La deputata Torto contraria all’ipotesi di intesa: «Il mondo è cambiato, possibili gravi conseguenze per agricoltura e allevamenti italiani»
Roma. «L’accordo UE–Mercosur nasce da un’impostazione vecchia di oltre vent’anni e arriva oggi senza essere stato realmente aggiornato a un contesto geopolitico ed economico completamente diverso». È il pensiero dell’onorevole Daniela Torto, deputata del Movimento 5 Stelle, sul patto strategico di libero scambio tra Unione Europea e alcuni Paesi dell’America Latina. Un dossier commerciale rispetto al quale il Parlamento europeo ha approvato il rinvio alla Corte di giustizia dell’Ue. «Viviamo una fase di protezionismo selettivo e di competizione tra grandi blocchi economici, mentre questo accordo continua a muoversi come se il mondo fosse rimasto quello di inizio anni Duemila», spiega la parlamentare pentastellata. L’onorevole Torto precisa che quella del Movimento 5 Stelle non è una posizione ideologica: «Sappiamo bene che l’intesa può generare benefici per alcuni comparti della manifattura, ed è proprio questo il punto che la destra finge di non vedere o che vede benissimo ma sceglie di non dire. Il problema è che quegli stessi benefici vengono ottenuti scaricando il prezzo sull’agricoltura e sugli allevamenti, settori tra i più fragili del Paese». Poi sul mondo dell’industria chiarisce: «Va sostenuto, ma con serie programmazioni che non tendono la mano da un lato e sottraggono dall’altro. Con questo piano è solo vittima di una lusinga effimera, che non porta a nulla se non al rischio di gravare su altri comparti fondamentali per la nostra economia».
Un tema, dunque, che interessa molto da vicino anche l’Abruzzo: «Carni, allevamenti e produzioni agricole comuni vengono esposti a una concorrenza che non è ad armi pari, basata su costi più bassi, standard ambientali più deboli e controlli meno stringenti. In cambio, si promette che la riduzione dei dazi basterà a sostenere comparti industriali maturi come meccanica, automotive e chimica, senza però accompagnare l’apertura dei mercati con investimenti, innovazione e una vera politica industriale europea», evidenzia la deputata del Movimento 5 Stelle. «Essere costretti a scegliere tra acquistare prodotti alimentari che non provengono dall’Italia o rinunciare del tutto a quei prodotti non è solo un danno per la nostra filiera agricola. È una rinuncia più profonda, alla qualità del cibo che portiamo sulle nostre tavole. E la qualità degli allevamenti? La tutela degli animali? La sicurezza alimentare? Davvero possiamo far finta che vada sempre tutto bene? Perché siamo arrivati a questo punto? Per mantenere quali promesse? Quelle che non poggiano su alcun vero piano strategico industriale europeo, né su una visione di lungo periodo?», si chiede Torto. «Dopo anni di calo della produzione industriale, dopo nuovi dazi internazionali, dopo mesi di retorica sulla difesa delle filiere strategiche e della sovranità economica, si decide che il settore chiamato a sacrificarsi è ancora una volta l’agricoltura italiana. Difendere il cibo italiano», conclude, «significa tutelare salute, lavoro, dignità e futuro. Non è nostalgia o mera opposizione: è responsabilità».