Ortona. “Dopo un lungo e latitante silenzio, finalmente anche il sottosegretario della giunta regionale con delega all’ambiente, Mario Mazzocca, decide di intervenire sul delicato problema del dragaggio di Ortona per validare la nostra tesi sbugiardando e condannando il suo collega Camillo D’Alessandro”. Questo il commento del consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo e del coordinatore locale del medesimo partito, Simone Ciccotelli.

“Che la realizzazione di una vasca di colmata sia una infrastruttura portuale di competenza della Commissione VIA nazionale lo stiamo dicendo da oltre 36 mesi. Purtroppo, però, i nostri contributi, portati avanti in collaborazione con l’ex consigliere comunale, Avv. Tommaso Cieri, sono rimasti inascoltati e inevasi per futili, inutili e dannosi “capricci” dell’ ex sottosegretario Camillo D’Alessandro. La realtà dei fatti – proseguono Febbo e Ciccotelli - dimostra che D’Alessandro, pur di non darci ragione ed ammettere le sue colpe, barricandosi dietro una insostenibile tesi, ha continuato e continua ad accumulare errori su errori trasformati in insostenibili ritardi per gli ortonesi, gli imprenditori portuali e più in generale per le imprese abruzzesi. Ora che Mazzocca, suo compagno di maggioranza in Regione, è uscito allo scoperto condividendo il nostro pensiero, D’Alessandro cosa farà? Si lancerà in offese gratuite anche nei suoi confronti? Farà finta di non capire anche lui?”.

Ortona. “Riguardo a tale progetto, all'esame dell'odierna seduta del Comitato Via Regionale, mi preme evidenziare alcune valutazioni sulla scorta delle informazioni attualmente in mio possesso”.

Esordisce così il Sottosegretario d'Abruzzo Mazzocca anche in risposta alla missiva inviata dal consigliere regionale PD Luciano Monticelli relativamente alla richiesta di intervento sui fanghi del dragaggio del porto di Ortona.

“In attesa della effettuazione dei necessari approfondimenti (tuttora in corso) da parte mia – continua Mazzocca - ritengo doveroso sottolineare quanto segue: il progetto sembrerebbe essere carente nella formulazione del documento di VInCA (Valutazione di Incidenza Ambientale); appare ormai acclarato, sia tecnicamente che giuridicamente, come il tema delle opere progettuali relative alla "vasca di colmata" costituiscano intervento di competenza del Comitato Via Nazionale; ciò in base al recente Decreto che il Governo ha promulgato sull'argomento, atto per altro eccepito dalla Regione Abruzzo tramite la produzione di idoneo ricorso in sede amministrativa. In forza di tali considerazioni e, ribadisco, in attesa della conclusione degli ulteriori approfondimenti in corso, ritengo altamente improbabile che il progetto in questione possa essere approvato nel corso della odierna seduta del Comitato Via Regionale. La tutela del mare, nonostante io sia uomo di montagna, ha costituito fin dall’inizio del mio mandato la priorità che ha assorbito gran parte delle mie energie. Com'è stato per la battaglia su Ombrina Mare, conclusa con successo nonostante l’opposizione dell’allora Presidente del Consiglio, oppure per l’impegno profuso per l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina, oggi inspiegabilmente insabbiata nelle stanze di Palazzo Chigi. Ancora, l’impegno per migliorare la qualità delle acque di balneazione attraverso un importante investimento per l’efficientamento del sistema depurativo e il monitoraggio costante della realizzazione degli interventi da parte degli enti gestori del servizio idrico. Per finire, il lavoro svolto dalla Regione Abruzzo nell’ambito della Marine Strategy”.

“Quindi - conclude il Sottosegretario - anche in questo caso, ho già affrontato il problema con gli uffici regionali che si occupano della materia”.

Sulmona. «Apprendiamo con massima soddisfazione la fausta notizia della sentenza del Tribunale di Sulmona sull'eccidio dei Limmari nell’avvicinarsi del 74° anniversario». Interviene così Mario Mazzocca, Sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale nonché storico membro di ANPI Abruzzo, che ricorda come «fra il 16 ed il 21 novembre del 1943 a Pietransieri, nei pressi di Roccaraso, in località bosco di Limmari i soldati tedeschi trucidarono 128 persone inermi (fra cui molti anziani, 60 donne, 34 bambini al di sotto dei 10 anni e un bimbo di un mese), senza motivazioni documentate, ma per il semplice sospetto che la popolazione civile sostenesse i partigiani. La rappresaglia dei tedeschi si accanì dapprima contro il bestiame razziato, poi i nazisti rastrellarono gli abitanti inermi che si trovavano fra i casali dei Limmari e li trucidarono». I cadaveri restarono a lungo abbandonati nella boscaglia, nelle radure, fra le rovine dei casali, sepolti dalla neve. Scampò alla strage una sola superstite, Virginia Macerelli, una bambina di sei anni che fu occultata e protetta dalle vesti della mamma. L’eccidio, sino ad oggi, era ancora senza colpevoli.

Il Tribunale di Sulmona, con una esemplare ed eroica sentenza depositata oggi dal giudice Giovanna Bilò, ha sancito la colpevolezza della Repubblica Federale di Germania per l'eccidio dei Limmari, riconoscendo al contempo anche la titolarità ad un risarcimento di 1,6 milioni di euro da parte del Comune di Roccaraso e di circa 5 milioni di euro a beneficio di gran parte degli eredi delle vittime.

«La sentenza – commenta Mazzocca – nell’accertare inequivocabilmente le responsabilità di un eccidio tanto efferato quanto incomprensibile, rappresenta un fatto storico; essa costituisce un primo e fondamentale passo di un percorso che va ben oltre l’aspetto del materiale risarcimento ma che sarà un formidabile strumento affinché la comunità locale, insieme all’Istituzione Comunale e Regionale, possa condividere ed individuare idonee iniziative strategiche volte ad alimentare nel tempo il valore assoluto della memoria collettiva e l’incommensurabile tributo ad esso dato dai martiri pietransieresi».

Montesilvano. Il Sottosegretario alla Presidenza Mario Mazzocca continua il ciclo di appuntamenti su territorio regionale per Abruzzo Resiliente: il quarto incontro si terrà venerdì 3 novembre ore 18 nella Sala del Tricolore, quarto piano del Palazzo Municipale, in Piazza Diaz a Montesilvano.
Il progetto Abruzzo Resiliente è stato ideato allo scopo di coinvolgere i cittadini relativamente alle tematiche ambientali, agli effetti dei cambiamenti climatici, ad un consumo responsabile dell’energia e all’economia circolare, fondata sul riciclo e riutilizzo dei rifiuti; allo sviluppo delle energie rinnovabili e all’adozione delle migliori tecnologie per il risparmio energetico.
“Una realtà resiliente - spiega Mazzocca, reduce dalle tappe di Loreto Aprutino, Rosciano e Frisa - non si limita ad adeguarsi ai cambiamenti in atto come il global warming, ma progetta risposte sociali, economiche e ambientali innovative che le permettano di resistere nel lungo periodo alle sollecitazioni e cambiamenti dell’ambiente e della storia”.
Alcuni giorni fa, l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO - World Meteorological Organization) ha lanciato l'allarme nel rapporto sullo stato dei gas serra presentato a Ginevra: le elevate concentrazioni di anidride carbonica nell'atmosfera, responsabili dei cambiamenti climatici, hanno toccato un nuovo record nel 2016 (403,3 ppm su una soglia di sicurezza di 350 ppm), raggiunto soltanto tra i 3 e i 5 milioni di anni fa.
Le cause, si legge nel rapporto della WMO, sono dovute ad "una combinazione di attività umane e a una forte presenza di El Niño". Fondamentale è, quindi, il ruolo che ogni persona può assumere nella sua quotidianità adottando uno stile di vita a maggior tutela dell'ambiente, parallelamente all'azione dei Governi.
Dopo le Conferenze internazionali sul Clima (Cop21 di Parigi e Cop22 di Marrakesh), che hanno visto tra i protagonisti l’esperienza abruzzese, è alla porte la Cop23 che si svolgerà dal 6 al 17 novembre a Bonn con 197 Paesi partecipanti per fare il punto della situazione sui cambiamenti climatici e sulle misure da attuare per arginarli. Uno dei punti focali della Conferenza di quest'anno saranno i fondi necessari affinchè possano concretizzarsi interventi su larga scala, atti allo sviluppo delle opportunità provenienti dalla green economy.

Bussi. “Per quanto mi riguarda, l'unica opzione praticabile è quella della rimozione di gran parte della massa dei rifiuti insistenti sul Sir di Bussi". E' quanto dichiara, in riferimento alla bonifica della discarica Tre Monti di Bussi sul Tirino (Pescara), il Sottosegretario alla Presidenza Regionale con delega all'Ambiente Mario Mazzocca.
“Riteniamo che la proposta Edison, consistente prevalentemente nella applicazione di una lastra di plastica in prossimità dell'alveo fluviale, rappresenti una soluzione tutt'altro che sicura. Natura e consistenza delle situazioni di Bussi vanno necessariamente affrontate da un (almeno) duplice punto di vista: geologico ma anche idrogeologico. Se è vero come è vero che il sottosuolo di Bussi, dove transita il più grande e importante acquifero d'Abruzzo, si compone in buona parte di materiale litoide (equiparabile, dunque, ad una sorta di barriera permeabile) in presenza del quale il semplice e tipico intervento di "tombamento" non può apparire risolutivo. Nel caso specifico, d'altro canto, gli ecoreati sono più che conclamati: ora è il tempo delle bonifiche. Gli interventi di “capping” o con palancole sono propri della messa in sicurezza mentre l'asportazione diventerebbe il migliore intervento per non avere più pericoli su potabilità delle acque e qualità della vita”.
“Dopo un puntuale ed esaustivo confronto con l'Arta - continua Mazzocca - i nostri uffici hanno elaborato alcune proposte e formulato diverse richieste di chiarimenti che, come concordato con il Ministero, sono state oggi presentate in sede di Conferenza istruttoria nel previsto incontro con tutte le parti interessate. Le stesse, in detta sede, sono state assentite dal Ministero medesimo: gran parte dei rifiuti, dunque, andranno rimossi ed Edison dovrà rivedere il suo progetto.
In ogni caso, la Regione Abruzzo procederà ad esercitare una decisa azione di convincimento nei confronti di Edison affinché la stessa proceda ad una reale attività di bonifica ambientale della imponente area di competenza”.
“Questa Regione - prosegue il Sottosegretario - fin dal 2014 si occupa costantemente del tema della bonifica dell'area pesantemente contaminata di Bussi, nonostante il sito sia di Interesse Nazionale e non Regionale. E lo ha fatto con atti concreti, come dimostreremo in occasione di una conferenza stampa prevista per la prossima settimana. Sul tema delle aree pubbliche ricomprese nel sito, va sottolineato come Regione e Arta hanno pressoché concluso le attività di caratterizzazione e che le relative risultanze, concretizzate grazie a risorse stanziate da questa Regione ed ormai in via di definizione, attesteranno l'esclusione di dette aree dalla parte inquinata del Sin”.
Riguardo al tema della riprogrammazione dei fondi Masterplan a beneficio della viabilità provinciale, Mazzocca afferma come “lo stato di estrema e pericolosa criticità in cui versa la rete infrastrutturale viaria locale impone risposte immediate ed un radicale ripensamento, da parte delle pubbliche istituzioni, di una rinnovata visione strategica nel medio e lungo termine. La nostra, dunque, è l'ultima di una serie di fatti concreti operati a beneficio delle Province sopperendo alla cronica carenza di trasferimenti una volta tipicamente assicurati dallo Stato. Concordo, quindi, con il Presidente D'Alfonso nella scelta di anticipare l'utilizzo di quei fondi a beneficio della viabilità provinciale, consapevole che la bonifica di Bussi "è dello Stato e accanto allo Stato l'obbligo è di chi o ha inquinato o si sente responsabile socialmente per l' inquinamento", così come allo Stato compete il finanziamento della viabilità provinciale. In relazione, poi, al necessario intervento di bonifica, che contempla una serie di passaggi propedeutici ancora in corso e per il quale si sono attivati lo Stato e il privato, appreso di come Edison sia "pronta a fare la sua parte" e nell’attesa che le dette "operazioni Stato/privato vadano in esercizio", perché non creare un fondo di 56 milioni di euro per rimuovere i pericoli della viabilità provinciale che non possiamo far finta di non vedere?”.

L'Aquila. All’indomani dell’approvazione – lo scorso 4 luglio – da parte del Consiglio regionale della Puglia di una risoluzione per l’istituzione di una «Giornata della Memoria per ricordare le vittime meridionali dell’Unità d’Italia» presenta dal Movimento 5 Stelle, lo storico Giovanni De Luna scriveva che occorre più “storia e meno memoria per distanziarsi dalla tempesta sentimentale che imperversa nelle nostre istituzioni” e dunque per “recuperare un rapporto con il passato più critico, più consapevole”. La stessa risoluzione, con la quale si intende elevare a dignità di commemorazione pubblica la ricorrenza della resa dell’esercito Borbonico a Gaeta (13 febbraio 1861), quale fine dell’indipendenza meridionale, è stata presentata dai gruppi consiliari pentastellati in tutte le Assemblee delle Regioni meridionali. Da qualche in tempo, l’uso pubblico della storia si è fatto così aggressivo da volersi, come in questo caso, addirittura formalizzare in atti istituzionali, trascurando con spavalda ignoranza un pur necessario rapporto tra assemblee elettive e saperi. Non è accettabile dimenticare il pensiero dei tanti meridionalisti che nel primo sessantennio post-unitario hanno riflettuto, da prospettive ideali e politiche diverse, sul dualismo economico e sociale che caratterizzava il processo unitario. D’altra parte, gli studiosi italiani e stranieri che hanno indagato da angolazioni prospettiche diverse il processo di Unificazione hanno sempre preso le distanze da un altro uso pubblico della storia, speculare nella sua problematicità a quello delle risoluzioni di sapore neoborbonico presentate, ossia dal paradigma ‘risorgimentale’ e ‘sabaudista’ che leggeva quel processo come una sorta di epopea western: giubbe azzurre contro indiani, buoni contro cattivi. Esso è stato invece indagato senza sconti: dai limiti dell’opzione di una unificazione politica e amministrativa su basi rigidamente centralistiche imposta dalla classe dirigente cavouriana, ai limiti delle élites politiche ed economiche meridionali i cui errori si sono ripercossi innanzitutto sui ceti più deboli della società; agli aspetti sociali del brigantaggio, senza con questo trasformare Carmine Donatello Crocco, disertore dell’esercito borbonico e poi bandito, in un epigono di Simon Bolivar. Ma anche la letteratura e la filmografia molto hanno detto su questo passato problematico: da De Roberto a Pirandello, da Alvaro a Tomasi di Lampedusa a Camilleri, da Carlo Levi a Silone a Jovine, da Visconti ai fratelli Taviani a Martone (l’elenco è solo esemplificativo e non pretende certo di essere esaustivo). In questo caso, lo sforzo di lettura e visione, magari su tablet, è più abbordabile e sarebbe bene che chi pone certe questioni lo tentasse. Ecco allora che si può cogliere questa occasione per cercare di riannodare un tipo di rapporto più consapevole con il nostro passato, e dunque come una premessa allo studio e a un dibattito che non può ammettere una conclusione quale viene proposta nelle risoluzioni presentate in serie. Per questo chiedo al Consiglio regionale di rivolgere un invito al Presidente della Giunta e al Presidente del Consiglio a incontrare i rappresentanti della società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCo) affinché possano illustrare il documento dalla stessa elaborato su questo delicato tema, che non ha soltanto un aspetto storiografico, e di promuovere con le Facoltà di Scienze Politiche e di Economia del sistema universitario abruzzese una giornata di studio sul tema: L’Abruzzo tra ‘questione meridionale’ e processi di modernizzazione”.

Teramo. Nel tardo pomeriggio di ieri, presso la Sala Polifunzionale della Provincia a Teramo, si è tenuto il quarto incontro pubblico del percorso partecipativo volto alla definizione del Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (Pacc) della Regione Abruzzo. Nel corso dell'evento sono stati affrontati temi relativi a eventi sismici, incendi, adattamento climatico, esodi e migrazioni da eventi estremi.

In apertura il Prof. Piero Di Carlo dell'Università D'Annunzio di Ch-Pe ha presentato il Profilo Climatico abruzzese; subito dopo, il Sottosegretario d'Abruzzo Mazzocca, con Silvia Ferrante (Cdca) e il Dott. Tommaso Pagliani, coordinatore scientifico del Cdca Abruzzo (Centro Documentazione sui Conflitti Ambientali), ha illustrato le buone pratiche e i fattori di resilienza giù presenti sul territorio, oltre alle proposte di azioni da intraprendere per procedere verso l'adattamento al cambiamento climatico.

In particolare, Mazzocca e Pagliani hanno annunciato come Bruxelles stia per indirizzare una parte cospicua del redigendo bilancio proprio a beneficio di questi interventi. Ad esempio, le Urban Innovative Action (Uia), che sono state introdotte dalla Commissione Europea nell'ambito della politica di coesione Ue 2014-2020 per aiutare le aree urbane con più di 50.000 abitanti a identificare e testare soluzioni innovative affinchè possano rispondere alle crescenti sfide dei prossimi anni. Le Action, sostenute dal Fondo Europeo di sviluppo regionale (Fesr), costituiscono una valida opportunità: le risorse stanziate per le Uia 2015-2020 ammontano a 371 milioni di euro. Il bando per il 2017 verrà pubblicato a fine anno e sarà orientato a finanziare progetti che affrontano le questioni relative alla qualità dell'aria, all'adattamento ai cambiamenti climatici, housing, lavori e competenze nell'economia locale.

Il processo partecipativo del Pacc si concluderà giovedì 23 novembre a L'Aquila con un incontro sulle criticità emerse dal Profilo Climatico e problematiche locali: riscaldamento, conseguenze biogeografiche ed effetti sul patrimonio naturale.

Tutte le info sul Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici della Regione Abruzzo (Pacc) sono disponibili nella sezione Pacc Abruzzo (https://www.regione.abruzzo.it/content/pacc-abruzzo-resilienza-e-politiche-di-adattamento-ai-cambiamenti-climatici) all'interno dell'area tematica Ambiente.

Bomba. Il Sottosegretario d'Abruzzo Mario Mazzocca rompe gli indugi e scrive ai Ministri dell'Ambiente (Gianluca Galletti) e dello Sviluppo Economico (Carlo Calenda) in relazione all'ipotesi di un giacimento di gas naturale di Bomba (CH) - avanzata dalla società CMI Energia S.p.A, denominata «Colle Santo» e ubicata a valle dell’omonimo lago artificiale - chiedendo un energico intervento a tutela di quel pezzo di territorio regionale e della sua comunità.
Lo rende noto lo stesso Mazzocca che, nella 265^ assemblea pubblica da inizio mandato, tenutasi nel Centro Polifunzionale Comunale di Paglieta alcuni giorni fa, si è confrontato con sindaci, amministratori locali, associazioni, comitati e con i tanti cittadini accorsi numerosi all’evento, illustrando in dettaglio le iniziative messe in campo dalla Regione, oltre a quelle in programma, affinché venga definitivamente sancita la non coltivabilità del giacimento di gas del lago di Bomba: “Un iter procedurale che giace in Comitato Via Nazionale da un anno e mezzo (probabilmente) a causa di «qualche problematicità tale da renderla non approvabile», ma sul cui andamento sicuramente la corposa attività messa in campo dalla Regione Abruzzo ha avuto sinora un peso determinante”.
«Nello specifico - spiega il Sottosegretario - in considerazione dell'elevato livello di rischio derivante da una inopinata ipotesi di cedimento della diga in conseguenza del verificarsi del fenomeno della subsidenza, abbiamo intimato al titolare del dicastero ambientale di respingere la richiesta della concessione di coltivazione, considerata la recente sentenza della Corte Costituzionale n°170/2017 (incostituzionalità del co.7, art.38 dello “Sblocca Italia”, fonte normativa da cui scaturiscono i procedimenti autorizzatori nel campo della ricerca e coltivazione degli idrocarburi), e richiesto una moratoria su tali procedimenti almeno fino al ristabilimento della legalità costituzionale».
«Le motivazioni a supporto - incalza Mazzocca - si basano su una serie di dati di fatto e di valutazioni oggettive. Intanto l'irrisolto tema delle criticità ambientali, peraltro note da tempo nella letteratura scientifica nazionale: “gas di pessima qualità", con "una percentuale di idrogeno solforato superiore a quella consentita tanto da richiedere una desolforazione prima di poter essere immesso nella rete"; presenza, entro l’area della concessione, dello sbarramento sul Sangro e del Lago di Bomba, di versanti instabili e dalle numerose frane che evidenziano inequivocabilmente come “la coltivazione del giacimento a gas di Bomba pone in superficie problemi ambientali molto complessi, dall’inquinamento dell’aria a fenomeni di subsidenza che possono interessare sia la diga in terra sia i versanti instabili dei rilievi prospicienti i quali sono già stati, in passato, coinvolti da movimenti franosi (cit. volume “Geologia Ambientale” - UTET 1988)». Tant'è che l'Agip, titolare del giacimento dal 30 gennaio 1969, nonostante avesse tutte le autorizzazioni necessarie per la coltivazione, nel 1992 chiese al Ministero dell’Industria il rinvio dei lavori di sviluppo per motivazioni analoghe a quelle sopra illustrate e a suo tempo condivise dall’Ufficio Nazionale Idrocarburi. Pur tuttavia, la società Forest CMI S.p.A. nel 2004 divenne titolare del permesso di ricerca, nel 2009 presentò l’istanza per la concessione di coltivazione del giacimento e nel 2010 sottopose il progetto al comitato VIA regionale, organismo che lo respinse per ben due volte; il progetto fu definitivamente bocciato dal Consiglio di Stato il 18 maggio 2015 "in considerazione dei rischi di danni insostenibili per la collettività locale connessi al fenomeno della subsidenza”.
A tal riguardo è utile ricordare che il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, insieme al Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba (Ch) e all’associazione Wwf Italia – Wwf Abruzzo, erano tra i ricorrenti al Consiglio di Stato che ha portato alla succitata sentenza.
«Conseguentemente - continua il Sottosegretario - per le stesse motivazioni, abbiamo chiesto al Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda di 'chiudere' definitivamente la questione, procedendo speditamente a ritirare il permesso di ricerca «Monte Pallano» alla CMI Energia S.p.A., ad attestare definitivamente che il giacimento di gas naturale di Bomba non è sfruttabile a causa della situazione ambientale della zona in cui si trova, nonché a non rilasciare in futuro ulteriori permessi di ricerca e coltivazioni relativi ad esso».
«La Regione Abruzzo - prosegue Mazzocca - fin dall’inizio è stata attenta e pronta nel condurre la battaglia per l’affermazione del diritto delle comunità locali di esprimersi nelle scelte di politica territoriale di una certa rilevanza. Lo ha fatto nell'agosto del 2016, quando propose specifiche osservazioni al procedimento di Via nazionale sul progetto della CMI Energia SpA, reiterato in forma pressoché identica a quello già bocciato dal Comitato Via regionale e dal Consiglio di Stato, senza produrre nuovi studi, con modeste e marginali modifiche. Quindi, in qualità di titolare della delega regionale sull'ambiente, inviai al Governo due richieste, una al Ministero dell’Ambiente, (richiesta di un'inchiesta pubblica di livello nazionale ai sensi di legge), l'altra al Ministero dello Sviluppo Economico (verifica della titolarità del permesso di ricerca)».
Nel frattempo sono accaduti alcuni fatti di una certa rilevanza:
1) Con la sentenza n°170 del 12 luglio 2017 la Corte Costituzionale ha dato ragione alla Regione Abruzzo dichiarando incostituzionale l’art.38 (comma 7) dello 'Sblocca Italia' che prevedeva fosse il Ministero dello Sviluppo economico, con un proprio decreto, a stabilire le modalità di conferimento del titolo concessorio unico nonché i modi di esercizio delle attività di ricerca e coltivazione, senza il coinvolgimento della Regione.
2) Con la sentenza n. 198 del 14 luglio 2017 la suprema Corte ha nuovamente dato ragione alla Regione Abruzzo (unica a presentare ricorso) annullando il decreto del Ministro dello sviluppo economico (meglio noto come "Decreto Trivelle") del 2015 in quanto emanato senza preventiva intesa con le Regioni.
3) Pende ancora il ricorso straordinario al Capo dello Stato contro il 'Decreto Trivelle' (Disciplinare Tipo) presentato il 12 luglio scorso sempre dalla Regione Abruzzo, opportunamente integrato alla luce di detti due pronunciamenti.
4) È di pochi giorni fa l’ultimo ricorso della Regione Abruzzo contro il DM 09.08.2017 del Mise (Decreto Calenda-bis) che, con lo scopo dichiarato di adeguare il D.M. del 07/12/2016 alla sentenza n°170 del 2017, di fatto continua a non riconoscere il ruolo delle Regioni.
«Tutt’altro - conclude il Sottosegretario d'Abruzzo - rispetto alla fantasiosa ricostruzione, fatta dai soliti personaggi alla continua ricerca di un qualsiasi autore, che vedrebbe la Regione Abruzzo inerme davanti a taluni poteri 'forti' filo-governativi. Il nostro agire, fra l'altro esplicatosi anche con la promozione di oltre 40 azioni contenziosi giudiziari, è stato sempre e costantemente rivolto verso l’affermazione del diritto delle popolazioni locali ad intervenire, tramite le proprie rappresentanze istituzionali, nel processi di sviluppo di livello nazionale i cui effetti si riversano sui territori”.

L'Aquila. Il Sottosegretario d'Abruzzo Mario Mazzocca annuncia l'inaugurazione della nuova stazione meteo-nivologica sul Gran Sasso che sarà di grande importanza per la prevenzione del rischio valanghe e per lo studio dei cambiamenti climatici.
Nell’ambito dell’attività di predisposizione del Piano di Adattamento ai cambiamenti climatici della Regione Abruzzo (PAAC), il Sottosegretario Mazzocca aveva avviato un'assidua collaborazione con l'Ufficio Meteomont del Comando Truppe Alpine al fine di implementare la raccolta dei dati necessari alla definizione del profilo climatico regionale. Successivamente, la collaborazione si è proficuamente estesa alla possibilità di installare sul Gran Sasso una stazione meteo-nivologica ed alla ricerca delle soluzioni atte a sormontare ogni problematica di natura burocratico-amministrativa.
L’installazione dell’importante infrastruttura, connotata da un insieme coordinato di strumenti di misura in grado di controllare le condizioni fisiche dell'atmosfera, in relazione a parametri fondamentali, a fini meteorologici e climatici, è avvenuta grazie all’impegno del menzionato Comando Truppe Alpine e, nei giorni scorsi, sono state concluse le ultime operazioni tese a garantire la sua piena ed immediata operatività.
La stazione sarà inaugurata il prossimo martedì 24 ottobre, alla presenza, oltre che del Sottosegretario Mazzocca, di diverse autorità sia civili che militari sul sito prescelto per l’installazione, ovvero a Campo Imperatore, in località Le Fontari.
Grazie a tale importante strumentazione sarà possibile elaborare una grande quantità di dati utili impiegabili sia dal Nucleo Meteomont del 9° Reggimento Alpini per la previsione del rischio valanghe e sia dai soggetti incaricati dello studio dei cambiamenti climatici per conto della Regione Abruzzo.
Grazie alla sinergica attività di collaborazione tra l’Ufficio Meteomont del Comando Truppe Alpine di Bolzano e la Regione Abruzzo sarà finalmente possibile avviare lo scambio di dati necessario all’attuazione del PACC, con l’obiettivo di incrementare la rete di rilevamento ed avere una fonte di dati continua finanche in condizioni meteo avverse. Tutti i dati della stazione, incluse le immagini della videocamera, saranno disponibili alla comunità scientifica e a tutti cittadini sul sito internet www.meteomont.org.

Crognaleto. Il Sottosegretario d'Abruzzo Mazzocca ha partecipato, insieme al Capo Dipartimento dI Protezione Civile Angelo Borrelli, al "Laboratorio di pensiero" in occasione dell'annuale Festa della Castagna, giunta alla sua 12^ edizione ed organizzata in Piazza Venezia a Senarica di Crognaleto (Te) dal Sindaco Giuseppe D'Alonso e dall’amministrazione comunale allo scopo di porre l’attenzione sul ruolo della Protezione Civile attraverso la presentazione di esperienze e buone prassi nell’ambito della Ricostruzione, oltre al rapporto tra PC e volontariato con momenti di confronto e approfondimento.

Durante l’incontro, si è discusso, con i Sindaci dell'area montana e del cratere presenti all'evento, di emergenza neve, risorse economiche e attrezzature tecnico funzionali necessarie agli Enti per garantire i rispettivi Piani neve. Sono stati presentati anche il piano di emergenza comunale e i mezzi sgombraneve donati dal Comune di Valdidentro e dal Gruppo Pedenosso 2000.

Hanno partecipato, tra gli altri, i dirigenti della Protezione Civile Regionale Silvio Liberatore e del Centro Funzionale Abruzzo Antonio Iovino; una nutrita rappresentanza del volontariato di Pc abruzzese; Mauro Vannoni, dirigente dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e Protezione civile dell’Emilia Romagna.

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