Politica

Finanziamenti privati e inchieste, Azione Civile: “Inaccettabili gli intrecci economici tra chi dovrebbe garantire il bene pubblico e potentati (im)prenditoriali”

Azione Civile, movimento fondato dall’ex pm e oggi avvocato antimafia Antonio Ingroia, torna sulla vicenda dei finanziamenti a fondazioni vicine a colui che – non più tardi di qualche mese fa – tentò anche di scipparci il nome. Da alcuni giorni diversi organi di stampa sono tornati, con articoli e inchieste, sulle inchieste della magistratura che hanno acceso i riflettori sugli intrecci tra l’allora governo Renzi e alcuni imprenditori locali. Tra questi, secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, l’abruzzese Toto. Ad oggi, lo sottolineiamo per amor di verità e correttezza, non è accusato di nulla e non è oggetto di alcuna indagine giudiziaria. Ma i processi, come sancisce quella Costituzione Italiana tante volte sotto attacco di tentativi demolitori, si celebrano nelle aule di tribunale e di essi deve occuparsi la magistratura. E per le indagini, nella cui fase ci troviamo attualmente (quindi è ancora remota anche solo la possibilità di iniziarlo un processo), ci sono appositi organi dello Stato. Ma, tutto questo, non può impedirci di riflettere e indignarci per la stretta contiguità e permeabilità delle sfere d’interesse tra chi dovrebbe garantire il bene pubblico e potentati economici privati. Che rispondono a tutt’altro interesse, ovvero quello dell’utilità privata, e quindi non dovrebbero minimamente intrecciarsi con chi ha responsabilità di governo e amministrazione pubblica.

Le aziende del gruppo Toto sono detentrici di importanti concessioni pubbliche (pensiamo alle autostrade A24 e A25) e appalti. E potrebbe essere uno dei protagonisti principali del futuro “salvataggio” di Alitalia. Un imprenditore sempre coccolato e deferito dalla “politica” abruzzese, a partire dal senatore ed ex presidente D’Alfonso che arrivò a definirsene “damo”. Come può questa “politica” decidere autonomamente e serenamente, guardando solo all’interesse pubblico, sulla sicurezza e lo stato delle autostrade A24 e A25 (la cui manutenzione è stata oggetto di denunce ed esposti di associazioni ed è finita anche all’attenzione di trasmissione televisive nazionali), sul futuro di Alitalia, sulla tutela dell’acquifero del Gran Sasso? Un acquifero la cui situazione, non dimentichiamolo mai, è finita anche sulle scrivanie di varie procure ed oggi è oggetto di un processo penale a Teramo. E che, dopo i ritardi e i fallimenti commissariali e non solo, attende da mesi un nuovo commissario. La scorsa estate, dopo alcuni rinvii, era stato individuato anche il nome, era stata fissata anche la data dell’arrivo. Poi tutto è evaporato e nulla si è più saputo. Come possono dare garanzie alla cittadinanza istituzioni in mano a personaggi che non riescono neanche a portare avanti i propri atti e che sembrano vivere galleggiando alla giornata? Come è possibile che, dopo tutto quanto successo negli ultimi quindici anni e che Azione Civile ha già ferocemente contestato nei mesi scorsi, si decida di proseguire sulla stessa strada per poi approdare in una sorta di “porto delle nebbie”?

Basta con un Abruzzo ancora ancorato alla subcultura del “re delle raccomandazioni”, ostaggio della mentalità degli “amici, amici di amici e amici degli amici degli amici”, dei favori, del clientelismo e del “s’aggiusta tutto”. Che affonda ovunque il bene comune, dalle nostre coste al ciclo dei rifiuti (ed è cronaca di questi anni, pensiamo alla gravissima situazione del vastese che, insieme a pochissimi altri, continuiamo a denunciare costantemente) regalando praterie sconfinate ad interessi non sempre leciti e puliti, al malaffare e a “colletti bianchi” di ogni risma.

Azione Civile torna a ribadire la posizione già espressa nei mesi scorsi: gli esponenti dei partiti, i loro entourage e le loro emanazioni economiche, devono essere indipendenti e distanti dai gruppi di interesse e potere privato, basta dami e basta rapporti troppo stretti tra potentati economici e (presunti) rappresentanti della cittadinanza tutta.

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