Cultura e eventi

“L’anima popolare” di Flavio Oreglio riparte dallo Zelig. L’intervista (AUDIO)

Milano. Sarà un grande ritorno sulle scene, su questo non c’è ombra di dubbio.
Dopo il “trentennale lungo” (parafrasando “Il Secolo Breve” di Hobsbawm), nel quale ha raccontato e riproposto tutto il suo percorso artistico dal 1985 al 2015 con pubblicazioni editoriali e discografiche, spettacoli, incontri, Flavio Oreglio – attore, umorista e scrittore – riparte dalla musica e da Milano, per riappropriarsi definitivamente della sua storia e della sua natura “cantautorale” come fu agli esordi.
“Cantautore assolutamente – dichiara lo stesso Flavio – nell’accezione storica in cui si colloca il cabaret della Milano del dopoguerra”.
Due serate, venerdì 15 e sabato 16 febbraio 2019, utilizzando quel luogo magico che fu – a cavallo dei due millenni – il laboratorio creativo e la vetrina mediatica che lo traghettarono al grande pubblico come l‟indimenticabile “poeta catartico” (ovvero il Teatro Zelig di Milano), per presentare in prima nazionale “Anima Popolare” (Edito e prodotto da Long Digital Playing Edizioni Musicali, casa discografica milanese di recente nascita costituita da Luca Bonaffini) e distribuito da Ducale Music. Il suo nuovo progetto discografico e live è stato interamente realizzato con il gruppo Staffora Bluzer. Novità assoluta ed interessante: A fianco di Anima Popolare sarà possibile riscoprire alcuni degli ultimi progetti editoriali/musicali e audiovisivi “storici” e antologici del Flavio Oreglio scrittore e canta-attore grazie al “back catalogue” proposto dalla partnership LDP-DUCALE.
Flavio Oreglio ci ha gentilmente concesso un’intervista.

 

– Sei conosciuto soprattutto come umorista, ma la tua attività è abbastanza variegata ed è legata soprattutto all’aspetto musicale…

– “C’è sempre stata la storia legata alla musica, ma le opportunità che sono emerse nella mia vita sono legate più all’ambiente dove io proponevo la mia musica. Questo perché, dopo i miei esordi, nei locali a Milano ho trovato i posti ideali per fare i miei spettacoli come dimensione di ascolto nei cabaret perché lì la gente ascoltava di più. All’inizio lavoravo nei pub e lì trovi la gente che beve la birra e ‘sorbisce’ quello che c’è, quindi sono lì per bere e intanto ascoltano, invece nei cabaret la gente va lì per ascoltare e intanto beve, quindi hanno la predisposizione d’animo completamente diversa. Allora nei cabaret ho trovato il posto giusto dove fare gli spettacoli e poi il cabaret è quello che mi ha permesso di farmi conoscere perché facevo cose diversificate, hanno visto queste cose, mi hanno portato in televisione. Io sono uscito tra il grande pubblico come umorista, satiro, comico (però comico non mi piace), la gente mi conosce per quello perché quell’esposizione lì è stata enorme. Però, anche quando facevo lo spettacolo ‘il momento catartico’, giravo con un gruppo musicale e facevo momenti musicali, monologhi e via dicendo.questo spettacolo aveva cinque minuti di poesie catartiche, poi aveva un’ora e mezza di monologhi, per cui anche in quel momento ho sempre fatto musica e sono sempre stato legato a quel mondo e ancora adesso lo sono perché sono un musicista, un cantautoreciao”.

– Flavio Oreglio, il 15 e 16 febbraio sarai a Milano con “L’anima popolare”, di che cosa si tratta?

– “È uno spettacolo e nello specifico un disco, ho scritto delle canzoni nuove, ho trovato un gruppo che mi ha seguito, ho fatto il disco e lo presentiamo ufficialmente il 15 e 16 febbraio allo Zelig, alla presentazione è allegato uno spettacolo che faremo circuitare nei teatri”.

– Si tratta di una prima nazionale, come è scaturita la scelta del Teatro Zelig?

– “È casa mia, arrivo da lì, poi Zelig è una bella realtà, oltre alla trasmissione è una realtà milanese importante, un luogo importante di Milano dove lo vivi in questo caso più come location. Se devo presentare qualcosa a Milano lo presento allo Zelig che è un posto dove intanto ci sono degli amici che io ritrovo volentieri a partire dal direttore artistico Giancarlo Bozzo ed i ragazzi che lavorano a Zelig, è casa mia quella dove ho vissuto e ci vivo ancora artisticamente in maniera costante. Quindi mi è sembrato giusto ripartire da lì e presentare lì il mio lavoro discografico, poi magari lo presenteremo anche da altre parti, però il primo punto, il primo atto, è stato bello pensarlo lì. Sono comunque legato al mondo Zelig, la gente mi ci collega ed è giusto assecondare questo sentire”.

– In questo spettacolo c’è anche il tributo alla Scuola Milanese, punto di riferimento del cabaret italiano…

– “Innanzitutto mi è stato proposto un contratto di tre anni con i primi tre dischi, il primo lo abbiamo già realizzato e lo presentiamo il 15 e 16 febbraio a Zelig. Ma stiamo già lavorando per il secondo, abbiamo già inciso delle cose, è una componente dello spettacolo che si incrementerà, adesso però è solo una piccola componente. Il secondo disco è dedicato appunto alla cosiddetta Scuola Milanese che è quella fila di autori che tra la fine degli anni ’50, gli anni ’60 e gli anni ’70 hanno caratterizzato la città di Milano. Parliamo di Dario Fo, Giorgio Gaber, Enzo Iannacci, Walter Valdi, sono gli artisti che vengono in qualche modo omaggiati. La cosa particolare, interessante di questa scuola cantautorale è che è nata sperimentalmente nei cabaret di allora, quindi sono due mondi collegati. Però sono cantautori perché i cabaret non lo hanno fatto i comici ma i cantautori, io queste cose le conosco perché ho dato vita all’archivio storico del cabaret italiano, sono vent’anni che studio e ricerco materiali, curo e faccio ricerche storiche e posso dire che la musica d’autore nasce nei cabaret fin dalla fine dell’800 perché sono i luoghi dove si sperimentano le cose con tutto questo linguaggio. Anche qui da noi è stato così: Milano, che è la patria del cabaret italiano, quando si racconta la storia del cabaret in Italia si racconta la storia di Milano. Però non è solo la storia di Milano ma è la storia di tutta l’Italia perché hanno contribuito personaggi che venivano da tutte le parti d’Italia, era Milano il luogo dove succedevano le coste e storicamente è successo questo. Poi in quel contesto c’erano persona da tutta Italia, ma anche persone di Milano che hanno sperimentato le cose ed è nata questa scuola che è diventato un riferimento importantissimo per il cabaret italiano e per il cantautorato, coincidono le due cose”.

– Sei conosciuto soprattutto come “poeta catartico”, come nasce la tua arte ed ironia surreale?

– “Il carattere umoristico-satirico è un linguaggio che mi appartiene da quando ero bambino, a me è sempre piaciuto scherzare, ridere e raccontare le barzellette sotto l’aspetto ludico. L’aspetto ludico non vuol dire che sei un frivolone, ma è un linguaggio. Parlando con Mario Capanna lui diceva che l’umorismo è un vestito che puoi dare al tuo pensiero, ovviamente di dev’essere anche un pensiero. Io sono uno che fa tutte le varie elucubrazioni, che poi magari alcune sono anche delle menate, però sono uno che riflette molto sulle cose che fa, però quando le racconto mi piace tenere vivo un aspetto satirico, umoristico, mi piace anche quel linguaggio lì, anche perché nel mio spettacolo ci sono anche altre dimensioni, ad esempio la poesia e la canzone d’autore. Questo perché l’essere umano è doppio: ci sono dei momenti in cui sei un po’ più poetico e dei momenti in cui sei un po’ più ‘cazzaro’”.

– Sei stato insegnate di matematica e scienze, si tratta di due materie tecniche e diverse dal percorso che ha intrapreso successivamente. Com’è maturata la tua vocazione artistica?

– “La mia vocazione artistica è maturata da subito, da quando ero ragazzo, io suono pianoforte, scrivo canzoni da quando avevo 14 anni. All’inizio, negli anni ’70 fino ai primi anni ’80 ho dato vita ai primi gruppi musicali dove suonavo il pianoforte e le tastiere con degli amici che suonavano il basso, la batteria e strumenti vari. Quindi il mio hobby è sempre stata la musica e anche la scrittura, sia poetica che umoristica, nel frattempo facevo i miei percorsi di studio normalmente: ho fatto il Liceo Scientifico, ho conseguito la maturità, mi sono laureato in Scienze Biologiche con specializzazione in Ecologia. Poi però, nel frattempo, a furia di coltivare l’hobby, mi piaceva l’idea che potesse diventare una professione ed ho cominciato a praticarlo in maniera sempre più professionale andando a lavorare poi nei pub e poi nei cabaret. Quindi ho abbandonato l’attività del biologo e mi sono ridotto a fare il monologo, ho dimezzato gli sforzi”.

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