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Venerdì, 08 Settembre 2017 00:00

Il Francavilla acquista Mirko Velardi

Francavilla al Mare. Un’altra pedina si aggiunge allo scacchiere di Iervese.

Il Francavilla Calcio 1927 comunica ufficialmente, di aver acquistato il diritto alle prestazioni sportive di Mirko Velardi. Centrocampista classe 1988, è cresciuto nelle giovanili del Palermo, trasferendosi poi, nel 2008, nella Pescara Calcio. Successivamente ha indossato casacche prestigiose come quelle di Modena, Foggia, Palermo e Parma. Invece nei giorni scorsi hanno lasciato i giallorossi Milizia e Di Lallo.
Intanto questi sono i convocati per il derby esterno con i Nerostellati: SPACCA Valerio, FIORE Gianmarco, SEMBRONI Emanuele, CICHELLA Daniel, AMENTA Federico, PALUMBO Cosmo, MILIZIA Matteo, FOFANÀ Mohamed, GALLI Guido, MICCICHÈ Stefano, FAGGIANO Stefano, MOLENDA Giuseppe, DI PINTO Andrea, MELE Francesco, SANSEVERINO Alessandro, SALVATORE Carmine, PROCIDA Emanuel, DI RENZO Samuel, DI PIETRANTONIO Amedeo, SILVESTRI Tomas, DI SABATINO Matteo, BANEGAS Pablo Ezequiel, DI PENTIMA Filippo, ROMEO Fabio, ZERBO Gabriele.

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Pescara. Un tempo per parte e pareggio ricco di reti all’Adriatico tra Pescara e Frosinone con l’incontro che termina 3-3, pari che sa di amaro per il Delfino che aveva chiuso il primo tempo 3-0 grazie ad una tripletta di Pettinari.
Gara emozionante con i biancazzurri che faticano nella parte iniziale mostrando però quell’aspetto cinico che li stanno caratterizzando in questa parte iniziale la stagione, Frosinone sfortunato con tre legni presi. La ripresa sembra iniziare sulla falsariga del primo tempo con gli ospiti che centrano la traversa ed i biancazzurri che nel frattempo, una volta trovato il vantaggio, prendono coraggio producendo dl bun gioco. Ma la gara non è affatto chiusa, i ciociari infatti riescono ad acciuffare il pareggio. Una curiosità: nelle prime tre giornate di campionato del Delfino sono state realizzate sempre 6 reti.
Nei biancazzurri assenti Fornasier, Campagnaro, Elizalde, Latte Lath e Mancuso, torna invece tra i convocati Bovo. Il Frosinone deve invece fare a meno di Dionisi e l’ex Soddimo squalificati, oltre a Crivello infortunato.

 

La cronaca
Al 2’ Pescara in avanti con Pettinari che dalla destra appoggia per Proietti che virgola a lato. È il preludio al vantaggio del Pescara che arriva 1’ dopo con una ripartenza dei biancazzurri finalizzaa da Pettinari che raccoglie un suggerimento di Del Sole ed insacca. Il gol scuote il Frosinone che al 5’ centra il palo interno con Ciano. Ancora avanti gli ospiti con Cofani che, dopo uno svarione di Crescenzi, si vede ribattuta la cocnclusione da Pigliaceli. Al 12’ altro legno del Frosinone, sempre con Ciano, che su una punizione battuta centralmente centra il palo. Al 22’ si rifà sotto il Pescara con un traversone di Del Sole per Benali sul quale esce in anticipo Bardi. Al 25’ terzo legno del Frosinone: sugli sviluppi di un angolo battuto sulla destra, Ariaudo prende la parte interna della traversa. Al 32’ Gori conclude da posizione centrale, ma non sorprende Pigliaceli che è ben piazzato. Reagisce subito dopo il Pescara con proietti che pesca Benali sul quale si rifugia in angolo la difesa ospite. Al 35’ Pettinari serve Mazzotta che sfiora la marcatura. Al 39’ il raddoppio del Pescara: Del Sole dalla destra trova Pettinari che deposita in rete. Al 46’ il tris del Pescara: Del Sole cambia versante per Mazzotta che mette in mezzo per Pettinari che mette a segno la sua tripletta personale.
Nella ripresa al 5’ su una conclusione di Sammarco Pigliaceli devia sulla traversa, Ciano raccoglie la ribattuta e manda a lato. Al 10’ il pareggio del Frosinone: su un calcio franco Ciano insacca all’angolino alla sinistra dell’estremo biancazzurro. Al 16’ seconda marcatura del Frosinone: Pescara sbilanciato, Ciano riceve un allungo e supera Pigliacelli e mette a segno la sua doppietta personale. Al 19’ su una conclusione di Del Sole presunto mani di Begheyyo sulla linea di porta. Al 21’ tentativo velleitario di Proietti che non centra il bersaglio. Al 23’ buon controllo di Pettinari che si gira e sfiora l’incrocio. Al 25’ sovrapposizione di Crescenzi che viene servito da Proietti che sfiora la rete. Ma 1’ dopo è ancora il Frosinone ad andare in gol con una prodezza balistica dell’ex Cofani che insacca sotto l’incrocio. Al 35’ sugli sviluppi di un corner Ciano si divora un gol sotto porta a pochi passi dalla linea di porta. Al 38’ ancora Ciano riceve in verticale, si accentra, il suo shot è bloccato dall’estremo del Delfino.


Le dichiarazioni dei due tecnici
Zdenek Zeman (allenatore Pescara): “Penso che la squadra abbia cercato di giorcare, nel primo tempo è stata più ordinata sul piano di gioco di costruzione, nel secondo tempo la zona di centrocampo ha perso dei riferimenti ed abbiamo pagato, tra l’altro per me il primo gol su punizione non era punizione. Mi aspettavo questa reazione del Frsosinone perché è la prima favorita del campionato, ha delle qualità e delle possibilità di giocare ed ha giocato, nel primo tempo ha preso tre pali da fuori area. Se guardiamo il primo tempo sono due punti persi, se guardiamo il secondo tempo è un punto guadagnato. Nel secondo tempo la difesa non era protetta bene dal centrocampo, l’avversario nel mezzo ha costruito molto per gli attaccanti e in questi casi la difesa non basta. Nel primo tempo abbiamo fatto molte giocate insieme, nel secondo tempo non siamo riusciti a giocare come sappiamo. Per quanto riguarda la direzione arbitrale siamo stati penalizzati molto perché la partita è stata giocata, gli scontri ci sono stati e non ridanno i conti sui falli fischiati a noi e a loro. Una squadra giovane come la nostra non è abituata a questo, è vero che il nostro secondo gol era in fuorigioco, però è anche vero che c’era un rigore a favore nostro ed è vero che la punizione di Ciano non era punizione. La partita è stata giocata da ambo le parti e ciò che è stato fischiato non corrisponde a ciò che è successo in campo. Proietti? Nel primo tempo molto bene, nel secondo ha avuo problemi fisici ed è uscito per quel motivo, era meno mobile”.
Moreno Longo (allenatore Frosinone): “pazzesco non aver vinto questa partita, lo dico con un grande equilibrio perché so che abbiamo anche commesso degli errori, siamo andati sotto di tre gol, però penso che se c’era una squadra oggi che doveva vincere era il Frosinone. Durante il primo tempo vedere il Pescara che gioca in ripartenza non capita tanto spesso, il Pescara è una squadra che gioca all’attacco, i gol sono arrivati da tre ripartenze perché il Frosinone secondo me conduceva bene la partita creando numerose situazioni da gol, alla fine della partita vedere colpire quattro pali non capita spesso, nonostante il fattore casa perché venire qui con questa personalità a mio avviso non era scontato e i complimenti vanno fatti ai ragazzi perché hanno avuto davvero un cuore grandissimo nel cercare di non demordere nonostante il passivo del primo tempo e di rientrare in campo con grandissima maturità sapendo che con più attenzione che mancava nel primo tempo in fase di transizione negativa avremmo riagguantato. Quindi il peccato sta nel fatto che il secondo gol del Pescara a mio avviso era ad un metro e mezzo di fuorigioco e con l’assistente di fianco, tra l’altro con il nostro collaboratore che è stato allontanato dal campo per aver detto che era fuorigioco ed era nettissimo. Mi spiace solo di questo perché sarebbe stata una vittoria epica che i ragazzi comunque meritavano per quello che hanno prodotto oggi in campo. Tolto il secondo gol, la più grossa ingenuità del primo tempo è stata quella di lavorare non benissimo sulle coperture, ogni volta che si poteva sbagliare un passaggio filtrante sulla zona della trequarti il Pescara aveva campo da attaccare alle spalle. Questo lo sapevamo e dovevamo prestare più attenzione. Sono arrabbiamo perché per quello che abbiamo offerto un campo questa partita meritavamo di vincerla, poi è normale che, passata l’euforia per aver raddrizzato una partita meritatamente, si va a cercare quella che è la situazione da migliorare. Le ingenuità che abbiamo commesso sicuramente sono situaizoni che dobbiamo migliorare perché poi non sempre ti permettono di riagguantare questi risultati. Quindi c’è grande soddisfazione che hanno messo oggi i ragazzi per recuperare questa gara. Credo che il primo vero esame della stagione sia sicuramente superato perché venire a giocare a Pescara non è facile per la conformazione della squadra, per come è allenata, poi il fattore ambientale influisce sempre, quindi io credo che oggi, all’ennesima trasferta, il Frosinone continui a crescere, in casa non abbiamo praticamente ancora mai giocato. Il fattore ambientale credo che influisca, credo che se ci fossimo trovati al Matusa oggi questa partita l’avremmo ribaltata”.

 

 

Tabellino
Pescara (4-3-3): Pigliacelli, Crescenzi, Coda, Perrotta, Mazzotta, Coulibaly, Proietti (30’ st Carraio), Brugman (41’ st Kanoutè), Del Sole, Pettinari, Benali (25’ st Baez) A disposizione: Fiorillo, Balzano, Bovo, Ganz, Zampano, Valzania, Palazzi, Capone, Cappelluzzo Allenatore: Zeman
Frosinone (3-5-2): Bardi, Terranova, Ariaudo, Krajnc, Paganini (36’ pt Frara), Gori, Maiello (45’ st Besea), Sammarco, Beghetto, Ciano (41’ st Citro), Cofani A disposizione: Palombo, Vigorito, Russo, Volpe, MatareseErrico, Obleac, Esposito Allenatore: Longo
Arbitro: Sacchi (sezione di Macerata)
Assistenti: De Troia (sezione di Termoli) e Fiore (sezione di Barletta)
IV Uomo: De Tullio (sezione di Bari)
Marcatori: 3’ pt , 39’ pt e 46’ pt Pettinari, 10’ st e 16’ st Ciano, 26’ st Ciofani
Ammoniti: Coulibaly (P) Macello, Ariaudo (F)
Espulsi: nessuno
Note: recupero 2’ pt 3’ st, angoli 2-8 per il Frosinone, spettatori 9.495 per un incasso di 72.026 euro

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Roma. Secondo una indagine dell'IVASS, l'istituto che vigila sulle compagnie di assicurazione, le polizze vita scadute negli ultimi 5 anni e non ancora pagate ai beneficiari, cioè i titolari o i loro eredi, ammonterebbero alla cifra di 145 miliardi di euro.
"Una parte di queste - spiega in una nota l'onorevole Gianni Melilla, capogruppo di Art.1 Mdp in Commissione Bilancio Camera dei Deputati - quelle cioè non reclamate per dieci anni dalla scadenza, è destinata a finire nelle casse dello Stato, dopo essere stata utilmente nella pancia delle Assicurazioni per 10 anni.
Lo Stato ha un conto speciale dove affluiscono tutti i cosiddetti rapporti dormienti: conti correnti, depositi postali, e altri prodotti finanziari nn movimentati per 10 anni.
La suddetta indagine ha messo in luce il comportamento scorretto delle Assicurazioni che sin dalla stipula delle polizze non mettono in atto le misure per rendere agevole l'individuazione degli eredi: nella maggior parte dei casi i beneficiari delle polizze sono genericamente "eredi", "figli", "genitori" e la ricerca è naturalmente molto difficoltosa.
Le Assicurazioni nella maggior parte dei casi non attivano nessuna procedura per la reale ricerca dei beneficiari.
Il fenomeno è imponente: le polizze vita in vigore sono 9.311.427, le somme assicurate sono 341,77 miliardi di euro, le polizze non liquidate per mancanza informazioni sono 3.912.632 per un importo di 145,09 miliardi di euro.
Per questo ho inoltrato una interrogazione a risposta urgente al Ministro della Economia per sapere se tali notizie innanzitutto corrispondano al vero e se non ritenga necessario regolare questa realtà con una normativa che dia più garanzie ai cittadini e ai beneficiari delle polizze vita".

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Chieti. "Ci rallegriamo della presentazione della proposta di legge regionale contro l'omotransfobia, da parte del Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale Mario Mazzocca e dell'Assessore Marinella Sclocco".
Così in una nota il coordinamento LGBT+ Abruzzo che prosegue: "Proposta di Legge da noi elaborata sulla base della legge regionale Umbra con la collaborazione, dapprima di Sinistra Italiana e poi MDP che l'ha poi presentata.
Le associazioni (Arcigay, Jonathan - Diritti in movimento, La Formica Viola, Diva Project e i rappresentanti di Famiglie Arcobaleno) plaudono l'iniziativa auspicando una convergenza sui contenuti il più estesa possibile da parte degli altri partiti e una celere approvazione della suddetta."

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L'Aquila. “Un taglio di oltre € 700.000, pari a circa il 35% rispetto al 2016, che va sommarsi ai tagli dei trasferimenti del governo nazionale di centrosinistra, a testimonianza di come vengano disattese le aspettative dei cittadini interessati dai problemi sociali”. Questo il commento del Presidente della Commissione di Vigilanza in Consiglio Regionale, Mauro Febbo a seguito della ripartizione dei fondi sul trasporto disabili e sull’assistenza scolastica.

“Totale solidarietà e vicinanza ai sindaci ed amministratori, in particolar modo a quelli di San Salvo, Villalfonsina, Monteodorisio, Cupello e Castel Frentano che nei giorni scorsi hanno fatto sentire pubblicamente la loro voce e ai tanti altri che hanno fatto pervenire, in forma scritta, presso la Regione, le segnalazioni di una situazione vergognosa: trovarsi soli a gestire delicate problematiche in assenza di certe rimesse statali e regionali sommate alle lacune programmatiche di questo governo regionale. Tutto ciò è aggravato dalle risposte della Sclocco che quasi li deride sul problema. Siamo a 3 giorni dall’apertura delle scuole ed i sindaci hanno necessità di far gare e bandi per assicurare servizi essenziali, quali trasporto disabili e assistenza scolastica e soltanto ora la Sclocco annuncia orgogliosamente (sic!!!) una insufficiente ripartizione, tacendo su un taglio di circa il 35% rispetto allo scorso anno, col solo scopo di celare la sua inefficienza”.

“Ormai sembra essere una prerogativa della giunta di D’Alfonso quella di mistificare la realtà e tacere su scomode verità. Spiace costatare come la Sclocco – conclude Febbo - cerchi di imitare Paolucci lanciandosi in azioni ed affermazioni a danno di amministratori, famiglie e cittadini su temi particolarmente sentiti come il trasporto disabili e l’assistenza scolastica.

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Rocca San Giovanni. "A seguito dello smottamento nel cantiere in località Cavalluccio, a Rocca San Giovanni, che ha causato anche la chiusura della strada, come gruppo civico Rocca in Comune interveniamo per chiedere un immediato intervento delle autorità competenti.

Si legge così in una nota del gruppo civico Rocca in Comune, che prosegue: "La situazione al Cavalluccio rischia di diventare davvero preoccupante. Ormai da settimane assistiamo inermi al lento ma costante sversamento di liquami di fogna, proprio nel cantiere. Con il recente smottamento che ha interessato l’area, la strada limitrofa ha subìto uno sprofondamento che ha richiesto la sua chiusura al traffico. Questa situazione non è più tollerabile, e le foto scattate parlano chiaro: quando si comprenderà la reale portata di questo problema? Facciamo un doppio appello. Il primo lo rivolgiamo alle autorità competenti, affinché intraprendano ogni possibile azione per verificare lo stato delle cose e, ce lo auguriamo, interrompere questo vero e proprio scempio ai danni del patrimonio naturalistico della nostra costa, della nostra regione. Ci rivolgiamo anche ai cittadini di Rocca e dei comuni limitrofi e alle associazioni che tutelano l’ecosistema: qui si tratta di proteggere l’ecosistema del Cavalluccio da interventi privi di senso, senza nessun vantaggio per la collettività e che arrecano un danno al sistema paesaggistico. Il tutto, lo ricordiamo, fatto da un’amministrazione che dice di fare turismo, sugli organi di stampa si è recentemente lamentata del fatto che la classe politica “non riesca a comprendere quanto sia fondamentale il turismo per l’economia locale”.

"Continuiamo a chiederci perché siano stati autorizzati questi cantieri su uno dei punti più incantevoli di tutta la Costa dei Trabocchi - conclude la nota - saremo vigili e attenti anche perché se la bella stagione ci ha riservato un periodo senza piogge, eventuali fenomeni atmosferici di una certa portata potrebbero causare altri seri problemi. Basti pensare che le ville già esistenti sono da tempo costrette a manutenzioni importanti per la fragilità dell’area. E’ responsabilità dell’amministrazione intervenire preventivamente, a causa dello stato dei luoghi lasciato dal cantiere era prevedibile un evento del genere, che avrebbe potuto essere anche più grave: chi risponderà in questo malaugurato caso?".

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Chieti. Questa mattina il questore di Chieti Raffaele Palumbo e il presidente provinciale dell’Ente Nazionale per la protezione e l’assistenza dei Sordi –Onlus (Ens), Sezione Provinciale di Chieti Silvestri Claudio si sono incontrati per firmare il protocollo d’intesa per il progetto “Sos Sordi”, finalizzato a fornir un valido strumento per la richiesta di emergenza al 113 da parte di persone con disabilità uditiva in questa provincia. Il progetto ideato dall’Ente Nazionale Sordi in collaborazione con il Dipartimento della Pubblica Sicurezza consente agli audiolesi che hanno bisogno di aiuto per una qualsiasi emergenza di inviare un e-mail di richiesta di soccorso all’indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. creato per lo specifico servizio.
L’e-mail perverrà alla centrale Operativa 113 della Questura su un computer appositamente dedicato e l’operatore di Polizia risponderà con lo stesso mezzo di richiesta attivando contemporaneamente il servizio di emergenza del caso ( invio della Volante sul posto, oppure allertamento del 118, ecc…).
Il presente progetto integra il servizio “ Sms sicuri mai soli“ già esistente da tempo che permette all’audioleso di richiedere l’intervento del 113 inviando un sms al numero di utenza di cellulare dedicato 334/6901329
Dall’attivazione del servizio varie sono state le richieste da parte dei sordi sia attraverso e-mail che sms.
Il progetto è riuscito ad abbattere le barriere della comunicazione ed ha consentito alle persone sorde di gestire la propria vita in piena autonomia.
Inoltre la Polizia di Stato ha svelato il progetto del calendario istituzionale 2018. Gli scatti, che avranno il compito di ritrarre il delicato ruolo degli uomini e delle donne della Polizia di Stato, sono stati affidati ad undici giovani fotografi professionisti dell’Agenzia Fotografica “Contrasto”, una realtà unica nel mondo dell'immagine che costituisce un punto di riferimento per la fotografia, operando nel mondo dell'informazione e della cultura, con un ruolo di primo piano nel campo della fotografia d'autore.
Tutti gli scatti rappresentano, da Nord a Sud del nostro Paese, il variegato mondo della Polizia di Stato con approccio artistico unico e diverso per ogni foto.
Per l’edizione del prossimo anno, il calendario della Polizia di Stato ha introdotto una assoluta novità artistica. Uno degli scatti che correderanno l’iniziativa è stato individuato attraverso un concorso fotografico a cui hanno partecipato molti poliziotti che hanno voluto rappresentare la propria dimensione professionale attraverso lo strumento della fotografia. Non solo la mano e l’occhio di esperti fotografi ma anche l’intuito fotografico di un poliziotto ha permesso di realizzare uno straordinario lavoro artistico che anche per il prossimo anno permetterà di rappresentare nella sua interezza e nella sua diversità la Polizia di Stato.
Anche quest’anno la realizzazione del calendario della Polizia di Stato ha trovato la partnership di Unicef ed il ricavato della vendita sarà destinato al Comitato italiano per l’Unicef Onlus per sostenere il progetto “Italia – Emergenza bambini migranti”.
L’Unicef sta lavorando in Italia, da circa un anno e per la prima volta, per assicurare a tutti i bambini migranti e rifugiati l’accesso a servizi equi, tempestivi e di qualità che garantisca loro protezione, cure ed inclusione sociale. Nel 2016 sono oltre 25.846 bambini e adolescenti sbarcati sulle coste italiane e più di 6.500 sono arrivati soli, non accompagnati.
Il Comitato italiano per l’Unicef, per la prima volta, donerà anche 8.000 euro del ricavato al Fondo Assistenza Polizia di Stato.
Grazie alla consolidata partnership con Unicef dal 2001 ad oggi sono stati complessivamente raccolti più di 2 milioni di euro e completati diversi progetti, di cui alcuni a sostegno dell'infanzia e contro lo sfruttamento dei minori in Cambogia, Benin, Congo, Guinea, Repubblica Centro Africana. Solo nel 2017 sono stati raccolti più di 151.000 euro che sono stati devoluti per sostenere in Libano – il progetto “Youth and Innovation” finalizzato a promuovere, nel paese, l’integrazione sociale ed economica dei giovani a rischio.
Tutti i cittadini potranno prenotare il calendario da parete al costo 8 euro e il calendario da tavolo al costo di 6 euro, entro il prossimo 25 settembre 2017, facendo un versamento sul conto corrente postale nr. 745000, intestato a “Comitato Italiano per l’Unicef”. Sul bollettino dovrà essere indicata la causale “Calendario della Polizia di Stato 2018” per il progetto Unicef “Italia – Emergenza bambini migranti”.
La ricevuta del versamento dovrà poi essere presentata agli (Urp) Uffici Relazioni con il Pubblico di tutte le Questure d'Italia che forniranno dettagli sulla consegna. A Chieti l’Ufficio Relazioni con il Pubblico della Questura si trova in Piazza Umberto I (Tel. 0871342547 e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - orari da lunedì a venerdì dalle ore 09.00 alle ore 13.00).
“È un’iniziativa voluta anche dal nostro capo – ha sottolineato il questore di Chieti, Raffaele Palumbo – perché la Polizia è vicina alla gente, soprattutto alla gente più debole, abbiamo fatto anche tante iniziative che riguardano gli anziani. Noi ci stiamo interessando in maniera più forte delle marginalità della nostra società perché poi dalle marginalità derivano effetti dannosi per la comunità, per cui dobbiamo andare alla radice e non solo curare gli effetti. Aiutiamo i non udenti nel momento del bisogno perché abbiamo bisogno che tutti i componenti della nostra società abbiano gli stessi strumenti di aiuto, di soccorso, economici, sociali e perché no anche all’associazione dei sordo muti ci sentiamo di essere vicini. I sordo muti ci possono contattare attraverso un’e-mail o attraverso la messaggistica (whatsapp o sms), noi riceviamo questi messaggi direttamente sul monitor e quindi poi siamo perfettamente in linea per prestare aiuto. Inoltre presentiamo anche il nuovo calendario della Polizia di Stato per cui anche quest’anno abbiamo la vicinanza dell’Unicef, quest’anno il ricavato della vendita dei calendari sarà destinato all’Unicef Italia per il soccorso dei minori migranti che sono arrivati in Italia. Quest’anno sono arrivati circa 28 mila minori di cui 7 mila soli, non accompagnati da nessuno, quindi sono persone che hanno bisogno di tutto e l’Unicef, che è sempre vicina all’infanzia e ai bambini lo è anche in questo caso e noi vogliamo essere vicini a queste grandi organizzazioni”.

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Venerdì, 08 Settembre 2017 00:00

Una cupola vera sulla Cattedrale de L'Aquila

L’Aquila. La Cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio è profondamente legata alla storia dell’Aquila e alla fondazione della città, a metà del Duecento. Più in particolare lo è per la nascita della diocesi, avvenuta il 22 dicembre 1256 con la Bolla di papa Alessandro IV, con la quale la diocesi dalla sede di Forcona veniva trasferita nella nuova città. Fu così che la chiesa dedicata ai Santi Massimo e Giorgio, già presente o in costruzione all’Aquila, ottenne il titolo di cattedrale. Dopo la distruzione della città operata da re Manfredi nel 1259, il duomo venne ricostruito in fondo alla grande piazza del Mercato, dove si trova tuttora. Nuovamente ricostruita dopo il terremoto del 1315, la cattedrale mantenne l’impianto duecentesco a tre navate, con abside e transetto, rimasto immutato fino al 2 febbraio 1703, quando quel terribile sisma la fece completamente crollare. La ricostruzione fu assai difficoltosa e si protrasse per oltre settant’anni. Poté essere riaperta al culto solo nel 1780, con l’interno del tempio portato a compimento. Rimase invece incompiuta la facciata, mentre la grande cupola progettata dall’architetto Sebastiano Cipriani rimase sulla carta.

Non miglior sorte ebbe il progetto dell’architetto Giambattista Benedetti, nella seconda metà dell’Ottocento, che prevedeva la realizzazione della cupola, mai iniziata, e della facciata con stile neoclassico, i cui lavori si limitarono invece alla parte bassa. Solo nel 1928 la facciata venne completata, con le due torri campanarie. Il terremoto del 6 aprile 2009 ha provocato il crollo di tutto il transetto, più una consistente parte della sua parete sinistra e della volta e tetto dell’abside. Una ferita profonda, che la comunità aquilana sente ancor più dolorosa per gli anni trascorsi dal 2009, per i lunghi tempi per l’avvio della ricostruzione della cattedrale. Ora sembra che i problemi procedurali si stiano risolvendo, come ha dichiarato qualche giorno fa il Segretario regionale per i Beni Culturali per l’Abruzzo, arch. Stefano Gizzi, in un’intervista rilasciata ad Alberto Orsini per Abruzzoweb, e che i lavori potrebbero iniziare nel mese di giugno 2018. Di questo e di altro parliamo con mons. Orlando Antonini, Nunzio apostolico e insigne studioso di architettura religiosa e urbana - sempre attento alla qualità della ricostruzione e al principio di realizzarla “meglio di com’era” -, che assai cortesemente ha risposto alle nostre domande.

L’intera comunità aquilana sta avvertendo, tra le ferite più dolorose del terremoto, quella della mancata ricostruzione della ‘sua’ Cattedrale, gravata da un lungo iter procedurale. Bene ha fatto dunque l’arcivescovo Petrocchi, ringraziando il card. Bassetti il 28 agosto alla Perdonanza, ad invitare suo tramite papa Francesco all’Aquila per l’inizio dei lavori a San Massimo. Alla perorazione, che sottendeva un chiaro riferimento agli estenuanti tempi delle procedure, ha di recente risposto l’arch. Gizzi, Segretario regionale dei Beni Culturali per l’Abruzzo, definendo un possibile cronoprogramma che prevedrebbe l’inizio dei lavori all’inizio dell’estate 2018. Lei, mons. Antonini, sempre attento al patrimonio architettonico della nostra città e insigne studioso dell’architettura religiosa, quale idea si è fatta della vicenda del duomo?

A quanto mi consta, inizialmente la Cattedrale, ricompresa nell’aggregato ‘S. Emidio’ assieme alla Curia, al Seminario ed alle proprietà del barone de’ Nardis e degli Arduini, rientrava nella fattispecie privatistica di finanziamento come tutti i normali aggregati. Per il che si era subito proceduto, come imposto dalla normativa del momento, ad elaborare e depositare il relativo progetto, supponendolo di possibile immediata esecuzione – donde l’opzione a non coprire il tetto sfondato, per evitare spese supplementari. Poi però, inopinatamente, nel 2012 si cambia normativa. Si stralcia la Cattedrale dalla ricostruzione privata e la si passa a quella pubblica, provocando la complicata impasse che si sa, in quanto con la nuova legge lo Stato può non avvalersi della costosa progettazione già approntata dai proprietari, quella da esso medesimo richiesta con la normativa precedente! È la farraginosa incoerente burocrazia che ad altro livello sta paralizzando tutta la ricostruzione pubblica. Felicemente, le dichiarazioni dell’arch. Gizzi significano che almeno per la Cattedrale – non v’è chi non vede il forte valore riaggregante che San Massimo ha per il ripopolamento dell’asse centrale, della piazza del mercato e del centro storico in genere – si è finalmente trovata una soluzione all’impasse. Spero peraltro che si risolva bene anche il problema cantieristico, giacché sopraggiungendo nei lavori un’impresa diversa da quella che sta già lavorando nel consorzio privato, si dovranno coordinare tempi e modalità d’intervento sulle cospicue parti comuni esistenti tra aggregato privato e Cattedrale.

Parlando dei danni prodotti alla tela del Mascitelli, che dava una visione prospettica di una “cupola” finta, l’arch. Gizzi, nell’intervista rilasciata qualche giorno fa ad Abruzzoweb, penserebbe di ricollocare l’opera del 1823, quantunque recuperata dai danni solo in parte. Ma a questo punto, non sarebbe invece il caso di riprendere il progetto del 1887, del quale Lei ha parlato nel suo libro “L’Aquila nuova negli itinerari del Nunzio”, e realizzare finalmente per la nostra Cattedrale la cupola vera?

Nel volume del 2012 avevo proposto la ripresa del progetto di cupola vera per la Cattedrale, pubblicato nel 1887, supponendo che la presente ricostruzione post-sismica fosse stata concepita oltre che alla riparazione del danno e adeguamento sismico ed energetico degli edifici, anche, profittando dell’occasione data dal terremoto, alla correzione per quanto possibile degli errori urbanistici ed architettonici perpetrati in passato nel corpo edilizio della città, magari completando, nel caso si disponesse dei disegni, i monumenti crollati del tutto o quasi ma rivestenti valore urbano e panoramico. È il caso della cupola vera fatta conoscere a stampa nel 1887, ma mai potuta realizzare per mancanza di fondi. Una cupola vera su San Massimo regalerebbe allo skyline cittadino, con le cupole di San Bernardino, Sant’Agostino e del Suffragio, nonché la Torre Civica, un’articolazione in emergenze ben più dinamica di quella, appiattita e da città ancora terremotata, da noi ereditata dalla ricostruzione post-sismica settecentesca. Oggi non saprei quale recezione la mia proposta possa avere presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Molto dipende dalla posizione che i progettisti da un lato, e dall’altro i tecnici, cui la pratica verrà affidata presso il Mibact e/o Segretariato Regionale, hanno circa le teorie del restauro architettonico. La mia proposta di riapplicare sul campanile di San Silvestro la cuspide di cui si hanno testimonianze persino fotografiche è stata respinta, ma alla ritrovata Porta Poggio di S. Maria si è consentito di ricostruire l’arco di cui non si aveva alcuna testimonianza grafica. Quindi staremo a vedere.

Pare che in Italia, rispetto ad altri paesi europei come la Francia, continui ad osservarsi una posizione più rigorosa in materia di restauro.

Sì, per questo alcune mie proposte non potevano evitare di cozzare con la spinosa problematica delle teorie del restauro architettonico. Dette teorie com’è noto – faccio una semplice costatazione – nei circa 150 anni della loro storia son passate da una posizione estrema all’altra: dall’ottocentesco ‘restauro stilistico’ di un Viollet-le-Duc all’equilibrato ‘restauro critico’ del Brandi, per giungere, oggi, al restauro di ‘pura conservazione’, secondo cui i manufatti son da consolidare nello stesso loro progressivo naturale divenire, l’invecchiamento e/o il degrado. Così, nella Cattedrale, ad esempio, l’intervento dovrebbe limitarsi ad una copertura neutra del transetto, consolidando come sono i monconi di murature non crollati... Teoria nihilista, questa, valida certo per l’archeologia, ma è assurdo trasporla all’architettura viva e di zone altamente sismiche come L’Aquila dove, se non sostituite le parti distrutte dai sismi, le architetture verrebbero smantellate pezzo per pezzo da successivi terremoti, sì da non lasciar più brani autentici, un domani, da supportare in neutro. Non potendo immaginare quale altra teoria di restauro possa seguire prossimamente – in merito sembra essere ormai al capolinea, quindi magari il ciclo riprenderà, sotto altra forma, da quella del Viollet-le-Duc… – non sembri fuori luogo il completamento della Cattedrale con la cupola del 1887 che da amatore qual sono avevo proposto. Di certo una cupola vera sarebbe un più che giusto risarcimento a questa difficile vicenda procedurale che ha riguardato la ricostruzione della chiesa-simbolo della Città, San Massimo.

C’è anche il problema dei costi supplementari che un’aggiunta del genere comporterebbe. Ed altresì un allungamento dei tempi.

Per gli ulteriori danni, patiti dall’edificio sacro coi nuovi terremoti del 2016-2017, è comunque necessaria la revisione progettuale per la redazione del progetto esecutivo come richiesto dalla presente normativa. Ora, aggiungere alla revisione in parola la progettazione di un tamburo e di una calotta estradossata – con i materiali più leggeri possibile – sopra la base circolare del tamburo medesimo da ricostruire in ogni caso, avendone la ‘volontà politica’ non dovrebbe comportare ritardi significativi. Ed alla maggiore spesa per la realizzazione della cupola vera suppongo potrebbe farsi ricorso ad uno sponsor privato, attivando una procedura pubblico-privata.

Non sarebbe questa una straordinaria occasione per affermare, nella ricostruzione, quel principio da Lei postulato e sempre richiamato con puntuali argomentazioni, di ricostruire “meglio di com’era”, annettendo alla Bellezza non solo il suo valore intrinseco, ma anche un investimento duraturo per il futuro turistico della città e del territorio? Nel caso, sarebbe una scelta importante per dare alla Cattedrale un volto architettonico di pregio, rimasto finora sulla carta.

Sì, un volto pregevole sia architettonico sia, come detto, a livello panoramico, che la nostra Cattedrale fin’adesso non aveva ancora. Quanto ad un’Aquila ricostruita “meglio di com’era”, è recente quanto sottolineato da Lucia Sciacca, direttore Communication and Social Responsibility di Generali Italia, come cioè arte e cultura siano parte integrante dell’identità del nostro Paese e possano contribuire alla crescita culturale ed anche economica delle comunità. L’arte, la natura, la cultura, oltre che Bellezza nel suo valore intrinseco come Lei dice, possiedono un risvolto utilitaristico per cui possono, aggiunge la Sciacca, creare lavoro, “generare occupazione e sviluppo in modo diretto e indiretto dei territori”. Lo prova il fatto che “secondo Fondazione Symbola e Unioncamere, il Sistema Produttivo Culturale e Creativo nel nostro Paese ha sfiorato i 90 miliardi di euro, e impiega quasi 1,5 milioni di lavoratori e attiva altri settori dell’economia. La ricaduta in termini occupazionali quindi sembra evidente”. E cita i milioni di italiani in più che ultimamente sono entrati nel numero dei fruitori di arte e cultura.

Sebbene siano così duramente note ed evidenti le conseguenze della ristrutturazione industriale degli anni ’80 e ‘90, e gli effetti della globalizzazione dei mercati, c’è chi continua ad affermare che lo sviluppo produttivo dell’Aquila debba fondarsi prima di tutto sull’industria. Qual è il suo pensiero in proposito, mons. Antonini, e quali in particolare ritiene siano le prelazioni di sviluppo dell’Aquila e dei paesi dell’antico territorio che quasi otto secoli fa la fondarono?

Anche un profano comprende che al contrario di quello che esperti esterni di quando in quando vengono a dirci, L’Aquila non è adatta a diventare una città industriale, ed in ogni caso, come già avvenuto per la Siemens, sulle eventuali industrie che verrebbero, le dure leggi di mercato farebbero pesare sempre lo spettro della delocalizzazione. Spettro che invece non pesa sulla natura, l’arte, la cultura della città e del suo territorio, trattandosi di risorse organiche alle naturali potenzialità locali - e tra l’altro ecologicamente sicure, il che non è poco. Di qui l’ostinazione mia e delle associazioni culturali a segnalare alle istituzioni la necessità che la ricostruzione puntasse sulla qualità estetica oltre che tecnica, introducesse quindi in essa la categoria della ‘bellezza’. Mi ripeto: ricostruire L’Aquila puramente “com’era” senza programmarne il futuro la riporterebbe alla condizione di crisi di prima del sisma, ed una sua ricostruzione migliorativa ai fini del suo sviluppo turistico appare il solo concreto mezzo di creazione di posti di lavoro. Che nessuno dei nostri giovani debba più umiliarsi a chiedere aiuto per un impiego, ma tutti essere messi nelle condizioni di trovarlo da sé, di inventarselo anche. Con una città più bella sia per i restauri che per le riscoperte di tesori artistici nascosti venuti fuori dagli interventi anti-sismici, una città quindi più attrattiva di prima, e naturalmente con imprenditori illuminati e creatività, anche L’Aquila e l’Abruzzo montano potranno finalmente decollare. Ed una cupola vera sulla Cattedrale di San Massimo contribuirebbe efficacemente allo scopo.

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L’Aquila. Gli stralci principali sull’Abruzzo*, in particolare sul vastese e sull’inchiesta “Isola Felice”, del recente rapporto della Direzione Investigativa Antimafia sul secondo semestre 2016 descrivono un quadro che dovrebbe smuovere le coscienze, interrogare e imporre di agire. Sono passati 12 mesi dall’inchiesta, un anno intero e – come già registrammo l’anno scorso – passato il primo clamore, Panta Rei, tutto scorre, tutto cade nell’oblio e si dimentica***. E, se non fosse stato per questo rapporto della DIA e le dichiarazioni del Sindaco di San Salvo sulla necessità di una “maggiore presenza di forze dell’ordine e di maggiore attività di intelligence con una tenenza dei carabinieri”, nessuno si sarebbe ricordato dei Ferrazzo, dei Cozzolino, di mafia, camorra e ‘ndrangheta attivi nel nostro territorio. E questo già dovrebbe preoccupare, indignare, sconcertare. Perché mafie, politica ed economia (e spesso sodalizi massonici) a braccetto inquinano, devastano, egemonizzano territori e società. E questa in Abruzzo è una lezione che non è mai stata assorbita, mai si è incardinata (tranne rarissime eccezioni) nell’agire politico. Sconcerta, ma non stupisce. Cos’altro aspettarci da un panorama politica dove c’è chi esalta i valori della Resistenza e poi trasforma il 25 aprile in una passerella politica e si “dimentica” dell’espressione di una comunità solo perché non è del suo stesso recinto?
E la “politica”, in generale, un certo modo di intendere la politica che oscilla tra le tre scimmiette, l’omertà, la connivenza e la compartecipazione, è tra i soci più forti di ogni sodalizio mafioso. Tutte le mafie prosperano sulla politica dei favori, sulla politica senza respiro alcuno sul futuro ma legata solo al presente dell’algebra dei voti e della ricerca continua di consensi, sulla politica che continuamente sacrifica il bene comune sull'altare degli egoismi di pochi e delle lobby dei piccoli interessi, prona a qualsivoglia potentato. A partire dalla speculazione edilizia e da ogni possibile, anche il più squallido e meschino, clientelismo. Ma, in questo, la “politica” non è sola. Perché la classe e i feudi politici sono espressioni di chi li vota e sostiene, di chi preferisce farsi “li cazza sua” perché potenti e pupari sono “comodi” quando bisogna chiedere un “favore”, bussare ad una porta, perseguire interessi personali tramite facili scorciatoie. Chi si accontenta di vivere in una mediocre sopravvivenza, pensando che basta semplicemente scansarsi e “farsi i fatti propri” (o, ancor di più, esercitarsi nell’arte più diffusa “chi comanda fa legge” e non importa chi comanda, ar-lecchino sono …), per poi lamentarsi solo quando si può far sfoggio di moralismo a buon mercato, di ipocrita conformismo, di borghese corporativismo (ma è tanto una “brava persona”, “ma lo conosco”, “certe cose si sanno ma non si dicono, non sono fatti nostri”) o il fastidio di chi non vuol fare un cazzo e non vuole che altri lo facciano, sceglie di essere complice di criminali, colletti bianchi, piovre. Ogni volta che si gira la testa dall’altra parte di fronte a corruttele e consorterie, non ci si schiera (trincerandosi dietro fatalismo e qualunquismo d’accatto) o ci si schiera con il forte (arrivando anche ad infangare, insultare, colpire il debole), si è già scelta la mafia, la si favorisce e si è votato contro il proprio territorio, per incatenarlo e devastarlo.

La relazione della DIA evidenzia l’importanza preziosissima del “metodo Falcone”. Quel metodo che, tra le altre, ci insegna che per indagare sulle mafie è necessario seguire i “soldi”, i flussi economici e finanziari. Sono passati più o meno dieci anni dalle interrogazioni presentate in Senato dall’ex magistrato Giuseppe Di Lello** e alla Camera da Maurizio Acerbo (entrambi di Rifondazione Comunista). Interrogazioni che ancora oggi dovrebbero essere attuali e avere risposte convincenti su quel che si è mosso, si muove e si muoverà. Certi soldi non spariscono improvvisamente. Di quei capitali che ne è stato? Cosa accade quotidianamente intorno a noi, quali movimenti ci sono? Oggi quei movimenti dove e come avvengono?

Ci sono compiti e impegni che devono essere propri di ogni coscienza libera, di ogni schiena dritta che deve dire sempre, comunque, senza se e senza ma, no ad ogni mafiosità, compromesso, intrallazzo. E interrogarsi sempre su come liberare e migliorare la nostra società, essere vedette libere e senza catene. La Terra dei Fuochi non è solo un’espressione geografica, è “capitalismo criminale” come denunciammo a Vasto con il giornalista d’inchiesta Nello Trocchia a maggio. E quel capitalismo in Abruzzo è presente, da vent’anni e più. Come già tante volte abbiamo scritto, documentato e ribadito negli anni. Ma, e proprio l’incontro con Nello Trocchia su Roberto Mancini lo ha dimostrato, l’algebra dei voti e dei consensi per lor signori egemonizza tutto. Quando non ci sono passerelle e voti “pesanti”, quando non si è iscritti a clientele e correnti di potere, le belle “parole” delle grandi cerimonie possono andare a farsi fottere, si dimenticano facilmente. Se le denunce sono reali e non di comodo, se non si è attori sul palcoscenico dei pupari, non sono considerate degne da tanti ambienti di esistere. E vanno, nella migliore delle ipotesi boicottate e ignorate.

Droga, rifiuti, traffico d’armi, estorsione, corruzione, appalti, sfruttamento della prostituzione, caporalato e lavoro nero(da parte di “tanti onesti imprenditori e lavoratori” che però hanno il “vizio” di non capire perché gli operai hanno diritti e salari degni), in Abruzzo l’attività è fiorente e l’elenco è sterminato. I traffici della prostituzione e delle droghe esistono perché qualcuno li alimenta. E le risposte sono nelle “tiepide case”, nei borghesi divani dell’alta società, nei padri, fratelli, figli di “buona famiglia” nel jet set della “città bene”. La stessa che regala soldi alle mafie il sabato sera in ben conosciute stanze d’albergo o ai margini di viali altrettanto noti. O in un quartiere in riva al mare quasi al confine del Molise (dal nome di ninfe greche …) dove tutti sanno è fiorentissimo il mercato della prostituzione. E di piazze e piazzette dello spaccio, tra un casale e l’altro, chiunque sa. Ogni volta che si rimane in silenzio, non si denuncia, non si mette la faccia, si rimane inerti di fronte ad un luogo di spaccio, ad una persona che diventa ingranaggio del “mercato”, si diventa complici, mafiosi, assassini di ognuno delle vittime (dirette e indirette) della droga.

Almeno da inizi Anni Novanta ogni tanto compare e scompare nelle cronache anche la massoneria. Dai tempi della lista Cordova, quando emerse che la terra del Gran Sasso è anche terra di grandi e piccole logge coperte e la “Guglia d’Abruzzo” finì nell’elenco. E torniamo all’inizio, ai soldi con i quali ci si insinua dappertutto, si muovono fili e pupi, si decidono le sorti di territori, appalti e affari. E negli anni ambienti e influenze compaiono improvvisamente nelle cronache, cercando sul web si trova qualcuno che sembra voler denunciare una presunta influenza, notizie fanno riferimento a personaggi che entrerebbero in sodalizi per far carriera o che sono protetti nelle loro posizioni perché già affiliati, enti e uffici sono più che chiacchierati perché senza grembiule e compasso non si muoverebbe foglia (ma mai uno solo che abbia il coraggio di metterci la faccia, di denunciare e non sussurrare) ma alla fine tutto si perde come in un porto delle nebbie. Si riuscirà mai a risalire dal porto delle nebbie? L’Abruzzo troverà mai i fari giusti per illuminare le zone grigie e far emergere senza remore la reale realtà dei fatti?


Alessio Di Florio
Associazione Antimafie Rita Atria – http://www.ritaatria.it
PeaceLink Abruzzo – http://www.peacelink.it/abruzzo

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San Salvo. La chiesa di san Nicola vescovo a San Salvo è stata riaperta al culto. La decisione del sindaco Tiziana Magnacca che ieri pomeriggio ha revocato la propria ordinanza con la quale ne disponeva la chiusura a seguito del sopralluogo effettuato dal comando provinciale dei Vigili del fuoco nello scorso mese di marzo.
La notizia è stata anticipata dall’arcivescovo della diocesi di Chieti-Vasto., mons. Bruno Forte nel corso della cerimonia di presa di possesso della parrocchia di san Nicola vescovo dal sacerdote don Beniamino Di Renzo, e illustrata dallo stesso sindaco Magnacca.
In questi mesi sono stati eseguiti utili lavori di messa in sicurezza tanto che, a seguito della perizia asseverata dall’ing. Giovanni Mariotti, hanno permesso al responsabile del settore dei Lavori Pubblici, ing. Franco Masciulli, di presentare una relazione tecnica con la quale evidenzia l’idoneità statica dell’immobile e il rispetto dei lavori come richiesti dall’ordinanza del 15 marzo 2017 oltre a chiedere, nel termine di sei mesi, l’esecuzione di lavori di adeguamento sismico.
«Sono felice per l’operosa comunità di san Nicola vescovo – ha dichiarato il sindaco Magnacca – perché abbiamo restituito al culto la chiesa punto di riferimento per tutta la città. Una decisione che ha trovato conforto dalla perizia dell’ing. Mariotti e dalla relazione dell’ing. Masciulli. Per queste ragioni ho firmato l’ordinanza di revoca anche a seguito della richiesta del 6 settembre scorso».

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