Fossacesia. Si terrà il prossimo 20 Novembre, nella sede comunale di Fossacesia, l’incontro tra sindaco Enrico Di Giuseppantonio, la Commissione Urbanistica ed i tecnici che operano in città con all’ordine del giorno il nuovo Regolamento Edilizio adottato dalla Regione Abruzzo, attraverso la delibera di Giunta del 1 agosto scorso n.552. Il termine per l’adeguamento dei regolamenti comunali è fissato al 31 dicembre prossimo ma il Comune di Fossacesia, attraverso il suo Ufficio all’Urbanistica ha già predisposto la documentazione necessaria per procedere all’aggiornamento. L’incontro del prossimo 20 novembre si rende quindi necessario per presentare le linee guida da seguire ma anche per ricevere suggerimenti e modifiche. Una volta definito, il documento passerà all’esame del Consiglio Comunale. “Il nuovo strumento uniforma le scelte in materia ed è da considerarsi un importante passo verso l'armonizzazione delle regole e la semplificazione - ha affermato il Sindaco, Enrico Di Giuseppantonio -. Eviterà lamentele da parte di cittadini e professionisti per le differenze tra regolamenti diversi nei Comuni. In questo modo, pur nella specificità che i regolamenti di ciascun Comune continueranno ad avere, ci sarà maggiore omogeneità. I regolamenti si atterranno tutti ad uno stesso schema e avranno definizioni e parametri chiari, definiti, ma soprattutto validi su tutto il territorio regionale".

L'Aquila. “A fronte della nuova bozza della Legge di Bilancio del Governo Conte, che al fine di abbassare i costi della politica prevede per le Regioni che non procederanno alla riduzione dei vitalizi un taglio dell’80% ai trasferimenti erariali (senza intaccare i fondi per la sanità, le politiche sociali e i trasporti) è ormai urgente ed improrogabile l’approvazione della legge sulla riduzione dei vitalizi. Legge che abbiamo presentato già anni fa a mia firma, ma che ha sempre visto il NO del consiglio regionale Abruzzese. Oggi, non possiamo più rimandare queste scelte. Ci auguriamo che l’Abruzzo non perda l’occasione di attuare un vero cambio di rotta per il costo della politica in Regione. Non permetteremo che si approvino leggi di facciata, al fine di trovare una scappatoia istituzionale. Ci auguriamo, anzi, che in Abruzzo si approvi, oltre alla riduzione dell’assegno, anche l’abolizione del cumulo del doppio e triplo vitalizio, come previsto dalle nostre proposte di legge”. Ad affermarlo è Sara Marcozzi, consigliere regionale e candidato Presidente del M5S per l’Abruzzo.
“Quella del taglio dei vitalizi e dell’abolizione del cumulo degli stessi è una battaglia di equità sociale che ha sempre visto il massimo impegno del M5S in ogni grado istituzionale. Ci sono ex politici abruzzesi - spiega Marcozzi - che con il cumulo percepiscono fino a 90mila euro/anno. La legge oggi vigente, infatti, permette di percepire il doppio e anche triplo vitalizio: ipoteticamente, un politico che abbia svolto un mandato in consiglio regionale, un mandato nel Parlamento Italiano e un mandato nel Parlamento Europeo avrebbe diritto a riscuotere 3 corposi vitalizi a fronte di pochi anni di versamento di contributi. Una disuguaglianza sociale davvero intollerabile quando migliaia di cittadini versano in stato di povertà e precarietà. Ricordo - incalza Sara Marcozzi - che un consigliere di maggioranza argomentò il voto contrario dicendo che “se una persona ha tarato il suo stile di vita sui 90mila euro all’anno, non gli si può chiedere di rinunciare a 30mila all’improvviso”. Lo vadano a raccontare ai pensionati minimi, ai disoccupati o a tutti quei lavoratori che non prenderanno mai una pensione a causa delle loro becere leggi. La Proposta di legge presentata dal M5S farebbe risparmiare agli abruzzesi almeno 500mila Euro all’anno, è già pronta, mancano solo il sì di centro destra e centro sinistra”.

Pescara. "La Regione Abruzzo con due delibere, la DGR.543/2018 e la 657/2018, ha inopinatamente aperto al pascolo vastissime aree coperte da boschi, compresi molti Siti di Interesse Comunitario, dove da decenni questa pratica era in generale vietata per ovvie ragioni ambientali e anche forestali ed agronomiche.
Solo esplicite autorizzazioni preventive, con pianificazione e attente valutazioni di dettaglio, potevano consentire l'accesso agli animali domestici, come previsto dall'Art.42 della Legge forestale regionale 3/2014.
Infatti il contesto ambientale è completamente diverso rispetto alle praterie e cavalli, capre, pecore e vacche possono incidere gravemente sia sull'erosione del suolo, in genere scoperto, del bosco attraverso il calpestio sia sulla flora del sottobosco, spesso composta da specie rarissime (basterà ricordare l'orchidea Scarpetta di Venere simbolo delle faggete del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise).
La SOA il 27 settembre scorso ha fatto richiesta di accesso agli atti all'Assessorato Agricoltura ma ad oggi, scaduti i 30 giorni di legge, non è pervenuta alcuna risposta. Pertanto l'associazione ha diffidato la Regione a procedere immediatamente, altrimenti dovrà presentare un esposto in Procura.
Quali sono le ragioni di questa scelta fatta senza Valutazione di Incidenza e senza considerare in alcun modo il potenziale danno alla biodiversità della regione?
C'entrano per caso i fondi europei, come sono stati spesi e i controlli AGEA sui pascoli assegnati negli anni scorsi?". Si legge così in una nota della Stazione Ornitologica Abruzzese ONLUS.

Pescara. Si è svolta oggi, in tarda mattinata, nella sede della Regione Abruzzo in via Passolanciano, una riunione per affrontare le problematiche relative al ponte di Salle (Pe).
Costruito nei primi anni '50, è il ponte più alto del centro Italia con i suoi 104 metri, nel cuore del Parco della Majella a cavallo del fiume Orta, sulla strada tra San Tommaso (Fraz. di Caramanico Terme) e Salle.
A tale incontro hanno preso parte il Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale Mario Mazzocca, il Vice Presidente della Provincia di Pescara Silvina Sarra, il Sindaco di Salle Maurizio Fonzo (che ha riportato anche il parere del Sindaco di Caramanico, Simone Angelucci), il consigliere comunale Davide Morante e i tecnici della Provincia di Pescara.
I tecnici hanno riferito di aver affidato un anno fà, ad una società di ingegneria, uno specifico incarico per la verifica sismica della struttura.
Durante tale studio è stata verificata la sostanziale stabilità del ponte ma è stato anche evidenziato un elemento di criticità sul costone di roccia sul quale poggia la spalla destra del ponte stesso.
La Provincia di Pescara, che ha ricevuto le risultanze dello studio solo pochi giorni fa, ha immediatamente contattato la Regione Abruzzo per concordare una rapida soluzione alla criticità evidenziata.
A questo fine, si è convenuto di coinvolgere il Genio Civile di Pescara che provvederà sia allo studio di un intervento d'urgenza che al reperimento delle risorse per attuarlo, attualmente valutate in circa 100.000 euro.

Montesilvano. Un sindacato che, parlando ora a nome di tutto il territorio regionale, possa dare il suo contributo allo sviluppo di un Abruzzo industrializzato ma sempre in bilico tra sud e nord. È la mission della Uiltec Abruzzo, che da questa mattina, martedì 8 ottobre, riunisce in un unico organismo regionale le precedenti articolazioni territoriali Adriatica Gran Sasso e Adriatica Maiella. La federazione dei lavoratori del tessile, energia e chimica della Uil si sono riuniti all’Hotel Promenade di Montesilvano per celebrare un congresso nel corso del quale Debora Del Fiacco è stata eletta segretaria regionale, affiancata da una segreteria composta da Emidio Angelini, Luca Piersante, Riccardo De Feo, Giuseppe D’Anniballe e Gianni Cordesco, mentre tesoriere sarà Arnaldo Schioppa.

Ai lavori, coordinati da Giovanni Bellissima, segretario organizzativo nazionale Uiltec, è intervenuto anche Paolo Pirani, segretario nazionale Uiltec che ha invitato la neonata organizzazione regionale a “continuare nella strada del rinnovamento del sindacato, favorendo l’ingresso di nuove leve e avanzando proposte concrete per lo sviluppo industriale dell’Abruzzo, una regione strategica per l’economia italiana”.

Gli ha fatto eco Michele Lombardo, segretario regionale Uil Abruzzo, che ha ricordato: “Siamo una regione cerniera nel sistema economico-sociale italiano: da diverso tempo usciti dal sud, rimaniamo una regione di transizione, mentre i nostri vicini continuano ad arretrare. È il caso del Molise, nuovamente scivolato tra i territori del Sud, così come l’Umbria e le Marche, ora tra le regioni di transizione come noi, dopo anni di collocamento tra quelle del nord. Le ragioni di questa “resistenza” stanno nel fatto che abbiamo un patrimonio industriale che annovera gruppi di valenza nazionale e internazionale: questo patrimonio è irrinunciabile, e va sostenuto così come quello artigianale, che ha superato una crisi dovuta non solo alla finanza ma anche alla disattenzione delle politiche regionali. A fronte di tutto questo, assistiamo purtroppo ad un governo che taglia ben 200 milioni di euro al Masterplan, e una Regione che se avesse allocato per tempo quelle risorse, come chiesto da noi a più riprese, avrebbe di fatto impedito questa pericolosa riduzione. Per tutto questo ieri (lunedì) nel corso dell’incontro che abbiamo avuto con il presidente vicario Giovanni Lolli abbiamo ribadito che in questa ultima coda della legislatura almeno due scelte possono e devono essere fatte prima che si torni a votare: l’avvio immediato della zes, la zona economica speciale, e il contestuale rilancio del progetto del corridoio Tirreno-Adriatico, che connetta i flussi commerciali proprio attraverso la nostra regione, rilanciando le infrastrutture e l’intero sistema produttivo”.

 

Pescara. “La Regione Abruzzo oggi paga lo scotto dell’inesperienza amministrativa del Movimento 5 Stelle, dei pasticci ereditati dal Governo nazionale a guida del Partito democratico nonché della lentezza di quello regionale nello spendere i fondi del Masterplan”. Questo il commento dei Consiglieri regionali di Forza Italia Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri che spiegano quanto segue: “Sulla messa in sicurezza delle autostrade abruzzesi e sui fondi del Masterplan assistiamo a una totale confusione a tratti imbarazzante e preoccupante. L’ultimo Decreto del Governo, nell'articolo 16, individua risorse per la prosecuzione degli interventi di ripristino e messa in sicurezza delle tratte autostradali A24 e A25, nella misura di 200 milioni di euro,  andando a “rimodulare” le risorse disponibili derivanti dai Patti per lo Sviluppo di Abruzzo e Lazio per le annualità 2018 e 2019 al fine di avere liquidità immediata. Innanzitutto ricordiamo come una parte di 250 milioni di euro necessari per la messa in sicurezza di  A24 e A25 erano stati già individuati, sempre con Decreto legge, nel Fondo di Sviluppo e Coesione ma poi bloccati a causa di pasticci e ricorsi per definire se il canone a carico del concessionario Toto spettasse al Ministero dell’infrastrutture o all’Anas. Tale rallentamento è dovuto all’inconcludenza del governo nazionale Renzi-Delrio.  Oggi, alla luce dei fatti di Genova,  il Ministro Toninelli vuole usare l’FSC per completare la 'messa in sicurezza urgente' creando un ulteriore pasticcio a causa del prelievo dei fondi del Masterplan, in notevole ritardo sulla tabella di marcia a causa di una Regione inefficiente, affermando di reinserirli poi nella prossima programmazione. Questo determina un allungamento dei tempi di realizzazione dei progetti e delle convezioni già sottoscritte”.  “Infatti – continuano Febbo e Sospiri -  in questi anni abbiamo denunciato a più riprese quelli di D’Alfonso sui progetti da inserire nel Masterplan fossero solo annunci e spot  elettorali. Le risorse del fondo FSC che possono essere rimodulate sono solo quelle disponibili ovvero non impegnate, né vincolate né spese. La verità – sottolineano Febbo e Sospiri- è ben diversa, prima di tutto oggi emerge chiaramente il ritardo assurdo accumulato nella capacità di spesa dei fondi europei e dell’FSC tanto da dirottarli per altre emergenze a carattere nazionale. Inoltre, fatto ancora più grave che ci lascia interdetti, è leggere come un Ministro recepisca le istanze di un Consigliere regionale del Movimento cinque Stelle candidato Presidente alle prossime regionali,  invece di interloquire con il governo regionale. Siamo di fronte alla più totale confusione istituzionale che mortifica l’Abruzzo e le sue istituzioni. Riteniamo incomprensibili le posizioni degli esponenti del Movimento pentastellato e quelle del  Partito Democratico. Pertanto – concludono Febbo e Sospiri – chiediamo che venga modificato immediatamente, nel merito e nei tempi, il Decreto legge e crediamo che quei pochi progetti avviati non possano essere né bloccati né posticipati poiché l’Abruzzo e gli abruzzesi non meritano questo trattamento”.

Pescara. "L’ARAP, l’Azienda Regionale Attività Produttive della Regione Abruzzo, ancora non intravede un vero processo di riorganizzazione attraverso la valorizzazione del personale.
Le OO.SS., alla fine di settembre, hanno denunciato le forti carenze di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle sedi operative dell’Arap chiedendo agli Organismi di competenza di disporre dedicate verifiche per l’accertamento della sussistenza delle misure necessarie per assicurare la tutela della sicurezza sui posti di lavoro, nonché finalizzate all’accertamento del rispetto degli obblighi legali previsti dalla legislazione di riferimento, da parte dei Dirigenti e del Datore di lavoro.
A due anni dall’aggiornamento del piano industriale dell’ARAP la situazione economica finanziaria non risulta risanata e i rapporti con i gestori del servizio idrico integrato (CAM, SACA e SASI) continuano a produrre notevoli perdite peggiorando l’equilibrio finanziario nonché l’obiettivo prioritario del piano industriale.
L’accordo sottoscritto, tra i sindacati e il presidente dell’Arpa, che ha richiesto enormi sacrifici ai lavoratori e che avrebbe dovuto essere propedeutico ad un bilancio di esercizio non ha prodotto i suoi effetti perché a fronte di un collocamento forzoso dei dipendenti dell’Ente si è ricorsi a professionalità e competenze tecniche esterne aggravando ulteriormente la situazione debitoria senza produrre una razionalizzazione e una valorizzazione delle risorse umane.
Il processo di riorganizzazione dell’Arap è fermo o meglio ha subito dei percorsi incerti e i lavoratori a tutt’oggi non percepiscono regolarmente le retribuzioni, creando disparità di trattamenti con i dipendenti dell’Arap servizi, società in house providing dell’Arap.
L’incertezza organizzativa e la frammentazione di competenze tra Arap e Arap Servizi genera disservizi e notevoli perdite d’immagine e capacità produttive dell’azienda aggravando così la situazione finanziaria.
I sindacati, come più volte hanno richiesto, vogliono una maggiore trasparenza, un’informazione e l’apertura di un tavolo di confronto che sciolga definitivamente i nodi strutturali, economici ed organizzativi, che impediscono il decollo dell’Agenzia regionale per le attività produttive". Si legge così in una nota di Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl.

L'Aquilla. “Solo due settimane fa il governo giallo-verde ha respinto la proposta della Regione Abruzzo sulla riduzione dei superticket e oggi veniamo a scoprire che il Ministro Grillo intende abolirli. Si tratta del solito bipolarismo che in questi mesi ha caratterizzato il nuovo governo o di una presa per i fondelli per i cittadini?”.

Con queste parole il Segretario reggente del Pd Abruzzo Renzo Di Sabatino interviene a seguito dell’annuncio del Ministro della salute Giulia Grillo, che ha dichiarato alla stampa “lavoriamo all'abolizione del superticket”.

“L’abolizione del superticket – continua Di Sabatino -, ovvero quei 10 euro che ognuno di noi paga per ciascuna prestazione diagnostica o specialistica, era stata oggetto di una proposta presentata proprio dalla giunta regionale abruzzese, e prevedeva l’abrogazione del ticket sulle ricette per i redditi familiari fino a 8.263 euro e la riduzione per i redditi fino a 30 mila, toccando con la riduzione o l’azzeramento circa il 60% delle ricette.

Un provvedimento importantissimo, che avrebbe garantito davvero il diritto alla salute sancito dalla Costituzione, e per il quale erano già stati individuati e reperiti i fondi necessari.

Dopo che il governo a guida Lega-Cinque Stelle ha bocciato la proposta dell’Abruzzo, oggi scopriamo che il Ministro Grillo, invece, vuole abolire il superticket. A leggere bene le sue dichiarazioni, però, si tratta di nient’altro che propaganda, fatta sulle spalle degli abruzzesi, dato che non un solo riferimento fa alla cifra necessaria per attuare questa manovra (nella sua intervista c’è solo un accenno generico alla spesa per i farmaci, che dichiara essere lievitata, fino a sfiorare i 30 miliardi nel 2017, perché non è stata governata), né dove, eventualmente, reperirebbe la cifra necessaria a coprire i costi dell’abolizione del superticket. Imiterà il suo collega Di Maio, che pretende che il Ministro Tria trovi in ogni modo le risorse per il reddito di cittadinanza?

Il Ministro Grillo farebbe bene a ricordare che la campagna elettorale è finita da un pezzo: se vuole davvero fare qualcosa di positivo per l’Abruzzo intanto ci approvi la riduzione già prevista e deliberata dalla Regione e faccia in modo che diventi operativa quanto prima”.

Pescara. La bozza di protocollo d’intesa per la gestione e il contenimento del cinghiale (Sus scrofa) elaborata dalla Regione Abruzzo dimostra che, purtroppo, permane la volontà di non cambiare approccio al problema: si continuano ad anteporre gli aspetti emotivi e gli interessi rappresentati dal mondo venatorio a una seria valutazione dell’efficacia e dell’efficienza di quanto fatto fino ad oggi. Si continua in altre parole a perdere tempo e a impiegare male i fondi pubblici. L’approccio finora seguito, secondo il WWF, è completamente a-scientifico visto che ci si è limitati ad allargare modalità e periodi di caccia, senza considerare minimamente l’etologia della specie, le differenze stagionali, il clima, le relazioni all’interno delle popolazioni, ecc.

Continuare a procedere senza avere dati certi, confrontabili e validati (inutilmente richiesti ormai da decenni!) con indicatori per monitorare l’efficacia degli interventi, non fa altro che produrre azioni inefficaci dal punto di vista della riduzione dei danni e deleterie dal punto di vista ecologico.

Il WWF chiede che si parta invece da una valutazione oggettiva dei risultati delle politiche portate avanti in questi ultimi 10 anni in base alle quali si è sostanzialmente arrivati a consentire la caccia al cinghiale in tutti i periodi dell’anno e in tutto il territorio regionale (a esclusione delle aree naturali protette).

Vorremmo conoscere: 1) il numero di cinghiali abbattuti durante il periodo di caccia aperta e quello dei cinghiali abbattuti con il selecontrollo; 2) quali verifiche sono state effettuate sulle attività di selecontrollo per verificarne l’efficacia e l’effettivo svolgimento: da segnalazioni che abbiamo ricevuto quelle che dovrebbero essere delle girate si trasformano sostanzialmente in vere e proprio braccate, deleterie, soprattutto in periodi di riproduzione, non solo per i cinghiali, ma per tutta la fauna che viene inseguita e spaventata da cani e spari.

Vorremmo avere e confrontare con i dati prima ricordati:

quali e quante volte prima di intervenire con i fucili si siano effettivamente impiegate, sapendo dove e come, misure dissuasive non cruente (che andrebbero adottate prima degli abbattimenti);
i risultati delle catture portate avanti in varie parti della regione (anche all’interno di aree naturali protette), verificandone l’efficacia e l’applicabilità su altri territori.
La ricerca della soluzione del problema attraverso le medesime strategie che lo hanno determinato (in sostanza l’attività venatoria) è stata fino ad oggi del tutto fallimentare all’esterno delle aree naturali protette e lo sarebbe ancora di più al loro interno. È fondamentale che la Regione proceda a sganciare totalmente l’aspetto della gestione dei danni dall’attività di caccia. Dopo anni di politiche basate sugli abbattimenti si continuano registrare problemi alle colture: ci si deve quindi interrogare sulla reale efficacia di affrontare il problema attraverso lo strumento dei cacciatori che, dopo essere stati l’origine del problema con l’introduzione in Abruzzo di cinghiali a scopo venatorio, vengono ora individuati come la soluzione nonostante siano i meno interessati a risolverlo essendo i primi beneficiari di questa situazione che ha consentito loro di andare a caccia anche in periodi in cui tale attività è vietata e che assicura, in molti casi, una fonte di reddito non secondaria.

E la necessità di sganciare la gestione dei danni dall’attività venatoria è tanto più vera all’interno delle aree naturali protette, dove l’interesse primario da tutelare è la salvaguardia di specie e habitat.

Noi pensiamo che questa “sfida” possa e vada vinta, insieme, e in tal senso, con spirito collaborativo, chiediamo di prendere a riferimento il decalogo che riportiamo qui di seguito.

Chiediamo in tal senso all’Osservatorio Regionale per la biodiversità di esprimersi sulle proposte e di assumere il coordinamento della stesura di un documento tecnico di indirizzo, in particolare per quanto di competenza diretta, coinvolgendo le Aree Protette Regionali e il mondo agricolo, affinché il cinghiale si trasformi da centro di conflittualità in un primo vero punto di incontro.

DIECI PROPOSTE ALLA REGIONE

all'interno delle aree naturali protette sono da porre in essere e favorire attività di ripristino e restauro degli equilibri naturali. Gli obiettivi e le modalità di intervento devono essere quindi diversi da quelli usati all’esterno delle stesse;
qualsiasi intervento sulle specie faunistiche (compreso il cinghiale) all’interno di aree naturali protette non può essere effettuato in assenza di un apposito Piano basato su dati certi con cognizione di numero, classi d’età e sesso dei capi da abbattere;
il Piano deve:
a) individuare e caratterizzare aree omogenee;
b) definire densità obiettivo e indicare quanto si è lontano dall’equilibrio (numero, classi di età e sesso);
c) attivare riqualificazione del paesaggio agro-silvo-pastorale tradizionale;
d) prevedere mezzi di dissuasione e, in subordine, di cattura;
e) prevedere una diversificazione cuscinetto dei sistemi di prelievo venatorio ordinario;
f) prevedere azioni secondo criteri temporali e dimensionali omogenei rispetto a quanto fatto all’esterno delle aree naturali protette, al fine di evitare disparità di interventi per giunta mal coordinati con i periodi di caccia collettiva;
g) in caso di mancato raggiungimento delle densità obiettivo, prevedere che il sistema risarcitorio debba essere sostenuto dai responsabili del mancato raggiungimento degli obiettivi (anche per questo deve essere messo in piedi un sistema che in base a indicatori e monitoraggi possa evidenziare le inefficienze e gli interventi inefficaci);
qualsiasi piano che riguardi la gestione del Cinghiale all’interno di aree naturali protette deve partire dall’applicazione di sistemi definiti “non cruenti”;
nel caso di dimostrata inefficacia dei sistemi definiti “non cruenti” si potrà procedere a interventi di cattura basati su studi puntuali con obiettivi predefiniti, effettivamente gestiti dietro il controllo dell’area naturale protetta e affidati agli agricoltori;
qualora anche la cattura dovesse risultare non efficace, va comunque escluso il selecontrollo attraverso abbattimento di capi affidato ai cacciatori. Il selecontrollo deve essere gestito, quale forma residuale e puntuale, da personale dell’area naturale protetta e da operatori dei corpi di polizia;
non sono pertanto ipotizzabili interventi di “pronto intervento cinghiale” all’interno delle aree naturali protette, poiché incompatibili con le finalità stesse delle aree e con una gestione della specie, ameno che tale forma di intervento non sia limitata a eccezionali casi puntuali per motivi di incolumità e sicurezza;
gli interventi di gestione del Cinghiale all’interno delle aree naturali protette, pur avendo diversi obiettivi e modalità di attuazione, devono sempre coordinarsi con i sistemi di gestione previsti nel restante territorio in relazione ai diversi istituti faunistici soggetti o meno al prelievo venatorio (attualmente questi non sono strutturati da poter essere considerati come efficaci e monitorabili o valutabili tramite indicatori di prestazione: continuare ad intervenire senza dati e in maniera scoordinata non può che aumentare il problema);
in assenza di dati certi su numeri, consistenza e dinamiche di prelievo-obiettivo, un sistema di filiera di trasformazione delle carni di cinghiale rischia di essere un ulteriore elemento di perturbazione. Il soggetto chiamato ad investire per la creazione della filiera, volendo giustamente ammortizzare l’investimento fatto e mettere in funzione una attività remunerativa, richiederà un apporto di cinghiali costante (obiettivo di chi investe nella filiera non è ridurre il numero di cinghiali, ma averne un flusso costante);
da ultimo, vanno ovviamente vietati interventi di sparo da automezzi o in periodo notturno all’interno di aree naturali protette poiché potenzialmente dannosi per le altre specie animali protette presenti e pertanto incompatibili con le finalità di conservazione delle aree protette.

Pescara. Al Palazzo dell’Emiciclo a Pescara, Mauro Febbo, presidente della Commissione di Vigilanza del Consiglio Regionale, Tiziana Magnacca, sindaco di San Salvo, Giuseppe Savini, membro del CdA dell'ARAP e Nazario Pagano, Senatore della Repubblica e coordinatore regionale di Forza Italia, hanno tenuto una conferenza stampa dal titolo: “ZES, un’altra opportunità di sviluppo mancata”.
“Perdiamo tantissimo perché è un’opportunità che veniva data alle Regioni del Sud e quindi l’Abruzzo, pur non avendo alcune caratteristiche, poteva accedere – ha dichiarato il presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo – però facendo un accordo interregionale con il Molise. Per un anno e mezzo questo Governo regionale ha girato l’Abruzzo, soprattutto il territorio del sud della provincia di Chieti per dire che ci sarebbe arrivata la ZES insieme con il Molise, finalmente il 7 agosto arriva questa delibera che è stata pubblicata qualche giorno fa, ho preso contatto con il Molise per capire bene come si sarebbero mosse le due Regioni, ma dal Molise mi dicono che 5 giorni prima, il 2 agosto, con la delibera 395 loro hanno deciso di andare con la Puglia perché dall’Abruzzo non c’erano stati segnali di interesse e di attivazione. È di una gravità enorme se a ciò aggiungiamo che il 28 agosto, 26 giorni dopo la delibera del Molise, l’attuale presidente facente funzioni, il vicepresidente Lolli, incontra Confindustria, che oramai da mesi sollecita l’attivazione di questa zona che porta sviluppo, benessere, agevolazioni fiscali, sgravi e tante altr cose, ed il presidente assicura che si sarebbe attivato con il Molise. Quindi la domanda che ci poniamo è: oltre a prendere in giro gli abruzzesi con i fantamilioni che giornalmente ci preannunciava il presidente D’Alfonso, ma questi signori con il Molise ci hanno mai parlato? Ma è possibile che il Molise, dove si è votato 4 mesi fa, il 2 agosto riesce a fare una delibera dell’istituzione della ZES e noi con un anno e mezzo non ci riusciamo e lo facciamo dopo che loro sono andati via? Chiaramente è una presa per i fondelli per gli abruzzesi, ma soprattutto è un danno enorme all’economia abruzzese. Nel territorio del Vastese e del Sangro ci sono anche le maggiori aziende non d’Abruzzo ma del centrosud che hanno necessità di avere dei supporti che davano questa Zona Economica Speciale, abbiamo perso anche questo treno. Io ho chiesto l’intervento del Partito perché è chiaro che a questo livello bisogna intervenire e interloquire da subito con il Molise per capire le motivazioni che hanno portato a questa decisione e soprattutto se è possibile rimediare. Forza Italia in questi 54 mesi ha sempre fatto un’opposizione intransigente e seria, ma anche costruttiva, ci siamo posti sempre anche come propositivi e in questo caso noi non intendiamo abbandonare questa opportunità che viene riservata alle altre Regioni e l’Abruzzo deve partecipare”.

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