Ginevra. L’Abruzzo regione pilota in Italia nella prevenzione dei disturbi uditivi. E in particolare la onlus “Nonno Ascoltami! - Udito Italia”, chiamata dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) a rappresentare l’Italia a Ginevra, in occasione del terzo “Meeting mondiale degli esperti dell’udito”, che si è appena concluso nella città svizzera.

Obiettivo, esportare il modello-Abruzzo, esempio virtuoso di prevenzione dei disturbi dell’udito, nato nove anni fa proprio a Pescara, grazie all’evento “Nonno Ascoltami!” e che oggi coinvolge oltre 40 città italiane.

Dagli Stati Uniti alla Cina, dall’Australia all’Egitto, dal Brasile alla Russia: a Ginevra si sono dati appuntamento i maggiori esperti da tutto il mondo. E a rappresentare i programmi di prevenzione per l’Italia, c’è Mauro Menzietti, fondatore di Nonno Ascoltami! e vicepresidente dell’Anap, Associazione nazionale audioprotesisti professionali.

«Sono onorato di rappresentare l’Italia in un meeting così autorevole a livello mondiale - commenta Menzietti -. Il summit dell’Oms infatti accende i riflettori sull’ipoacusia e sulle conseguenze sanitarie e sociali di questa patologia troppo spesso trascurata. Per me un onore portare il nome dell’Abruzzo al tavolo di Ginevra, evento in cui si discutono e si analizzano programmi di portata mondiale in tema di ipoacusia e si coinvolgono i governi impegnandoli, per la prima volta, a realizzare qualcosa di nuovo in termini di prevenzione».

L’ipoacusia colpisce circa 360 milioni di persone nel mondo, oltre 7 milioni solo in Italia. Cause genetiche, abuso di farmaci e sovraesposizione al rumore: le cause principali.

Ogni giorno nel nostro Paese 30 persone scoprono di avere un disturbo uditivo, un problema che coinvolge due persone su tre oltre i 65 anni. Di questi il 75% non porta una protesi acustica e in genere impiegano tra i 5 e i 7 anni prima di accettare il problema e rivolgersi a uno specialista.

E nella sede di Ginevra, nasce ufficialmente oggi il World Hearing Forum, l’organismo che sosterrà le politiche di prevenzione dei disturbi uditivi nel mondo. E la onlus abruzzese Nonno Ascoltami ha siglato il patto di adesione, insieme agli oltre 140 esperti mondiali presenti, diventando ufficialmente punto di riferimento italiano per la lotta ai disturbi uditivi.

Roma. Incontro in musica ad altissimi vertici, quello tra Enrico Rava e Danilo Rea, in concerto per quattro appuntamenti imperdibili in Italia: sabato 30 giugno all’Artusi Jazz di Forlimpopoli (FC), domenica 1 luglio alla Casa del Jazz di Roma, giovedì 12 luglio a Sant’Elmo Estate a Napoli e, infine, giovedì 30 agosto al Piano & Jazz Festival di Ischia.

Recentemente, Enrico Rava e Danilo Rea si sono incrociati all’aeroporto di Londra e, nell’attesa di prendere il volo per Roma, chiacchierando del più e del meno, hanno deciso di dare vita ad un nuovo sodalizio con un repertorio che tenesse conto di quelli resi celebri di Chet, di Miles, di Joao. Eccoci pronti ad ascoltare brani indimenticabili nella interpretazione raffinata, intensa e mai banale di due maestri del jazz.

Enrico è un musicista incredibile - dichiara Danilo Rea - di quelli che riconosci dopo la prima nota. Se è vero che il suono è l’espressione dell’anima, allora Enrico ne è l’esempio più evidente. Molti solisti, quando suonano in duo, hanno bisogno di essere accompagnati. Con Enrico è diverso, si crea una sinergia e un suono unico, come se ci fosse una terza persona a suonare con noi. Personalmente, ho sempre pensato al jazz come un racconto di vita, l’esperienza è fondamentale. Ovviamente, puoi suonare così solo quando c’è una grande fiducia reciproca, che ti porta anche ad essere propositivo.

Non è la prima volta che suono con Danilo - ricorda Enrico Rava - è un pianista strepitoso, non è mai banale e riesce sempre a sorprendermi. Inoltre, ha una caratteristica che lo differenzia da molti: è un musicista che sa ascoltare e si fa ascoltare allo stesso tempo. Dalle nostre collaborazioni sono nate sempre delle cose impreviste, e questo può accadere solo quando c’è un ascolto reciproco. Abbiamo scelto dei brani per il repertorio dei concerti ma ci siamo lasciati anche molto spazio per l’improvvisazione.

Nel corso degli anni, Rava e Rea avevano già collaborato in diverse occasioni, sia in duo che in gruppo, indimenticabile rimane il tour europeo “Complete Reunion”, che comprendeva Gato Barbieri, Ben Street e Clarence Penn, oltre ovviamente ai nostri due eroi.

 

Formazione

Enrico Rava, tromba

Danilo Rea, pianoforte

 

Date

30/06 Artusi Jazz, Forlimpopoli (FC)

01/07 Casa del Jazz, Roma

12/07 Estate a S. Elmo, Napoli

30/08 Piano & Jazz, Ischia (NA)

L’etichetta indipendente specializzata in rock e metal Volcano Records, è entusiasta di annunciare che la terza edizione del grande evento rock Volcano Rock Fest si svolgerà in due giorni, 9 ed 11 novembre, tra l’Italia e la Germania.
Infatti, dopo la prima edizione del 2015 a Napoli, la Volcano ha bissato il successo l’anno scorso con un concerto al Legend Club di Milano che quest’anno si riconferma venue ospitante del fest insieme al club berlinese Badehaus, uno dei locali più centrali e frequentati della capitale tedesca.
La Volcano Records ha lanciato il comparto internazionale da qualche mese e parallelamente alla presenza sempre più massiccia di band straniere nel roster e allo spazio dedicato su riviste di mezza Europa, la label nostrana sta guadagnando un posto di diritto tra le etichette più conosciute ed influenti della nuova generazione rock e metal europea.
Per qualsiasi informazione riguardo a proposte di partnership o sponsorizzazioni, è possibile mettersi in contatto con lo staff della Volcano attraverso l’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. mentre è stato già lanciato un form online da poter compilare per proporre la candidatura della propria band per suonare ad una delle due date di Milano e Berlino attraverso il link https://bit.ly/2kBXhxH  
Per maggiori informazioni
www.volcanopromotion.com/volcanorockfest 
www.facebook.com/volcanopromotion 
www.facebook.com/VolcanoRockFest 

Pescara. Dal 10 al 20 maggio il Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino ha lanciato in tutta Italia il terzo censimento nazionale. I dati raccolti dai volontari lungo tutte le spiagge italiane saranno utili per definire la consistenza della popolazione nidificante in Italia e il suo trend.

Anche nella nostra regione i volontari del Progetto Salvafratino Abruzzo, portato avanti dall’Area marina Protetta Torre del Cerrano e dal WWF regionale, sono al lavoro per censire i nidi già presenti.

La scorsa settimana l’attività è partita nel vastese grazie al Gruppo Fratino di Vasto da anni operativo in quel tratto di costa. In questa settimana fino a domenica i volontari di WWF, Associazione Torre Foro, Guide del Borsacchio e Guide del Cerrano, percorreranno le spiagge di tutti gli altri comuni costieri.

Le attività del Progetto Salvafratino Abruzzo sono effettuate grazie al volontariato.

Obiettivo è quello di salvaguardare questa specie, simbolo delle spiagge, purtroppo in forte diminuzione in tutta Europa e quindi anche sulla costa abruzzese.

Per ogni tratto di costa sono stati individuati dei referenti che hanno il compito di organizzare il lavoro dei volontari: dall’individuazione di coppie e nidi lungo la costa al controllo delle uova fino alla schiusa, dalla partecipazione a giornate di pulizia a mano della spiaggia ai contatti con le Amministrazioni comunali, dall’organizzazione di incontri pubblici e seminari alle attività di educazione ambientale con le scuole.

Il periodo per queste attività solitamente inizia a marzo e termina a luglio.

Coloro che sono interessati a partecipare possono scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per ricevere ulteriori informazioni ed essere indirizzati verso il referente del proprio comune.

Roma. “L’emigrazione nei libri di scuola per l’Italia e per gli italiani all’estero” è il titolo di un nuovo volume pubblicato dalla Fondazione Migrantes nella collana “Rapporto Italiani nel Mondo”. Il testo di Lorenzo Luatti nasce da un accurato lavoro di studio e ricerca in biblioteche e archivi italiani ed esteri e ha il merito di accendere l’attenzione e di sistematizzare un ambito storiografico rimasto sino ad oggi inesplorato, ma estremamente significativo non solo per la memoria storica nazionale di cui costituisce un tassello importante, bensì anche per sollecitare una riflessione sul presente. Come recita il titolo, l’emigrazione raccontata nei testi scolastici rappresenta il tema di tale poderosa ricerca che si traduce in un manuale che rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per gli studiosi e le studiose che, auspicabilmente, troveranno in esso l’incentivo per continuare ad indagare una parte della storia nazionale da una prospettiva così inedita e innovativa, alla cui ricostruzione Luatti ha contribuito in maniera sostanziale.

Il volume presenta almeno due risvolti significativi. Il primo ha carattere storiografico, poiché offre una visione di un secolo di storia italiana, dagli anni Settanta dell’Ottocento, a partire dai libri di scuola dedicati sia ai bambini d’Italia che ai figli degli italiani all’estero: una prospettiva rivelatrice dei climi culturali, politici e ideologici che si sono susseguiti all’indomani dell’Unità nazionale. Per la prima volta la storia dell’emigrazione italiana viene raccontata attraverso i libri scolastici circolati nelle scuole durante un secolo (dagli ultimi decenni dell’Ottocento agli anni Sessanta). E per la prima volta è offerta una ricostruzione completa e dettagliata delle vicende editoriali e della produzione libraria per le scuole italiane all’estero, dai testi pioneristici di fine Ottocento promossi dalla “Dante Alighieri” ai testi unici fascisti imposti tra il 1929 e il 1943.

La seconda caratteristica degna di menzione del volume riguarda invece i suoi risvolti attuali, data la scelta di leggere la manualistica scolastica attraverso la lente dell’emigrazione. Si tratta infatti di una questione ancora oggi spinosa, poco raccontata o mitizzata, che dovrebbe invece entrare nel dibattito pubblico senza alcuna strumentalizzazione, al fine di diffondere un pensiero consapevole attorno a un’esperienza di massa che molto potrebbe insegnare alla nostra contemporaneità. L’analisi dei libri scolastici illustra le radici di tale visione ancora oggi problematica. Da segnalare infine il sostanzioso apparato iconografico (oltre 300 illustrazioni a colori e in b/n) che arricchiscono il volume di Luatti di una dimensione che è sempre stata consustanziale ai testi scolastici: l’immaginario degli alunni si costruisce infatti anche a partire dalle illustrazioni che, numerosissime, accompagnano e avallano la riflessione dell’autore. L’analisi delle scritture scolastiche contenute in un quaderno appartenuto ad un alunno italiano vissuto con la famiglia emigrata nella Savoia francese, conferma infine il senso e l’importanza di questa ricerca, che fa riflettere su quanto le istituzioni educative e i libri, che ne sono gli strumenti, abbiano inciso, e possano ancora farlo, sull’immaginario e sul pensiero collettivi. Lorenzo Luatti è ricercatore dei processi migratori e delle relazioni interculturali presso Oxfam Italia.

 

Lorenzo Luatti, L’emigrazione nei libri di scuola per l’Italia e per gli italiani all’estero. Ideologie, pedagogie, rappresentazioni, cronache editoriali

Fondazione Migrantes, Tau editrice, Todi (PG), 2017, 415 pp., 15 euro.

Roma. La scoperta dell’Italia, il fascismo raccontato dai corrispondenti americani (Marsilio Edizioni) è l’ultima opera del professor Mauro Canali, per la quale lo storico romano è stato insignito pochi giorni fa del Premio FiuggiStoria 2017 per la saggistica. Il libro è stato presentato a Roma nel corso di un incontro pubblico che ha avuto luogo presso il Centro Studi Americani e a cui hanno partecipato, oltre all’autore, Paolo Messa (direttore del Centro), Piero Craveri (presidente della Fondazione Biblioteca Benedetto Croce), Mario Avagliano (giornalista e storico) e il giornalista del Messaggero Fabio Isman.

Mauro Canali, professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Camerino e membro del Comitato scientifico di Rai-Storia, è uno degli studiosi più autorevoli del fascismo, a cui ha iniziato a dedicarsi in giovane età sotto la guida del suo maestro Renzo De Felice. Ha concentrato in particolare le sue ricerche sulla struttura totalitaria e sui meccanismi informativi e repressivi del regime mussoliniano. Questo bel saggio, che si legge come un romanzo molto avvincente, nasce – come lo stesso autore ha spiegato nel corso della presentazione – soprattutto dalla necessità di scoprire e chiarire sotto quale luce il regime fascista apparisse agli occhi di un paese estraneo all’Italia come gli Stati Uniti, e come venisse descritto ai suoi lettori. Un punto di vista quindi inedito per ripercorrere le vicende di quegli anni, in grado di offrirci al tempo stesso uno spaccato molto interessante della società del ventennio fascista.

Si tratta di un lavoro che ha richiesto una lunga e meticolosa ricerca attraverso le fonti più disparate, tra cui gli archivi privati di molti corrispondenti che spesso lasciavano ai posteri dei diari e appunti legati a quel periodo storico. Rispetto ad altri testi che hanno analizzato il tema del rapporto tra gli Stati Uniti e Mussolini – a cominciare da quello dello storico californiano John Diggins (L’America, Mussolini e il fascismo, Laterza 1972) – Canali ha voluto indagare più in profondità per scoprire fino a che punto certe prese di posizione nei confronti del fascismo fossero condizionate dalle pressioni (che spesso sfociavano in ricatti e minacce) e in veri e propri tentativi di corruzione che il regime esercitava nei confronti degli inviati esteri.

Il libro mostra come nel primo periodo il fascismo venisse visto generalmente di buon occhio da parte della stampa americana. Si trattava di un giudizio che, prima ancora dell’avvento al potere di Benito Mussolini, risentiva del bagaglio di esperienze legato alla fase turbolenta post-bellica in cui si trovavano gli Stati Uniti, e del fatto che questi inviati avessero nella maggior parte dei casi una conoscenza molto superficiale della storia e della politica italiana, frutto essenzialmente di pregiudizi e di stereotipi. Il Duce era ritenuto l’artefice di una rivoluzione “bella e giovane” e veniva dipinto come l’unico credibile baluardo nei confronti del pericolo bolscevico: negli Stati Uniti infatti si avvertiva un forte allarme per quelle manifestazioni di grande conflittualità sociale che ebbero luogo in Italia nel cosiddetto “biennio rosso”, poi culminate con l’occupazione delle fabbriche nel settembre del 1920.

Il fascismo rappresentava quindi per molti di questi corrispondenti americani una risposta efficace in quanto aveva saputo mettere a tacere i sindacati e le lotte di classe, garantendo una pax sociale fatta di ordine e disciplina. Una soluzione certo non esportabile negli Stati Uniti ma che a loro avviso si adattava bene all’Italia, che inquadravano come un paese un po’ anarcoide e tendenzialmente refrattario all’ordine costituito. Tra questi giornalisti Canali cita ad esempio Kenneth Roberts, inviato del “Saturday Evening Post” e autore del romanzo storico Passaggio a nord-ovest, che dopo aver denunciato il pericolo comunista, esaltò il fascismo come un movimento necessario per impedire che l’Italia precipitasse “in un turbine caotico di comunismo e di disastri finanziari”. Un altro corrispondente, Isaaac Marcosson, definì Mussolini addirittura “Il Theodore Roosevelt latino”, così come Lincoln Steffens del “New York American”, che arrivò a scrivere frasi apologetiche come questa: “Immaginate un Theodore Roosevelt consapevole, mentre governava, del posto che avrebbe occupato nella storia degli Stati Uniti, e avrete l’immagine di Benito Mussolini in Italia”. E poi ancora Walter Lippmann, vincitore di due premi Pulitzer e molto noto nella comunità degli italo-americani; e Anne O’Hare McCormick, autrice di molti reportage più che lusinghieri nei confronti del fascismo per il supplemento domenicale del “New York Times”, autentico megafono della propaganda del regime mussoliniano in America.

Ma tra questi corrispondenti vi era chi aveva maturato riguardo al Duce un’opinione del tutto opposta. Ci riferiamo in particolare a mostri sacri della letteratura del Novecento come Francis Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway. In particolare Fitzgerald, che trascorse cinque mesi a Roma nel 1924 insieme alla moglie Zelda, capì subito che il fascismo si presentava con il volto del vecchio autoritarismo e in riferimento ad esso parlava senza mezzi termini di “spasmi di un cadavere”, invitando i suoi lettori a non lasciarsi ingannare dal suo dinamismo apparente. In seguito sarà costretto ad andarsene e a non mettere più piede in Italia perché fermato dalla polizia, malmenato e portato in prigione per qualche ora: racconterà questa sua brutta esperienza in uno dei suoi più celebri capolavori, Tenera è la notte.

Il caso di Hemingway è diverso: inizialmente sembrava attratto da Mussolini, che apprezzava soprattutto per le sue qualità di patriota combattente, ritenendo legittima la reazione del fascismo contro la minaccia di una trionfante rivoluzione bolscevica. Lo incontrò per la prima volta a Milano e lo descrisse sul “Toronto Daily Star” come “un uomo grande, dalla faccia scura con una fronte alta, una bocca lenta nel sorriso, e mani grandi ed espressive”. Poi solo sei mesi dopo il giudizio di Hemingway cambiò radicalmente. Nel gennaio del 1923, in un articolo pubblicato dopo aver incontrato Mussolini a Losanna in occasione del meeting internazionale che avrebbe dovuto regolare i rapporti tra la nuova Turchia di Atatürk e le potenze uscite vittoriose dalla guerra, si lascerà andare a una critica molto feroce nei confronti del duce: arriverà a definirlo “il più grande bluff d’Europa”, come uno che ha del “genio nel rivestire piccole idee con paroloni”; aggiungerà inoltre di non sapere se e quanto questo bluff potrà durare: se quindici anni o se verrà rovesciato al più presto. E racconterà un episodio a dir poco grottesco: appena entrato nel salone dove si svolgeva la conferenza stampa vide Mussolini seduto alla scrivania mostrandosi molto concentrato come per darsi delle arie da grande intellettuale “intento a leggere un libro con il famoso cipiglio sul volto”. Hemingway si avvicinò e sbirciando alle sue spalle scoprì “che si trattava di un dizionario francese-inglese, tenuto al rovescio”. Dopo aver letto quell’articolo Mussolini gli giurò che non lo avrebbe più fatto tornare in Italia. Canali svela anche che anni dopo, nel pieno della guerra di Spagna, dopo che sulla stampa americana erano apparse alcune sue corrispondenze da Tarragona fortemente critiche nei confronti degli italiani impegnati a combattere a fianco delle truppe franchiste, dei personaggi che gravitavano intorno al consolato italiano di New York avevano studiato un piano di aggressione fisica ai suoi danni.

Quest’ultimo episodio è rivelatore dell’opera sistematica di controllo che il regime esercitava nei confronti della stampa, sia attraverso tentativi di corruzione sia, come nel caso di Hemingway, per mezzo di veri e propri atti di intimidazione. E questo spiega il motivo per cui solo pochi coraggiosi inviati americani si fossero esposti fino denunciare il carattere repressivo e autoritario del regime e la presenza sempre più asfissiante del famigerato apparato poliziesco dell’Ovra nella vita quotidiana. Un apparato che già a metà degli anni Trenta sarà particolarmente raffinato e in grado di controllare la vita dei cittadini (e quindi anche degli inviati esteri) in maniera spietata e relativamente facile. I lettori americani furono così per tanti anni di fatto ingannati dai loro corrispondenti: nei direttori e negli editori delle principali testate prevalse la prudenza nel raccontare le vicende del regime, anche per evitare i costi delle inevitabili espulsioni dei loro corrispondenti. Persino dopo il delitto Matteotti i grandi giornali americani si mostrarono sostanzialmente allineati e non fecero altro che riportare le veline dell’ufficio stampa di Mussolini, quindi la versione secondo cui il deputato socialista sarebbe stato ucciso da alcune frange estremiste di fascisti fuori controllo. Il solo inviato che ebbe il coraggio di indagare sul caso fu il corrispondente del “Chicago Tribune” George Seldes, che infatti fu per questo motivo cacciato brutalmente dall’Italia.

L’idillio con il fascismo comincerà a tramontare con la guerra di Etiopia (tra il 1935 e il 1936) e in seguito con la guerra civile spagnola (1936-1939), la promulgazione delle leggi antisemite nel 1938 e il progressivo avvicinamento alla Germania nazista. Fu a quel punto che il presidente americano Frank Delano Roosevelt, che pure in passato aveva manifestato apprezzamento verso le riforme sociali fasciste legate allo stato corporativo, capì di avere a che fare con un personaggio del tutto inaffidabile e con cui non si poteva avere nulla a che spartire.

La stampa americana si pose quindi sulla stessa lunghezza d’onda del capo della Casa Bianca, assumendo finalmente una posizione non più indulgente nei confronti del fascismo, fino a denunciarne il carattere totalitario. Ci fu così un inasprimento del metodo repressivo e fioccarono inevitabilmente le espulsioni di molti corrispondenti in Italia. Tra le prime testate ad adeguarsi vi fu il “New York Times” con la sostituzione del fascistissimo Arnaldo Cortesi con Herbert Matthews, reduce dalla guerra civile spagnola e convertito all’antifascismo. Tuttavia non sarà facile giustificare questo repentino cambio di rotta. Gli articoli di Matthews erano sottoposti come quelli di tutti gli altri corrispondenti alla censura preventiva ma l’inviato del giornale newyorkese non rinuncerà a pubblicarli lasciando gli spazi bianchi che coincidevano con i tagli che venivano operati dagli uomini del regime.

Pescara. Ogni libro di Goffredo Palmerini ha la caratterista unica ed originale di dilatare il tempo a nostra disposizione. Come un annuario riassume momenti fondamentali di un suo intenso anno (e qualche mese) di lavoro, di pensiero e di riflessione: ci aggiorna sui contatti e sulle nuove relazioni, ne ricostruisce di antiche o perdute. Una ragnatela di eventi tessuta però – come giustamente conferma il titolo del libro – in nome e per conto dell’Italia, appunto con L’Italia nel cuore. Il lavoro di Goffredo Palmerini è ormai, a tempo pieno, quello di essere “ambasciatore culturale” dell’Italia. Fa conoscere luoghi ed eventi, porzioni misconosciute del nostro territorio per creare legami nazionali ed internazionali, riconnettere generazioni, rinsaldare conoscenze.

Tempo di avvento e tempo di regali. Goffredo Palmerini confeziona all’interno del suo libro tanti pacchetti regalo, che nella religione laica e spirituale del dono, rinsaldano quei legami mai sopiti con tutti gli italiani sparsi per il mondo. Le comunità italiane, figlie della emigrazione di fine ed inizio secolo ci guardano, ci leggono, ci osservano. Per questo personaggi della storia e della cultura italiana possono incontrarsi su queste pagine - ed anche nella realtà, a volte- con personaggi, storie ed avventure di oltre oceano. Il sottotitolo che recita: “sensazioni, emozioni e racconti di viaggio”esplicita perfettamente questo andirivieni umano e letterario che caratterizza il libro, pieno di eventi e di impegni come un fitto calendario in cui si va a ricercare quello che riguarda proprio noi, non senza però aver apprezzato tutto ciò che ci scorre intorno.

Così accade che ci si può emozionare anche su queste dense pagine, sul suo ricchissimo corredo iconografico che testimonia proprio la ricchezza umana e relazionale raggiunta. Le comunità degli italiani all’ estero possono riannodare con questo libro visi e nomi, ricostruire un grande album di presenze che vanno oltre il tempo, l’occasione o il convegno e che durano appunto nelle pagine di un libro ma anche nella interiorità del lettore. Una ricchezza che Palmerini mette, come suo solito, a disposizione di tutti; un atto di gentilezza senza pari, in cui a volte sembra davvero farsi da parte, sia come scrittore che come personaggio, per lasciar posto al succedere degli eventi e al racconto di altre vite ed altre storie. Basta scorrere velocemente l’indice del libro per intuirne la portata: dalle mostre di pittura a Manhattan alle donne costituenti abruzzesi, dal terremoto dell’Aquila a Casa Argentina, da Torquato Tasso alla galleria di Washington,dal ricordo della strage di Marcinelle al convegno sull’emigrazione abruzzese; riflessioni sull’ uso della lingua italiana, teatro di New York. Senza mai dimenticare tutto il territorio abruzzese, nelle sue quattro province, e persino il vicino Molise.

L’ultima parte del libro racchiude alcuni interventi critici ed amicali che molti scrittori hanno voluto dedicare al precedente libro di Goffredo Palmerini, Le Radici e le ali, edito con la stessa casa editrice. C’è infatti un nesso ben preciso trai due volumi, un ponte fatto di parole, una alleanza di percorsi, come se l’uno fosse la continuazione dell’altro. Il filo rosso però resta saldamente nelle mani dell’autore, che, con immutato amore, ci racconta ogni volta storie nuove, ordito e ragione del suo viaggio: un’attenzione speciale all’emigrazione, alla vita di nostri connazionali all’estero ne fa un documento prezioso, umano e culturale. Non a caso Palmerini è stato nominato, tra i tanti prestigiosi incarichi, dal 2015 “coordinatore dell’Osservatorio Regionale dell’Emigrazione per la Regione Abruzzo”. Non a caso il libro ha avuto notevole successo, non a caso il nostro autore ha già vinto numerosi premi. Proprio recentemente in autunno ha affrontato un nuovo viaggio per incontrare le comunità italiane all’estero. Così fa un vero ambasciatore e sono sicura che tutti noi, numerosi amici e lettori, possiamo definirlo, a pieno titolo “ambasciatore culturale”della nostra bella Italia, perché viaggia appunto con L’Italia nel cuore.

Chieti. Chieti si prepara ad ospitare l’incontro di Fed Cup Italia - Spagna, valido per il primo turno della World Cup di Tennis, che si disputerà al Palatricalle nei giorni 10 e 11 febbraio 2018. L’evento sportivo di livello internazionale è stato presentato nel foyer del Teatro Marrucino alla presenza di Mara Santangelo, dirigente e accompagnatrice della nazionale italiana di Fed Cup nonché vincitrice, nel 2006, della Fed Cup e, nel 2007, del Roland Garros divenendo la prima italiana in assoluto a vincere un torneo del Grande Slam nel doppio.
Oggi Mara Santangelo è Team Manager della squadra di Fed Cup, Presidente della commissione atleti della Federazione Italiana Tennis e rappresentante degli atleti per il Consiglio Nazionale del CONI, oltre a commentare spesso alcune partite di tennis per il canale sportivo Super Tennis.
“Ringrazio Luca Del Federico perché questa occasione è nata in maniera quasi casuale – ha rimarcato il sindaco di Chieti Umberto Di Primio – in modo molto rapido abbiamo deciso di sposare l’evento della Fed Cup a Chieti e abbiamo detto subito di sì non avendo inizialmente cognizione di causa su cosa si potesse fare, la bravura degli organizzatori ci consentirà di avere questo grande evento. Quindi l’evento è nato nella totale casualità del momento iniziale, poi sono maturate delle attività preparatorie con diversi sopralluoghi con i miei collaboratori più stretti a partire dall’assessore Viola e dalla presidente della Commissione Micomonaco che insieme ai collaboratori di Segreteria hanno girato sui luoghi che potevano ospitare l’evento, abbiamo cercato anche di mettere a disposizione dei luoghi al di la dell’impianto cercando di creare un evento straordinario oltre l’evento sportivo. È per questo che, insieme alle partite che vedremo, abbiamo voluto che ci fosse il coinvolgimento della città, ad esempio il Teatro Marrucino celebra i suoi 200 anni a gennaio 2018 dalla sua prima apertura ed il Teatro Marrucino sarà uno dei luoghi centrali di questo momento di grande sport dell’Abruzzo e non soltanto di Chieti. noi celebriamo questo momento a Chieti perché Chieti in questo momento è l’Abruzzo che vuole fare bella figura con l’Italia in questo momento di grande organizzazione sportiva. Il Teatro Marrucino ospiterà il sorteggio, abbiamo voluto che la cità fosse coinvolta ospitando buona parte della delegazione che verrà a Chieti. credo che uno degli elementi ed eventi più belli, perché questo è un momento di promozione della città e della regione, sarà la scena alla quale parteciperanno gli atleti e gli organizzatori che sarà il Museo della Civitella, quindi promuoviamo il Museo attraverso un evento straordinario di sport. Per una città media come la nostra è difficile farsi conoscere, nonostante le tante cose che abbiamo. Per molte regioni italiane, compreso l’Abruzzo, lo straordinario patrimonio culturale, ambientale, e via dicendo è difficile farlo viaggiare sui grandi canali di comunicazione. Grazie a questo evento, oggi noi viviamo un palcoscenico di straordinaria importanza perché riusciremo a far parlare di Chieti e dell’Abruzzo grazie ad un canale straordinario che è quello di un evento sportivo. Una cosa che non dobbiamo trascurare è che il calcio è lo sport principe del nostro Paese, però spesso al fianco del calcio noi troviamo la notizia di cronaca nera (violenza, scontri, tafferugli, danneggiamenti), io sono contento che Chieti e l’Abruzzo potrà ospitare un evento che potrà far parlare solo positivamente di sé, il più bel manifesto di promozione che noi potessimo avere in dono”.
“È un evento straordinario e importantissimo – ha sottolineato l’assessore allo Sport del Comune di Chieti, Antonio Viola – noi siamo orgogliosi e onorati di poter accogliere nella nostra città questo evento sicuri che è uno spot importantissimo per la comunicazione del nostro territorio e dell’Abruzzo intero. Voglio dare due assicurazioni: cerchiamo di essere all’altezza di questo grande evento iniziando proprio dal Palatricalle, sappiamo che necessita di alcuni interventi, quindi noi faremo di tutto e di più per fare in modo che quel giorno possa andare bene; così come voglio assicurare a Mara Santangelo che il nostro territorio sarà presente in massa al Palatricalle a sostenere le atlete italiane”.
Le squadre di Italia e Spagna arriveranno in città già il 5 febbraio 2018. Le competizioni sportive saranno precedute, l’8 febbraio, da una cena di gala che si svolgerà presso la Sala dei Frontoni del Museo de La Civitella. Il 9 febbraio, alle ore 12.00, nel Teatro Marrucino, avverrà il sorteggio delle atlete che animeranno la due giorni di gare. I lavori per la realizzazione del campo in terra rossa nel Palatricalle avranno inizio il 20 gennaio per concludersi entro il 2 febbraio 2018.
“Ricordo che questa è la terza volta in tutta la storia che una Nazionale di Tennis disputa i suoi incontri in Abruzzo - ha affermato il presidente della Federazione Italiana Tennis Servizi, Emilio Sodano – la prima volta la Nazionale Femminile a Pescara nel lontano 1965 contro il Portogallo, più recentemente, nel 2004, a Teramo Italia – Bulgaria, e questo è il terzo incontro. Ovviamente da abruzzese sono orgoglioso, quando c’è stato da decidere sulla sede della Fed Cup avevamo qualche avversaria, c’era molto forte Varese ed una città delle Marche, Osimo, ovviamente ho cercato di convincere gli amici del Consiglio Federale di venire a Chieti. Gli ultimi anni sia come componente della squadra medico che come dirigente poi, ho assistito a tutti gli incontri della Nazionale sia maschile che femminile e quello che mi aspetto, e ne sono sicuro, è che questa sia la più bella edizione della Fed Cup a cui ho partecipato. Ringrazio veramente l’amministrazione comunale ed il sindaco im prima persona perhè so che si sta spendendo in tutti i modi affinchè l’evento sia il più bello possibile”.
Già prima di Natale saranno messi in vendita i biglietti on line. Questi i prezzi resi noti dall’Ad, Fit Servizi, Carlo Sciarra: 35 euro al giorno per i 158 posti del parterre (60 euro per l’abbonamento; 25 euro al giorno per i 260 posti numerati (40 euro per l’abbonamento). Per gli altri posti il prezzo del biglietto sarà di 20 euro (30 in abbonamento).
“Io credo che sia la location ideale per un appuntamento così importante come quello della Fed Cup - ha detto Mara Santangelo, dirigente e accompagnatrice della nazionale italiana di Fed Cup – ci aspettiamo tantissimo pubblico, uno stadio che, a quanto mi hanno detto, accoglie più di 2 mila persone. Siamo sicuri che l’Abruzzo, come ha fatto nel passato, saprà dare l’accoglienza giusta per le nostre giocatrici che hanno sicuramente bisogno di un grande supporter. Abbiamo di fronte una squadra come la Spagna che è una squadra importante, con la numero 2 del mondo, la Muguruza, un’altra esperta giocatrice come la Suarez Navarro, che ad oggi ha una classifica intorno alla 40esima posizione mondiale. Noi abbiamo una squadra giovane, c’è stato un cambio generazionale, ma una squadra estremamente vogliosa di fare bene, una grande unione di team che speriamo possa anche essere quel valore aggiunto in queste competizioni dove è necessario avere quello spirito di squadra e metterci il cuore, noi siamo fiduciosi e lo abbiamo dimostrato anche nell’ultimo incontro a Barletta. Si giocherà in indoor terra battuta, quindi al coperto e in una superficie che è congeniale per le nostre caratteristiche. L’ultimo match che abbiamo giocato a Barletta contro Taiwan ad aprile è stato un match giocato sempre sulla terra battuta in cui abbiamo fatto vedere il nostro cuore, la nostra tenacia e addirittura la Trevisan, che era esordiente, ha vinto un match al terzo set per 12-10, un match thriller, entusiasmante in cui anche il pubblico si è divertito ed esaltato. Negli ultimi anni, partendo dal 2006, quando ero anch’io all’interno di questa squadra, abbiamo vinto addirittura 4 Fed Cup con qualche finale, è cambiato un ciclo e non ci possiamo aspettare gli stessi risultati da queste ragazze che sono giovani, però stanno dimostrando di crescere bene sull’esempio di quella che è stata la nostra esperienza”.

Roma. A seguito dell'incidente verificatosi nell'impianto di Trattamento Gas di Baumgarten an der March, in Austria, uno dei principali hub europei, il Presidente di FederPetroli Italia - Michele Marsiglia interviene sulla vicenda : << Siamo alle solite con una disinformazione da panico. Per prima cosa non è scoppiato un gasdotto ma una parte di infrastruttura che completa un Impianto di trattamento come tanti, per lo più velocemente ripristinato, questo è evidenza oggettiva anche della dimensione del tutto e poi ritengo che in Italia questo spiacevole episodio sia stato recepito solo per creare allarmismo sul territorio per fini politici elettorali.

Michele Emiliano continua a divulgare informazioni e dichiarazione che nulla hanno a che vedere con il TAP (Trans Adriatic Pipeline). Emiliano pensa che spostare di 30 km un approdo di gasdotto sia come sistemare un'antenna parabolica su un tetto di un'abitazione, come da lui dichiarato in mattinata ad un network radiofonico nazionale. Vogliamo portare all'attenzione di Emiliano che l'incidente austriaco non c'entra assolutamente nulla con il tracciato del Tap, è inutile alimentare e strumentalizzare a polemiche che ormai con la cultura dei cittadini fanno poca strada>>.

Continua Marsiglia << Un approvvigionamento energetico per l'Italia più diretto ed autosufficiente è importante per la sicurezza del paese, per non dichiarare situazioni di emergenza e per controllare il mercato dei prezzi e la bolletta energetica delle famiglie italiane>>.

Roma. Dopo lo stallo del 2016 (-0,2%), i canoni di locazione in Italia sono tornati a crescere del 2,6%* (+4,1% per le case arredate) con Cagliari (+12,0%)*, Genova (11,4%)* e Venezia (+9,1%)* che segnano gli incrementi maggiori e Catanzaro (-10,0%)*, Palermo (-7,2%)*, Perugia (-5,3%)*, Roma (-4,1%)* e Firenze (-1,4%)* che si muovono in controtendenza. E’ quanto emerge dal Rapporto sulle locazioni 2017 di Solo Affitti, rete immobiliare specializzata nella locazione con circa 300 agenzie, elaborato con il supporto scientifico di Nomisma.

“Nel 2017 – afferma Silvia Spronelli, presidente di Solo Affitti – il mercato delle locazioni ritorna più vivace e dinamico, con canoni in crescita soprattutto per monolocali, trilocali e quadrilocali (+2,8% ciascuno), anche se non in egual misura in tutte le città. Sotto il profilo fiscale, ormai oltre il 90% dei proprietari opta per la cedolare secca, prevalentemente associata (nel 64,5% dei casi) ai contratti a canone concordato”.

In linea anche con la ripresa economica, a Milano i canoni di locazione sono cresciuti dello 0,8%, ma l’incremento arriva anche al +8% per le abitazioni arredate. Il capoluogo meneghino nel 2014 era stato il primo ad anticipare il trend al rialzo dei canoni (+6,7% sul 2013), proseguito anche nel 2015 (+2,4%) e 2016 (+1,7%). Secondo le rilevazioni di Solo Affitti, di segno opposto risulta l’andamento dei valori dei canoni nella Capitale; il segno meno è più marcato per gli immobili arredati (-5,5%). Segno – fanno notare da Solo Affitti – che molti romani, non riuscendo più a sostenere canoni elevati, sono costretti a ripiegare o su case maggiormente periferiche o su metrature più piccole.

Dopo il calo dell’anno scorso (-5,4%), sono tornati a salire gli affitti anche a Bari (+8,3%)*. Allo stesso modo a Campobasso, dove lo scorso anno si era registrata una contrazione dei canoni del 4,9%, quest’anno si assiste a una decisa inversione di tendenza (+7,8%)*. L’incremento più marcato è quello dei prezzi d’affitto a Cagliari, dove si registra un +12,0%; crescono anche i prezzi a Genova (+11,4%) e a Bologna, la cui crescita si attesta a +7,7%.

Dal 2009 al 2014 i canoni medi di locazione sono sempre diminuiti, con punte più elevate nel 2012 (-6%)* e 2013 (-4,5%)*. Nel 2015 (+1,7%)* è ripartita la crescita dei prezzi che, dopo il rallentamento dello scorso anno, prosegue anche quest’anno. Negli ultimi 9 anni il costo mensile delle abitazioni ha raggiunto il suo minimo nel 2014 (507 euro) e i livelli attuali (528 euro) sono ben lontani dai valori del 2009 (587 euro).

I prezzi della locazione. Per una casa ammobiliata si pagano mediamente 586 euro al mese, il costo sale di 11 euro in presenza di un garage. Il Rapporto sulle locazioni di Solo Affitti evidenzia un allargamento della forbice dei canoni medi tra Roma (789 euro) e Milano (938 euro), che quest’anno arriva a 149 euro (era 108 euro nel 2016). Tra i capoluoghi con i canoni più elevati ci sono anche Firenze (652 euro)*, Venezia (631 euro)*, Trento (591 euro)*, Bologna (589 euro)* e Napoli (572 euro)*. I prezzi più bassi sono a Catanzaro (327 euro)*, seguita da Perugia (356 euro)*, Potenza (367 euro)*, Campobasso (391 euro)* e Palermo (393 euro)*.

Sempre più lavoratori, studenti e turisti scelgono l’affitto. Secondo il Rapporto sulle locazioni di Solo Affitti, scende dal 55,9% del 2016 al 47,5% di quest’anno la quota di inquilini che sceglie la casa in affitto come “abitazione principale”. Cresce, invece, la quota di lavoratori in trasferta (dal 27% al 30,3%) e degli studenti (dal 16,2% al 20,1%), che cercano appartamenti di grandi dimensioni per vivere in condivisione, determinando un incremento dei prezzi dei trilocali. Quasi triplicata la quota di chi sceglie gli affitti brevi (dallo 0,8% al 2,1%), per turismo, trasferte occasionali o per assistere famigliari ricoverati in ospedali di città diverse da quelle di residenza.



Quello degli affitti brevi – spiega Silvia Spronelli – è un trend destinato a crescere non solo perché viene promosso sempre più spesso dagli agenti immobiliari ma anche perché i proprietari, alla luce delle norme introdotte quest’estate, preferiscono affidarsi a dei professionisti per la gestione delle pratiche burocratiche e fiscali”.

Napoli (70%) e Campobasso (80%) sono i capoluoghi dove si sceglie l’affitto come “abitazione principale”, mentre Bologna (56,7%) e Trieste (55%) sono quelle con la più alta percentuale di lavoratori in trasferta. Gli studenti ‘sono di casa’ a Bari (35%), Firenze (40%), Milano (35%) e Trieste (40%).

Tempi di affitto rapidi. Per affittare una casa si impiegano mediamente 2,1 mesi, ma i tempi sono più brevi in centro (1,8) e più lunghi in periferia (2,6). Aosta (3,5) e Napoli (3,4) sono i capoluoghi dove per arrivare alla firma del contratto ci vogliono più mesi, mentre le trattative sono molto rapide a Cagliari (0,9 mesi), Bologna (1,3) e Firenze (1,3).

Le previsioni. Nei prossimi mesi il numero dei contratti di affitto dovrebbe crescere nella maggior parte dei capoluoghi, con un andamento più dinamico nelle aree urbane centrali. I canoni si stabilizzeranno, gli eventuali incrementi riguarderanno soprattutto le zone centrali e semicentrali.

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