento ed esigenza cifre era arcinoto ma questa volta crediamo che abbia superato ogni limite. Precisamente ci riferiamo al taglio di 10 milioni di euro inizialmente destinati e vincolati al consolidamento e alla mitigazione del rischio idrogeologico inseriti all'interno del Patto del Sud (Masterplan) per dirottarli per l’acquisto di nuovi pullman TUA”. Questa la denuncia sollevata dai Consiglieri regionali di Forza Italia Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri durante la conferenza stampa svoltasi questa mattina a Pescara nel corso della quale hanno evidenziato “forti preoccupazioni poiché vengono messe a repentaglio l’incolumità dei cittadini e la sicurezza di diverse Comunità abruzzesi che da oggi continuano a rimanere ancora senza risorse, senza programmazione e senza risposte”.

“Ci riferiamo – spiegano Febbo e Sopiri - alla Delibera di Giunta numero 217 che prevede la rimodulazione dei finanziamenti del Patto per il Sud, attinenti al consolidamento e la mitigazione del rischio idrogeologico, a valere sulle risorse FSC 2014-2020 assegnate ai patti per lo sviluppo (delibere CIPE n. 26 del 10/08/2016 e n. 56 del 1/12/2016) con un taglio immotivato di 10 milioni di euro, aggiornando la dotazione finanziaria destinata agli interventi per il dissesto inizialmente a complessivi 30 milioni di euro. Dopo questa inspiegabile e scellerata decisione di rimodulazione verrebbero esclusi gli interventi riguardanti 11 progetti importanti ( tra l’altro tutti ricadenti in zona R4, ossia ad alto fattore di rischio) come il consolidamento centro abitato di Montesilvano Colle, consolidamento centro abitato di Manoppello, consolidamento centro abitato di Rocca San Giovanni, consolidamento dell’abitato di San Giovanni Lipioni, Consolidamento del centro abitato di Collecorvino, consolidamento parete rocciosa sottostante il centro di Montelapiano, consolidamento varie località di Roccaspinalveti, consolidamento frazioni di Torricella Sicura, consolidamento centro abitato di Civitaquana, consolidamento movimento franoso di Abbateggio, consolidamento strada via Parlatore di Orsogna. Tutte emergenze che attendono da tempo risposte concrete e si rischia, se non si interviene tempestivamente, di mettere a repentaglio la sicurezza di cittadini e territori. Fatto ancora più grave – sottolineano Sospiri e Febbo - è che questi interventi erano già tutti autorizzati con le amministrazioni comunali che avevano iniziato le attività propedeutiche all'effettuazione dei lavori visto la loro urgenza. Quindi, fermo restando che non intravediamo nulla di negativo nell'acquisto di nuovi pullman per il trasporto pubblico, è assolutamente irresponsabile sottrarre delle risorse vincolate e già programmate per altri interventi per il contenimento del rischio idrogeologico, in prossimità della stagione invernale, per opere assolutamente urgenti alla tutela dell’incolumità di beni e cittadini. Insomma, una questione di priorità che un buon e responsabile amministratore dovrebbe sempre tener presente nella gestione delle risorse”.

“Pertanto – concludono Febbo e Sospiri – ci appelliamo al vice presidente Lolli attraverso una missiva affinché si adoperi immediatamente per ripristinare interamente i capitoli di spesa del Masterplan così come approvati inizialmente, prima della rimodulazione effettuata con la Dgr numero 2017, sia per dare risposte ai Sindaci che hanno l’urgenza di portare a termine i lavori sia per non creare ulteriori ed inutili calamità causate dai capricci di una amministrazione regionale inefficiente, maldestra e incompetente”.

Chieti. “La recente riunione tenutasi ad Atessa relativa alle problematiche dei cinghiali si è rilevata solo la ennesima presa per i fondelli a danno, questa volta, dei sindaci del comprensorio Sangro aventino e vastese. A Consiglio regionale sciolto e dopo 52 mesi di amministrazione oggi la Regione trova ancora il coraggio di proporre soluzioni assurde e poco credibili”.  A dichiararlo è il Consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che sottolinea quanto segue: “La giunta D’Alfonso, dopo aver creato danni enormi sul territorio con scelte scellerate adesso cerca di rabbonire, in pieno clima pre elettorale, chi sta sul fronte dei problemi, cioè i primi cittadini, senza rendersi conto che tutte le scelte operate negli ultimi anni in materia di caccia dal disorientato assessore regionale Pepe sono andate esattamente nella direzione opposta”. “Penso – prosegue Febbo - che sia impossibile credere ancora al fatto che “in poche settimane” come letteralmente dichiarato da Pepe, “ci si faccia carico del cambiamento della legge nazionale 157” dopo aver fatto poco o nulla in questi ultimi anni. Come d’altronde l’assessore Pepe non è credibile sull’allungamento del periodo di caccia in braccata da tre a cinque mesi né sulla possibilità di inserire nelle attività di controllo la braccata dato che l’argomento è stato già ampiamente discusso in tutte le sedi competenti, comprese quelle scientifiche e politico-istituzionali e sonoramente fatta tramontare ormai da anni. La realtà è che l’assessore regionale Pepe avrebbero dovuto gestire in maniera completamente diversa il problema, specie quando si è trattato di coordinare la riforma delle Province. Infatti, nulla è stato fatto da Pepe e dal vice presidente Lolli quando hanno svuotato,  riducendole  a quattro gatti, le fila degli appartenenti alla polizia provinciale, delegata dalla norma nazionale a coordinare il controllo; nulla hanno fatto allorquando è stata impugnata la legge regionale 10 sulla caccia laddove si prevede l’utilizzo anche dei cacciatori-selecontrollori. Non solo, hanno osteggiato con decreti di giunta a stampo “animalista” tutte le iniziative finalizzate a ridurre le popolazioni di cinghiali, con provvedimenti assurdi come i Piani di gestione dei Sic, i calendari venatori penalizzanti, le variazioni al regolamento, da noi inizialmente ben stilato, completamente errate, gli obblighi di verifica delle carni ai limiti del verosimile se abbinati alla poca disponibilità a coordinare centri di raccolta per le analisi e la lavorazione delle carni, ma soprattutto provvedimenti che hanno finora disincentivato completamente i cacciatori, diciamolo, a partecipare alle attività di prevenzione. Queste ultime, cioè le attività di controllo/prevenzione, così come impostate da questa giunta che prende in giro i cacciatori, state spesso “snobbate” perché in contrasto con le finalità “ludiche” della caccia, specie quando l’abbattimento dei capi sul territorio determina un decremento che incide sull’attività a cosiddetta “caccia aperta”. “Pertanto – spiega il Consigliere di Forza Italia - ritengo queste ultime proposte proveniente dalla fallimentare giunta dalfonsiana solo fumo negli occhi senza dare risposte concrete ad un comparto delicato come la caccia né ai suoi territori. Nei prossimi mesi tornerà alla giuda della Regione Abruzzo un governo capace di riorganizzare leggi importanti come quella sui Sic a quella sulla Forestazione, ricreando con variazioni al regolamento e provvedimenti speciali da coordinare con i primi cittadini, l’equilibrio naturalistico e faunistico di cui l’Abruzzo ha urgente bisogno così da evitare – conclude Febbo - di raccontare fandonie sull’ampliamento dei periodi di braccata e la variazione della nazionale 157”.

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