Politica

Arci Pescara presenta l'”Università di strada – scuola di politica”, interviene il ministro Provenzano

Pescara. Mettere insieme la più grande associazione culturale italiana e l’università, poichè entrambi sono “di strada” per i cittadini, cioè entrambi sono luoghi sociali che rientrano con facilità negli itinerari possibili per chi vuole apprendere e riflettere (ed eventualmente darsi da fare). Questa è l’idea alla base dell’ “Università di Strada – Scuola di Politica”, una iniziativa che nasce in un momento in cui l’Arci ha da poco compiuto 60 anni allo scopo di sostenere la propria campagna pubblica e di opinione sul fatto che al nostro paese servono più cultura e meno paura.
E’ una serie di incontri e di lezioni che possono essere ospitati nei circoli associativi e in ogni altro luogo delle nostre città (librerie, sale pubbliche, scuole, ecc.) dove presentare idee e analisi sulla società e su ciò che riteniamo sia prioritario per una discussione propositiva sulla fase che attraversiamo.
Ad animare le lezioni dell’Università di strada saranno ricercatori ed esperti (non solo accademici) capaci di affrontare temi che solitamente i mezzi di comunicazione di massa trattano con superficialità o su cui direttamente sorvolano.
L’Arci mette a disposizione del progetto i propri circoli e offre un coordinamento nazionale alla rete dell’Università di Strada, il cui rettore è una personalità dall’energia e dall’esperienza non comune come Luciana Castellina.
Il primo incontro vedrà in veste di docente, sabato 23 novembre prossimo, Peppe Provenzano, Ministro per il mezzogiorno.
Le lezioni si svolgeranno sempre di Sabato alle ore 16:00
Sono continuo aumento le adesioni di docenti, ricercatori ed esperti che ci consentono offrire ai circoli e agli altri luoghi che ospiteranno le lezioni dell’Università di strada una serie di argomenti su cui organizzare i nostri eventi, piccoli o grandi che siano.
Molti si lamentano di come gli intellettuali non riescano a riannodare una connessione sentimentale con il proprio popolo.
Noi proviamo a cimentarci nell’impresa, dal basso e senza grandi budget, contando sulla passione per il sapere e sulla sua condivisione collettiva.
I tempi in cui viviamo pullulano di propaganda, di pregiudizi e di scelte strategiche sbagliate.
Purtroppo all’università sono stati riservati tagli micidiali proprio durante gli anni più gravi della crisi economica e finanziaria, quando
molti altri paesi europei hanno fatto esattamente il contrario, aumentando il budget per l’istruzione.
Le tasse per gli studenti si fanno più care, scarseggia la dotazione di borse di studio, il numero dei nostri laureati è tra gli ultimi in Europa. Vi è una situazione sempre più grave nel turn-over tra i docenti, con tanti pensionamenti non sostituiti da nuova occupazione e l’estendersi drammatico dell’area del precariato.
Senza investimenti la didattica e la ricerca vanno avanti come possono, cioè con grandi sforzi individuali che il sistema indirizza verso un’esasperata competizione per risorse scarsissime.
Eppure nelle nostre Università ci sono centinaia e centinaia di giovani ricercatori e di docenti che elaborano una gran quantità di contenuti e di idee su temi di enorme interesse pubblico come l’energia, l’ambiente, i diritti, le disuguaglianze, l’informazione, le tecnologie, l’arte.
Ricercatori e docenti che spesso faticano a trovare luoghi non accademici dove incontrare persone con le quali condividere e discutere il proprio sapere.

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