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Alitalia, Azione Civile Abruzzo: “La storia si ripete. La seconda volta in farsa”

Pescara. “Da primario vettore internazionale a micro-compagnia low-cost da sottoporre a nuovi tagli. Questa in sintesi la sorte di Alita(g)lia, l’ex compagnia di bandiera di cui ci siamo privati quando, dopo un ‘fallimento controllato’ e l’uscita dalle quotazioni di borsa a seguito della minacciosa campagna elettorale berlusconiana contro Air France che, nel 2008, si ritira dal possibile accordo e lascia il posto ‘capitani coraggiosi, la cordata guidata da Roberto Colaninno messa in fila da Intesa Sanpaolo, allora nelle mani di Corrado Passera, con i Benetton, Riva, Ligresti, Marcegaglia e Caltagirone. Come ricorda la Repubblica del 26 aprile 2019, la parte sana dell’azienda va a loro, quella cattiva sul groppone dello Stato che si accolla debiti e paga la cassa integrazione. Air France torna in pista: partner strategico al 25% del capitale. E qui rientra anche la Toto Holding, che fonde la malmessa AirOne nella nuova Alitalia (che di fatto la salva) e si ritrova ad essere azionista, nonché “prestatore” di aerei in leasing alla compagnia di bandiera.

Un’operazione che i media stranieri definirono così: “Pittoresco capitalistico” (la stampa di tutto il mondo sull’Operazione ‘Fenice’ di Berlusconi); “Alitalia, peste italienne ” (Alexander de Juniac di Air France); “Folle, uno sport folle l’interferenza della politica sull’Alitalia” (Micheal O’Leary di Rayanair); “Magliana ai magliari” (uno degli ad passati nel palazzo della Magliana come una saetta).

Dopo il taglio di 8mila dipendenti, decine di aerei e centinaia di ‘slot’ in tutto il mondo svenduti per fare cassa (con conseguente diminuzione dei ricavi e aumento dei costi operativi) la situazione non migliora anzi si aggrava. Nel 2013 la compagnia viene ricapitalizzata a spese dei cittadini tramite Poste, mentre i ‘coraggiosi’ se la svignano e Cimoli ed Elia Valori, ex piduista a capo dell’”Armata Brancaleone” (giudice dixit) finiscono sotto processo nel silenzio generale.

Poi un altro ‘salvataggio’, cioè il famoso regalo renziano a Etihad (con cui, si scoprirà in seguito, il cazzaro di Firenze ha legami di affari) con annesso scandalo dell’Air Force Renzi (il malmesso Boeing pagato a peso d’oro e mai usato). Anche gli arabi scapperanno, non prima di aver ulteriormente spolpato la compagnia facendosi cedere gli slot londinesi a prezzi di saldo.

Ed ora si ricomincia, con gli stessi personaggi di allora inversione ridotta. 900 milioni di nuovo prestito, più la partecipazione di Ferrovie, Poste e Tesoro. Ora si capisce il basso profilo recentemente tenuto dai Benetton sul ventilato taglio delle concessioni autostradali, e l’aiutino di FS per giustificare il dietrofront del Governo sull’ingresso di Toto (di cui non possiamo non ricordare i passati legami famigliari con l’esponente di punta del M5S in Abruzzo, Sara Marcozzi), comunque non ancora definitvo, dopo averne apprezzato le farneticanti dichiarazioni su una espansione internazionale dell’ex colosso dei cieli ormai in formato mignon che avevano creato sconcerto nei 5Stelle.

Quindi, il “ritorno dei morti viventi” per dirla alla Romero e il rinvio di un piano industriale sine die, presentano almeno tre tipi di rischio economico-finanziario per il portafoglio degli Italiani: il rischio industriale, connesso alla allegra compagine e all’assenza di qualsiasi idea per non bruciare ma capitalizzare l’ennesimo intervento dello Stato, il rischio di sanzioni europee connesse alle normative antirtust (Atlantia è infatti concessionario di aeroporti e questo potrebbe precluderle il controllo di aviolinee) e di quelle relative alla normativa sugli Aiuti di Stato. Entrambi gli aspetti europei saranno oggetto di valutazione della nuova Commissione Europea, e non saranno certo rose e fiori.

Azione Civile e il suo Presidente Antonio Ingroia chiedono pertanto al Governo di riferire urgentemente al Parlamento e al Popolo Italiano i dettagli dell’operazione ancora segreti, incluso il fantomatico piano industriale ove ne esista uno, di indicare quali nuovi elementi possano far ritenere che chi è stato tra i responsabili dei precedenti fallimenti possa ora ‘salvare’ l’Alitalia, di illustrare quali elementi potranno essere addotti dinanzi alla commissione europea quando il Governo stesso verrà chiamato a spiegare l’operazione e come sarà quindi possibile evitare le probabili sanzioni”. Si legge così in una nota del Presidente di Azione Civile Antonio Ingroia.

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