Daniele Massaro in Abruzzo per un pranzo benefico si concede ai nostri microfoni VIDEO

02 Lug 2018 Francesco Rapino
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Chieti. La leggenda del Milan Daniele Massaro nella giornata di ieri è stata ospite al pranzo a scopo benefico organizzato dal Milan Club “Ringhio d’Abruzzo” – Francavilla al Mare, tenutosi al Ristorante Aceto di Brecciarola.
Il ricavato dell’evento è stato devoluto alla ricostruzione di una Chiesa danneggiata dal terremoto. Alla giornata, oltre a “Provvidenza” è intervenuto anche lo storico rappresentante della Curva Sud Giancarlo Capelli, detto Il Barone. A margine dell’evento la bandiera rossonera ci ha gentilmente concesso un’intervista.


- Daniele Massaro, è ospite del Milan Club di Francavilla al Mare in occasione di un pranzo a scopo benefico. Come ha accolto questo invito?
- “Persone che mi hanno contattato, io mi trovavo in queste zone, mi sono organizzato per dedicare due ore alle persone che mi hanno fatto questo invito per una causa giusta. Ho fatto una due giorni per una charity qui vicino dove ho partecipato ad un’altra manifestazione, anche se dovevo tornare a lavorare in Mediaset per i Mondiali, ormai avevo promesso di venire qui. È un piacere incontrare tantissimi tifosi perché sono stati per dieci anni, da quando ho vestito la maglia del Milan, il dodicesimo uomo e mi sentivo un eroe quando urlavano il mio nome in curva e in tutto lo stadio, perciò è un piacere ancora vedere l’affetto che c’è nei miei confronti, vuol dire che ho lasciato dei buoni ricordi ed ho regalato delle emozioni”.
- In Abruzzo, subentrando a Eranio, è stato partecipe di un match passato agli annali: Pescara – Milan 4-5 nella stagione ‘92/’93. Che ricordo conserva di quella giornata e da che cosa è rimasto impressionato maggiormente?
- “Mi ricordo che ci avevano messo in difficoltà, però grazie a un grande centravanti, Marco Van Basten, abbiamo vinto la partita. Era un gruppo straordinario e noi cercavamo sempre di fare il nostro gioco e proprio con la bellezza del nostro gioco portavamo a casa i risultati”.
- Cosa rimpiange di quel calcio e di quel Milan?
- “Tutte le cose belle finiscono, ho avuto la fortuna di essere al posto giusto nel momento giusto, di avere indossato questa gloriosa maglia, di averla rispettata e onorata e di aver scritto il mio nome nell’albo d’oro di questa società con tantissime vittorie. C’è stata anche qualche sconfitta ma quel gruppo non si fermava davanti ad una vittoria cercando di conquistarla e non si fermava davanti ad una sconfitta cercando di migliorare per vincerla l’anno dopo”.
- Per quanto riguarda la sua carriera da calciatore per lei anche delle presenze in azzurro: ha partecipato nei Mondiali dell’82 e del ’94, nel primo era giovanissimo ed ha vinto senza giocare e nel secondo il successo è mancato davvero per poco. Tralasciando l’infausta finale con il Brasile del ’94, sono state comunque due esperienze che lasciano il segno negli anni sia a livello professionale che personale…
- “Sicuramente il primo anno di serie A vestire la maglia azzurra è stato un qualcosa di incredibile: far parte della spedizione e tornare a casa con la coppa pochi professionisti possono dirlo e possono mettere in bacheca questo trofeo. Poi ci sono stati 12 anni in cui non ho fatto parte della Nazionale, la costanza, la determinazione, la passione e grazie a delle persone che hanno cambiato radicalmente il modo di giocare e anche il ruolo, in primis Arrigo Sacchi, mi ha riportato in Nazionale dodici anni dopo. Sono riuscito anche a segnare il gol che ci ha permesso di andare avanti nel girone e purtroppo c’è stata la finale persa ai rigori contro il Brasile che è stata sicuramente la squadra che ha giocato meglio, ma giocando in condizioni diverse noi potevamo certamente fare qualcosa di più”.
- Invece il Mondiale in corso sta riservando diverse sorprese tra cui le eliminazioni di Germania, Argentina e Portogallo, si aspettava queste uscite?
- “Si, quando incontri Nazionali che hanno più motivazioni, anche se hai una Nazionale con grandi campioni rischi di perdere, questo è lo sport: se prepari bene sia a livello fisico che mentale un torneo che dura solo quaranta giorni, come sempre ci sono delle sorprese e quest’anno ne stiamo vedendo parecchie con delle Nazionali che stanno facendo un buon calcio rispetto ai top team”.
- Cosa prevede per la finale?
- “Non lo so, fino ad oggi posso dire che Croazia e Belgio mi hanno molto entusiasmato, il Brasile a fatica è riuscito a passare, vediam se avrà la forza di non fallire un altro Mondiale”.

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