La deputata, capogruppo in Commissione Bilancio, preoccupata per gli effetti sulle imprese. «I nostri prodotti rischiano di perdere competitività, serve anche l’impegno della Regione»
Chieti. «L’accordo tra Usa ed Europa sui dazi commerciali al 15% è destinato ad avere conseguenze negative anche per l’economia del nostro Abruzzo. Adesso inizierà inesorabilmente la conta dei danni». A dichiararlo è l’onorevole Daniela Torto, deputata del Movimento 5 Stelle e capogruppo in Commissione Bilancio. «La scure americana colpisce le nostre imprese e in un simile contesto l’appiattimento sia europeo che italiano è stato agghiacciante. Von der Leyen e Meloni hanno rimediato una disfatta. Con le tariffe al 15% i prodotti agricoli ed alimentari esportati oltreoceano sono a rischio. I prezzi di vino, olio, pasta potrebbero lievitare sensibilmente, con la conseguente perdita di competitività sul mercato. Una piccola speranza è legata alla possibilità che su alcuni prodotti agroalimentari vengano applicati zero dazi, staremo a vedere quali eventualmente rientreranno in un elenco che tuttavia al momento è ancora da stilare». Secondo la parlamentare pentastellata, comunque, «molti settori subiranno ripercussioni. Il tutto a impattare su un’economia italiana che il Governo Meloni ha già ridotto a tre anni consecutivi di crescita zero e a 29 mesi su 31 di Governo con un calo della produzione industriale».
Quindi l’appello alla Regione Abruzzo: «Il presidente Marsilio dovrebbe correre ai ripari chiedendo e ottenendo aiuti per le imprese locali che andranno in crisi, un sostegno economico che sia immediato. Sono però poco fiduciosa, considerato che parliamo di un governo regionale che nella sua bozza di bilancio ha previsto oltre un milione di tagli per l’agricoltura. Un’ulteriore beffa per il settore». Torto esprime tutti i suoi timori: «Sono seriamente preoccupata per la nostra economia, in particolare per quel che riguarda proprio l’agroalimentare, comparto molto radicale nella regione con le sue imprese generazionali. Se queste dovessero chiudere, non perderemmo solo parte della produzione ma anche il know-how tipico della nostra attività produttiva agroalimentare. Un doppio danno che va assolutamente evitato».