Cultura e eventi

Ariel Holan, lo Steve Jobs degli allenatori ingaggiato grazie a WhatsApp

Milano. Un messaggio vocale per prendersi la panchina. È stata l’idea di Ariel Holan, ex tecnico del Defensa y Justicia, che ha scelto la tecnologia per presentare la sua candidatura come nuovo allenatore dell’Independiente. Il club argentino era rimasto senza una guida dopo la sconfitta casalinga con il Banfield e durante la sosta invernale ha lavorato per trovare un sotituto al dimissionario Gabi Milito.
Tra i vari possibili allenatori la società ha valutato i profili dell’ex juventino Paolo Montero e di Sebastián Mendéz del Godoy Cruz. Poi è arrivato Holan, che con una trovata  geniale, non solo ha fatto immediatamente il giro del web, ma è riuscito già a conquistare i suoi nuovi tifosi.
Probabilmente Guille, uno dei dirigenti della squadra di Avellaneda nonchè braccio destro del presidente Hugo Moyano, aprendo WhatsApp sullo smartphone deve essere rimasto molto sorpreso. Nell’audio ricevuto il tecnico gli spiegava quali potevano essere, a suo dire, le soluzioni per risollevare il gruppo.
Il messaggio audio:
Traduzione messaggio:

Sono stato per la prima volta a vedere l’Independiente a 4 anni, sono socio del club e conosco la sua storia, nonché i motivi che hanno portato a questo momento. Dal ’60 al ’70 è stata una squadra dal grande cuore e con qualche giocatore di talento. Tra il 1970 e il 1984 ha avuto il suo periodo più brillante, prima per Bochini e Bertoni, poi con Burruchaga, Marangoni e Giusti. Successivamente, nel 1994 abbiamo avuto una grande squadra capace di vincere la Supercoppa. A partire da quel momento l’Independiente è entrato in crisi d’identità, senza un’idea di gioco.

Ho un impegno emotivo verso questo club, ma so che non può bastare. Si è visto con Burruchaga per nove mesi e ora con Gabi Milito per altri sei. I problemi si risolvono con la capacità e la gestione, e queste cose io posso offrirle. Un modello calcistico che sia un mix tra la sua storia agguerrita degli anni Sessanta e quella molto dinamica, intensa per sopperire all’assenza di talento, visto che oggi in squadra non c’è un Bochini o un Burruchaga.

Non si può giocare come il Barcellona perché non ci sono i giocatori adeguati e perché non fa parte dell’essenza di questo club. Serve un calcio pratico e dinamico, “simeonistico” o “bielsistico”. E queste due questioni, sia in attacco che in difesa, te le danno calciatori dinamici. Quindi serve uno sforzo economico, non dico per avere un Tevez o Gago come aveva il Boca Juniors, o un D’Alessandro come ha il River Plate o un Belluschi come ha il San Lorenzo, ma almeno per avere questo tipo di categoria.

 

Appena dopo la sua diffusione del messaggio vocale è diventato in poco tempo virale. Sui social è iniziata a rimbalzare qua e là la voce di Holan e le sue idee. Posizioni che hanno immediatamente conquistato i tifosi de Los Diablos Rojos così come la società che in queste ore ha deciso di cedere davanti alla proposta del tecnico.

Questa presentazione “telematica” non è frutto del caso. In fondo dev’esserci un motivo se in Argentina Holan è considerato lo Steve Jobs degli allenatori. Infatti, il tecnico è diventato celebre dalle sue parti per aver introdotto l’innovazione tecnologica nello sport. Non solo nel calcio. Sì perchè Holan ha allenato anche squadre di hockey.  In qualità di assistente di Burruchaga, aveva iniziato a utilizzare un software, da lui prodotto, per analizzare i dati dei suoi atleti. Oggi, il suo staff conta 12 persone che si occupano di migliorare le componenti tecniche del progetto. Sensori GPS nelle magliette e droni che filmano i movimenti: così Holan guida e controlla i movimenti dei suoi ragazzi.

Testardo e perfezionista. Come vuole il Dna della sua famiglia. Basti pensare che all’età di sei anni la madre decise di fargli ripetere obbligatoriamente la prima elementare.“Diceva che non ero abbastanza maturo e che mi sarebbe servito per essere al livello dei miei compagni al liceo e all’Università”.

Da qui nasce la sua passione per la tecnologia, l’unico strumento in grado di avvicinarlo alla precisione in uno sport in cui il margine d’errore è molto ampio. La sua storia è iniziata nel silenzio di un quartiere povero di Lomas de Zamora. A 16 anni Ariel inizia ad allenare una squadra di hockey, da lì si rende conto che per essere perfetti c’è bisogno di una strumentazione migliore, che vada oltre le lavagnette e gli appunti su dei fogli di carta.

Nel 2001 la crisi aveva messo in ginocchio il paese, ma non le sue convinzioni. La mancanza di denaro non gli impedì di portare avanti il suo progetto. Per questo decise di vendere la sua Renault 19 per comprare il computer di cui aveva bisogno per sviluppare il suo software. La marca? Apple, naturalmente. E anche se gli costò qualche camminata in più, Holan continua a ringraziare l’inventore di quelle straordinarie apparecchiature: “Quel giovanotto (Jobs), mi ha cambiato la vita”.

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