Articoli filtrati per data: Aprile 2017
Mercoledì, 26 Aprile 2017 00:00

Pettinari su nuove intercettazioni a D'Alfonso

L'Aquila. Sembra un mare di melma quello in cui si trova il Presidente di Regione. Ogni giorno escono stralci di intercettazioni che lo riguardano e che lo raccontano agli abruzzesi ben diverso da come lui si è sempre voluto rappresentare. Debole, sotto scacco e lontanissimo dall’interesse dei cittadini a cui stringe le mani durante le campagne elettorali, che vanta di aver sempre vinto, ma viene da chiedersi a che prezzo.

Le intercettazioni pubblicate oggi dal Messaggero D’Abruzzo sono allarmanti. Lo sono per i cittadini che si vedono traditi davanti a quelle promesse di sicurezza e tutela, lo sono per l’esposizione alla luce di sole di un sistema malato che coinvolge anche le più alte sfere del Governo. Insomma l’idea è quella che siamo davvero davanti alla prova provata che tutto ciò che abbiamo sempre pensato e per il quale molti cittadini sono stati accusati di complottismo non siano fantasie ma una dura realtà che i cittadini hanno subito per anni. Il Presidente, oggi più che mai, ha il dovere di presentarsi davanti alle forze politiche che compongono il consiglio regionale per relazionare su queste intercettazioni, direttamente e senza giri di parole nel primo consiglio utile.

“Abbiamo il dovere di tutelare i cittadini ed il territorio. E’ questo che diciamo da tempo anche in relazione alla questione di Pescara Porto, quella zona è a rischio, come sarebbero a rischio i cittadini che la frequenterebbero. Il M5S ha più volte sottolineato, in varie sedi istituzionali, la pericolosità e quindi l’impossibilità di costruire in quell’area. Oggi, un altro quotidiano locale, Il Centro, spiega nel dettaglio la questione. Leggiamo infatti, che proprio come ha sempre sottolineato il M5S l’area rientra nell’area a elevata pericolosità, come mostrato dal Psda (piano stralcio difesa alluvioni). Si aggiunge, quindi, all’elenco delle spiegazioni che il Presidente deve dare alla cittadinanza, (ricordiamo che sulla questione Pescara Porto già lo abbiamo invitato a riferire nel merito delle gravissime intercettazioni e nel merito dell’inchiesta in consiglio regionale) anche quella relativa alla sua posizione su un progetto non sicuro per la cittadinanza”.

“Se con dei tecnicismi amministravi è stato possibile arginare la valutazione di pericolosità, certo non saranno dei tecnicismo a salvaguardare i cittadini che fruiranno di una zona a rischio alluvione. Abbiamo ancora sul viso le lacrime delle ultime tragedie, alcune probabilmente legate anche all’incuria politico amministrativa di non agire evitando catastrofi prevedibili. Cosa farebbe un governo responsabile? Andrebbe oltre le competenze tecniche, che conosciamo bene, ma sbatterebbe i pugni sul tavolo attraverso una delibera di Giunta che indichi con chiarezza cosa, l’organo politico che Governa la Regione, realizzare in quell’area a tutela dell’incolumità dei cittadini. Un messaggio politico forte e chiaro, che pesi anche sulle spalle di decisioni tecniche, indicando una volta per tutte la strada e la visione di futuro che si vuole dare a questa regione e alle città che la compongono, senza cercare il dito dietro quale nascondersi. Ecco noi oggi invitiamo formalmente la Giunta regionale guidata dal Presidente D’Alfonso a emettere quest’atto pensando solo ai cittadini abruzzesi e non agli interessi di pochi”.

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Montesilvano. Chiarire tutti i dubbi in merito alla progettazione SPRAR, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che verrà attivato dal Comune di Montesilvano e che ridurrà il numero dei migranti presenti sul territorio. E’ quanto hanno fatto questa mattina il sindaco Francesco Maragno, insieme ai membri della Giunta, al commissario straordinario dell’Azienda Speciale Luca Cirone, al direttore Eros Donatelli e al direttore della Caritas diocesana Pescara Penne, don Marco Pagniello. La progettualità dello SPRAR non si riduce a mero dormitorio, ma è una iniziativa molto articolata, volta all’integrazione socio-lavorativa e abitativa, con attività e servizi di accoglienza, ma anche di orientamento, accompagnamento legale e mediazione interculturale che verranno realizzati da Comune, Azienda Speciale e dall'Ati Arci Pescara, Polis, Caritas diocesana e Cooperativa Sociale Ausiliatrice, mediante fondi di natura statale e non comunale.

«Non potevamo continuare a far gestire da altri l’accoglienza dei migranti nella nostra città – ha sottolineato il primo cittadino Francesco Maragno -. Quella dell’accoglienza è una responsabilità alla quale tutti i Comuni italiani oggi devono far fronte. Con l’attivazione dello Sprar passiamo finalmente da una competenza statale e governativa ad una gestione comunale per mezzo dell’Azienda Speciale e delle associazioni che hanno partecipato al bando. Tale progetto, in attesa della sua approvazione da parte del Ministero, ha già permesso di raggiungere significativi risultati, grazie al rispetto della clausola di salvaguardia che porta alla chiusura dei Centri di Prima accoglienza (CAS). Il numero dei migranti si è già ridotto - come confermato dalla stessa Prefettura – da picchi di 350 persone alle passate 291 presenze fino alle 226 censite al primo marzo. Con lo SPRAR andremo a polverizzare, ovvero a frazionare, il numero dei profughi accolti in diverse strutture sparse su tutto il territorio, evitando così situazioni ghettizzanti. A tal riguardo abbiamo riaperto la procedura per l’individuazione degli immobili adeguati all’accoglienza, come peraltro stabilito nella delibera di Giunta 55 del 14 marzo scorso, nella quale sottolineavamo la volontà di individuare altre soluzioni. Gli immobili non potranno essere hotel e non dovranno trovarsi in zone a spiccata vocazione turistica o commerciale, aree già ad alta concentrazione di stranieri o ancora a rischio ordine pubblico. Abbiamo richiesto, inoltre, all’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata di mettere in disponibilità alcuni immobili confiscati proprio per tale finalità. Tale tipologia di accoglienza, infine, coinvolgerà donne e bambini e non solo uomini. Tutti questi aspetti rendono il progetto SPRAR l’unico possibile per gestire questo fenomeno, garantendo la sicurezza dei cittadini e non penalizzando ulteriormente la vocazione turistica e commerciale. Voglio ringraziare tutti i consiglieri - ha chiosato il sindaco – anche coloro che inizialmente hanno ostacolato questa progettualità, che alla fine hanno compreso pienamente i vantaggi per la città che provengono da questo sistema di accoglienza».

«Il progetto SPRAR – chiarisce Luca Cirone - prevede di portare a Montesilvano un numero massimo di 161 migranti, secondo un calcolo del Ministero dell’Interno che prevede 2,5 immigrati per ogni 1000 abitanti. L’attivazione dello SPRAR, che si fonda su un tipo di accoglienza diffusa su tutto il territorio, con un numero massimo di 60 persone per ogni struttura, produce la contestuale chiusura dei centri di prima accoglienza, ossia i CAS che ad oggi hanno accolto anche 300 persone per ciascuna struttura alberghiera adibita. L’immigrato che entra a far parte del sistema SPRAR - dice ancora Cirone - deve sottoscrivere un contratto obbligatorio che impegna i migranti al rispetto di regole ben precise e li vede coinvolti in attività di formazione e lavori socialmente utili gratuitamente. Ogni 3 settimane l’Azienda Speciale e le associazioni coinvolte nella gestione del progetto elaborano una relazione che inviano al Ministero. Alla terza nota negativa inerente il comportamento del migrante, quest’ultimo perde lo status di profugo e rifugiato».

«Il fenomeno della migrazione esiste perché queste persone - afferma don Marco Pagniello – sono costrette, dalla guerra, dalla fame o da altre gravi circostanze, ad abbandonare il loro paese. Come Caritas siamo impegnati nella gestione dello SPRAR anche a Pescara e siamo convinti che questo sia l’unico sistema per garantire l’inclusione, su più livelli, dei migranti e al tempo stesso creare sicurezza per i cittadini. Solo con un’accoglienza diffusa tale fenomeno può essere gestito al meglio».

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Al Ministro della salute, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere– premesso che:
il bacino idrico del Gran Sasso fornisce acqua per gran parte delle provincie di Terano e L’Aquila;
già nel 2002 si è verificato uno sversamento di trimetilbenzene nelle acque destinate al consumo umano;
la captazione delle acque avviene da una sorgente a stretto contatto con i laboratori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, eccellenza nazionale, che detiene sostanze chimiche altamente pericolose per la salute umana;
come appreso dal programma televisivo “Le Iene” nella trasmissione 29 marzo 2017 l'Istituto superiore di sanità ha rilevato “ una generale non conformità della localizzazione dei locali ed installazioni dei Laboratori nazionali del Gran Sasso e delle attività condotte rispetto ai dettami dell'articolo 94 del decreto legislativo n. 152/2006”;
come appreso dalla comunicazione della Regione Abruzzo del 21/12/2016 e dalle inchieste svolte dal quotidiano online “PrimaDaNoi.it” la Asl di Teramo il 31 agosto ha disposto la sospensione, in via cautelativa, dell'immissione in rete delle acque dal pozzetto di prelievo n. 1917, inerente l’acquedotto Ruzzo, a seguito della rilevata presenza di diclorometano nelle acque, senza, per altro, darne tempestiva comunicazione ai cittadini —:

se è dunque compatibile la captazione di acque ad uso umano da un bacino idrico a contatto con l’attività di ricerca dell’I.N.F.N.;
qual è lo stato dei lavori di messa in sicurezza e conformità dei locali e delle installazioni dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso e delle attività ivi condotte riguardo il rispetto dei dettami dell'articolo 94 del decreto legislativo 152/2006 inerente la salvaguardia delle falde acquifere e delle fonti di approvvigionamento degli acquedotti pubblici;
quali iniziative si stiano mettendo in campo per garantire gli standard qualitativi delle acque provenienti dal bacino idrico del gran sasso e la salute degli utenti.

Gianni Melilla
Deputato Articolo Uno – Movimento Democratico e progressista

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"Un doveroso saluto a tutti coloro i quali hanno ritenuto importante sottolineare l’importanza dell’odierno evento con la diffusa e qualificata partecipazione. Ringrazio, pertanto, tutti i cittadini che ci hanno voluto onorare della loro presenza, le autorità militari, religiose e civili, i partiti politici, l’ANPI e le associazioni combattentistiche e d’arma, i gruppi di volontariato, le associazioni culturali e ricreative e i tanti giovani presenti.

Alcune considerazioni.
La data del 25 aprile rappresenta un giorno fondamentale per la storia della giovane repubblica italiana. E’ l’anniversario della rivolta armata partigiana e popolare contro le truppe di occupazione naziste tedesche e contro i loro fiancheggiatori fascisti della Repubblica Sociale Italiana. Il 25 aprile 1945 segna il culmine del risveglio della coscienza nazionale e civile italiana impegnata nella riscossa contro gli invasori e come momento di riscatto morale di una importante parte della popolazione italiana dopo il ventennio di dittatura. Alla liberazione dell’Italia dalla dittatura si poté arrivare grazie al sacrificio di tanti giovani, ragazzi e ragazze che, pur appartenendo ad un ampio ed eterogeneo schieramento politico (dai comunisti ai gruppi cattolici, dai socialisti agli azionisti), si chiamavano con un solo nome: partigiani; combatterono (sotto diverse forme) al fianco di molti soldati provenienti da paesi diversi e lontani (dagli USA all’Australia, dall’India alla Nuova Zelanda), tutti accolti come alleati. Non è nostra intenzione fornire una ricostruzione storica dei fatti e dei protagonisti, ma semplicemente contribuire a sfatare una teoria storiografica revisionista che, soprattutto negli ultimi anni, è stata molto di moda: la Resistenza come “guerra civile”. Benché la Resistenza sia stato un fatto coinvolgente per lo più gli italiani delle aree centrali e settentrionali, essa non è stata affatto una guerra di italiani contro italiani, come in Spagna, nel 1936. Il 25 aprile 1945 i partigiani liberano Milano dall’occupazione dei nazisti e dai fascisti. In Europa capitola definitivamente il terzo Reich, di fronte all’avanzata dell’Armata Rossa e degli anglo-americani; il suo duce, Hitler, si suicida nel suo bunker. Più di cinque anni dopo l’invasione tedesca della Polonia, dunque, la guerra mondiale giunge al suo capolinea. L’ultimo atto del fascismo è il tentativo di fuga, prima, e la fucilazione, poi, di Benito Mussolini. Si conclude così, con questo tragico epilogo, un periodo caratterizzato da venti anni di dittatura fascista e da cinque anni di guerra. Questi i fatti che alcuni vorrebbero reinterpretare, eventi storici che taluni provano faticosamente a riscrivere. In realtà si trattò dello scontro tra soldati e combattenti italiani contro gli invasori tedeschi ed i collaboratori repubblichini: i primi, nel rispetto della pluralità politica, combattevano in nome della libertà e della democrazia, i secondi combattevano a fianco delle SS hitleriane sostenitrici della necessità di uno “spazio vitale” per la Germania nazista. La storia della Resistenza non si riscrive. In Italia, ormai da qualche tempo, si ripetono tentativi, tanto goffi quanto pericolosi, tendenti a voler confondere artatamente la memoria collettiva con la memoria condivisa. Memoria collettiva e memoria condivisa, infatti, non sempre sono sinonimi, dal momento che mentre la prima rimanda ad un unico passato, cui nessuno di noi può sottrarsi e che coincide appunto con la nostra storia, la seconda sembra tendere ad un'operazione più o meno forzosa di azzeramento delle identità e di occultamento delle differenze. Il rischio di una memoria condivisa è quello di una smemoratezza patteggiata, con la conseguenza che la richiesta di pacificazione si traduce sempre più in pretesa di parificazione. La costruzione di una storia condivisa per ogni italiano non deve comportare alcuna parificazione, ancorché postuma, fra le ragioni della democrazia e quelle dell’oppressione totalitaria. Anche per questi motivi, la storia della Resistenza non si riscrive. Per quanto accaduto, pertanto, diciamo no a «un improponibile revisionismo». Per quanto accaduto, oggi, 25 Aprile 2017, nel 72° anniversario della Liberazione Nazionale, queste mie scarne parole vogliono essere memoria e testimonianza di una delle più tragiche pagine di storia che il secolo scorso ha fatto ricordare alla nostra nazione e al mondo intero. La seconda guerra mondiale è stata la più devastante quanto a perdite umane e distruzione materiale. Un conflitto che ha coinvolto 61 nazioni, provocato la morte di 55 milioni di persone tra militari e civili. Una guerra di una ferocia senza pari fino all'uso di armi di distruzione di massa mai viste fino allora (bomba atomica), nella quale la popolazione civile fu coinvolta direttamente nei combattimenti, nelle rappresaglie e nei bombardamenti aerei. Come quelli 14, 17 e 20 settembre 1943 qui a Pescara, nei quali rimasero uccise 3.000 persone e fu distrutto o danneggiato l'80% degli edifici della città. Anni in cui il mondo dovette assistere al più terribile dei crimini: la deportazione e lo sterminio di oltre 6 milioni di ebrei e di altri milioni di uomini e donne nei lager nazisti. Ma il coraggio, la forza, la volontà di riscatto e di difesa della nazione italiana dall’oppressione nazi-fascista, spinse tanti uomini, donne e ragazzi di diversa formazione culturale ed ideologica, ad unirsi nel combattere per la libertà e la democrazia. La loro determinazione ci ha regalato una nazione nuova, ha permesso alle generazioni successive di vivere nella pace e nel progresso, ha riunificato l'Italia e gettato le basi per lo sviluppo della convivenza civile rappresentata dai valori fondamentali iscritti nella Carta Costituzionale. Ma dobbiamo ricordare che la nostra libertà è nata dal sacrificio umano di tanti partigiani, di tanti soldati, ufficiali e semplici cittadini accomunati da un unico obiettivo: ridare dignità, libertà e democrazia all'Italia. La Resistenza ha dovuto pagare un tributo di sangue altissimo. Il ricordo e il doveroso rispetto umano per gli italiani che combatterono e morirono avendo scelto idealmente e in buona fede di rimanere dall’altra parte non può però far sottacere la verità e la sostanziale differenza tra le due scelte: questi ultimi scelsero di difendere fino all'estremo un regime interno oppressivo, dittatoriale e connivente con le efferatezze degli occupanti nazisti, gli altri avevano scelto di combattere per la libertà, la democrazia e la pace. La riconciliazione nazionale non può passare attraverso il disconoscimento della verità e l'annullamento delle differenze di scelte! Ed è da questa memoria che deve nascere l’impegno di tutti, a non abbassare mai la guardia verso ogni forma di oppressione, di barbarie, di distruzione umana che purtroppo ancora oggi affliggono questa nostra umanità. La testimonianza odierna deve ribadire il netto rifiuto verso tutto ciò che è sopraffazione, verso ciò che è contro la dignità umana e la civile convivenza. Ma oggi è anche la giornata della testimonianza della volontà comune degli italiani di continuare a riconoscersi nei valori fondamentali della Costituzione che ha garantito decenni di convivenza democratica e civile, attraverso la consapevolezza che la libertà, la democrazia e la pace si possono coltivare solo con la condivisione dei grandi principi che ispirarono i nostri padri costituenti e che riunirono uomini pur radicati in forti contrapposizioni ideali e ideologiche. Il ricordo dei martiri della 'Palombaro'. In ultimo, ma non da ultimo, ritengo doveroso ricordare i trucidati da nazi-fascisti nel periodo di occupazione tedesca intercorrente fra i mesi di settembre 1943 e giugno 1944, sottolineando ora ed esplicitamente l’alta valenza del loro estremo sacrificio. Per tutti loro valga il mio pensiero a ciò che accadde qui a Pescara l'11 febbraio 1944, ai 9 partigiani della banda "Palombaro" fucilati da paracadutisti tedeschi nei pressi della pineta di Pescara. Catturati a Chieti dai fascisti repubblicani di Mario Fioresi, furono rinchiusi, torturati e consegnati ai tedeschi che, dopo un veloce processo-farsa, ne decretarono la condanna a morte: Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Aldo e Alfredo Grifone, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, Aldo Sebastiani e Vittorio Mannelli pagarono, così, con la vita il desiderio di libertà che li aveva portati a combattere a Palombaro, a pochi chilometri dal fronte, in nome di un futuro ancora da scrivere. Ricordarli, come oggi abbiamo fatto e come abbiamo l’obbligo di fare in ogni occasione, farà sì che il loro martirio non venga tradito ma anzi possa servire di monito e di insegnamento soprattutto per le attuali e future giovani generazioni.

Viva la Repubblica Italiana, Democratica e Costituzionale! In uno, Viva l’Italia!"


Mario Mazzocca, Sottosegretario alla Presidenza d'Abruzzo

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Chieti. "Università, società plurale e responsabilità della ricerca umanistica" è il titolo di un incontro che si terrà il prossimo martedì 2 maggio, a partire dalle 15.30, nell'Aula Magna della Facoltà di Lettere dell'Università di Chieti.

 L'incontro sarà introdotto dal professor Stefano Trinchese, candidato alla carica di rettore, e l'intervento di Alberto Melloni.

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Campobasso. Torna di moda la demografia. Non annoia più ascoltare cifre e dati. Piuttosto, fa paura leggere e meditare certe proiezioni sul futuro demografico dell’Italia. E del Molise, in particolare. “Perché sempre meno sono i bimbi che nascono – afferma il vescovo Bregantini- e sempre più crescono le nostre esigenze. Personali e sociali”.
Ad affrontare questo decisivo tema sarà la prof.ssa Cecilia Tomassini dell’Università degli studi del Molise docente di Demografia ed Elementi di Statistica sociale.
Il quarto incontro, promosso dalla Scuola di formazione all’impegno socio-politico “Beato Giuseppe Toniolo” di Campobasso, si terrà giovedì 27 aprile, alle ore 17.30, presso la Biblioteca della Scuola di Teologia della diocesi di Campobasso -Bojano, in via Mazzini, 80, Campobasso.
Ma proprio per cogliere le radici etiche di questo terremoto demografico occorre ristudiare un documento vaticano, snobbato e poco ascoltato. E’ l’enciclica di Paolo VI, la Humanae Vitae, uscita ancora nel 1968, provocando grande sconcerto nel mondo cattolico, perché sembrava severa e penalizzante la modernità.
Oggi, invece, a 50 anni di distanza, quel documento Pontificio risulta essere profetico. Viene infatti riletto come un intervento che va ben oltre la morale cattolica. Investe infatti l’intera nostra società, che ha paura di capire come il rispetto della vita, l’apertura ad essa, la gioia che nasce dal donare la vita ad altri è di fatto la base operativa di un coraggio che cambia il nostro futuro.
Il testo verrà studiato, con stile sapienziale, dall’arcivescovo Bregantini. Un documento atteso e contestato e perciò serio ed impegnativo; un testo che può essere attualizzato come base della lettura demografica del Molise.
L’incontro sarà una preziosa occasione, anche in campo laico, per capire che solo ponendo radici di coraggio etico sarà possibile avere anche riposte valide sul piano economico e sociale.

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Chieti. Quindici studenti di età compresa tra i 10 e i 14 anni provenienti dal Keene State College nel New Hampshire, saranno ospiti a Chieti, presso altrettante famiglie, nell’ambito di uno scambio socio-sportivo-culturale che convolgerà la Us River Chieti ’65 e la squadra del Keene State College, la Connecticut River Fc.
“Io penso che sia molto importante aprirsi a nuove tradizioni e culture – ha affermato il vicesindaco e assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Chieti, Giuseppe Giampietro – e far si che si continui su questo percorso e che ci sia un arricchimento sia a livello culturale che a livello tecnico da parte dei ragazzi. Colgo anche l’occasione per ringraziare chi ha ospitato tutti questi ragazzi, ovviamente anche la dirigente Paola Di Renzo che farà vivere una giornata diversa. Ringrazio anche l’associazione sportiva River Chieti ’65 per questa bella ed importante iniziativa”.
“Mi preme ringraziare la società del River Chieti ’65 – ha detto l’assesore comunale allo Sport, Antonio Viola - che ha creato e promosso questo incontro tra due nazioni. È un momento importante che traccia tra i giovani delle nuove prospettive e possibilità di crescita. L’amministrazione comunale sta lavorando molto su questo aspetto, in passato abbiamo fatto un qualcosa di simile, abbiamo stretto un patto di amicizia con una città giapponese. Crediamo molto nell’allargare gli orizzonti dei giovani della nostra città”.
Gli ospiti statunitensi, accompagnati da 19 adulti, giunti nella giornata di ieri a Chieti, saranno impegnati fino al 28 aprile 2017 in un programma che prevede visite guidate della città, scambi sportivi con incontri di calcio e una visita presso il Convitto Nazionale G.B. Vico.
“Abbiamo iniziato questa bella storia circa 10 anni fa – ha ricordato il dirigente del River Chieti ’65, Pierpaolo Mantini – stiamoc ercando di promulgare la promozione del nostro territorio e soprattutto di dare l’opportunità ai ragazzi teatini di aprire un po’ di più gli orizzonti utilizzando come mezzo principale lo scambio socio-culturale e sportivo con coetanei di altre nazioni. A Chieti mi chiamano ‘l’americano’ perché mi occupo soprattutto dei rapporti tra l’Italia e gli Stati Uniti mediante vari college e, come in questo caso, tra società sportive”.
“Tutto è iniziato molti anni fa per gioco – ha dichiarato il direttore del Dipartimento Atletico del Keene State Owl, Rick Scott – successivamente abbiamo cercato di coinvolgere sempre di più società calcistiche, in questo caso il River Chieti ’65. Due anni fa è nasta questa grandissima cooperazione affinché i ragazzi americani vengano qui ad imparare a giocare a calcio ed i ragazzi italiani abbiano l’opportunità di andare negli Stati Uniti e possano aiutare i nostri pari età a diventare bravi come loro”.
Così l’allenatore della delegazione del Keene State Owl arrivata nel capoluogo teatino, Chris Lewis, sulle differenze degli allenamenti tra l’Italia e gli Stati Uniti: “Ho trovato molte differenze soprattutto nella rapidità e nelle dinamiche di gioco. Questo per me è molto importante perché siamo riusciti anche a farci un bagaglio personale ed abbiamo la possibilità di riportare queste metodologie negli Stati Uniti”.

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Pescara. Nel Museo Basilio Cascella di Pescara, già frequentata fucina darte nella seconda metà del secolo scorso, Paolo De Giosa esporrà le sue accattivanti opere di pittura nel vernissage di sabato 29 aprile.
La sua personale trae il titolo, Novecento, dal quadro riprodotto nel manifesto promozionale della mostra. Una titolazione che vuol essere un rimando e un omaggio all'epoca in cui il capostipite dei Cascella, assieme ai tre figli e poi ai nipoti, diede al mondo dell'arte e all'Abruzzo opere di vario genere e tutte di elevato valore, sia poetico-estetico, che di documento/celebrazione della gente e dei suoi riti e tradizioni.
L'esposizione di De Giosa, visitabile dal 29 aprile al 5 maggio 2017, è stata promossa dall'Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili con Giovanni Di Iacovo.
Trattasi, come ha scritto Giuseppe Franco Pollutri, di < quadri di varie dimensioni, con i suoi noti e seduttivi, talora inquietanti, volti femminili.
Figure che appaiono vive e presenti, in virtù di una tecnica sicura nel tratto e raffinata nel chiaroscurato contrappunto di luci e ombre, di nero e colore vivo ma allo stesso tempo umbratile. In pari tempo iconiche, illustrative nell'oggi e nel dopo delle sensazioni, riflessioni ed emozioni suscitate nell'autore da testi letterari o da brani musicali, moderni e classici. Le fisionomie, e per esse gli occhi dei suoi personaggi costituiscono interpretazioni psico-noumeniche di persone che paiono chiedere e favorire parole di dialogo, seppur in certo modo trattenute in quella che l'artista, non a caso e talvolta con un gesto destruens, definisce la Assenza da cui provengono e dalla quale paiono sovrastate. Un turbamento interiore che porta l'autore a sfilacciare la tessitura cromatica appena distesa della figura rappresentata>.
La presentazione della mostra e dell'artista, a cura dell'Avv. Loris Di Giovanni, responsabile provinciale cultura dell'UNPLI di Pescara, si terrà sabato 29 aprile alle ore 18.30 alla presenza dell'assessore alla cultura di Pescara Giovanni Di Iacovo.

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Lamezia Terme. È conosciuto dal grande pubblico come il maestro degli effetti speciali, per ben tre voltepremio Oscar per pellicole e simbolo indiscusso del genio creativo italiano nel mondo. Ma Carlo Rambaldi è stato un artista nel senso più completo del termine: non solo scultore e creatore visionario di figure magiche in grado di regalare emozioni sorprendenti e far sognare intere generazioni. Pochi sanno infatti che il ‘padre’ di E.T ha sempre coltivato sin da ragazzo la passione per la pittura, anche se le sue opere pittoriche (arte figurativa e astratta) non sono mai state esposte in pubblico. L’occasione di ammirare da vicino i suoi dipinti potremo averla molto presto: Artepozzo “Energia d’Arte Contemporanea” di Montaldeo (Alessandria) e il Quadrifoglio di Rosarno (Reggio Calabria) stanno infatti organizzando la mostra dal titolo “Arte e Cinema”, che sarà allestita al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme a partire dal 5 agosto di quest’anno. L’iniziativa, che si avvale della stretta collaborazione della famiglia Rambaldi (in particolare della figlia Daniela, vicepresidente del Museo intitolato al padre), sarà itinerante e prevede altre tappe in altre città, oltre a quella calabrese. Insieme alle opere del maestro ci saranno anche quelle di altri artisti di prim’ordine – pittori, scultori e fotografi – che saranno invitati a partecipare direttamente dagli organizzatori.
La scelta di Lamezia Terme ha un significato molto speciale: alla cittadina calabrese, dove ha soggiornato a lungo negli ultimi dieci anni della sua vita, e alla Calabria più in generale (terra che ha dato i natali a sua moglie Bruna Basso) infatti Carlo Rambaldi era particolarmente legato, anche se era nato a Vigarano Mainarda, in provincia di Ferrara, nel 1925. Sin da ragazzo la sua vera passione è stata la meccanica, in particolare la meccanica come fisica del movimento applicata all’arte. Aveva sempre sognato di fare l’artista e dopo la laurea all’Accademia delle Belle Arti di Bologna per lui si aprirono le porte di quella che è considerata universalmente la “settima arte”, il cinema.
Tutto cominciò quasi per caso, quando nel 1956 fu chiamato a Cinecittà per progettare un drago protagonista di un film di fantascienza a basso costo. Si trasferì quindi a Roma dove visse nel periodo d’oro del cinema italiano, mettendo a disposizione la sua arte ai maggiori registi dell’epoca: da Fellini a Ferreri, da Pasolini a Monicelli fino a Dario Argento. Proprio con quest’ultimo realizza nel 1975 un terrificante bambolotto per un thriller di grande successo: “Profondo Rosso”. Poi l’approdo a Hollywood, chiamato da Dino De Laurentische lo volle per la creazione del primo “King Kong” di John Guillermin, il colossal che gli permise di conquistare la prima statuetta dell’Academy di Los Angeles. Proprio in una città nei pressi di Los Angeles, a Burbank, Rambaldi aprì il suo laboratorio, dove sviluppò sofisticati progetti di “meccatronica” (gli effetti speciali ottenuti con l’unione di meccanica ed elettronica). Progetti che troveranno applicazione anche in altri film di grande successo internazionale, a cominciare da “Alien” di Ridley Scott, per il quale contribuisce, insieme a Hans Ruedi Giger, all’ideazione della creatura aliena divenuta poi celebre in tutto il mondo. E successivamente, nel 1982 la collaborazione con Steven Spielberg per quello che è considerato il suo capolavoro assoluto: “E.T.”, l’alieno che resterà per sempre nell’immaginario collettivo degli amanti del cinema, l’esserino dalla grande testa e dagli occhi tristi a cui Rambaldi ha saputo dare un’anima oltre che un corpo, dotato di un’espressività che forse mai in passato nessuno è stato capace di conferire a una creatura meccanica.
Oggi l’arte di Rambaldi potrà rivivere grazie anche alla mostra che sarà allestita in Calabria e a cui gli organizzatori stanno già lavorando con passione e grande cura per ogni piccolo dettaglio. “Siamo molto orgogliose di ospitare per la prima volta nel mondo le opere del grande maestro Rambaldi e di avere il privilegio di collaborare con la sua famiglia” affermano le due organizzatrici Angela Maioli Parodi, presidente di Artepozzo “Energia d’Arte Contemporanea” e Annunziata Staltari, presidente del “Quadrifoglio”.

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Pescara. È stata presentata questa mattina presso la Camera di Commercio di Pescara l'edizione 2017 di “Mostra del Fiore Florviva”, che si terrà nella consueta cornice del Porto Turistico “Marina di Pescara” dal 29 aprile all'1 maggio prossimi.
Un'edizione dedicata ai bambini e alle fiabe: “Mostra del Fiore Florviva” per il suo 41° compleanno si regala una tre-giorni con un tema (“Nel magico mondo dei bambini”) che cambia la prospettiva e i destinatari dell'evento. L'evento ha superato anche quest'anno i 200 espositori, che provengono da 15 regioni italiane, con la novità della partecipazione per la prima volta dei florovivaisti della Sardegna. Del resto, sta anche nei numeri il successo di una manifestazione che si sta sempre più identificando con il territorio, riuscendo a movimentare oltre 120 mila presenze in tre giorni, e che porta a Pescara i migliori florovivaisti d'Europa, che si sfideranno nella XVI edizione del Campionato Internazionale di Arte Floreale.
«Ci rende particolarmente orgogliosi – ha dichiarato questa mattina il presidente della Cciaa, Daniele Becci – registrare che anche quest'anno la partecipazione delle imprese supera le 200 unità, a testimonianza, da un lato, che questo settore economico è tra i pochi non toccati pesantemente dalla crisi globale e dall’altro, dell’ottimo lavoro svolto da Arfa, Assoflora ed Eafa. L’edizione di quest’anno hai i numeri per essere la migliore in assoluto ed auspichiamo la massima soddisfazione per i visitatori ed ottimi riscontri per tutte le aziende partecipanti».
Lo spazio centrale dell'edizione 2017 sarà allestito a misura di bambino, tutto costruito attorno alla carrozza di Cenerentola, una riproduzione artigianale, unica in Italia, che sarà rivestita di fiori grazie all'opera dei maestri fioristi dell'European Athenaeum of Floral Art (Eafa), che terranno anche mini-corsi di arte floreale dedicati ai più piccoli. Come ormai di tradizione, “Mostra del Fiore Florviva” si aprirà con le tre prove del Campionato Europeo di arte floreale al quale partecipano quest'anno Italia, Olanda, Ungheria, Spagna, Serbia, Slovenia e Russia (con due squadre) che dovranno misurarsi sul tema “Il matrimonio nelle favole”, realizzando un bouquet da sposa, la decorazione del tavolo degli sposi e una sorpresa floreale per i festeggiati. Fino all'1 maggio tanti gli eventi in programma: dal workshop sulle aree protette d'Abruzzo e la green economy (appena dopo il taglio del nastro del 29 aprile, previsto per le 11.00), agli approfondimenti sul tema dei giardini domestici, che caratterizzeranno la mattinata del 30 aprile, alle storie, curiosità e ricette del prof. Silvano Pachioli nel pomeriggio di domenica. Non mancherà lo spazio per “Petali e poesia” con l'associazione “Teatranti d'Abruzzo” e per il laboratorio sulla creazione di composizioni floreali con gli studenti della “Bottega d’arte”.
«Questa – ha spiegato Serena Margiotti, presidente dell'EAFA – è la prima volta che lavoriamo in team dopo la precoce scomparsa di mio padre Mauro, che per anni ha guidato l'associazione e ha organizzato con gli amici di Arfa ed Assoflora tante edizioni di questo evento, a cui teniamo tantissimo. Quest'anno siamo riusciti a coinvolgere anche nuove aziende, come Strangevent, che cura grandi manifestazioni a livello nazionale e che a Pescara porterà gli abiti di film Disney, a cui fa riferimento anche la “carrozza di Cenerentola”, vera e propria attrazione per i bambini, che sono i primi destinatari di questa edizione. Mostra del Fiore Florviva sta raggiungendo sempre di più il mercato estero, tanto che quest'anno si è resa necessaria una dura selezione per la scelta delle squadre che l'anno prossimo daranno vita ad un vero e proprio “Campionato del Mondo”».
«La manifestazione – ha confermato Remo Matricardi, presidente di Arfa – è andata crescendo costantemente negli ultimi sei anni e punta ad entrare nella seconda fase della sua evoluzione attraverso un'edizione che sottolinei in maniera decisa e definitiva le caratteristiche di evento culturale che si ponga non solo come vetrina delle migliori produzioni, ma anche come punto di riferimento dell'intero settore in termini di innovazione, divulgazione, riflessione socio-culturale».
«Il florovivaismo – ha chiosato il presidente dell'Assoflora, Guido Caravaggio – rappresenta ormai una delle voci più importanti dell'economia regionale: con oltre 250 aziende certificate, raggiunge un livello annuo superiore ai 50 milioni di euro in termini produzione lorda vendibile. Il successo in costante crescita di Mostra del Fiore Florviva è lo specchio dell'incremento, finora inarrestabile, di un settore economico trainante nel primario italiano».
Il taglio del nastro di questa edizione di Mostra del Fiore Florviva si terrà sabato 29 aprile alle ore 11.00.

Pubblicato in Cultura e eventi

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