L'Aquilla. “Solo due settimane fa il governo giallo-verde ha respinto la proposta della Regione Abruzzo sulla riduzione dei superticket e oggi veniamo a scoprire che il Ministro Grillo intende abolirli. Si tratta del solito bipolarismo che in questi mesi ha caratterizzato il nuovo governo o di una presa per i fondelli per i cittadini?”.

Con queste parole il Segretario reggente del Pd Abruzzo Renzo Di Sabatino interviene a seguito dell’annuncio del Ministro della salute Giulia Grillo, che ha dichiarato alla stampa “lavoriamo all'abolizione del superticket”.

“L’abolizione del superticket – continua Di Sabatino -, ovvero quei 10 euro che ognuno di noi paga per ciascuna prestazione diagnostica o specialistica, era stata oggetto di una proposta presentata proprio dalla giunta regionale abruzzese, e prevedeva l’abrogazione del ticket sulle ricette per i redditi familiari fino a 8.263 euro e la riduzione per i redditi fino a 30 mila, toccando con la riduzione o l’azzeramento circa il 60% delle ricette.

Un provvedimento importantissimo, che avrebbe garantito davvero il diritto alla salute sancito dalla Costituzione, e per il quale erano già stati individuati e reperiti i fondi necessari.

Dopo che il governo a guida Lega-Cinque Stelle ha bocciato la proposta dell’Abruzzo, oggi scopriamo che il Ministro Grillo, invece, vuole abolire il superticket. A leggere bene le sue dichiarazioni, però, si tratta di nient’altro che propaganda, fatta sulle spalle degli abruzzesi, dato che non un solo riferimento fa alla cifra necessaria per attuare questa manovra (nella sua intervista c’è solo un accenno generico alla spesa per i farmaci, che dichiara essere lievitata, fino a sfiorare i 30 miliardi nel 2017, perché non è stata governata), né dove, eventualmente, reperirebbe la cifra necessaria a coprire i costi dell’abolizione del superticket. Imiterà il suo collega Di Maio, che pretende che il Ministro Tria trovi in ogni modo le risorse per il reddito di cittadinanza?

Il Ministro Grillo farebbe bene a ricordare che la campagna elettorale è finita da un pezzo: se vuole davvero fare qualcosa di positivo per l’Abruzzo intanto ci approvi la riduzione già prevista e deliberata dalla Regione e faccia in modo che diventi operativa quanto prima”.

Pescara. La bozza di protocollo d’intesa per la gestione e il contenimento del cinghiale (Sus scrofa) elaborata dalla Regione Abruzzo dimostra che, purtroppo, permane la volontà di non cambiare approccio al problema: si continuano ad anteporre gli aspetti emotivi e gli interessi rappresentati dal mondo venatorio a una seria valutazione dell’efficacia e dell’efficienza di quanto fatto fino ad oggi. Si continua in altre parole a perdere tempo e a impiegare male i fondi pubblici. L’approccio finora seguito, secondo il WWF, è completamente a-scientifico visto che ci si è limitati ad allargare modalità e periodi di caccia, senza considerare minimamente l’etologia della specie, le differenze stagionali, il clima, le relazioni all’interno delle popolazioni, ecc.

Continuare a procedere senza avere dati certi, confrontabili e validati (inutilmente richiesti ormai da decenni!) con indicatori per monitorare l’efficacia degli interventi, non fa altro che produrre azioni inefficaci dal punto di vista della riduzione dei danni e deleterie dal punto di vista ecologico.

Il WWF chiede che si parta invece da una valutazione oggettiva dei risultati delle politiche portate avanti in questi ultimi 10 anni in base alle quali si è sostanzialmente arrivati a consentire la caccia al cinghiale in tutti i periodi dell’anno e in tutto il territorio regionale (a esclusione delle aree naturali protette).

Vorremmo conoscere: 1) il numero di cinghiali abbattuti durante il periodo di caccia aperta e quello dei cinghiali abbattuti con il selecontrollo; 2) quali verifiche sono state effettuate sulle attività di selecontrollo per verificarne l’efficacia e l’effettivo svolgimento: da segnalazioni che abbiamo ricevuto quelle che dovrebbero essere delle girate si trasformano sostanzialmente in vere e proprio braccate, deleterie, soprattutto in periodi di riproduzione, non solo per i cinghiali, ma per tutta la fauna che viene inseguita e spaventata da cani e spari.

Vorremmo avere e confrontare con i dati prima ricordati:

quali e quante volte prima di intervenire con i fucili si siano effettivamente impiegate, sapendo dove e come, misure dissuasive non cruente (che andrebbero adottate prima degli abbattimenti);
i risultati delle catture portate avanti in varie parti della regione (anche all’interno di aree naturali protette), verificandone l’efficacia e l’applicabilità su altri territori.
La ricerca della soluzione del problema attraverso le medesime strategie che lo hanno determinato (in sostanza l’attività venatoria) è stata fino ad oggi del tutto fallimentare all’esterno delle aree naturali protette e lo sarebbe ancora di più al loro interno. È fondamentale che la Regione proceda a sganciare totalmente l’aspetto della gestione dei danni dall’attività di caccia. Dopo anni di politiche basate sugli abbattimenti si continuano registrare problemi alle colture: ci si deve quindi interrogare sulla reale efficacia di affrontare il problema attraverso lo strumento dei cacciatori che, dopo essere stati l’origine del problema con l’introduzione in Abruzzo di cinghiali a scopo venatorio, vengono ora individuati come la soluzione nonostante siano i meno interessati a risolverlo essendo i primi beneficiari di questa situazione che ha consentito loro di andare a caccia anche in periodi in cui tale attività è vietata e che assicura, in molti casi, una fonte di reddito non secondaria.

E la necessità di sganciare la gestione dei danni dall’attività venatoria è tanto più vera all’interno delle aree naturali protette, dove l’interesse primario da tutelare è la salvaguardia di specie e habitat.

Noi pensiamo che questa “sfida” possa e vada vinta, insieme, e in tal senso, con spirito collaborativo, chiediamo di prendere a riferimento il decalogo che riportiamo qui di seguito.

Chiediamo in tal senso all’Osservatorio Regionale per la biodiversità di esprimersi sulle proposte e di assumere il coordinamento della stesura di un documento tecnico di indirizzo, in particolare per quanto di competenza diretta, coinvolgendo le Aree Protette Regionali e il mondo agricolo, affinché il cinghiale si trasformi da centro di conflittualità in un primo vero punto di incontro.

DIECI PROPOSTE ALLA REGIONE

all'interno delle aree naturali protette sono da porre in essere e favorire attività di ripristino e restauro degli equilibri naturali. Gli obiettivi e le modalità di intervento devono essere quindi diversi da quelli usati all’esterno delle stesse;
qualsiasi intervento sulle specie faunistiche (compreso il cinghiale) all’interno di aree naturali protette non può essere effettuato in assenza di un apposito Piano basato su dati certi con cognizione di numero, classi d’età e sesso dei capi da abbattere;
il Piano deve:
a) individuare e caratterizzare aree omogenee;
b) definire densità obiettivo e indicare quanto si è lontano dall’equilibrio (numero, classi di età e sesso);
c) attivare riqualificazione del paesaggio agro-silvo-pastorale tradizionale;
d) prevedere mezzi di dissuasione e, in subordine, di cattura;
e) prevedere una diversificazione cuscinetto dei sistemi di prelievo venatorio ordinario;
f) prevedere azioni secondo criteri temporali e dimensionali omogenei rispetto a quanto fatto all’esterno delle aree naturali protette, al fine di evitare disparità di interventi per giunta mal coordinati con i periodi di caccia collettiva;
g) in caso di mancato raggiungimento delle densità obiettivo, prevedere che il sistema risarcitorio debba essere sostenuto dai responsabili del mancato raggiungimento degli obiettivi (anche per questo deve essere messo in piedi un sistema che in base a indicatori e monitoraggi possa evidenziare le inefficienze e gli interventi inefficaci);
qualsiasi piano che riguardi la gestione del Cinghiale all’interno di aree naturali protette deve partire dall’applicazione di sistemi definiti “non cruenti”;
nel caso di dimostrata inefficacia dei sistemi definiti “non cruenti” si potrà procedere a interventi di cattura basati su studi puntuali con obiettivi predefiniti, effettivamente gestiti dietro il controllo dell’area naturale protetta e affidati agli agricoltori;
qualora anche la cattura dovesse risultare non efficace, va comunque escluso il selecontrollo attraverso abbattimento di capi affidato ai cacciatori. Il selecontrollo deve essere gestito, quale forma residuale e puntuale, da personale dell’area naturale protetta e da operatori dei corpi di polizia;
non sono pertanto ipotizzabili interventi di “pronto intervento cinghiale” all’interno delle aree naturali protette, poiché incompatibili con le finalità stesse delle aree e con una gestione della specie, ameno che tale forma di intervento non sia limitata a eccezionali casi puntuali per motivi di incolumità e sicurezza;
gli interventi di gestione del Cinghiale all’interno delle aree naturali protette, pur avendo diversi obiettivi e modalità di attuazione, devono sempre coordinarsi con i sistemi di gestione previsti nel restante territorio in relazione ai diversi istituti faunistici soggetti o meno al prelievo venatorio (attualmente questi non sono strutturati da poter essere considerati come efficaci e monitorabili o valutabili tramite indicatori di prestazione: continuare ad intervenire senza dati e in maniera scoordinata non può che aumentare il problema);
in assenza di dati certi su numeri, consistenza e dinamiche di prelievo-obiettivo, un sistema di filiera di trasformazione delle carni di cinghiale rischia di essere un ulteriore elemento di perturbazione. Il soggetto chiamato ad investire per la creazione della filiera, volendo giustamente ammortizzare l’investimento fatto e mettere in funzione una attività remunerativa, richiederà un apporto di cinghiali costante (obiettivo di chi investe nella filiera non è ridurre il numero di cinghiali, ma averne un flusso costante);
da ultimo, vanno ovviamente vietati interventi di sparo da automezzi o in periodo notturno all’interno di aree naturali protette poiché potenzialmente dannosi per le altre specie animali protette presenti e pertanto incompatibili con le finalità di conservazione delle aree protette.

Pescara. Al Palazzo dell’Emiciclo a Pescara, Mauro Febbo, presidente della Commissione di Vigilanza del Consiglio Regionale, Tiziana Magnacca, sindaco di San Salvo, Giuseppe Savini, membro del CdA dell'ARAP e Nazario Pagano, Senatore della Repubblica e coordinatore regionale di Forza Italia, hanno tenuto una conferenza stampa dal titolo: “ZES, un’altra opportunità di sviluppo mancata”.
“Perdiamo tantissimo perché è un’opportunità che veniva data alle Regioni del Sud e quindi l’Abruzzo, pur non avendo alcune caratteristiche, poteva accedere – ha dichiarato il presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo – però facendo un accordo interregionale con il Molise. Per un anno e mezzo questo Governo regionale ha girato l’Abruzzo, soprattutto il territorio del sud della provincia di Chieti per dire che ci sarebbe arrivata la ZES insieme con il Molise, finalmente il 7 agosto arriva questa delibera che è stata pubblicata qualche giorno fa, ho preso contatto con il Molise per capire bene come si sarebbero mosse le due Regioni, ma dal Molise mi dicono che 5 giorni prima, il 2 agosto, con la delibera 395 loro hanno deciso di andare con la Puglia perché dall’Abruzzo non c’erano stati segnali di interesse e di attivazione. È di una gravità enorme se a ciò aggiungiamo che il 28 agosto, 26 giorni dopo la delibera del Molise, l’attuale presidente facente funzioni, il vicepresidente Lolli, incontra Confindustria, che oramai da mesi sollecita l’attivazione di questa zona che porta sviluppo, benessere, agevolazioni fiscali, sgravi e tante altr cose, ed il presidente assicura che si sarebbe attivato con il Molise. Quindi la domanda che ci poniamo è: oltre a prendere in giro gli abruzzesi con i fantamilioni che giornalmente ci preannunciava il presidente D’Alfonso, ma questi signori con il Molise ci hanno mai parlato? Ma è possibile che il Molise, dove si è votato 4 mesi fa, il 2 agosto riesce a fare una delibera dell’istituzione della ZES e noi con un anno e mezzo non ci riusciamo e lo facciamo dopo che loro sono andati via? Chiaramente è una presa per i fondelli per gli abruzzesi, ma soprattutto è un danno enorme all’economia abruzzese. Nel territorio del Vastese e del Sangro ci sono anche le maggiori aziende non d’Abruzzo ma del centrosud che hanno necessità di avere dei supporti che davano questa Zona Economica Speciale, abbiamo perso anche questo treno. Io ho chiesto l’intervento del Partito perché è chiaro che a questo livello bisogna intervenire e interloquire da subito con il Molise per capire le motivazioni che hanno portato a questa decisione e soprattutto se è possibile rimediare. Forza Italia in questi 54 mesi ha sempre fatto un’opposizione intransigente e seria, ma anche costruttiva, ci siamo posti sempre anche come propositivi e in questo caso noi non intendiamo abbandonare questa opportunità che viene riservata alle altre Regioni e l’Abruzzo deve partecipare”.

L'Aquila. Si torna a parlare di bilancio per via di un nuovo intervento della Corte dei Conti che con la delibera 120/2018 contesta a Regione Abruzzo la procedura di parifica su rendiconto 2013.

"Una situazione insostenibile che denunciamo da anni" commenta il Consigliere regionale M5S, Sara Marcozzi "Regione Abruzzo è ferma alla parifica del Rendiconto 2012. Il Rendiconto 2013 è stato parificato solo parzialmente, ponendo così l'ente in una situazione drammatica rispetto ai conti. Unica regione in Italia con la parifica ancora ferma al Rendiconto 2012".

A leggere la delibera della Corte dei Conti sembrerebbe che Regione Abruzzo abbia sbagliato anche la procedura. La Sezione regionale di controllo, infatti, contesta all'ente anche le modalità suggestive con cui si tenta di innestare delle modifiche sul procedimento relativo alla parifica del Rendiconto 2013. Tanto che nelle risultanze finali del giudizio, la Corte dichiara "l'irricevibilità della richiesta di riapertura del giudizio di parifica relativo al Rendiconto 2013 e la contestuale estinzione del giudizio sospeso".

Si tratta dell'ennesima delibera in cui l'organo di controllo censura l'operato di questa amministrazione regionale che, in oltre quattro anni di governo, non è riuscita a parificare neanche un rendiconto.

"Sono profondamente preoccupata per il futuro della nostra regione" dichiara Sara Marcozzi "alcuni passaggi riportati nella delibera mettono a nudo quanto (non) fatto dalla maggioranza di questo governo. Una programmazione seria dovrebbe essere basata su cifre e risorse attendibili e precise. Mi domando come abbiano fatto le diverse amministrazioni che si sono susseguite fino ad oggi a programmare il futuro della nostra regione con i bilanci in queste condizioni ".

Un passaggio chiave, quello dell'incertezza dei conti, che viene evidenziato anche nell'ultima delibera e che prende spunto dalla sentenza della Corte Costituzionale "[...] La legge sopravvenuta ( si fa riferimento al Rendiconto 2013), oltre a non aver un legame diretto con le norme impugnate non assicura chiarezza e stabilità ai conti regionali peggiorando anche la situazione dell'ente territoriale anche per l'assenza di punti di riferimento sicuri quali la continuità con le risultanze degli esercizi pregressi e l'esatta contabilizzazione dei crediti e dei debiti esistenti".

"Abbiamo bisogno di un governo regionale nel pieno delle sue funzioni e legittimato dai cittadini" prosegue Sara Marcozzi "il livello di indebitamento della Regione si attesta intorno a 1,1 miliardi, di cui quasi la metà dell'intero importo è costituito da n.3 prestiti obbligazionari sui quali Regione Abruzzo ha strutturato delle operazioni in derivati. A questo si aggiunga che Il deficit, stando alle notizie che filtrano nei corridoi del palazzo, dovrebbe raggiungere una cifra ricompresa fra i 550 e i 700 milioni di euro. Purtroppo la mancata parifica dei Rendiconti 2013, 2014, 2015, 2016 e 2017 non permettono a nessuno di avere dati certi relativamente al deficit. Come se non bastasse, il ritardo rispetto al riaccertamento dei residui attivi e passivi relativi relativi all'annualità 2017, pone ulteriori incertezze sulle reali disponibilità dell'ente. È evidente che sia il centrodestra, quanto il centrosinistra, abbiano miseramente fallito in merito al riordino dei bilanci. Quello dei conti, qualora i cittadini ce ne daranno l'opportunità, sarà il primo obiettivo di un eventuale governo del M5S, per ristabilire ordine e chiarezza nei bilanci. Mi domando come abbiano fatto in questi anni a governare senza avere contezza delle reali risorse di cui l'ente dispone" conclude Sara Marcozzi.

Fossacesia. “Più volte e in molte occasioni i danni causati dai cinghiali sono stati sottoposti all’attenzione della Regione Abruzzo, competente in materia, da parte di tutti i sindaci della mia zona , ma ad oggi, a parte le campagne di selecontrollo, che pare non abbiano sortito l’effetto sperato, non sono stati adottati provvedimenti che siano in grado di risolvere la questione”. E’ il punto tracciato in una missiva indirizzata all’Assessore Regionale all’Agricoltura, Dino Pepe, dal Sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio, che torna a sollecitare interventi. “Quotidianamente pervengono pesanti e assolutamente legittime proteste da parte di tantissimi produttori agricoli, che subiscono danni ai propri campi a causa di veri e propri assalti da parte degli ungulati – aggiunge Di Giuseppantonio -. Dal settore, che ha una voce significativa nell’economia del nostro territorio, perviene anche la lamentela circa le procedure per ottenere i rimborsi, che risultano essere piuttosto farraginose e comportano anche delle spese. Un altro problema, certamente non di poco conto, è la presenza dei cinghiali sulle strade, che costituisce un vero pericolo ed è causa periodicamente di incidenti, alcuni mortali. Una situazione che non è più tollerabile – sottolinea in conclusione il Sindaco Di Giuseppantonio - ed è urgente che la Regione assuma delle decisioni definitive che vadano a tutelare l’incolumità dei cittadini e l’economia agricola che sorregge il nostro territorio e le numerose famiglie che da essa trovano sostentamento”.

L'Aquila. Aveva ragione il M5S, la legge sulle guardie mediche emanata da Regione Abruzzo è sbagliata ed il Governo è stato costretto ad impugnarla. Nulla di nuovo per Daniele Del Grosso e Domenico Pettinari M5S che affermano: "Esattamente il 12 giugno scorso insieme a Sarà Marcozzi e Pietro Smargiassi abbiamo denunciato in conferenza stampa che il PD di Paolucci, con la connivenza di Forza Italia, aveva licenziato in commissione una legge sbagliata, che la Corte dei Conti o il Governo avrebbero sicuramente impugnato. Una rimostranza che avevamo espresso anche in commissione" incalza Pettinari "ma l'assessore Paolucci non volle darci retta. Non è chiaro se la sua sordità è stata dovuta ad un gioco politico allo scaricabarile o dalla presunzione di voler scrivere una legge che non si è in grado di scrivere. Quello che è certo è che oggi i fatti danno ancora una volta ragione al M5S e a pagare l'inefficienza di Regione Abruzzo sono le guardie mediche. Eppure la soluzione a questa anomalia noi l'abbiamo esposta più volte. Per annullare la famigerata delibera doveva essere emanata immediatamente una delibera di giunta che revocasse la precedente e autorizzasse le indennità, oppure si doveva emanare una legge che all'interno contenesse la sanatoria delle indennità pregresse ma specificando le motivazioni sul perché queste somme erano erogate. Motivazioni palesi come i servizi aggiuntivi, il trasporto 118, e la copertura di servizio nelle festività. Altro aspetto che doveva contenere la legge era la revoca della delibera che ha bloccato le indennità e richiesto le precedenti. Ma nulla di tutto questo è presente nella legge. Queste mancanze della norma Paolucci le avevamo provate a colmare noi del M5S con degli emendamenti che ci hanno sistematicamente bocciato, rendendo di fatto la legge impugnabile sia dal Governo che dalla Corte dei Conti. Oggi non è ancora il tempo di darci per vinti. La soluzione c'è: Paolucci e la sua giunta possono emanare una delibera che annulli la famigerata delibera precedente . Speriamo che sull'Assessore abbia la meglio il buon senso. Un atto dovuto alle guardie mediche che non possono pagare l'inefficacia di un provvedimento che forse ha sulle spalle una guerra partitica in cui i medici sono le uniche vittime.

Qui il link della conferenza stampa tenuta a giugno dal M5S

Roma. “In seguito alle decisioni della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato, ho inviato al senatore Luciano D’Alfonso, venerdì 3 agosto, una raccomandata, invitandolo a optare, entro tre giorni dal ricevimento della comunicazione, tra l’incarico di senatore e quello di presidente di Regione, a causa delle incompatibilità tra i due incarichi sancita dalla Costituzione. Ai nostri uffici risulta che la raccomandata è stata già acquisita dal Sen. D’Alfonso, che, peraltro, apprendiamo da notizie di stampa, si accinge a fare pubbliche comunicazioni in materia”. Lo dichiara il senatore Maurizio Gasparri, presidente della Giunta delle Elezioni del Senato.
“Con le dimissioni del Governatore D’Alfonso – ha affermato il Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri -, annunciate per domani, prendiamo atto che finalmente vengono fatte rispettare le norme repubblicane e regionali che impediscono a tutti, D’Alfonso compreso, di occupare contemporaneamente due cariche istituzionali, quella di senatore e quella di Presidente di Regione. Ma va sottolineato che oggi il Governatore D’Alfonso si dimette, ripristinando il rispetto della norma, solo grazie all’opera del Presidente della Giunta per l’immunità e le elezioni del Senato, il Senatore Maurizio Gasparri, che seppur insediatosi solo il 19 luglio scorso ha svolto il suo ruolo istituzionale in maniera impeccabile di fatto costringendo D’Alfonso al rispetto della legge”.

Pescara. “La ferma opposizione di forza Italia, ed anche delle altre opposizioni, ha costretto il Pd a ritirare le modifiche alla legge elettorale regionale, e di ciò siamo molto soddisfatti”. È il commento del Capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri.
“Il Pd ha voluto poi a tutti i costi la norma, evidentemente ad personam, per allungare i tempi da 7 a 45 giorni dallo scioglimento del Consiglio e per sanare le cause di ineleggibilità – ha aggiunto il Capogruppo Sospiri -. Norma alla quale solo noi di Forza Italia ci siamo opposti, con interventi in aula e tanti emendamenti, molti dei quali ghigliottinati dai sub emendamenti della maggioranza, o di ciò che ne resta, essendosi la stessa ridotta a soli 16 consiglieri su 31. Ci ha sorpresi non poco, e questo va rilevato, l'assordante silenzio del M5S che sulla norma che ormai tutti chiamano ‘salva Legnini’ e che sarebbe tesa a rendere compatibile la scadenza del suo mandato al CSM con una ipotetica (e velleitaria) candidatura in Regione, non ha ritenuto ne' di produrre emendamenti, ne' di svolgere alcun intervento in aula. La nostra idea, che abbiamo difeso con forza con tutti gli strumenti disponibili, - h ancora detto il Capogruppo Sospiri - è che le regole debbano valere per tutti e non possano essere modificate in corso d'opera. Evidentemente per il Pd, ma anche per chi come i 5 stelle si è dato a un operoso e complice silenzio, non è così”.

Pescara. Si è tenuta questa mattina a Pescara la conferenza stampa che ha visto la partecipazione dei Consiglieri Regionali del M5S, Sara Marcozzi e Pietro Smargiassi, con loro le associazioni di categoria Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti e Casa artigiani. Sul tavolo c’è la legge approvata nella scorsa seduta di Consiglio che aprirebbe la strada all’insediamento di nuovi centri commerciali e gallerie commerciali. I cinque stelle attaccano la maggioranza di questo governo regionale che “ancora una volta dimostra di non avere una visione del futuro, dell’economia di questa regione e del suo territorio”. Secondo i Consiglieri regionali M5S, infatti, il progetto di legge avente ad oggetto “Norme per il migliore utilizzo delle aree industriali degli ex-consorzi” non sarebbe altro che “un colpo di coda pre-estivo per trasformare le aree industriali degli ex-consorzi confluite in ARAP, in aree destinate all’insediamento di strutture ricettive alberghiere ed extra alberghiere, aree commerciali e altri usi di dubbia utilità sociale”.

L’ITER LEGISLATIVO
Per spiegare al meglio il grido dall’arme lanciato dai consiglieri del M5S è importante ripercorrere l’iter legislativo:
Il 17 Febbraio 2015, il Consigliere Olivieri presenta un progetto di legge avente ad oggetto “Norme per il migliore utilizzo delle aree industriali del Vastese”. Un progetto di legge che, già solo per il titolo, probabilmente imbarazza alcuni membri della stessa maggioranza di governo e che resterà per sempre chiusa nei cassetti della Commissione.
Ma il 12 Luglio 2017, lo stesso Consigliere Olivieri ripresenta un nuovo progetto di legge, questa volta con un titolo di poco diverso dal precedente “Norme per il migliore utilizzo delle aree industriali degli ex-consorzi”. Seppur con un titolo di poco diverso, di fatto, il testo di legge resta pressoché uguale al precedente progetto di legge. A differenza del primo, però, questa volta la legge approvata nella scorsa seduta del Consiglio Regionale apre a tutte le sedi territoriali dell’ARAP: Vasto, Avezzano, Casoli, L’Aquila, Teramo e Sulmona. Una vera e propria beffa per i commercianti di quelle zone.


LE STRANE COINCIDENZE
Una legge evidentemente partita male e finita peggio, infatti l’art.2) prevede “I Benefici di cui all’articolo 1) sono esclusi per gli immobili […] che ricadano nelle aree consortili ubicate a ridosso dei porti regionali, a valle dell’esistente tracciato ferroviario della linea adriatica”
Appare del tutto evidente che nessuna delle sedi territoriali dell’ARAP, fuorché quella di Vasto, sia in una di queste condizioni, ovvero “a ridosso di un porto” e “a valle del tracciato ferroviario della linea adriatica”.
Ci sono linee ferroviarie adriatiche che passano per Avezzano, Casoli, L’Aquila, Teramo e Sulmona?
E ancora. Avezzano, Casoli, L’Aquila, Teramo e Sulmona sono per caso cittadine di mare?

“La competenza a modificare il cambio di destinazione d’uso di queste aree appartiene ad Arap che le esercita attraverso il Piano Regolatore Territoriale (PRT). E’ evidente che questa legge, seppur ben congeniata per assecondare gli interessi locali, non rispetta quelle caratteristiche di astrattezza e generalità che una legge dovrebbe avere” dichiarano Sara Marcozzi e Pietro Smargiassi. “Chiediamo al Presidente di Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, di non promulgare questa legge e non costringerci a segnalare al Consiglio dei Ministri l’evidente illegittimità costituzionale del testo approvato in Consiglio. Riteniamo che l’Abruzzo, stante l’elevato livello di concentrazione di centri commerciali già presenti sul territorio, debba evitare qualunque provvedimento che possa incentivare insediamenti di questo tipo. Abbiamo bisogno di tornare a valorizzare i centri storici, i negozi di vicinato e non, al contrario, assecondare le mire di qualche speculatore che non farà altro che desertificare le nostre città. Lo stesso vale per le strutture ricettive. Che senso ha” si domandano Marcozzi e Smargiassi “favorire la costruzione di strutture alberghiere o extra alberghiere in aree industriali, quando tutte le realtà più lungimiranti programmano il governo del territorio cercando di valorizzare i centri storici?”

 

LE ASSOCIAZIONI

“Il Progetto di legge” commenta Daniele Erasmi Presidente Regionale di Confesercenti Abruzzo, “di fatto stravolge uno dei cardini della riforma tanto attesa nella nostra Regione. Un progetto che rischia di essere apripista della più grande speculazione finanziaria ai danni del commercio urbano da almeno 20 anni a questa parte. Ringraziamo il gruppo consiliare del M5S per aver accolto l’accorato appello della nostra associazione a bloccare o abrogare l’ennesima sveltina su possibili nuovi centri commerciali addirittura su aree industriali”.

“Ci vediamo costretti a disapprovare senza se e senza ma la nuova legge regionale” aggiunge Marisa Tiberio, Vice Presidente regionale di Confcommercio Abruzzo “Se qualcuno vuole giocare con noi al gioco delle tre carte non ci stiamo e non ci saremo ad avallare questa proposta di legge. Chiediamo al Presidente D’Alfonso e All’assessore Lolli di bloccare un atto che danneggerebbe un settore già gravemente in crisi come il terziario di mercato che ha dovuto subire per decenni le conseguenze nefaste di scelte miopi che sono andate esattamente nella direzione contraria dell’interesse dell’intero Abruzzo, della sua economia, del lavoro e dell’occupazione".

Pescara. “Sono circa 600 i lavoratori della Grande distribuzione Iper in Abruzzo negli ipermercati Città Sant’Angelo, Colonnella e Ortona, che in questo momento si trovano nel ciclone a seguito della decisione del marchio di lasciare il territorio abruzzese cedendo i punti vendita sopra citati a Conad Adriatico. Una decisione che preoccupa molto i lavoratori, già duramente colpiti da decisioni dirigenziali. Ad ascoltare i lavoratori che mi hanno chiamato, tutta l’operazione sarebbe avvenuta nel silenzio senza coinvolgere i dipendenti e lasciandoli in un libo che non da nessuna certezza. Chiediamo pertanto che il Vice Presidente di Regione Abruzzo Lolli, istituisca immediatamente un tavolo di lavoro sulla questione affinché i lavoratori abbiano le dovute rassicurazioni sul posto di lavoro e sul futuro lavorativo. Parlare di 600 lavoratori significa parlare di 600 famiglie con un danno elevato per l’economia di tutta la regione”. Così il consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari.

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