Le riflessioni di Camillo D’Amico sulla riunione autoconvocata alla sede del Pd a Pescara

Pescara. "L’autoconvocazione dei quadri dirigenti ed iscritti del PD a Pescara è il chiaro segno di una vitalità che c’è ancora nella base militante dove la voglia di ripartire è forte e presente. La sconfitta elettorale alle politiche del 4 Marzo è stata cocente; in Abruzzo s’è avvertita ancora più che altrove in considerazione della forte presenza nelle liste del governatore Luciano D’Alfonso e di assessori regionali.
L’umiliante risultato non può essere sbrigativamente liquidato con la battuta che abbiamo patito “…l’onda negativa nazionale!!!”.
Urge un analisi più realistica e profonda delle ragioni di una sconfitta che brucia. Il PD Abruzzese si è ridotto ed appiattito troppo su forti e spinti personalismi dove i ruoli istituzionali hanno troppo, parecchio invaso quello più strettamente funzionalmente politico che solitamente spetta alle istanze di partito. E’ un partito dove albergano troppi ed interessati “cerchi magici” molto esclusivi e per nulla inclusivi soprattutto verso quei soggetti ritenuti “non allineati” al “pensiero unico e dominante”.
Non intendo allungare il già troppo lungo elenco di quanti chiedono le dimissioni dei vertici regionale e provinciali ma a questi scalpitanti giovani chiedo solo di fare la giusta, profonda ed umile analisi delle ragioni per la quale il PD in Abruzzo abbia avuto un risultato così negativo nonostante le autorevoli candidature talune delle quali già si sentiva nelle dorate stanze ministeriali. Suggerisco loro di girare per il territorio e verificare quanti circoli sono effettivamente aperti con un attività visibile di natura politica ed istituzionale, accertarsi se il tesseramento è vero, aperto ed ufficiale, se ci sia un atteggiamento inclusivo verso quegli uomini, donne, giovani ed anziani che rappresentano l’humus di un partito di massa popolare, democratico ed interclassista.
Onestamente la chiusura a riccio verso un analisi più ampia e partecipata limitandola alle segrete stanze per le lunghe ed infruttuose riunioni degli organi, che spesso si concludono con autoassoluzioni collettive, servono a poco e non aiutano a ritrovare idee, forza ed energia per risalire la china elettorale ed invertire triste rotta intrapresa.
Le elezioni regionali sono alle porte così come le amministrative di molti comuni il prossimo anno. Se non ci sarà un chiaro cambio di rotta il bottino sarà ancora diviso tra chi ha vinto lo scorso 4 Marzo.
Personalmente ho vissuto con grande sofferenza il declino elettorale del PD e del centro – sinistra.
Il PD ed il centro – sinistra di cui sono stato attore protagonista per un lungo periodo, prima della triste “punizione” riservatami per i noti fatti avvenuti a Cupello dove ho pagato duramente nel mentre altri sono stati ampiamente premiati e ripagati con prebende varie, erano qualcosa decisamente diverso dove si stava molto più vicino e tra la gente, se interpretava più autenticamente i bisogni e le esigenze, si girava di più il territorio con l’attenzione all’umile ascolto, si cercava di far vivere e partecipare i circoli, si conferiva molta più attenzione ed importanza ai Sindaci ed amministratori.
Tutto questo oggi non c’è più.
Quei pochi circoli attivi altro non sono che meri “comitati elettorali” del potentato di turno spesso rappresentante del “cerchio magico” al potere, il tesseramento è esclusiva privata solo di alcuni, il linguaggio e l’approccio alle problematiche correnti e quotidiane dei cittadini una cosa lontana anni luce dai loro reali bisogni.
Solo con un recupero umile, inclusivo e partecipato di tutti coloro che hanno fatto la storia del PD e del Centro – Sinistra oltre ad un recupero corretto e diretto con i cittadini elettori si potrà tentare di reintercettare i consensi perduti.
Questa è la mia serena analisi sull’esito del voto politico del 4 Marzo scorso e su tutto quello che è successivamente accaduto". Lo dichiara in una nota Camillo D’Amico.

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