Articoli filtrati per data: Venerdì, 04 Maggio 2018
Venerdì, 04 Maggio 2018 00:00

La Sportlife presenta l'Open Day alle Naiadi

Pescara. La Sportlife presenta due giorni di divertimento e benessere alle Naiadi di Pescara che sabato e domenica aprono le porte per promuovere tutte le attività e le novità di questa primavera.
Fitness, sala funzionale, mum zone, nuoto e area baby le cinque macroaree che vedranno i nostri istruttori, animatori e specialisti impegnati in un calendario fitto per far conoscere a tutti coloro che vorranno provare la ricca offerta a disposizione.
Si parte sabato mattina in sala funzionale con il Tac fit passando attraverso il fitness di terra e di acqua con la Posturale e Acqua Gym, esplorando l'attesa delle gestanti e l'acquaticità per le mamme e i loro piccoli. E poi ancora Cycling, Acqua Bike, Jumping Bar, Walking, ma anche Movement, Kalisthenic e Functional.
Interessante anche il focus del pomeriggio sull'Alimentazione in fase di gravidanza e di svezzamento e l'Abruzzo Fitness Convention organizzata dal Csen Abruzzo in collaborazione con la Sportlife: la convention è un'alta scuola di formazione per istruttori (infatti è l'unica attività a pagamento) e oltre a presenter di livello nazionale e internazionale avrà come special guest Ary Marques, uno dei Top Five di Reebok, coreografo con attività decennale.
Ai blocchi di partenza anche tutti i triatleti che parteciperanno al Test Event dell'Iron Man per prendere confidenza con i percorsi che saranno sostenuti nella gara ufficiale del 10 giugno e della quale Sportlife è partner ufficiale. Solo l'apertura dell'Olimpionica sarà rimandata a causa del maltempo che si è abbattuto in questi giorni sulla nostra regione, ma è già pronto un ricco calendario di attività all'aperto per quest'estate.
Domenica, oltre alle attività fitness, di sala funzionale e gestanti, sarà la volta della scuola nuoto, del nuoto in famiglia e delle prove di Triathlon e pallanuoto. Spazio anche all'arrampicata, alle esibizioni di ritmica, karate e danza e alle 12 baby dance e animazione a cura dello staff del Camp Estivo: inoltre spazio a promozioni speciali per il Baby Camp e la Summer card attivabili a prezzi speciali solo nei due giorni dell'Open Day.

Pubblicato in Sport

Ortona. In occasione della Giornata internazionale dell’ostetrica, l’Ordine della professione di ostetrica della provincia di Chieti promuove l’evento attraverso la diffusione di poster, video e brochure durante le normali attività assistenziali ostetriche. Martedì prossimo, 8 maggio, sarà inoltre allestita una postazione informativa presso l’Ospedale “Gaetano Bernabeo” di Ortona. Dalle ore 9 alle 16 professioniste e studentesse ostetriche saranno a disposizione dei cittadini interessati per consulenze e per la promozione della salute femminile attraverso la divulgazione di opuscoli.

La Giornata internazionale dell’ostetrica si celebra ufficialmente il 5 maggio di ogni anno per sottolineare l’importante ruolo di questa figura per la salute delle madri, dei bambini e delle loro famiglie. Oltre 340.000 donne e più di tre milioni di bambini al mondo muoiono ogni anno per complicanze prevenibili durante la gravidanza e il parto. La maggioranza di queste morti potrebbe essere prevenuta se ci fossero sufficienti e adeguate risorse ostetriche disponibili in tutto il mondo.

«Le ostetriche - sottolinea l’Ordine provinciale della professione - sono sufficienti per fornire l’87% dell’assistenza al parto, forniscono un elevato valore assistenziale alle donne con supporto e continuità delle cure materne. L’Organizzazione mondiale della sanità obbliga le organizzazioni internazionali a identificare le ostetriche come la chiave per ridurre morti materne e neonatali e, in generale, le disabilità. L’investimento sulle ostetriche comporta un miglioramento sugli esiti di salute. Il tema della Giornata 2018 è “Le ostetriche in prima linea con assistenza di qualità” e rappresenta gli sforzi che compie questa figura a tutela della donna, sforzi troppo vincolati da relazioni di potere diseguali all’interno dei sistemi sanitari. Per ridurre tale iniquità - prosegue l’Ordine - i Governi dovrebbero investire maggiormente sulla professione delle ostetriche, riconoscerne il valore sociale, promuoverne la formazione a garanzia di adeguati livelli assistenziali alla donna, alla coppia e alla comunità. Il mondo ha bisogno di più ostetriche, che siano educate e disciplinate agli standard nazionali e internazionali, che siano remunerate in modo equo, anche rispetto agli altri operatori sanitari e che abbiano condizioni di lavoro sicure».

Pubblicato in Cronaca

Milano. Al centro le “mamme rare” e il loro impegno verso le sfide quotidiane che la vita impone: il 5 e il 6 maggio al via “Io per lei”, la campagna di primavera di Fondazione Telethon e Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM) per supportare la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare e l’assistenza alle persone che vivono con una malattia neuromuscolare.
Le protagoniste della campagna sono quattro mamme: una volontaria, una donatrice, una ricercatrice e una donna con una patologia neuromuscolare, che, insieme, si fanno portavoce dell’impegno di tutte le mamme che affrontano ogni giorno le difficoltà delle malattie genetiche rare dei loro bambini.

Per le “mamme rare”, Fondazione Telethon e UILDM hanno deciso di mettere in campo una rete di solidarietà: i prossimi 5 e 6 maggio, in oltre 1.600 piazze in tutta Italia, con una donazione minima di 12 euro, saranno distribuiti i Cuori di biscotto attraverso cui sarà possibile partecipare alla raccolta fondi per la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare.

“Fondazione Telethon è al fianco delle persone che vivono con una malattia genetica rara attraverso una ricerca scientifica di eccellenza, che ha però bisogno di un continuo supporto. Il nostro obiettivo è da un lato quello di trovare cure e terapie e dall’altro quello di provare a dare risposte concrete anche nel caso di alcune malattie genetiche rare che a oggi non hanno neanche un nome – dichiara Francesca Pasinelli, direttore generale di Fondazione Telethon – Negli ultimi 28 anni la nostra Fondazione ha raggiunto notevoli risultati grazie a chi, attraverso le donazioni, sostiene i nostri ricercatori contribuendo in maniera importante al progresso della ricerca scientifica, non solo nell’ambito malattie genetiche rare, ma anche alla scoperta di meccanismi biologici alla base di patologie più diffuse”.
“Uno dei principali obiettivi di UILDM è da sempre promuovere e favorire la ricerca, che ha avuto un grande impulso nel 1990, quando è stata portata in Italia la prima maratona televisiva Telethon.” - dichiara Marco Rasconi, presidente nazionale di Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM) – In quasi 30 anni di collaborazione abbiamo raggiunto importanti traguardi per aiutare le persone con malattie neuromuscolari ad affrontare le difficoltà imposte dalla malattia e per dare loro una speranza di cura grazie alla ricerca scientifica”.

Nelle piazze saranno allestiti banchetti dove i Cuori di biscotto verranno consegnati dai volontari di Fondazione Telethon e Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM), e di AVIS, Anffas e UNPLI. Per conoscere il punto di raccolta più vicino basta visitare il sito www.telethon.it. È possibile inoltre partecipare attivamente alla campagna come volontario e aiutare a distribuire i Cuori di biscotto chiamando il numero 06.44015758 oppure scrivendo all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

I Cuori di biscotto sono prodotti dalla storica pasticceria genovese Grondona, un’azienda familiare che da più di cento anni propone specialità di pasticceria e biscotti della tradizione ligure. Un dolce biscotto a forma di cuore, per un tè con gli amici o per la prima colazione, in tre gustose varianti: di pasta frolla al burro, con farina integrale o di pasta frolla con gocce di cioccolato.

Un regalo perfetto per festeggiare la mamma: la campagna sarà on air infatti in prossimità di una ricorrenza importante come quella della Festa della Mamma. I dolcetti sono contenuti in scatole di latta eleganti e curate nel dettaglio, in tre differenti colori dal sapore primaverile: rosa, verde e giallo. Ogni scatola, personalizzata con la cloud «cuore» tradotta in 11 lingue, segue il codice estetico degli altri prodotti solidali di Fondazione Telethon ed è inserita in uno shop coordinato. Il claim, ormai simbolico, rimane “Io sostengo la ricerca con tutto il cuore”. All’interno del pack è inoltre contenuta la brochure informativa che racconta i risultati e i successi della Fondazione, con un comodo segnalibro da staccare e conservare. Compilando poi il form online con i propri dati, il donatore che ha scelto i Cuori di biscotto potrà ricevere per un anno il Telethon Notizie, la rivista di Fondazione Telethon, come omaggio di ringraziamento.

A questa rete di solidarietà per le “mamme rare” ha deciso di partecipare anche BNL Gruppo BNP Paribas, storico partner di Fondazione Telethon, mettendo a disposizione già da marzo tutte le agenzie sul territorio per distribuire ai propri clienti i Cuori di biscotto e sostenere la ricerca sulle malattie genetiche rare.
Grazie alla partnership con Auchan Retail Italia, dal 9 aprile al 13 maggio, i clienti dei punti vendita Auchan, Simply e Lillapois potranno sostenere la ricerca scientifica con una donazione di 1€ alle casse e ricevere una confezione di Cuoricini di biscotto da 20 gr. I Cuoricini di biscotto da 20 grammi saranno inoltre disponibili a partire da aprile per i passeggeri dei voli Neos e sui treni delle principali tratte di NTV.

Sarà infine possibile richiedere i Cuori di biscotto direttamente sul sito www.telethon.it nella sezione dello shop solidale.

 

 

Fondazione Telethon
Fondazione Telethon è una delle principali charity biomediche italiane, nata nel 1990 per iniziativa di un gruppo di pazienti affetti da distrofia muscolare.
La sua missione è di arrivare alla cura delle malattie genetiche rare grazie a una ricerca scientifica di eccellenza, selezionata secondo le migliori prassi condivise a livello internazionale.
Attraverso un metodo unico nel panorama italiano, segue l’intera “filiera della ricerca” occupandosi della raccolta fondi, della selezione e del finanziamento dei progetti e dell’attività stessa di ricerca portata avanti nei centri e nei laboratori della Fondazione. Telethon inoltre sviluppa collaborazioni con istituzioni sanitarie pubbliche e industrie farmaceutiche per tradurre i risultati della ricerca in terapie accessibili ai pazienti.
Dalla sua fondazione ha investito in ricerca quasi 500 milioni di euro, ha finanziato oltre 2.620 progetti con oltre 1.600 ricercatori coinvolti e più di 570 malattie studiate.
Ad oggi grazie a Fondazione Telethon è stata resa disponibile la prima terapia genica con cellule staminali al mondo, nata grazie alla collaborazione con GlaxoSmithKline e Ospedale San Raffaele. Strimvelis, questo il nome commerciale della terapia, è destinata al trattamento dell’ADA-SCID, una grave immunodeficienza che compromette le difese dell’organismo fin dalla nascita. La terapia genica è in fase avanzata di sperimentazione anche per la leucodistrofia metacromatica (una grave malattia neurodegenerativa), la sindrome di Wiskott-Aldrich (un’immunodeficienza) e per la beta talassemia, mentre è appena stata avviata o è prossima all’avvio per due malattie metaboliche dell’infanzia (rispettivamente, la mucopolisaccaridosi di tipo 6 e di tipo 1). Inoltre, all’interno degli istituti Telethon è in fase avanzata di studio o di sviluppo una strategia terapeutica mirata anche per altre malattie genetiche, come per esempio l’emofilia o diversi difetti ereditari della vista. Parallelamente, continua in tutti i laboratori finanziati da Telethon lo studio dei meccanismi di base e di potenziali approcci terapeutici per patologie ancora senza risposta.

Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM)
UILDM nasce nel 1961 con l’obiettivo di promuovere l'inclusione sociale delle persone con disabilità, attraverso l'abbattimento di ogni tipo di barriera, e sostenere la ricerca scientifica e l'informazione sulle distrofie e le altre malattie neuromuscolari. Ha una presenza capillare sul territorio grazie alle 66 sezioni locali, i 3.000 volontari e i 10.000 soci, che sono punto di riferimento per circa 30.000 persone. UILDM svolge un importante lavoro in ambito sociale e di assistenza medico-riabilitativa ad ampio raggio, gestendo anche centri ambulatoriali di riabilitazione, prevenzione e ricerca, in stretta collaborazione con le strutture universitarie e socio-sanitarie.
All’interno di UILDM opera anche il Gruppo Donne, nato nel 1998, che si occupa di analizzare e argomentare, con proprie riflessioni e con la produzione di specifici documenti, l’ampio panorama della disabilità al femminile.
Uno dei principali obiettivi di UILDM è da sempre promuovere e favorire la ricerca, che ha avuto un grande impulso nel 1990, quando è stata portata in Italia la Fondazione Telethon.
Nell'ambito del bando clinico Telethon - UILDM, grazie all'impegno delle sezioni e dei volontari, sono stati investiti oltre 10 milioni di euro per migliorare la qualità di vita delle persone con malattie neuromuscolari, pubblicati oltre 200 articoli scientifici e coinvolte negli studi più di 6.000 persone.

Pubblicato in Cronaca

Milano. Oltre 150.000 spettatori solo a Milano, più di 350.000 in tutta Italia dal 2009 a oggi in centinaia di repliche, per “CAVEMANl’uomo delle caverne”, il più famoso spettacolo sul rapporto di coppia a livello planetario, scritto da Rob Becker chetorna a grande richiesta al Teatro della Luna sabato 19 maggio, dopo il successo dello spettacolo lo scorso marzo.

Vincitore del PREMIO LAURENCE OLIVER come Miglior Spettacolo d’Intrattenimento, è in scena contemporaneamente in 30 paesi nel mondotradotto in 15 lingue per un totale di10 milioni di spettatori, CAVEMAN è diventato un vero e proprio fenomeno di costume mondiale, forte di studi antropologici a dimostrare che le differenze tra uomini e donne sono raccontate già nel nostro DNA.

Il successo della versione italiana dello spettacolo, tradotto, adattato e interpretato da MAURIZIO COLOMBI - alfiere dei family show in Italia, autore e regista di musical qualiWe Will Rock You,Peter Pan, Rapunzel eLa Regina di ghiaccio – è testimoniato da un pubblico affezionato, che torna più volte a rivederlo quasi in un rito collettivo e trascina nuovi spettatori grazie a un’inarrestabile “passaparola”, tanto da far affermare nel 2013 il CAVEMAN italiano come la migliore interpretazione al mondo, ripresa anche come esempio dalle produzioni all’estero.


Con spirito leggero ma mai banale, dissacrante ma verissima ironia, tra situazioni e dinamiche relazionali in cui gli spettatori si immedesimano all’istante, CAVEMAN è uno spettacolo per tutti che fa divertire (e ridere sino alle lacrime), ma soprattutto lancia un messaggio d’amore sulla coppia e sulla famiglia.
Senza perdere di vista antropologia e psicologia, nel ruolo dell’“uomo delle caverne”, fendendo una clava in una scenografia “preistorica” (divano, tv, sedie: tutto in pietra) l’istrionico Colombi, comico ed insieme elegante,porta sul palcoscenico - accompagnato dalla “CAVE BAND” composta da 5 musicisti (Davide Magnabosco, Angelo Di Terlizzi, Alberto Schirò eAmerico Costantino) che rivela anche le sue doti di cantante – l’eterno incontro/scontro tra uomo e donna, universi così diversi ma indispensabili l’uno all’altra e destinati a completarsi a vicenda.

Un one-man show dal ritmo incalzante, con la regia di TEO TEOCOLI, per due ore di risate senza nessuna volgarità, vivamente consigliato a chi è innamorato, a chi è in cerca dell’amore della vita, a chi è stato lasciato, a chi è in crisi e a chi vuole passare una serata romantica.CAVEMAN ha doti “terapeutiche”: donne e uomini ridono insieme, si guardano con gli occhi dell’altro sdrammatizzando manie reciproche, differenze e incomprensioni, e alla fine si capiscono molto meglio.

TEATRO DELLA LUNA
Sabato 19 MAGGIOore 21

POLTRONISSIMA BLU € 38,50
POLTRONISSIMA € 33
PRIMA POLTRONA € 27,50
SECONDA POLTRONA € 20
I biglietti sono in vendita in tutti i punti vendita TicketOne, on line su www.ticketone.it e telefonicamente al numero unico nazionale 892.101 (numero a pagamento).
Teatro della Luna
Via G. di Vittorio, 6 - 20090 Assago (MI)
M2 linea verde – fermata Milanofiori Forum
Tel. +39 02 48857 7516

Pubblicato in Cultura e eventi
Venerdì, 04 Maggio 2018 00:00

M5S: "Ancora allagamenti a Montesilvano"

Montesilvano. "Numerosi cittadini sono rimasti ancora ostaggio nelle loro abitazioni, in attesa degli interventi delle idrovore della Protezione Civile".

Si legge così in una nota del M5S Montesilvano, che prosegue: "Nonostante gli annunci dell' assessore Cozzi riguardo i €400000 stanziati nel 2017 per risolvere definitivamente il problema allagamenti, i disagi che i cittadini residenti nelle traverse del lungomare (e non solo) devono sopportare ad ogni acquazzone continuano.

Il sindaco afferma che la situazione è sotto controllo. Ci dica invece: che fine hanno fatto questi famosi fondi stanziati? Quali sono stati i risultati dei "tavoli tecnici" intercorsi con Aca e Consorzio Bonifica? Cosa hanno fatto lui e la sua giunta in 4 anni per intercettare ulteriori fondi per ampliare le infrastrutture? A che punto sono i lavori per disostruire il collettore rivierasco? Vengono effettuate puntualmente le pulizie dei tombini e delle caditoie? Vengono eseguiti i controlli per scongiurare gli scarichi abusivi che "mischiano" acque bianche e nere? E ancora: siamo proprio sicuri che le nuove costruzioni, tanto care a tutte le amministrazioni fin qui avvicendatesi, sono dotate di tutti gli standard e i sottoservizi necessari?

Non ci è mai piaciuto cavalcare il malcontento dei cittadini, per senso di responsabilità e per rispetto verso chi lavora sul posto per ridurne i disagi (loro sì, vanno ringraziati) ma dopo 4 anni di questa inconcludente amministrazione guidata dal sindaco Maragno, non si può tacere. Il fallimento, l'ennesimo, è sotto gli occhi di tutti. E non poteva essere altrimenti, ingessata com'è dalle sue tante divisioni e dai pezzi di giunta ormai in libera uscita.

Le uniche risposte che vengono fornite ai cittadini inviperiti consistono nel solito ritornello: "non ci sono i soldi".
Noi vorremmo invece delle risposte ai tanti interrogativi che abbiamo posto. Lì dentro sono contenute anche le soluzioni".

Pubblicato in Politica

Pescasseroli. WWF e ProNatura hanno inviato una nuova lettera ai Comuni di Pescasseroli, Opi e Barrea, all’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e alla Comunità del Parco in merito alla realizzazione del depuratore a servizio del territorio dei Comuni di Opi e Pescasseroli previsto nell’area sensibile del lago di Barrea.

Già diversi mesi fa le due Associazioni avevano chiesto un incontro su questa problematica offrendo la propria disponibilità a collaborare per individuare, nell’iter ormai concluso della progettualità, la possibilità di una collocazione meno impattante dell’opera e di una realizzazione il meno invasiva possibile.

Purtroppo, inspiegabilmente, non ci sono state risposte in merito né da parte dell’Ente Parco né da parte delle Amministrazioni comunali.

Ad oggi l’area oggetto dell’intervento appare transennata, ma i lavori non sembrano iniziati. Non è noto quando inizieranno e se il progetto verrà eseguito senza alcuna modifica o se saranno apportati almeno dei miglioramenti nella fase esecutiva.

Il problema della depurazione in questi territori è innegabile e WWF e ProNatura non si sono mai opposti alla realizzazione di un intervento che possa essere risolutivo. Le scelte progettuali effettuate comporterebbero però un evidente danno a uno degli ambienti più importanti dell’area protetta.

La situazione che si è venuta a determinare è veramente paradossale: la stagione primaverile è ormai iniziata per cui è necessario attrezzarsi per affrontare il periodo di maggiore afflusso dei turisti con conseguente aumento del carico inquinante al depuratore esistente. Il nuovo depuratore, sulla cui collocazione sono state sollevate molteplici critiche, non sarà comunque completato e visto che quello esistente non è sufficiente a garantire un trattamento dei reflui idoneo a non compromettere la salute dell’ecosistema acquatico e lacustre, ci si chiede quali provvedimenti abbiano intenzione di attivare i Comuni e come l’Ente Parco e la Comunità dello stesso intendano adoperarsi per tamponare la situazione esistente e dare supporto alle Amministrazioni locali.

La qualità delle acque a valle dei Comuni di Opi e Pescasseroli è del tutto inadeguata e non si può più far finta di non vedere: non è accettabile che un parco nazionale abbia le acque dei propri fiumi classificati a livello “scarso” (classificazione 2010-2015 di fiumi, laghi e acque sotterranee dell’ARTA) tanto da provocare una procedura di infrazione comunitaria contro la Regione Abruzzo.

Tutta la normativa comunitaria, a partire dalle direttive europee Uccelli (2009/147/CE) e Habitat (92/43/CE) con la Rete Natura 2000, punta anche al mantenimento e al ripristino degli ecosistemi acquatici in uno stato di conservazione almeno “soddisfacente” per le specie presenti.

La mancata depurazione comporta gravi danni agli habitat e alle specie di interesse comunitario: carichi organici eccessivi causano la scomparsa di specie ittiche esigenti a vantaggio di altre più resistenti. La materia organica di scarto può portare a una eccessiva crescita della popolazione batterica, con una conseguente diminuzione dell’ossigeno disponibile per le specie acquatiche: tutti gli organismi ne soffrono, ma in particolare quelli a scarsa mobilità possono essere fortemente danneggiati tanto da scomparire.

Tali situazioni non sono tollerabili in assoluto, ancor meno all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, all’interno del quale la tutela della biodiversità e la conservazione degli ecosistemi devono rappresentare una missione imprescindibile.

L’estate scorsa, a causa dello scarsissimo livello di depurazione delle acque, i danni agli ecosistemi sono stati troppo elevati perché sia possibile permettere il ripetersi della stessa situazione anche quest’anno: una situazione che tra l’altro finisce per danneggiare pesantemente la stessa immagine di un territorio a vocazione turistica.

Oggi risulta fondamentale - in attesa della realizzazione di un impianto idoneo e non impattante - mettere in campo tutte le iniziative possibili per tamponare gli inevitabili problemi che arriveranno con l’estate.

Le Associazioni ambientaliste, anche nei momenti istituzionali di funzionamento dell’Ente Parco, hanno avanzato proposte in tal senso: moduli aggiuntivi per i depuratori esistenti, autobotti che trasportino i reflui in impianti più idonei e/o, comunque, altre iniziative da valutare con tecnici esperti del settore. Si tratta tuttavia di procedure che richiedono tempi, programmazione, procedure di conferimento degli incarichi, ecc. Si chiede, dunque, che i Comuni, qualora non lo avessero già fatto, predispongano e rendano pubblici con urgenza piani di intervento per fronteggiare la prossima emergenza estiva (se di emergenza si può parlare visto che è una situazione che si ripete ogni anno).

Si torna nel contempo a chiedere anche di affrontare la questione del nuovo depuratore in modo da individuare, con il consenso di tutti, soluzioni alternative che possano eliminare l’impatto ambientale che l’attuale progettazione determinerebbe.

Pubblicato in Cronaca

Pescara. A causa di sopraggiunti e improrogabili impegni, l’appuntamento con lo Chef Heinz Beck, previsto per oggi all’Istituto Alberghiero Ipssar ‘De Cecco’ di Pescara, è stato rinviato al prossimo 22 maggio, alle ore 11.30.

Pubblicato in Cultura e eventi

La nostra terra d'Abruzzo, magica e misteriosa, come ebbe a definirla qualche anno fa la scrittrice Dacia Maraini, è da sempre terra di talenti letterari. Solo nell'ultimo secolo, accanto a giganti come Gabriele D'Annunzio e Ignazio Silone, molti sono i poeti e scrittori nati e cresciuti nella nostra regione: basti pensare a Fedele Romani, Edoardo Scarfoglio, Giovanni Tittarosa, Ennio Flaiano, Laudomia Bonanni, Ugo Maria Palanza, Mario Pomilio, per nominare solo alcuni nomi che vengono alla mente. Nel 2017 ad aggiudicarsi il prestigioso Premio Campiello è stata la scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio con il romanzo L'Arminuta.
Donatella Di Pietrantonio è nata e cresciuta ad Arsìta, in provincia di Teramo. Antico e povero borgo contadino adagiato sulle pendici del Monte Camicia, sul versante orientale del Gran Sasso, è stato per la giovane Donatella la piccola Macondo che l'ha spinta a scrivere. Ha conseguito all'Aquila la laurea in Odontoiatria e vive a Penne, in provincia di Pescara, dove esercita la professione di odontoiatra pediatrico. Posseduta dal demone della scrittura fin da bambina, ha pubblicato nel 2011 il suo primo romanzo, Mia madre è un fiume, che narra di un difficile rapporto madre-figlia che si consuma sullo sfondo di un mondo contadino postbellico, in un villaggio senza acqua né luce ispirato dall'infanzia trascorsa ad Arsìta. La malattia degenerativa della madre e la necessità terapeutica di aiutarla a ricostruire un'identità forniranno l'occasione per recuperare un legame affettivo, e rimediare così ad un rapporto “nato storto” fin dall'inizio. Quello del rapporto tra madre e figlia, che tornerà prepotentemente nel suo ultimo romanzo, sembra un punto “nevralgico” nella tematica narrativa dell'odontoiatra Di Pietrantonio.
Del 2013 è il romanzo Bella mia, ispirato alla scrittrice dal terremoto che nel 2009 ha colpito L'Aquila, città a cui si sente molto legata. E' il racconto di una donna che nel sisma perde la sorella gemella, che lascia un figlio adolescente di cui la donna è chiamata ad occuparsi insieme all'anziana madre. La necessità di convivere con un tragico presente porta i protagonisti al recupero doloroso di un passato da accarezzare con la nostalgia dei ricordi. Saranno i piccoli gesti che si esprimeranno nelle reciproche attenzioni ad aprire la strada alla speranza della rinascita, nel segno di una ricostruzione del tessuto familiare e sociale dopo la tragedia.
Ed eccoci a L'Arminuta. Il titolo, accattivante e misterioso, altro non è che la traduzione dialettale dell'espressione “la ritornata”. Il periodo storico della vicenda narrata è quello dell'autrice. Il romanzo ci racconta di una ragazzina di tredici anni nata in una famiglia povera e adottata da una coppia di lontani parenti che è finita per diventare la sua nuova famiglia, tanto che la bambina chiama i nuovi genitori “mamma” e “papà”. Data in adozione dalla famiglia biologica per motivi di bisogno, si vede riconsegnata dal padre adottivo, come una merce, alla famiglia di origine, che con la bambina non si era mai fatta viva. Inizia così per la protagonista del racconto una nuova vita, una realtà imprevista in cui è chiamata a riconnettersi con un mondo molto diverso da quello accarezzato solo fino a qualche giorno prima. Dopo essere vissuta al riparo da ogni difficoltà, nel nuovo ambiente familiare, freddo e a tratti ostile, è chiamata a crescere e a riconquistarsi una identità giorno dopo giorno. Comincia a fare esperienza di un piccolo universo chiuso, che all'inizio rischia di apparirle perfino brutale. Il lettore è così condotto, sulle prime, a vedere - e a giudicare - attraverso gli occhi pieni di risentimento della ragazzina. Della famiglia fanno parte, oltre ai genitori, la sorella Adriana, di poco più piccola, un bambino di pochi mesi e tre fratelli maschi, il più grande dei quali è il diciottenne Vincenzo. L'Arminuta aveva trascorso l'infanzia in una perenne fame di madre, eppure, quando se la vede di fronte, non riesce nemmeno a pronunciare la parola “mamma”: << da quando le sono stata restituita la parola “mamma” - dice con originale similitudine - si è annidata nella mia gola come un rospo che non è più saltato fuori >>. L'Arminuta, tuttavia, non si lascia andare, a suo modo lotta per non affogare, come - stando alla efficace immagine ascoltata dalla viva voce della scrittrice - le molecole di latte che si agitano e si dimenano per non andare a fondo, e così facendo si solidificano fino a diventare formaggio. All'inizio trova la sua ancora di salvezza in Adriana, che appare forte e sicura di sé fin tanto che agisce nel mondo chiuso della sua famiglia, ma fuori dal suo ambiente è smarrita, e finirà lei ad essere aiutata dall'Arminuta. Nascerà tra le due ragazze una solidarietà che alla fine si riconosceranno reciprocamente: <<Nella complicità ci siamo salvate>>, si legge nell'ultima pagina del romanzo. Altro personaggio interessante è il fratello Vincenzo, ribelle e sincero, precocemente indurito dalla vita, all'apparenza spregiudicato, ma pieno di vita e a suo modo desideroso di riscattarsi da un ambiente asfissiante. Al confronto con i figli, i genitori ci appaiono dei rassegnati, peggio ancora: dei vinti dalla vita.
Il romanzo non manca di denunciare anche un lato opaco della nostra società: una scuola a dir poco distratta (dice Vincenzo: << Eh scì, la scuola! Mi sono ritirato alla seconda media, tanto mi bocciavano!!! >>) e una famiglia che, anche quando c'è, risulta assente. Quella del rapporto genitori-figli, insieme alla famiglia biologica contrapposta a quella adottiva, è una delle dicotomie che attraversano il romanzo; un'altra è quella tra la città (simbolo della modernità nella quale la bambina è cresciuta) e la campagna, con quel piccolo mondo antico dove l'Arminuta sembra essere sprofondata. Manca, per la verità, nel cammino di questi giovani, anche la figura di un maestro dello spirito che, nel bel mezzo della strada, in città o in campagna, sappia additare una direzione di marcia per non smarrirsi tra le nebbie di un'ambigua modernità.
Benché ambientato nella seconda metà del secolo scorso, tra le righe del racconto accade spesso di percepire gli echi lontani di un Abruzzo senza tempo, quello evocato dai racconti dei nostri genitori e nonni, quando a sera le donne rientravano a casa dopo una dura giornata di lavoro nei campi e si accingevano a preparare la cena; mentre gli uomini si accovacciavano vicino al focolare, e il padre pareva non esserci mai per i figli.
Ne L'Arminuta, e ancor più nel primo romanzo dell'autrice, si respira a tratti l'atmosfera del D'Annunzio delle Novelle della Pescara; ma ancor più evidente appare il debito della scrittrice pennese nei confronti di Ignazio Silone. Il villaggio senza luce e senza acqua che fa da sfondo al racconto di Mia madre è un fiume ricorda molto da vicino Fontamara. E' il Silone degli oppressi e dei “cafoni”, a cui con un raggiro i signori possono portare via perfino l'acqua, a far breccia nel cuore della giovane Donatella, come in quello di tanti giovani abruzzesi che nel secolo scorso si sono avvicinati ai romanzi del grande scrittore marsicano rimanendone affascinati. Silone, dunque, come riconoscibile risonanza emotiva...
Aspetto non secondario di L'Arminuta è, infine, il linguaggio e, più in generale, lo stile narrativo. La prosa è quasi sempre asciutta, scarna, ma anche luminosa e penetrante, come lo sguardo della protagonista quando si posa sulle persone e sulle cose. Il ritmo incalzante e scorrevole del racconto è reso ancor più fluido dall'uso sapiente della forma dialettale, presente nei termini usati e nella stessa struttura sintattica delle frasi dei dialoghi. La comunicazione è semplice e immediata, come avviene nel parlato dialettale. Coerente con la forma dialogica risulta lo stile descrittivo, che ci appare senza orpelli o artificiose sovrastrutture. A ciò concorrono la brevità delle frasi e una punteggiatura essenziale, fatta solo di punti e di virgole. Questa scelta stilistica ha il suo precedente più illustre, nella narrativa italiana, nella prosa verista di Giovanni Verga (si pensi ai celebri Mastro Don Gesualdo e I Malavoglia). Rintracciabile anche in molte pagine di Silone, ha, nel Novecento, la sua massima espressione nel Pasolini di Ragazzi di vita e di Una vita violenta: è il linguaggio che si adegua al carattere dei personaggi e al contesto sociale che fa da sfondo alla vicenda narrata. Si ha l'impressione che l'autrice dia la parola ai suoi personaggi avendo cura di mettersi dietro le loro spalle: la protagonista, Adriana, Vincenzo, la madre stessa ci si mostrano per come sono, anche quando fingono; parlano come mangiano, per dirla con una frase fatta.
Non mancano tuttavia, a proposito di stile, pennellate di vera poesia, come questa:
<< L'ultimo quarto di luna si è affacciato alla finestra e l'ha attraversata. Sono rimaste le stelle a strascico e la minima fortuna di avere il cielo sgombro di case, da quella parte.>>; o come quando l'Arminuta descrive lo spettacolo pirotecnico sul mare: << Si spegnevano dopo un attimo di gloria universi di stelle appena esplose, sullo sfondo freddo degli astri fissi. Sott'acqua, lontano dai nostri pensieri, lo spavento muto dei pesci >>.
Romanzo sociale e psicologico, ma anche diario esistenziale, il libro è percorso da un grande bisogno di autenticità e dalla deliberata scelta di rifuggire da ogni ipocrisia. Significativi, a questo riguardo, i riferimenti al sesso, fatti dall'autrice sempre con accenti di maturo realismo, come quando il racconto sfiora il tema scabrosissimo dell'attrazione fisica tra consanguinei – tra L'Arminuta e Vincenzo – tema, questo, non estraneo alle vecchie cronache dei mostri villaggi di montagna. L'amore, senza altra qualificazione, è un altro filo rosso del romanzo.
Donatella Di Pietrantonio sa bene che ogni scrittore ha i suoi dèmoni (“Ogni angelo è tremendo”, scriveva un'altra scrittrice contemporanea), e quindi ogni libro è sempre in qualche modo autobiografico. Se questo è vero, e se ha ragione Paul Valery quando asserisce che ogni libro che scriviamo altro non è che un capitolo di un'unica opera, ne discende che con L'Arminuta siamo di fronte, per la Di Pietrantonio, a un punto di arrivo e di partenza. Occorrerà tenerla d'occhio...
L'Arminuta è un romanzo che si legge tutto d'un fiato; ma parla al cuore e alla testa, e chiede, pertanto, di essere riletto e meditato. La vera letteratura non è semplice svago, divertissement: è vita che si aggiunge a vita. Buona lettura, dunque, e soprattutto, come ama ripetere la scrittrice, buona vita a tutti!
A conclusione di questa breve recensione del libro di Donatella Di Pietrantonio, sulla scia di un filo rosso che si coglie nella sua narrativa ben al di là delle vicende particolari narrate (parliamo di antiche risonanze di un Abruzzo ancestrale), mi piace riportare le parole che si leggono nelle prime pagine di quell'epocale romanzo di Ignazio Silone che è Fontamara, già evocato. In questo Abruzzo senza tempo, Fontamara poteva essere Arsìta, Assergi, Aielli, Pescina: tutte piccole patrie dormienti e attraversate da piccole storie che di tanto in tanto (si trattasse di rare vicende risorgimentali o di episodi, meno rari, di brigantaggio, di emigrazione o di guerra) il vento della grande Storia ricollegava ai destini di una patria più grande.

“Fontamara somiglia, dunque, per molti lati, a ogni villaggio meridionale il quale sia un po' fuori mano, tra il piano e la montagna, fuori delle vie del traffico, quindi un po' più arretrato e misero e abbandonato degli altri.
Un centinaio di casucce quasi tutte a un piano, informi, annerite dal tempo e sgretolate dal vento, dalla pioggia, dagli incendi, coi tetti mal coperti da tegole e rottami d'ogni sorta.
A chi guarda Fontamara da lontano, dal Feudo del Fucino, l'abitato sembra un gregge di pecore scure e il campanile un pastore. Un villaggio come tanti altri; ma per chi vi nasce e cresce, il cosmo. L'intera storia universale vi si svolge: nascite morti amori odii invidie lotte disperazioni...”.

Pubblicato in Cultura e eventi

Palermo. Il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Palermo, diretto dal Prof. Leonardo Samonà, ha stipulato una convenzione finalizzata alla crescita e alla diffusione della cultura in ambito teatrale, artistico e letterario con il MusALab (Museo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo), di proprietà di Jacopo Fo, diretto dalla Dr.ssa Maria Teresa Pizza.

Da un’intesa con il docente di riferimento per la convenzione, la Prof.ssa Anna Sica, Professore associato di Storia del Teatro dello Spettacolo del Dipartimento di Scienze Umanistiche, nasce questa collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo, subito accolta dal Direttore del Dipartimento Leonardo Samonà e dal Coordinatore del DAMS, Prof. Salvatore Tedesco. In virtù dell’accordo, il primo studente a partire per condurre ricerche presso il MusALab sarà Alessio Arena, laureando del Corso di Laurea in Lettere.

Il MusALab Museo Archivio laboratorio Franca Rame Dario Fo è stato inaugurato il 23 marzo 2016 alla presenza dell’onorevole Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, e dei proprietari Dario Fo e Jacopo Fo. Il patrimonio è ospitato negli spazi dell’Archivio di Stato di Verona. L’Archivio Franca Rame Dario Fo è stato ideato e realizzato da Franca Rame, che lo ha progettato e reso in parte disponibile online dal 1995.

Per valore artistico e ricchezza di contenuti, l’Archivio fisico ed online è stato riconosciuto patrimonio culturale della storia italiana ed è stato dichiarato “di interesse storico particolarmente importante” da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo nel dicembre 2015.

Il Museo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo si propone di lavorare per un’arte diffusa che arrivi ad aprire le porte di ogni città e collaborare insieme usando l’arte e lo spettacolo per l’incontro e la conoscenza in favore dell’impresa culturale, della professionalizzazione e del turismo, promuovendo con un approccio interdisciplinare mostre, scambi culturali, gruppi di studio e ricerca, laboratori teatrali, eventi, convegni.

 

Le due parti si sono impegnate a condurre in reciproca collaborazione la promozione di tirocini di formazione in ambito archivistico e artistico, l’organizzazione di visite didattiche e attività laboratoriali per gli studenti dell’Università di Palermo negli spazi del MusALab, attività didattiche e seminariali dei membri del MusALab per gli studenti dei Corsi di Laurea del Dipartimento negli spazi di competenza del Dipartimento ed incontri didattici con studiosi del teatro di Dario Fo e Franca Rame e con personalità del mondo teatrale e artistico. Il MusALab si è inoltre impegnato a facilitare l’accesso ai documenti dell’Archivio e la loro consultazione ai docenti del Dipartimento e agli studenti e ai dottorandi intenzionati a svolgere ricerche su argomenti attinenti il patrimonio archivistico del MusALab.

Pubblicato in Cronaca

San Giovanni Teatino. "Venerdì 20 aprile in una conferenza stampa presso la sede della Regione di viale Bovio, il Governatore della Regione Luciano D’Alfonso e il Direttore della SAGA Luca Ciarlini hanno sottoscritto l’atto di concessione di 18,3 milioni di euro per lo sviluppo dell’Aeroporto abruzzese. Durante la presentazione vaga e confusa degli interventi, il governatore ha annunciato con sicurezza che è stato raggiunto l’accordo con il Comune di San Giovanni Teatino e con la società RFI (Rete Ferroviaria Italiana) per la dislocazione della stazione ferroviaria e per la messa in sicurezza dei sottopassi. La maggioranza Progetto Comune e il Sindaco Luciano Marinucci chiedono ufficialmente al Governatore Luciano D’Alfonso con quale istituzione o rappresentante politico del territorio abbia raggiunto l’accordo, dal momento che nell’informale tavolo di lavoro del 10 aprile nessuna delle proposte di RFI e della Saga sulla collocazione della stazione ferroviaria ha avuto l’assenso dell’amministrazione comunale di San Giovanni Teatino".
Lo afferma in una nota il sindaco Luciano Marinucci e la Maggioranza Progetto Comune di San Giovanni Teatino, che agiunge: "La maggioranza Progetto Comune ha idee ben precise sullo sviluppo del territorio e sente il bisogno di ricordare al governatore, alla Saga e a RFI alcune condizioni ritenute importanti dalla maggioranza tanto da entrare a pieno titolo nel vigente Piano Regolatore. La città di San Giovanni Teatino ha scelto una riqualificazione del centro urbano che ne potenzi l’accessibilità, la fruibilità e la pedonalizzazione. L’imposizione da parte di RFI dell’ennesimo sottopasso al centro del paese è categoricamente rifiutata e non solo perché modificherebbe in modo irreversibile l’unico luogo ancora identitario del paese, ma soprattutto perché il “buco” in questione di fatto taglierebbe in due il territorio, precludendo ad ogni acquazzone la comunicazione tra i due assi viari principali della città soprattutto in situazioni sempre più frequenti di allagamento dei sottopassi. L’annuncio poi dei 115 milioni per il raddoppio della ferrovia da Chieti Scalo a Pescara, allarma ulteriormente la comunità che dovrebbe convivere con l’intensificazione del traffico ferroviario e del conseguente inquinamento acustico ed elettromagnetico praticamente a ridosso di un’area densamente abitata. Per la maggioranza Progetto Comune la ferrovia va interrata al centro del paese o va delocalizzata o sostituita nel tratto Chieti Pescara da una metropolitana leggera, così come l’aeroporto potrebbe valutare un accesso alternativo magari dall’asse attrezzato mitigando il traffico veicolare della Tiburtina.
Tutti gli attori coinvolti nel Masterplan partono dalla necessità di potenziare le infrastrutture per rafforzare l’area urbana Chieti-Pescara, ma dequalificare e compromettere il territorio al centro di quell’area rischia di far naufragare per sempre il progetto. Il Comune di San Giovanni Teatino non è il parcheggio dell’aeroporto d’Abruzzo, né la sua stazione ferroviaria, non è la periferia di Chieti e di Pescara, ma è un territorio strategico di raccordo e con un suo naturale sviluppo dalle colline al fiume, sviluppo purtroppo già ferito e compromesso negli anni dalla pista aeroportuale, dall’autostrada e dall’asse attrezzato. Il Comune di San Giovanni Teatino non ha mai previsto l’istituzione di una tassa aeroportuale così come definito dalla legge finanziaria 350 del 2003, ha sempre condiviso le problematiche degli accessi all’aeroporto dalle sue strade comunali e ha purtroppo dovuto investire consistenti cifre per il ripristino dei sottopassi ferroviari ad ogni acquazzone, senza che la RFI si fosse mai assunta l’onere delle conseguenze delle proprie infrastrutture e sempre per spirito di responsabilità e di condivisione dello sviluppo del territorio che nessuno può confondere come un tacito assenso all’ennesimo progetto ministeriale calato dall’alto.
Agli annunci delle conferenze stampa di Saga e della Regione Abruzzo, Progetto Comune risponde dichiarando la propria disponibilità al confronto e alla discussione, ma non alla svendita del territorio. Nei prossimi giorni il Sindaco Luciano Marinucci invierà una comunicazione ufficiale al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti perché ogni intervento del Masterplan passi per una fase interlocutoria attraverso ufficiali Conferenze dei Servizi nelle quali discutere progetti preliminari concreti che rispettino le esigenze del comune e ne garantiscano il rispetto ambientale. La maggioranza presenterà una mozione al Consiglio Comunale per condividere le linee da portare alle Conferenze dei Servizi e coinvolgerà direttamente la popolazione con tutti gli strumenti democratici fino a quello referendario per determinare la propria posizione. Ringraziamo il governatore D’Alfonso per aver estromesso un rappresentante del comune di San Giovanni Teatino dal cda della SAGA, continueremo per altre vie a tutelare gli interessi del nostro territorio. Chi ha orecchi, intenda!".

Pubblicato in Politica
Pagina 1 di 3

Sponsor

Metropolitan Web

Metropolitan è un giornale online abruzzese.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione