Pescara. La Regione Abruzzo continua a tacere in relazione alla problematica sollevata dal WWF Abruzzo circa l’esercizio del diritto di vietare la caccia nel proprio fondo in occasione dell’approvazione del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale, già adottato dalla Giunta regionale e in attesa di essere approvato dal Consiglio regionale.

Al momento, infatti, non si trova, sul sito web della Regione, alcuna forma di pubblicizzazione in merito all’esercizio di questa possibilità né alcuna informazione sulle modalità di attuazione.

Dichiara Luciano di Tizio Delegato Regionale del WWF Abruzzo: «Si tratta di un diritto sancito dalla legge nazionale sulla caccia (n. 157/92) che si può esercitare soltanto ogni volta che viene rinnovato il Piano Faunistico Venatorio Regionale. In Abruzzo purtroppo, per colpa della negligenza dei governi regionali succedutisi nel tempo, questo accade nei fatti soltanto ogni vent’anni visto che sono trascorsi appunto ben 20 anni dall’ultimo Piano approvato!»

L’Emilia-Romagna, che in queste settimane ha adottato il nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale, ha reso pubbliche sia le modalità di esercizio del diritto di esclusione dei fondi sia la modulistica specifica, al contrario della Regione Abruzzo.

Conclude Luciano Di Tizio: «Il silenzio del nostro governo regionale potrebbe indurre qualcuno a pensare che vi sia una volontà precisa a non pubblicizzare questa possibilità data dalla legge e a non fornire le giuste informazioni alla cittadinanza in modo da impedire l’esercizio del sacrosanto diritto ad avere i propri terreni sottratti all’attività venatoria. Sono tantissime le persone che si rivolgono alla nostra Associazione perché non possono uscire di casa a causa della pericolosa presenza di cacciatori nell’immediata vicinanza delle proprie case. E gli “incidenti” di caccia, anche mortali, sono sempre più frequenti!».

In questi giorni i legali del WWF stanno lavorando sulla possibilità di rivolgersi al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza della Regione Abruzzo previsto dal Codice della Trasparenza (D.Lgs. 33/2013) e che ha il compito di vigilare sugli gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni allo scopo di vedere presto approvate e pubblicizzate le modalità di accoglimento delle richieste dei proprietari di fondi agricoli che intendano vietare la caccia nei propri fondi.

Il WWF, nelle more che la Regione dia un segnale, suggerisce intanto a tutti gli interessati di scrivere una comunicazione via email o posta elettronica certificata (PEC) alla Regione (vedi scheda in calce al presente comunicato) anticipando la volontà di vietare la caccia nei propri fondi.

 

Abruzzo: fondi da sottrarre alla caccia. Come fare?

Possiedi un fondo o un terreno in Abruzzo?
Vuoi vietare la caccia o l’accesso ai cacciatori?
È possibile farlo senza spendere soldi per realizzare recinzioni o altri manufatti costosi. Il proprietario o il conduttore che intenda vietare la caccia nel proprio fondo può richiederlo alla Regione, entro trenta giorni dalla pubblicazione del nuovo Piano faunistico-venatorio, che viene, di norma, aggiornato ogni cinque anni (art. 15, commi 3° e 6°, della legge n. 157/1992).
Il nuovo Piano faunistico-venatorio sta per essere approvato dall’assemblea legislativa della Regione Abruzzo ma l’Ente non ancora ha disposto la modulistica, pubblicizzato le disposizioni generali e le condizioni di ammissibilità riferite alle richieste di sottrazione dei fondi agricoli all’attività venatoria.
Scrivi alla Regione Abruzzo, Dipartimento dello Sviluppo Rurale, Caccia e Pesca chiedendo le modalità e la modulistica per sottrarre il tuo fondo alla caccia, anticipando chiaramente nel testo la volontà di vietare la caccia nei tuoi terreni.
Posta Elettronica Certificata (PEC): Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
oppure Posta Elettronica ordinaria: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pescara. La CISL Funzione Pubblica chiede alla Regione Abruzzo di affrontare con rapidità le problematiche strutturali e organizzative dei Centri per l’impiego, a seguito della Legge di stabilità che ha previsto il passaggio del personale in forza ai Centri per l’Impiego alla relativa Regione.     “I lavoratori dei Cpi, dal primo luglio 2018, sono diventati dipendenti della Regione Abruzzo, ma a distanza di 6 mesi sono collocati in un “limbo” e lasciati allo sbando senza punti di riferimento stabili sia sotto l’aspetto organizzativo che strumentale”, - denuncia Vincenzo Traniello Segretario CISL FP.   “I Centri per l’impiego, - ricorda Traniello nel suo intervento alla conferenza stampa di questa mattina presso la sede della Cisl a Pescara - sono strutture pubbliche strategiche per un rilancio autorevole delle politiche attive del lavoro in una Regione come l’Abruzzo con un tasso di disoccupazione che si attesta intorno all’11%” .  “I Centri per l’impiego non sono operativi e manca una figura dirigenziale di riferimento che si occupi esclusivamente della loro funzionalità , della omogeneizzazione delle procedura, degli orari di apertura al pubblico, nonché della risoluzione delle molteplici criticità operative (rete intranet, rete internet, protocollo, mail pec ), ma soprattutto un percorso di formazione per gli operatori. Ad oggi, i dipendenti dei Centri per l’Impiego sembrano essere figli di un dio minore, - denuncia  la Federazione del pubblico impiego della CISL.      La Regione ancora non si attrezza adeguatamente per creare le condizioni minime di una struttura coordinata a livello regionale presente capillarmente sul territorio per dare risposte qualificate e competenti nell’incrocio tra la domanda e l’offerta di lavoro e nell’erogazione del reddito di cittadinanza. “Esiste una forte disomogeneità tra i Centri per l’impiego, - denuncia Vincenzo Traniello -, che deve essere affrontata in maniera strutturale potenziando gli organici dei CPI, che negli ultimi anni hanno visto assottigliarsi, per effetti del mancato turnover, il numero del personale impiegato compromettendo così l’erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni.      “Siamo ancora lontani da quanto sarebbe ormai indispensabile rispetto al pieno funzionamento della Rete  delle politiche del lavoro non si procede a colmare  il gap rispetto alle risorse strutturali, agli strumenti ed alle azioni formative. Non sono risolti i nodi propedeutici rispetto al sistema informativo per delineare una prima organizzazione del lavoro. Non si riescono a garantire i livelli essenziali delle prestazioni né per i cittadini, né per il personale in forza alla struttura regionale”, - continua il Segretario della CISL FP AbruzzoMolise. “Un rilancio dei Centri per l’Impiego è strategico per l’attuazione delle politiche attive del lavoro e per l’erogazione del reddito di cittadinanza, ma un loro rafforzamento non ha senso, se non si hanno chiare la funzione e il rapporto con gli altri soggetti coinvolti nelle politiche attive. Un potenziamento della rete dei Centri per l’impiego potrebbe contribuire a contrastare più efficacemente una delle maggiori problematiche che caratterizzano il mercato del lavoro: il divario tra competenze reali dei lavoratori e competenze richieste dalla domanda di lavoro; ma, soprattutto, rappresentare anche una risposta all’emergenza dilagante della povertà. Un rilancio delle Politiche attive del lavoro non può prescindere da investimenti corposi sulle risorse umane e strutturali dei Centri per l’Impiego”, - ha concluso Traniello della CISL FP.

Pescara. Il WWF ha scritto ieri una nota all’Assessore regionale allo Sviluppo Rurale, Caccia e Pesca Dino Pepe e al Dirigente del Dipartimento Politiche dello Sviluppo Rurale per chiedere che, in occasione della fase conclusiva dell’iter di approvazione (con enorme ritardo) del Piano Faunistico Venatorio Regionale sia adeguatamente pubblicizzata la norma che consente ai proprietari o ai conduttori di chiedere l’esclusione dei propri fondi dall’esercizio dell’attività venatoria, ai sensi dell’art. 15 della legge 157/92 e s.m.i..

«La normativa nazionale sulla protezione della fauna selvatica omeoterma e sul prelievo venatorio – scrive il WWF nella sua nota - prevede la possibilità per il proprietario o il conduttore di un fondo di chiedere l’esclusione dei propri terreni dalla cosiddetta gestione programmata della caccia (art. 15, commi 3° – 6°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.): per ottenere tale esclusione il proprietario o il conduttore deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio, al Presidente della Regione richiesta motivata da esaminarsi entro 60 giorni (art. 2 della legge n. 241/1990 e s.m.i.)».

«La richiesta – precisa l’associazione - dev’essere accolta se non ostacola l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria (art. 10 della legge n. 157/1992 e s.m.i.). È accolta, inoltre, in casi specificatamente individuati con norme regionali, quando l’attività venatoria sia in contrasto con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate nonché di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo ad attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale».

Ebbene, benché l’iter approvativo del nuovo Piano Faunistico Venatorio sia nelle fasi finali e benché dunque sia ragionevole ipotizzare la sua pubblicazione a breve, la Regione Abruzzo non ha al momento provveduto, come sarebbe suo dovere nell’interesse dei cittadini tutti, a fare in modo che i proprietari/conduttori siano adeguatamente informati della possibilità di esercitare tale diritto. Non risulta infatti sul sito web istituzionale alcun riferimento alle modalità, alle disposizioni generali e alle condizioni di ammissibilità riferite alle richieste di sottrazione dei fondi agricoli all’attività venatoria, né è chiarito a quale servizio debba essere presentata la richiesta e non è presente idonea modulistica.

«A questo punto la Regione deve dimostrare – commenta il coordinatore regionale delle guardie ambientali WWF Claudio Allegrino – di avere a cuore l’interesse di tutti gli abruzzesi e non soltanto quello della piccola minoranza dei cacciatori mettendo in condizione chiunque voglia e ne abbia diritto a sottrarsi all’incubo degli spari che in molti casi assediano letteralmente le abitazioni rurali e i piccoli borghi».

«Una occasione davvero “storica” da non sciupare», sottolinea il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio, che spiega: «I piani faunistici andrebbero rinnovati ogni cinque anni, quindi ogni cinque anni i proprietari e i conduttori dei fondi agricoli dovrebbero avere a disposizione una finestra per sottrarre i propri terreni, se hanno i requisiti di legge, all’invadenza dei cacciatori. Il piano faunistico attualmente in vigore e che sta per essere sostituito da quello nuovo risale invece ormai a un ventennio or sono: con la sua inadempienza la Regione ha impedito a una intera generazione di esercitare un proprio diritto. Mi auguro che oggi voglia porre per quanto possibile rimedio pubblicizzando al massimo l’opportunità concessa dalla legge».

Fossacesia. Si terrà il prossimo 20 Novembre, nella sede comunale di Fossacesia, l’incontro tra sindaco Enrico Di Giuseppantonio, la Commissione Urbanistica ed i tecnici che operano in città con all’ordine del giorno il nuovo Regolamento Edilizio adottato dalla Regione Abruzzo, attraverso la delibera di Giunta del 1 agosto scorso n.552. Il termine per l’adeguamento dei regolamenti comunali è fissato al 31 dicembre prossimo ma il Comune di Fossacesia, attraverso il suo Ufficio all’Urbanistica ha già predisposto la documentazione necessaria per procedere all’aggiornamento. L’incontro del prossimo 20 novembre si rende quindi necessario per presentare le linee guida da seguire ma anche per ricevere suggerimenti e modifiche. Una volta definito, il documento passerà all’esame del Consiglio Comunale. “Il nuovo strumento uniforma le scelte in materia ed è da considerarsi un importante passo verso l'armonizzazione delle regole e la semplificazione - ha affermato il Sindaco, Enrico Di Giuseppantonio -. Eviterà lamentele da parte di cittadini e professionisti per le differenze tra regolamenti diversi nei Comuni. In questo modo, pur nella specificità che i regolamenti di ciascun Comune continueranno ad avere, ci sarà maggiore omogeneità. I regolamenti si atterranno tutti ad uno stesso schema e avranno definizioni e parametri chiari, definiti, ma soprattutto validi su tutto il territorio regionale".

L'Aquila. “A fronte della nuova bozza della Legge di Bilancio del Governo Conte, che al fine di abbassare i costi della politica prevede per le Regioni che non procederanno alla riduzione dei vitalizi un taglio dell’80% ai trasferimenti erariali (senza intaccare i fondi per la sanità, le politiche sociali e i trasporti) è ormai urgente ed improrogabile l’approvazione della legge sulla riduzione dei vitalizi. Legge che abbiamo presentato già anni fa a mia firma, ma che ha sempre visto il NO del consiglio regionale Abruzzese. Oggi, non possiamo più rimandare queste scelte. Ci auguriamo che l’Abruzzo non perda l’occasione di attuare un vero cambio di rotta per il costo della politica in Regione. Non permetteremo che si approvino leggi di facciata, al fine di trovare una scappatoia istituzionale. Ci auguriamo, anzi, che in Abruzzo si approvi, oltre alla riduzione dell’assegno, anche l’abolizione del cumulo del doppio e triplo vitalizio, come previsto dalle nostre proposte di legge”. Ad affermarlo è Sara Marcozzi, consigliere regionale e candidato Presidente del M5S per l’Abruzzo.
“Quella del taglio dei vitalizi e dell’abolizione del cumulo degli stessi è una battaglia di equità sociale che ha sempre visto il massimo impegno del M5S in ogni grado istituzionale. Ci sono ex politici abruzzesi - spiega Marcozzi - che con il cumulo percepiscono fino a 90mila euro/anno. La legge oggi vigente, infatti, permette di percepire il doppio e anche triplo vitalizio: ipoteticamente, un politico che abbia svolto un mandato in consiglio regionale, un mandato nel Parlamento Italiano e un mandato nel Parlamento Europeo avrebbe diritto a riscuotere 3 corposi vitalizi a fronte di pochi anni di versamento di contributi. Una disuguaglianza sociale davvero intollerabile quando migliaia di cittadini versano in stato di povertà e precarietà. Ricordo - incalza Sara Marcozzi - che un consigliere di maggioranza argomentò il voto contrario dicendo che “se una persona ha tarato il suo stile di vita sui 90mila euro all’anno, non gli si può chiedere di rinunciare a 30mila all’improvviso”. Lo vadano a raccontare ai pensionati minimi, ai disoccupati o a tutti quei lavoratori che non prenderanno mai una pensione a causa delle loro becere leggi. La Proposta di legge presentata dal M5S farebbe risparmiare agli abruzzesi almeno 500mila Euro all’anno, è già pronta, mancano solo il sì di centro destra e centro sinistra”.

Pescara. "La Regione Abruzzo con due delibere, la DGR.543/2018 e la 657/2018, ha inopinatamente aperto al pascolo vastissime aree coperte da boschi, compresi molti Siti di Interesse Comunitario, dove da decenni questa pratica era in generale vietata per ovvie ragioni ambientali e anche forestali ed agronomiche.
Solo esplicite autorizzazioni preventive, con pianificazione e attente valutazioni di dettaglio, potevano consentire l'accesso agli animali domestici, come previsto dall'Art.42 della Legge forestale regionale 3/2014.
Infatti il contesto ambientale è completamente diverso rispetto alle praterie e cavalli, capre, pecore e vacche possono incidere gravemente sia sull'erosione del suolo, in genere scoperto, del bosco attraverso il calpestio sia sulla flora del sottobosco, spesso composta da specie rarissime (basterà ricordare l'orchidea Scarpetta di Venere simbolo delle faggete del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise).
La SOA il 27 settembre scorso ha fatto richiesta di accesso agli atti all'Assessorato Agricoltura ma ad oggi, scaduti i 30 giorni di legge, non è pervenuta alcuna risposta. Pertanto l'associazione ha diffidato la Regione a procedere immediatamente, altrimenti dovrà presentare un esposto in Procura.
Quali sono le ragioni di questa scelta fatta senza Valutazione di Incidenza e senza considerare in alcun modo il potenziale danno alla biodiversità della regione?
C'entrano per caso i fondi europei, come sono stati spesi e i controlli AGEA sui pascoli assegnati negli anni scorsi?". Si legge così in una nota della Stazione Ornitologica Abruzzese ONLUS.

Pescara. Si è svolta oggi, in tarda mattinata, nella sede della Regione Abruzzo in via Passolanciano, una riunione per affrontare le problematiche relative al ponte di Salle (Pe).
Costruito nei primi anni '50, è il ponte più alto del centro Italia con i suoi 104 metri, nel cuore del Parco della Majella a cavallo del fiume Orta, sulla strada tra San Tommaso (Fraz. di Caramanico Terme) e Salle.
A tale incontro hanno preso parte il Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale Mario Mazzocca, il Vice Presidente della Provincia di Pescara Silvina Sarra, il Sindaco di Salle Maurizio Fonzo (che ha riportato anche il parere del Sindaco di Caramanico, Simone Angelucci), il consigliere comunale Davide Morante e i tecnici della Provincia di Pescara.
I tecnici hanno riferito di aver affidato un anno fà, ad una società di ingegneria, uno specifico incarico per la verifica sismica della struttura.
Durante tale studio è stata verificata la sostanziale stabilità del ponte ma è stato anche evidenziato un elemento di criticità sul costone di roccia sul quale poggia la spalla destra del ponte stesso.
La Provincia di Pescara, che ha ricevuto le risultanze dello studio solo pochi giorni fa, ha immediatamente contattato la Regione Abruzzo per concordare una rapida soluzione alla criticità evidenziata.
A questo fine, si è convenuto di coinvolgere il Genio Civile di Pescara che provvederà sia allo studio di un intervento d'urgenza che al reperimento delle risorse per attuarlo, attualmente valutate in circa 100.000 euro.

Montesilvano. Un sindacato che, parlando ora a nome di tutto il territorio regionale, possa dare il suo contributo allo sviluppo di un Abruzzo industrializzato ma sempre in bilico tra sud e nord. È la mission della Uiltec Abruzzo, che da questa mattina, martedì 8 ottobre, riunisce in un unico organismo regionale le precedenti articolazioni territoriali Adriatica Gran Sasso e Adriatica Maiella. La federazione dei lavoratori del tessile, energia e chimica della Uil si sono riuniti all’Hotel Promenade di Montesilvano per celebrare un congresso nel corso del quale Debora Del Fiacco è stata eletta segretaria regionale, affiancata da una segreteria composta da Emidio Angelini, Luca Piersante, Riccardo De Feo, Giuseppe D’Anniballe e Gianni Cordesco, mentre tesoriere sarà Arnaldo Schioppa.

Ai lavori, coordinati da Giovanni Bellissima, segretario organizzativo nazionale Uiltec, è intervenuto anche Paolo Pirani, segretario nazionale Uiltec che ha invitato la neonata organizzazione regionale a “continuare nella strada del rinnovamento del sindacato, favorendo l’ingresso di nuove leve e avanzando proposte concrete per lo sviluppo industriale dell’Abruzzo, una regione strategica per l’economia italiana”.

Gli ha fatto eco Michele Lombardo, segretario regionale Uil Abruzzo, che ha ricordato: “Siamo una regione cerniera nel sistema economico-sociale italiano: da diverso tempo usciti dal sud, rimaniamo una regione di transizione, mentre i nostri vicini continuano ad arretrare. È il caso del Molise, nuovamente scivolato tra i territori del Sud, così come l’Umbria e le Marche, ora tra le regioni di transizione come noi, dopo anni di collocamento tra quelle del nord. Le ragioni di questa “resistenza” stanno nel fatto che abbiamo un patrimonio industriale che annovera gruppi di valenza nazionale e internazionale: questo patrimonio è irrinunciabile, e va sostenuto così come quello artigianale, che ha superato una crisi dovuta non solo alla finanza ma anche alla disattenzione delle politiche regionali. A fronte di tutto questo, assistiamo purtroppo ad un governo che taglia ben 200 milioni di euro al Masterplan, e una Regione che se avesse allocato per tempo quelle risorse, come chiesto da noi a più riprese, avrebbe di fatto impedito questa pericolosa riduzione. Per tutto questo ieri (lunedì) nel corso dell’incontro che abbiamo avuto con il presidente vicario Giovanni Lolli abbiamo ribadito che in questa ultima coda della legislatura almeno due scelte possono e devono essere fatte prima che si torni a votare: l’avvio immediato della zes, la zona economica speciale, e il contestuale rilancio del progetto del corridoio Tirreno-Adriatico, che connetta i flussi commerciali proprio attraverso la nostra regione, rilanciando le infrastrutture e l’intero sistema produttivo”.

 

Pescara. “La Regione Abruzzo oggi paga lo scotto dell’inesperienza amministrativa del Movimento 5 Stelle, dei pasticci ereditati dal Governo nazionale a guida del Partito democratico nonché della lentezza di quello regionale nello spendere i fondi del Masterplan”. Questo il commento dei Consiglieri regionali di Forza Italia Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri che spiegano quanto segue: “Sulla messa in sicurezza delle autostrade abruzzesi e sui fondi del Masterplan assistiamo a una totale confusione a tratti imbarazzante e preoccupante. L’ultimo Decreto del Governo, nell'articolo 16, individua risorse per la prosecuzione degli interventi di ripristino e messa in sicurezza delle tratte autostradali A24 e A25, nella misura di 200 milioni di euro,  andando a “rimodulare” le risorse disponibili derivanti dai Patti per lo Sviluppo di Abruzzo e Lazio per le annualità 2018 e 2019 al fine di avere liquidità immediata. Innanzitutto ricordiamo come una parte di 250 milioni di euro necessari per la messa in sicurezza di  A24 e A25 erano stati già individuati, sempre con Decreto legge, nel Fondo di Sviluppo e Coesione ma poi bloccati a causa di pasticci e ricorsi per definire se il canone a carico del concessionario Toto spettasse al Ministero dell’infrastrutture o all’Anas. Tale rallentamento è dovuto all’inconcludenza del governo nazionale Renzi-Delrio.  Oggi, alla luce dei fatti di Genova,  il Ministro Toninelli vuole usare l’FSC per completare la 'messa in sicurezza urgente' creando un ulteriore pasticcio a causa del prelievo dei fondi del Masterplan, in notevole ritardo sulla tabella di marcia a causa di una Regione inefficiente, affermando di reinserirli poi nella prossima programmazione. Questo determina un allungamento dei tempi di realizzazione dei progetti e delle convezioni già sottoscritte”.  “Infatti – continuano Febbo e Sospiri -  in questi anni abbiamo denunciato a più riprese quelli di D’Alfonso sui progetti da inserire nel Masterplan fossero solo annunci e spot  elettorali. Le risorse del fondo FSC che possono essere rimodulate sono solo quelle disponibili ovvero non impegnate, né vincolate né spese. La verità – sottolineano Febbo e Sospiri- è ben diversa, prima di tutto oggi emerge chiaramente il ritardo assurdo accumulato nella capacità di spesa dei fondi europei e dell’FSC tanto da dirottarli per altre emergenze a carattere nazionale. Inoltre, fatto ancora più grave che ci lascia interdetti, è leggere come un Ministro recepisca le istanze di un Consigliere regionale del Movimento cinque Stelle candidato Presidente alle prossime regionali,  invece di interloquire con il governo regionale. Siamo di fronte alla più totale confusione istituzionale che mortifica l’Abruzzo e le sue istituzioni. Riteniamo incomprensibili le posizioni degli esponenti del Movimento pentastellato e quelle del  Partito Democratico. Pertanto – concludono Febbo e Sospiri – chiediamo che venga modificato immediatamente, nel merito e nei tempi, il Decreto legge e crediamo che quei pochi progetti avviati non possano essere né bloccati né posticipati poiché l’Abruzzo e gli abruzzesi non meritano questo trattamento”.

Pescara. "L’ARAP, l’Azienda Regionale Attività Produttive della Regione Abruzzo, ancora non intravede un vero processo di riorganizzazione attraverso la valorizzazione del personale.
Le OO.SS., alla fine di settembre, hanno denunciato le forti carenze di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle sedi operative dell’Arap chiedendo agli Organismi di competenza di disporre dedicate verifiche per l’accertamento della sussistenza delle misure necessarie per assicurare la tutela della sicurezza sui posti di lavoro, nonché finalizzate all’accertamento del rispetto degli obblighi legali previsti dalla legislazione di riferimento, da parte dei Dirigenti e del Datore di lavoro.
A due anni dall’aggiornamento del piano industriale dell’ARAP la situazione economica finanziaria non risulta risanata e i rapporti con i gestori del servizio idrico integrato (CAM, SACA e SASI) continuano a produrre notevoli perdite peggiorando l’equilibrio finanziario nonché l’obiettivo prioritario del piano industriale.
L’accordo sottoscritto, tra i sindacati e il presidente dell’Arpa, che ha richiesto enormi sacrifici ai lavoratori e che avrebbe dovuto essere propedeutico ad un bilancio di esercizio non ha prodotto i suoi effetti perché a fronte di un collocamento forzoso dei dipendenti dell’Ente si è ricorsi a professionalità e competenze tecniche esterne aggravando ulteriormente la situazione debitoria senza produrre una razionalizzazione e una valorizzazione delle risorse umane.
Il processo di riorganizzazione dell’Arap è fermo o meglio ha subito dei percorsi incerti e i lavoratori a tutt’oggi non percepiscono regolarmente le retribuzioni, creando disparità di trattamenti con i dipendenti dell’Arap servizi, società in house providing dell’Arap.
L’incertezza organizzativa e la frammentazione di competenze tra Arap e Arap Servizi genera disservizi e notevoli perdite d’immagine e capacità produttive dell’azienda aggravando così la situazione finanziaria.
I sindacati, come più volte hanno richiesto, vogliono una maggiore trasparenza, un’informazione e l’apertura di un tavolo di confronto che sciolga definitivamente i nodi strutturali, economici ed organizzativi, che impediscono il decollo dell’Agenzia regionale per le attività produttive". Si legge così in una nota di Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl.

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