L’Aquila. Accogliamo con favore le linee guida recentemente approvate dalla Regione Abruzzo in tema di enoturismo, a cui in piccola parte abbiamo contribuito con nostre proposte.
Ora dobbiamo essere bravi a fare squadra ed ad attuarle seriamente.
L’Associazione Nazionale Città del Vino che l’anno prossimo a Marzo compie 40 anni nasce per difendere le cantine italiane dallo scandalo del metanolo. Ora tante sono le iniziative e i progetti messi in ampi. Dal 2002 abbiamo un Osservatorio Nazionale sul Turismo del Vino e da 2 anni una Scuola Nazionale dell’Enoturismo attiva anche in Abruzzo. I comuni soci dell’associazione sono al 2025 510 di cui 34 in Abruzzo.
Si stima che il fatturato complessivo dell’enoturismo sia pari a 2,9 miliardi di Euro all’anno e cantine sono protagoniste di questa crescita.
Di esse 71% di offre accoglienza turistica per ben dodici mesi e per l’80% dei casi, gestiscono autonomamente i propri contatti enoturistici. Sempre più ampie e diversificate le offerte in azienda in quanto la sola degustazione non basta più e la si accompagna a esperienze didattiche, escursionismo, laboratori (preparazioni di cibi e ricette tradizionali), vendemmia turistica, appuntamenti culturali.
Il 23% fattura con l’attività enoturistica fino al 100.000 euro all’anno (fonte dei dati: Osservatorio turismo del Vino di Città del Vino, Nomisma).
Questo comporta però investimenti finanziari e nel personale e non tutte le imprese possono permetterselo in questa fase storica che vede il mondo del vino dover fronteggiare una diffusa crisi di consumi e di politiche commerciali internazionali non sempre favorevoli.
A queste difficoltà occorre rispondere con una migliore organizzazione e sostenibilità della filiera: le piccole e medie cantine che non possono permettersi le figure professionali da assumere dedicate all’accoglienza enoturistica, al marketing e alla gestione delle attività di intrattenimento ed esperienziali, dovrebbero trovare una mutua capacità di assistenza, “consorziando” territori omogenei e quindi unendo gli sforzi per disporre delle nuove professionalità che si affacciano nel settore.
Insieme alla professoressa Roberta Garibaldi, vera autorità nel settore, abbiamo elaborato un “Libro bianco” che descrive le nuove professioni dell’enoturismo.
Tutto questo movimento ha un senso, però, se il territorio – che rappresenta alla fin fine il punto di arrivo, la meta del viaggio – è bello da vedere, se è ben curato, se offre al visitatore la sensazione decisa che è accolto con simpatia e coinvolgimento.
Ecco che qui entrano in gioco i Comuni Città del Vino: le buone pratiche di gestione del territorio, le scelte urbanistiche, la difesa dell’ambiente e del paesaggio.
Il vino è più “buono” se lo beviamo in un luogo “bello” dove si vive bene, se non deteriorato dalle pale eoliche o pannelli fotovoltaici installati in luoghi non idonei, a forte impatto, capaci di rovinare paesaggi simbolo proprio del nostro Bel Paese. Per questo occorre che pubblico e privato s’incontrino e progettino insieme la loro condivisa idea di sviluppo.
Bisogna rendere sempre più forte il rapporto tra vino e territorio.
Un rapporto che di volta in volta si rinnova, ora con la progettazione delle linee guida del “Piano Regolatore delle Città del Vino”, idea nata alla fine degli anni ’90 del secolo scorso per offrire ai Comuni strumenti per una corretta gestione del territorio stesso, per giungere oggi all’identificazione di nuove figure professionali per l’enoturismo.