Articoli filtrati per data: Venerdì, 01 Giugno 2018

E' online su YouTube il video “UN'ALTRA ESTATE”, il nuovo singolo di ROBY ROSSINI che segna il ritorno di un grande artista noto per i suoi brani dance di grande successo tra i quali "tanz bambolina".

Il nuovo inedito uscito il 28 Maggio in tutti i digital stores con l’ etichetta indipendente romana 2MI records, è un brano per nostalgici e innamorati, afferma Roby, che vivono comunque la speranza di poter abbracciare insieme il sole nel caldo di Agosto.

 

Il video è disponibile al seguente link: https://youtu.be/HOIq91QyUks 

 

Roby ha inoltre dichiarato che è già pronto un nuovo singolo inedito per Settembre 2018 in collaborazione con un importante deejay nazionale.

 

RR note biografiche:

https://it.wikipedia.org/wiki/Roby_Rossini 

 

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Pescara. “Un venerdì prefestivo di ordinaria follia, con le strade del centro, come via Nicola Fabrizi e via Carducci, completamente paralizzate da lunghe colonne di auto e clacson impazziti e automobilisti prigionieri tra le vetture con temperature altissime. È quello che è successo oggi a Pescara a causa di una riviera nord ancora oggi chiusa al traffico per lavori di ordinaria manutenzione che la giunta Alessandrini è incapace di concludere rovinando l’avvio della stagione balneare. Azione Politica, esprimendo la propria ferma condanna per una condanna amministrativa pessima e lacunosa, chiede all’assessore Blasioli di predisporre almeno la riapertura al traffico del litorale nord per le giornate di sabato e domenica quando, prevedibilmente, ci auguriamo che centinaia di famiglie si riversino sulle nostre spiagge, una prospettiva oggi non certa visto che lo stesso Blasioli, raggiunto telefonicamente da alcuni balneatori, ha espresso forti dubbi su tale possibilità, condannando la riviera di Pescara a un primo fine settimana di giugno con le spiagge deserte”. Lo ha detto l’avvocato Berardino Fiorilli, Coordinatore di ‘Azione Politica Pescara’, che stamane ha raccolto la protesta di cittadini, automobilisti e balneatori.
“Oggi Pescara ha vissuto una giornata veramente difficile sotto il profilo della viabilità, forse la peggiore da quando sono cominciati i lavori di ordinaria, e non certo straordinaria, manutenzione del primo tratto della riviera nord, compreso tra la Madonnina piazza Primo Maggio – ha sottolineato l’avvocato Fiorilli -. E parliamo di ‘ordinaria manutenzione’ perché certamente sostituire una pavimentazione di un tratto di marciapiede o scarificare e rifare l’asfalto di un tratto di strada non può essere maldestramente spacciato per ‘grande opera’ o per un intervento straordinario, come sta tentando di fare da settimane l’assessore delegato Blasioli che, tra l’impaccio e l’imbarazzo, ha continuato a spendere fiumi di inchiostro e di carta per tentare di enfatizzare un intervento che, in altri tempi, il centrodestra ha realizzato senza alcuna pomposità e in pochi giorni. Ma tant’è, lo abbiamo lasciato fare, purchè facesse in fretta a chiudere il cantiere prima dell’arrivo della stagione balneare per restituire la riviera nord alla sua naturale funzione. E invece nulla: nonostante le pomposità, nonostante gli aggiornamenti quotidiani su quanti centimetri di asfalto fossero stati rifatti, il cantiere è ancora al suo posto, l’asfalto è scarificato, non è stato realizzato il nuovo manto e il lungomare nord è tristemente chiuso alle auto, praticamente deserto. Fin qui non sarebbe nulla se non che la giunta Alessandrini, incapace di programmare i quattro cantieri sparsi sulla città, ha letteralmente paralizzato tutto il centro di Pescara: oggi era impossibile transitare, per percorrere anche solo 10 centimetri di strada in via Carducci, via Nicola Fabrizi e, di conseguenza, in via Venezia, via Firenze e strade laterali, occorrevano anche 30 minuti, fermi in auto, prigionieri negli incolonnamenti, senza via d’uscita e nella totale assenza della Polizia municipale inesistente e invisibile nelle nostre strade. Chiara la conseguenza: traffico impazzito, centinaia di clacson che suonavano ovunque cercando di spingere le auto verso una qualunque, ma inesistente, direzione, e commercianti e balneatori con le mani tra i capelli. Perché il peggio potrebbe arrivare nelle prossime quarantotto ore quando, complice il caldo e il bel tempo, molte famiglie vorrebbero avventurarsi sul nostro litorale, ma di fatto non riusciranno neanche ad avvicinarsi, anche grazie a una giunta Alessandrini che in quattro anni e mezzo di governo della città non è stata in grado di produrre un solo posto auto in più a fronte di milioni di chiacchiere. Questo significa che centinaia di famiglie di Pescara ed entroterra domani diserteranno le nostre spiagge preferendogli altri lidi, un danno economico incalcolabile per il nostro territorio. E purtroppo – ha aggiunto l’avvocato Fiorilli – tale possibilità è tutt’altro che remota visto che, raggiunto telefonicamente da alcuni balneatori, alla richiesta di riaprire al traffico la riviera nord per domani, sabato 2 giugno e domenica 3 giugno, per permettere un tranquillo fine settimana al mare, l’assessore Blasioli ha nicchiato, affermando di ‘doverci pensare’. Peccato che nel caso dovrebbe aver già scritto e diramato un’ordinanza di riapertura, seppur temporanea, al traffico del lungomare e questo non è avvenuto, tradotto: Pescara vivrà il primo week end lungo festivo di giugno con 27-28 gradi, il sole, ma la riviera chiusa e senza parcheggi tutt’attorno. Ovviamente ‘Azione Politica’ boccia su tutta la linea una politica che va evidentemente contro gli interessi di tutta la città e ci associamo alla richiesta dei balneatori di riaprire subito al traffico il lungomare, almeno per sabato e domenica”.

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Cori. Il Comune di Cori, in collaborazione con l’Ente Carosello Storico dei Rioni di Cori, ha indetto ed organizzato il concorso “Cori - Strade, piazzette e vicoli in fiore”, al fine di rendere più bello, gradevole ed ospitale il paese e attraverso l’utilizzo dei fiori e per stimolare al contempo la compartecipazione civica della comunità, in particolare nel corso delle giornate dedicate al Carosello Storico.

L’iscrizione è gratuita ed aperta a tutti i cittadini, compresi associazioni, comitati, scuole, gruppi spontanei, ad esclusione degli amministratori comunali, dei membri della commissione esaminatrice, di fiorai e vivaisti. Per fare ciò è necessario compilare un modulo allegato al regolamento da consegnare presso l’Ufficio Protocollo dell’ente entro le ore 12:00 del 15 Giugno 2018.

La gara consiste nell’abbellimento di vetrine, strade, piazzette, vicoli, angoli della città con addobbi floreali e specifica attenzione al percorso storico attraversato dal Corteo rinascimentale. La valutazione verrà effettuata dalla giuria previo sopralluogo il 23 e 24 Giugno in base a: varietà e composizione di fiori e piante; migliore combinazione colori/fiori; originalità; inserimento armonico nel contesto architettonico.

La proclamazione dei vincitori e la loro premiazione avverranno domenica 24 Giugno, in occasione del Palio Madonna del Soccorso 2018. Sono previsti premi in buoni acquisto piante fino a € 300,00 per il 1° classificato, spendibili nell’arco di un anno presso gli operatori specializzati che hanno aderito a questa iniziativa di miglioramento dell’immagine turistica della città d’Arte.

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Pescara. “‘Alunni trasferiti + lavori mai partiti, soldi buttati. #ibimbialcollevogliontornare’: è questo il maxistriscione di protesta apparso sulla recinzione in compensato che circonda il presunto cantiere per i lavori di adeguamento sismico della scuola di San Silvestro dinanzi alla quale ieri genitori e bambini hanno inscenato un sit in di protesta. Parliamo di un ‘presunto’ cantiere visto che i lavori, dopo la visita della Commissione edilizia scolastica, sono fermi. Se ne sono accorti i residenti di San Silvestro, ma se ne sono accorte soprattutto le famiglie che ogni mattina accompagnano in piazza i bambini per prendere lo scuolabus che li deporta sino alla scuola di via Rubicone, famiglie che sono ormai consapevoli di essere state prese in giro dall’assessore-pinocchio Cuzzi che lo scorso 26 marzo ha chiuso il plesso con la promessa di restituire l’immobile entro 120 giorni e oggi sappiamo che quella data è già saltata. Nei prossimi giorni organizzeremo un blitz in Comune di mamme e papà per chiedere informazioni direttamente all’assessore Cuzzi”. Lo ha detto il consigliere comunale di Forza Italia al Comune di Pescara Eugenio Seccia ufficializzando la protesta dei genitori e degli studenti di San Silvestro colle.
“Nei giorni scorsi, nel corso di un sopralluogo della Commissione a San Silvestro, purtroppo il Direttore dei lavori Tavani ha confermato i nostri timori – ha illustrato il consigliere Seccia – ovvero che quello della scuola di San Silvestro è un cantiere-fantasma o farsa. Nell’occasione l’architetto Tavani ha riepilogato i punti salienti del cantiere, ovvero l’adeguamento sismico dei pilastri della scuola, l’eliminazione della barriera esterna in laterizio, con la realizzazione di una nuova vetrata unica, l’isolamento termico e del solaio della scuola, la sostituzione della centrale termica e di tutti i termosifoni. Senonchè, secondo Tavani, fatto il progetto, fatta la gara d’appalto, aggiudicato il bando, sono venuti fuori i problemi perché, alcuni carotaggi, hanno fatto scoprire che 2 pilastri del piano terra, sottoposti a un precedente intervento di consolidamento, non sono stati rinforzati a dovere, e che su tutti i pilastri sono attaccati i vecchi tubi del riscaldamento, che dovranno essere rimossi. Tali verifiche hanno determinato una variante progettuale, oltre a causare un inevitabile aumento dei costi, a oggi non ancora quantificato, e soprattutto la redazione di varianti progettuali che solo il 21 maggio scorso sarebbero state depositate al Genio Civile. E, se il Genio Civile non concederà la propria autorizzazione a procedere, di fatto i lavori non partiranno. Chiara allora la nostra contestazione: conoscendo le problematiche della scuola di San Silvestro, perché l’assessore Cuzzi ha deciso di chiudere la scuola il 26 marzo scorso e di spostare 120 studenti, stravolgendo l’attività didattica, con tutti i disagi annessi per le 120 famiglie per portare i propri figli a scuola lontano da casa, piuttosto che attendere la fine dell’anno scolastico e dare alle famiglie tutto il tempo per organizzarsi per settembre, consapevoli che i ragazzi avrebbero comunque trascorso l’anno lontano dal quartiere? Ci chiediamo perché tanta fretta, certamente non determinata da una scelta prudenziale a tutela dei ragazzi, perché, se così fosse, oggi gli chiediamo di chiudere subito tutte le scuole che non hanno la certificazione dell’avvenuto adeguamento sismico. E perché, ancora, l’assessore-Pinocchio Cuzzi ha convocato addirittura il 13 gennaio scorso le famiglie al Parc Hotel Villa Immacolata, spendendo altri 300 euro di soldi pubblici, per ‘informarle dell’imminente inizio dei lavori nella scuola’, in realtà per raccontare bugie come oggi è venuto amaramente fuori. E perché, ancora, il 12 aprile ha inscenato la pantomima della consegna di un cantiere, dando la scadenza dei 120 giorni, ben sapendo che la ditta non avrebbe mai potuto cominciare i lavori? Perché ha scelto di continuare a mentire ai genitori assicurando la fine dei lavori e la restituzione della scuola per il 10 agosto, quando la ditta stessa ha precisato che le opere non finiranno mai per quella data, ma neanche per settembre, quindi gli studenti non svolgeranno nel plesso di San Silvestro l’anno scolastico 2018-2019? Ora hanno cominciato a chiederselo anche le 120 famiglie del colle che ieri hanno attaccato al cantiere uno striscione di protesta che sintetizza il pensiero di tutti, ossia studenti portati via, scuola chiusa, per lavori mai partiti, che significano soldi pubblici buttati. E infine, l’appello per far tornare nella loro scuola i bambini del quartiere che oggi è diventato un deserto, con grave danno per l’economia locale. Un diritto che gli stessi bambini ieri hanno rivendicato in un sit in di protesta inscenato dinanzi al cantiere fermo. Peccato che – ha aggiunto il consigliere Seccia -, anziché preoccuparsi di fare i lavori, sembra che alcuni operai addetti al cantiere, o come tali si sono presentati, abbiano cercato di strappare lo striscione, tanto che per non farlo toccare i genitori si sono organizzati in turni di vigilanza davanti la scuola. A questo punto, mentre sono ancora in attesa che gli uffici mi consegnino tutti i documenti richiesti nella domanda di accesso agli atti, organizzeremo un blitz delle mamme e dei papà di San Silvestro in Comune per chiedere direttamente all’assessore Cuzzi dove sono finiti le sue promesse, le rassicurazioni, e i lavori di cui non abbiamo traccia”.

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L'Aquila. Si attende a giorni la consegna del progetto preliminare di risoluzione delle criticità legate all'uso e alla disponibilità della risorsa idrica nella Piana del Fucino. Già da alcune settimane, invece, l'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino meridionale, nel corso di un incontro svoltosi ad Avezzano, ha illustrato la soluzione progettuale emersa dalle attività di studio e indagine effettuate in relazione all'affidamento dell'incarico di progettazione preliminare delle opere prioritarie da realizzare.

Il WWF, presente all’incontro con la sua struttura locale “WWF Abruzzo Montano”, pur riservandosi di esprimersi quando saranno noti al dettaglio i lavori da compiere e la loro incidenza ambientale, accoglie comunque con favore l’intenzione di potenziare la filiera depurativa nei comuni circumlacuali, per assicurare alti livelli qualitativi dell'acqua utilizzata a scopi irrigui attraverso la ristrutturazione di sei impianti di depurazione e la creazione di una moderna rete irrigua in pressione estesa a tutta la Piana del Fucino che sia in linea con le direttive europee sul risparmio idrico ed energetico.

La soluzione progettuale proposta presenta tuttavia diverse ombre. Il progetto selezionato prevede infatti anche la realizzazione di un invaso da 9 milioni di metri cubi d’acqua presso la Conca di Amplero, nel territorio comunale di Collelongo. Una soluzione a dir poco estremamente critica dal punto di vista ambientale: la Conca di Amplero si trova all’interno di un Sito di Importanza Comunitaria, nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, e presenta caratteristiche carsiche, per cui la parziale impermeabilizzazione prevista avrebbe un notevole impatto sulla circolazione sotterranea delle acque. Il sito di Amplero vanta inoltre un’elevata importanza dal punto di vista archeologico e certamente non rassicura il fatto che i progettisti abbiano dichiarato che i siti archeologici noti sono in posizione esterna rispetto all’area del futuro invaso e che non è prevista la realizzazione di opere di trattenuta, considerato l’elevato rischio sismico presente nella zona interessata.

A completare le indicazioni sin qui emerse va aggiunto che nel territorio comunale di San Benedetto è previsto un bacino di accumulo da 2 milioni di metri cubi d’acqua che sarà utilizzato come cassa d’espansione per la laminazione delle piene.

Lascia infine perplessi anche in termini di economicità l’ipotesi di una stazione di pompaggio dell'acqua nella Piana Fucense (prelievo notturno da fluenze superficiali in località Borgo Ottomila), l’accumulo in quota nella Conca di Amplero e la produzione di energia elettrica mediante caduta.

È del tutto inconcepibile invece il fatto che il progetto preliminare sia stato redatto senza procedere alla fase di Valutazione di Impatto Ambientale e senza chiedere pareri alle autorità competenti ai controlli in materia paesaggistica e archeologica. Una scelta incomprensibile: la Regione Abruzzo ha stipulato un’apposita convenzione con l'Autorità di Bacino già nel 2012 e la società di progettazione ha avuto l'incarico dal 2013: ci sono voluti ben cinque anni per vagliare le 11 soluzioni progettuali iniziali senza arrivare alla definizione di dettaglio del progetto preliminare e senza acquisire le autorizzazioni necessarie?

La data ultima per l’affidamento dei lavori è il 31/12/2019. I tempi sono molto stretti ma questo non giustificherebbe in alcun modo soluzioni raffazzonate e dannose per l’ambiente e per il territorio, anche perché diversi degli aspetti critici della soluzione su cui si sta attualmente ragionando erano stati evidenziati proprio dalla stessa società di progettazione!

Il WWF si riserva di esprimere ulteriori considerazioni quando sarà noto il progetto, ma sin d’ora chiede il massimo rispetto per l’ambiente e per le regole. L’errore è stato sciupare cinque anni senza essere arrivati a una soluzione realistica, condivisa e non dannosa. Resta un anno e mezzo per rimediare, si veda di non sciupare anche questo periodo.

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L’Aquila. Sono nato e cresciuto ad Assergi, un villaggio abbarbicato sulle pendici del versante meridionale del massiccio del Gran Sasso, un villaggio costruito sulla roccia, scosceso, e con le case raggruppate e quasi abbracciate tra di loro. Visto da lontano, il mio villaggio poteva apparire come un gregge di pecore su un pendio, che si stringono per meglio difendersi da un pericolo imminente. D'inverno poi, nelle giornate di bufera, era come se una sciarpa bianca lo avvolgesse. Il villaggio, con le sue mura antiche e le sue pietre luminose, pieno di vicoli e piazzette, aveva nella piazza principale, situata a sud, verso la valle, il suo punto di convergenza e il suo baricentro. Si era allargato attraverso i secoli, a partire dalla piazza e dalla chiesa, e ad esse non aveva mai smesso di guardare.

La piazza del mio villaggio è molto bella. In passato era molto più di una piazza. Vi si accede da una via detta “la strada ritta”. C'è una chiesa quasi millenaria dalla facciata luminosa, con un portale in stile finemente romanico e un campanile superbo. All'interno, poi, dalle colonne alla cripta sotterranea, tutto concorre al bello e al buono. Al centro della piazza c'è una fontana, dove un tempo le donne di casa andavano ad attingere l'acqua con le conche, portate agilmente sulla testa. Di fronte alla fontana, un piccolo giardino di pini - “gl'arboretti” -, dove da bambini giocavamo con le biglie colorate, ricordava i caduti di quella Grande Guerra di cui ricorrono cento anni.

Nella bella stagione, al pomeriggio, la piazza si riempiva di mille voci, e diventava il teatro di infiniti giochi. Uno di questi giochi, che vedevo praticato dai ragazzi più grandi, era quello di “mazz'e lirga”. Consisteva nel colpire con una mazza di legno lunga circa mezzo metro, la “mazza”, un legnetto di circa 15 centimetri appuntito alle estremità, la “lirga”, e farla andare il più lontano possibile. Un partecipante al gioco lo raccoglieva con la mano e lo rilanciava al punto di battuta. Il battitore cercava di respingerlo colpendolo al volo con la mazza. Se il bastoncino corto cadeva a terra senza essere respinto, ma a una distanza superiore alla lunghezza del bastone grande, il battitore aveva a disposizione tre colpi per farlo vibrare in aria e rispedirlo, con un colpo ben assestato, il più lontano possibile. A questo punto, il giocatore perdente era quello che non era riuscito ad avvicinare il bastoncino corto, la lirga, alla misura necessaria rispetto al punto di battuta. Il pegno che era costretto a pagare consisteva nel portare a cavalcioni il giocatore vincente fino al punto di battuta, per il numero di volte concordato all'inizio della partita.

Altro gioco preferito da noi maschi era quello del “salt'alla mula”. Si formavano due squadre. Dopo aver fatto “alla conta”, cioè sorteggiato il turno, i componenti di una delle due squadre si disponevano a fare da sedile - da mula -, con un ragazzo dritto con la testa rigirata verso il muro a fare da cuscino, e gli altri del suo gruppo attaccati a fungere da groppa della mula. I ragazzi dell'altro gruppo, uno per volta, prendendo la rincorsa e ogni volta chiamando per nome il saltatore successivo, saltavano in groppa, e nel tempo che pronunciavano la frase di rito “Tre tre giù giù, tre tre giù giù, tre tre giù giù: giù, giù, giù”, quelli di sotto dovevano resistere a tanto peso e così alternarsi nel salto. Se non resistevano e crollavano, erano obbligati a fungere di nuovo da mula.

Le bambine, invece, praticavano giochi più fantasiosi e affascinanti. Ricordo che in uno di essi si tenevano per mano inscenando una piccola fiaba e cantavano a gruppi alterni: “ Oh quante belle figlie madama Dorè, oh quante belle fìglie...; “ Son belle e me le tengo madama Dorè, son belle e me le tèngo...”. Oppure lanciavano la palla verso il muro, e prima di riprenderla senza farla cadere a terra, dovevano muoversi con una parte del corpo, e accompagnare con le parole i movimenti. Ne venivano fuori figure bellissime: “Muovendomi...stando ferma...con un piede...con una mano...a da battere...allo zigolo lo zagolo...al violino...un bacino...tocco terra...tocco cuore...fiorellin d'amore...”. Le donne, fin da piccole, mostrano di essere molto più dell'altra metà del cielo...

Ad una certa ora, la campanella della chiesa interrompeva i giochi e annunciava la lezione di catechismo, “la dottrina”, come la chiamavamo noi ragazzi. Ci andavamo molto volentieri, perché dopo il catechismo il prete ci faceva vedere la televisione, a quel tempo assai poco diffusa nelle case. Lassie...Rin Tin Tin...Bonanza: che belle trasmissioni, che bella televisione... Ma la piazza era anche luogo di ritrovo dei vecchi, che spesso apparivano al mio sguardo di bambino in atteggiamento contemplativo: placidi, baffuti, con un bastone rudimentale in mano e, d'inverno, il mantello, anzi...la mantella. Ce n'erano di molto originali, alcuni sembravano usciti da un romanzo dell'Ottocento.

Uno di essi era soprannominato “Sciancacrapa”. Baffi bianchi e appuntiti come il suo sguardo, aveva l'aspetto di un vecchio garibaldino. Ci parlava spesso delle sue sofferenze durante il conflitto del 1915-18. Noi lo ascoltavamo increduli, col naso all'insù, e quando ci vedeva giocare alla guerra ci apostrofava: “Heh vagliò..., ha ta revenì quela guerra! ...”. Un altro, chiamato “Bèbbè”, indossava una giacca nera, un cappello a bell'e meglio e un pantalone tenuto su e abborracciato da una cinta di cuoio che correva fuori dai passanti. Quando nella piazza si preparava il palco per la festa patronale, approfittava della presenza di qualche forestiero per vantarsi di una sua caratteristica anatomica di cui andava molto fiero. Asseriva scherzosamente di avere ben tre mammelle (“tre sise”), e volentieri le esibiva agli increduli ascoltatori. Si allargava la camicia nel petto, e scandiva ad alta voce: “E una...e dù...e...tre”, e mostrava un'escrescenza della pelle in corrispondenza delle costole che ricordava vagamente una mammella.

C'era poi una donnina che ricordo sempre vecchia. Si chiamava Grazia, viveva in un piccolo tugurio nella parte interna del villaggio, e andava in giro avvolta in una vestaglia stretta da una cinta di stoffa nella quale scorreva una grossa chiave. A vederla così, con quella chiave, vicino alla chiesa, me la figuravo la mamma di san Pietro. Povera Grazia! Un sorriso dolce e sdentato illuminava eternamente il suo viso di rughe che parevano solchi. Sembrava una bambina invecchiata prematuramente. Quando ti parlava ti prendeva le mani, e finiva il discorso sempre con la stessa frase, detta in dialetto, l'unica lingua che conosceva: “Ma prò...ma prò...Graziuccia nen s' tocca...”, come a dire: ditemi quello che volete, ma sappiate che la mia onestà è a prova di bomba. E come darle torto? ...

Alla festa del patrono, poi, la piazza diventava sagrato e mercato, luogo di devozione e di divertimento: film all'aperto, processioni, stendardi, banda musicale e bancarelle. Suggestiva, la sera che precedeva la festa di San Franco, il protettore principale, era la “mostra delle Reliquie”, che si faceva da un loggiato contiguo alla chiesa, che dava sulla piazza. Per noi ragazzi era quasi una festa nella festa. Partivamo dalla cripta sotto la navata centrale, ciascuno con una reliquia in mano dietro ai sacerdoti, e salivamo, tra due ali di folla di devoti, al piano superiore, per poi raggiungere il posto dell'esposizione attraverso una scala di legno a chiocciola all'interno della chiesa. Il tratto della scala era buio e, a ripensarci, sembrava di assistere ad una scena del film “Il nome della rosa”, dal famoso romanzo di Umberto Eco. A questa impressione concorreva la figura di padre Stefano, un frate cappuccino che veniva da Chieti per dar man forte al parroco, e che, con la barba, due nere e folte sopracciglia, la capigliatura rasata a corolla attorno alla testa e l'espressione grave del viso, aveva tutta l'aria di un inquisitore medievale. Per ogni reliquia, il sacerdote illustrava, con espressione di voce appropriata, il contenuto: “In questa reliquia...si conserva...”. Seguiva dalla piazza un breve stacco musicale della banda, e, subito dopo, uno sparo. E così di seguito.

Ci fu un anno in cui la cerimonia non poteva iniziare perché il rivenditore di noccioline, un commerciante di Bussi sul Tirino che veniva tutti gli anni e si metteva sempre allo stesso posto, teneva acceso il motore per tostare le arachidi, e gridava a squarciagola: “Noccioline americane!!! Noccioline americane!!!America!!!America!!!”. Allora, mentre il parroco, il compianto Don Demetrio, sbuffava contro l'affarismo che a suo dire era ormai invalso nelle feste religiose, padre Stefano, con il tono di voce stentoreo del predicatore provetto, microfono in mano, annunciò urbi et orbi: “Il rivenditore di nocelle è pregato di spegnere il motore!!!”. Il buon religioso dovette ripetere l'invito più volte perché la piazza si tacesse. Ma subito dopo, la banda, con infelice scelta di tempo e di genere musicale, accennò ad un motivetto allora molto in voga, portato alla ribalta da un cantante francese di nome Antoine, dal titolo “Le pietre” (...sei bello, e ti tirano le pietre, non sei bello, e ti tirano le pietre...). A quel punto, Don Demetrio in persona, fuori dai gangheri, prese in mano la situazione e il microfono, e gridò sdegnato verso la piazza: “eh no! eh no! le pietre proprio no!!!”. La scena, da sacra, era diventata molto esilarante, come in un film di Carlo Verdone.

Del resto, a quell'età tutto, per noi ragazzi, era occasione per ridere, come quando una compaesana a dir poco originale che abitava vicino alla piazza, di nome Lidia, preoccupata per la stabilità della sua casa, tutte le volte che durante la processione sentiva risuonare l'eco degli spari nella valle, usciva con le mani nei capelli e gridava: “A Dì mì, a Dì mì: quisti m' fann' spallà la casa!!!”. Cara, simpatica Lidia! Era una di quelle persone senza età, quelle che sembrano destinate a non morire mai. Ancora la rivedo, mentre attraversa la piazza col cappotto e l'ombrello, sia d'estate che d'inverno. E poi, un po' più in là con gli anni, c'erano le interminabili partite di calcio, con la base del campanile trasformata in una delle due porte e la cunetta di raccolta dell'acqua a fungere da metà campo, attenti, sempre, che non si vedesse la camionetta dei carabinieri, che spesso ci sequestravano la palla. E, tra una partita e l'altra, i primi dibattiti di religione e di politica, in quell'età in cui i propositi si confondono con i sogni, e, insieme al pallone, si cominciano ad inseguire le vocazioni di una vita.

Quante volte questo piccolo luogo dell'anima, che è la piazza del villaggio, ha colorato le mie passioni e la mia fantasia, e fatto da sfondo alle mie letture! Quando a scuola sentivo recitare dagli insegnanti le poesie di Giacomo Leopardi - Il sabato del villaggio o A Silvia, in particolare -, essa era sempre lì, a ricordarmi che, dovunque andiamo, ci portiamo sempre dietro i colori del nostro vissuto, e che la poesia è un'infanzia che non vuol passare, un bambino che bussa sempre alla porta del cuore, e reclama...i suoi diritti.

Mi è capitato qualche tempo fa di contemplare trasognato la piazza del mio villaggio una sera di fine estate, mentre l'ultimo raggio di sole dipingeva d'argento il campanile e la campana rintoccava in solitudine. Mi sono girato per andarmene, ma...improvvisamente, mi è parso di vedere centinaia di rondini che intrecciavano con i loro voli i tetti, i pini e il campanile e…mi è parso di udire molte voci di fanciulle che cantavano... “Oh quante belle figlie madama Dorè, oh quante belle fìglie...” e, più in là... “muovendomi...stando ferma...”. E' stato un attimo, poco prima che le ombre della sera ricoprissero i miei sogni. Però, è sempre molto bella la piazza del mio villaggio!

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Venerdì, 01 Giugno 2018 00:00

M5S Montesilvano sulla balneabilità

Montesilvano. "Il "miracolo di San Gennaro" delle acque balneabili si è verificato di nuovo, come apprendiamo dal solito "sobrio" comunicato dell'assessore De Vincentiis. La qualità del mare di Montesilvano risulta eccellente dappertutto. Ci chiediamo però come mai questi periodici annunci vengano accolti dai cittadini di Montesilvano sempre con un notevole scetticismo dimostrando che, forse, non ne sono molto convinti".

Lo afferma in una nota Cristhian Di Carlo, consigliere comunale del M5S Montesilvano, che aggiunge: "Tale diffidenza nasce da testimonianze, video, articoli di stampa che riferiscono degli sversamenti in mare dei fossi di scolo, in caso di piogge abbondanti, segnalando schiume, acque scure e maleodoranti. Presenterò per questo una interrogazione, nel prossimo consiglio comunale, per sapere se il Sindaco Maragno è a conoscenza di questi fenomeni di sversamento e se, come responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio, ha mai chiesto ad Arta di effettuare dei controlli. Chiederò a nome dei cittadini se il Sindaco ha inteso, o intenderà, prendere provvedimenti, come ordinanze di divieti di balneazione temporanei, semplice misura preventiva e cautelativa della salute. Difendere l'immagine della città è senza dubbio importante, mettere in campo azioni per preservare e tutelare la salute dei cittadini lo è almeno altrettanto".

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Pescara. Nella giornata di oggi una pattuglia del Gruppo Operativo Nucleo Anti Degrado è stata aggredita da un parcheggiatore abusivo che operava nell’area di risulta. Si tratta di K.C. 35, un cittadino ivoriano di 35 anni, con una lunga lista di precedenti simili e rapine, che alla vista degli agenti in borghese ha reagito dapprima prendendo a calci l’auto, poi colpendo gli agenti con pugni e calci, procurando loro una prognosi di 10 e 8 giorni per lesioni e contusioni, finché non è stato bloccato e tradotto al carcere di San Donato dal maggiore Adamo Agostinone, giunto a supporto dei colleghi insieme ad altri due agenti in moto.

“Quello che è accaduto dimostra la costanza e l’abnegazione della nostra Polizia Municipale che ogni giorno si trova ad affrontare situazioni a rischio nelle zone più sensibili della città – così l’assessore Gianni Teodoro– L’area di risulta è una di queste ed è uno dei luoghi tenuti sotto stretto controllo dal nostro gruppo speciale in borghese, che di fronte all’ennesimo ritorno dell’uomo, avvezzo a chiedere soldi nel parcheggio, come avvezzo è risultato anche alle intemperanze verso le forze dell’ordine, sono intervenuti anche stavolta. La reazione è stata violenta e piena di foga, infatti il trentenne, si è prima scagliato sulla macchina e poi sugli agenti ed ha opposto resistenza anche agli altri agenti che lo hanno poi arrestato e portato in carcere.

Si tratta di una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, a suo carico sono risultati tanti precedenti simili, uno anche ai danni della Polizia Municipale con l’aggressione a un agente al quale ha rotto un dito pochi mesi fa, nel suo curriculum criminale anche una rapina in un negozio di cellulari di Corso Vittorio e un’altra doppia aggressione e rapina ad un'altra rivendita di telefonia mobile, sempre sul Corso principale della città.

Una recidiva che ci auguriamo porti a una pena severa, in modo che, attestata la sua pericolosità, venga messo in condizione di non nuocere più né a chi ogni giorno è in strada per mantenere decoro e ordine pubblico, né alla cittadinanza che deve essere libera di transitare nel cuore della città senza imbattersi nella foga di qualcuno che non trova altro modo per sostenersi che compiere reati e aggressioni. E’ stata nostra cura assicurarlo alla giustizia, con l’auspicio che stavolta si arrivi ad un provvedimento rigido nei suoi confronti, contemperato al potenziale di rischio che lo stare a piede libero comporta con soggetti della sua indole”.

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L'Aquila. È stato riapprovato in data odierna all’unanimità nella seduta della III Commissione consiliare attività produttive il progetto di legge del Movimento 5 Stelle “Misure a sostegno delle imprese e dell’occupazione sul territorio regionale e di contrasto alle delocalizzazioni produttive”.

La legge, che dopo un anno di iter aveva già goduto dell'approvazione unanime delle commissioni bilancio e attività produttive, degli uffici legislativi, del comitato per la legislazione e del delegato competente di Giunta Giovanni Lolli, aveva infatti subito lo stop in Consiglio da parte del Presidente Luciano D’Alfonso con motivazioni che si sono rilevate ben presto stridenti con il contenuto della proposta ed era stata rinviata in Commissione.

Oggi, all’unanimità, il progetto di legge è stato riapprovato. Riconfermandosi un buon testo per incentivare l’occupazione in Abruzzo.

“Sono soddisfatto del risultato che si è nuovamente raggiunto” commenta il Consigliere Riccardo Mercante del Movimento 5 Stelle, primo firmatario del testo “Lavoro Abruzzo, si propone di rilanciare e salvaguardare l’occupazione sul territorio regionale attraverso premialita', contributi e agevolazioni alle imprese di nuovo insediamento a patto che le stesse si impegnino a mantenere strutture e forza lavorativa all’interno della nostra regione per un determinato numero di anni. Prevista per il mancato rispetto dei parametri di legge la restituzione alle casse regionali dei contributi ricevuti”.

Previste inoltre agevolazioni per favorire il rientro in regione di quelle imprese che hanno già delocalizzato all’estero, cosiddetto back reshoring.

Grande compiacimento è stato espresso dal Consigliere anche perché la proposta di legge è stata molto apprezzata oltre che dal delegato di giunta Giovanni Lolli dagli assessori D’Ignazio e Berardinetti e dal Consigliere regionale Olivieri che hanno deciso di apporre la loro firma al testo.

“Una legge come questa” continua Mercante” in Abruzzo è più che mai necessaria e di fondamentale importanza; allarmante infatti è il numero sempre più crescente delle aziende che decidono di licenziare e delocalizzare le attività produttive all’Estero. Non è solo la massimizzazione del profitto a scatenare il fenomeno e a rendere difficile il fare impresa, ma una serie di fattori tra i quali burocrazia, costo del lavoro, tasse, deficit logistico-infrastrutturale, difficoltà di accesso al credito e costi energetici. Da qui la necessità di prevedere una legge con l’obiettivo principale di contrastare il fenomeno e di favorire nuovi insediamenti d’impresa ridando slancio ai livelli occupazionali.

Ora, vista l’importanza del provvedimento, non resta che aspettare che l’intero consiglio regionale approvi al più presto la legge”.

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Torre de’ Passeri. Sarà piazza Papa Giovanni XXIII il cuore delle celebrazioni del prossimo 2 giugno, dove, davanti al Monumento ai Caduti di Torre de’ Passeri, si svolgerà la rituale cerimonia con gli onori al Tricolore, la deposizione della corona di alloro e i discorsi delle autorità. Inoltre, nel corso della manifestazione sarà consegnata a 31 giovani torresi che compiono 18 anni nel 2018, una dispensa sulla Carta Costituzionale che riporta i 12 dodici principi fondamentali e testi sul Tricolore e l’Inno Nazionale.

Con un’articolata cerimonia di commemorazione, realizzata di concerto con il Gruppo Alpini di Torre de’ Passeri, l’Amministrazione Comunale celebrerà, sabato 2 giugno, la Festa della Repubblica, a cui prenderanno parte autorità civili, militari, religiose e i rappresentanti del mondo delle associazioni e i cittadini. A seguire, i partecipanti si sposteranno in via Fara, per l’inaugurazione della nuova sede comunale dell’associazione alpini. Il gruppo delle penne nere torresi, guidate da Antonio Properzio, grazie ad una convenzione con il Comune potrà, infatti, contare su una sede associativa, in una parte della struttura che ospitò nei decenni scorsi la locale Croce Rossa.

“Al di là degli aspetti commemorativi, che ritengo importanti per il loro valore simbolico, con la celebrazione della Festa della Repubblica – ha ricordato il primo cittadino Piero Di Giulio – siamo chiamati a riflettere sui valori di libertà, giustizia, uguaglianza, responsabilità, rispetto dei diritti del singolo, dei popoli, delle Istituzioni, ma anche sul concetto di cittadinanza attiva. Senza dimenticare che il 2 giugno del 1946 il popolo italiano scelse fra Repubblica e Monarchia, fu eletta l'Assemblea Costituente e per la prima volta, anche le donne parteciparono al voto. Anche per questo abbiamo voluto che i diciottenni torresi fossero presenti e protagonisti della celebrazione, augurandoci che inizino ad essere protagonisti attivi della vita sociale del paese”.

Nel dettaglio, la manifestazione osserverà, a partire dalle ore 11,00, il seguente programma: raduno dei partecipanti; cerimonia dell’Alzabandiera; saluto delle Autorità presenti; benedizione e deposizione della Corona di alloro; consegna ai diciottenni residenti nel Comune di Torre de’ Passeri di una dispensa sulla Costituzione Italiana. Conclusione affidata all’Inno Nazionale.

Alle 12,30 è infine programmata, in via Fara (di via Roma) la cerimonia per l’inaugurazione della nuova sede del Gruppo comunale Alpini “Antonio Ciccotelli”. Al taglio del nastro parteciperanno le delegazioni del raggruppamento dell’VIII zona dell’A.N.A. e i più alti esponenti regionali dell’associazione delle penne nere, oltre alle autorità locali civili e militari.

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