Pescara. “La magistratura è entrata in crisi per il sistema correntizio dell’Ordine che amministra e non governa la giustizia, e questo ha messo a nudo le criticità. La riforma nasce da una esigenza di ordine pratico, di acquisita neutralità dei giudici. Il criterio con cui scegliamo il nuovo ordinamento tiene conto della territorialità, dell’esperienza, sono inutili gli strepiti a cui stiamo assistendo. Sicuramente è una riforma che nasce da un Governo che non ci piace, ma è un primo passo, e come per tutte le riforme era importante partire, se vince il ‘NO’ è sicuro che per altri trent’anni non potremo toccare palla sulla giustizia”. Così BOBO CRAXI, della Segreteria Nazionale del P.S.I. e presidente del Comitato SI del PSI, nella conferenza stampa indetta per presentare le ragioni dei socialisti che in occasione del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sono attivamente impegnati a promuovere il SI. Presenti all’incontro anche GIORGIO D’AMBROSIO, della Segreteria Nazionale del PSI, GABRIELE BARISANO segretario regionale del PSI e LELIO DE SANTIS del PSI L’Aquila.
“Anche noi socialisti vogliamo contribuire a una riforma tanto attesa, il referendum è il primo tassello – ha sottolineato D’Ambrosio -, la giustizia merita di più ma oggi facciamo un passo in avanti. L’appuntamento referendario si inserisce poi in un discorso di riorganizzazione del PSI, che vuole maggiore presenza in Abruzzo. Alle scorse regionali abbiamo fallito l’obiettivo per pochi voti, ora stiamo ricostruendo la classe dirigente e ci attrezzeremo per essere presenti e determinanti nei prossimi appuntamenti elettorali e alle elezioni regionali”.
“Ringrazio Bobo Craxi per la presenza a Pescara – ha aggiunto il Segretario Barisano -. Ci stiamo riorganizzando come partito perché dobbiamo cogliere degli obiettivi. Ad aprile avremo un ‘Avanti Abruzzo’ a l’Aquila o Pescara, ricordando che c’è bisogno di una presenza socialista e riformista che voglia affrontare le questioni. Sulla giustizia vediamo una riforma che i socialisti hanno sempre caldeggiato, si poteva fare meglio, ma oggi è una battaglia che dobbiamo fare. Nei prossimi mesi affronteremo gli altri temi caldi, come la guerra che determinerà un rialzo del prezzo della vita e che inciderà in modo pesante sulla nostra economia, o anche la modifica alla Legge elettorale regionale con l’istituzione del collegio unico che farà sì che si eleggerà solo nei grandi centri, invece l’Abruzzo è fatto di piccole realtà e la rappresentanza politica deve raccogliere tutte le istanze del territorio. Come partito socialista abbiamo già espresso le nostre perplessità”.
Quindi la parola a Bobo Craxi: “Sono felice di tornare a Pescara noi abbiamo sostenuto la necessità di opporre a un ‘NO’ emotivo un ‘SI’ ragionato, e con la ragione intendiamo sviluppare una linea coerente nell’approccio politico-culturale sulla riforma della giustizia, che in realtà tocca qualche articolo della Costituzione, ma si completa il disegno riformatore avviato da Vassalli nell’89, poi proseguito con l’articolo 111 del ’99 sul giusto processo. Quell’articolo significa che ci dev’essere un Pubblico Ministero che ti accusa, un avvocato che ti difende e un terzo giudice che ti giudica. Ma se giudice e Pm appartengono alla stessa carriera inevitabilmente sono compagni di cordata, se vivono nello stesso palazzo la terzietà del giudice va a farsi benedire. In Italia la legge vigente è figlia del Regio Decreto del 1941, sottoscritto dal re e dal duce, dunque mi sembra che oggi stiamo compiendo l’ultimo atto di antifascismo degli ultimi 80 anni. Sulle perplessità: si poteva fare meglio, è una riforma fatta da un Governo che non ci piace, da un ministro che è parte in causa, in un momento complesso della vita democratica del paese e del mondo che influisce sull’orientamento elettorale degli italiani, ma dobbiamo mantenere la nostra fede laica per discernere se una cosa è utile o inutile per i cittadini. Stiamo facendo una scelta che sulla giustizia mantiene il principio di fedeltà ai nostri comportamenti e alle nostre idee. Ricordiamo che il quadro politico italiano si rovescerà quando saremo convincenti, quando avremo una alternativa reale e non astratta, e quando potremo rivolgerci agli italiani con proposte per far uscire il paese dall’attuale fragilità, un paese avviato verso una modesta vocazione europea, una predisposizione servile verso gli Stati Uniti, e affrontando i prossimi anni che non sono di prosperità, ma si annunciano di crisi economica, L’invito ai compagni è di fare opera di proselitismo, è una questione di lealtà alle cose che pensiamo sulla giustizia. È un Referendum questo che determina anche un passaggio politico culturale per il corpo giudiziario, per l’ordine giudiziario, non per il potere giudiziario, il punto di partenza di squilibrio tra poteri è nato perché la magistratura ha dato la sensazione negli ultimi 30 anni di uscire dal proprio perimetro. L’Articolo 104 dice che la magistratura è indipendente e autonoma, il 104 rinnovato dice che l’ordine giudiziario inquirente e l’ordine giudiziario giudicante è indipendente e autonomo, poi si può dire che c’è il potere politico che controllerà la magistratura, ma allora bisogna fare un altro referendum, bisogna riformare la Costituzione. Io vorrei che non si occupassero del referendum sulla giustizia né i politici né i magistrati, questa riforma non risolve tutti i problemi della giustizia, ma indica una direzione di marcia, che dev’essere la chiusura di una fase storica, anche di conflitto tra magistratura e politica. I poteri funzionano, gli ordini funzionano se esiste un equilibrio, ma non dobbiamo mai dimenticare che il potere della politica ha il mandato di sovranità popolare delegato dai cittadini. La mobilitazione del partito sul Referendum è stata ampia, appassionata, di una passione politica che non vedevo da tempo, in ballo ci sono idee su cui noi abbiamo una vocazione precisa, ci riconosciamo, e riconosciamo i socialisti del PSI, e ci sentiamo uniti da una idea semplice e vitale della giustizia che dev’essere garanzia per i cittadini. Noi abbiamo svolto il nostro compito democratico da uomini di sinistra alleandoci con una parte consistente della società civile impegnata sul terreno della giustizia, anche con persone che hanno subito ingiustizia dalla giustizia, rendendo più tangibile che ci stiamo occupando di una cosa maledettamente seria a cui abbiamo dato un contributo affinchè la giustizia possa cambiare in meglio”.