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Le Epidemie: dal Medioevo al coronavirus, la storia si ripete

Dal dicembre 2019 fino ai giorni odierni, nella città di Wuhan, capoluogo della provincia dello Hubei (la città più popolosa della Cina centrale) si è diffusa un’epidemia di un nuovo ceppo di coronavirus.
Le prime forme di tale virus furono isolate intorno alla metà degli anni 60′ dalle cavità nasali di pazienti affetti da raffreddore comune.
Dal dicembre ’19 al 29 gennaio 2020 si sono registrati 132 decessi e circa 6.057 casi di infezione accertata, costringendo così il governo cinese ad evacuare gli abitanti della città di Wuhan, mettere in quarantena i soggetti colpiti e chiudere scuole, università ed esercizi commerciali. Risultato?
Voli internazionali cancellati, sia in uscita che in entrata, crollo della borsa orientale e aumento delle tariffe extracontinentali.
Tale virus conferisce segni e sintomi molto simili a quelli della SARS, altra grave epidemia scoppiata nel 2002, sempre in Cina, la quale provocò 775 decessi nel mondo e più di 8000 persone contagiate.

Durante l’Alto Medioevo, sempre dal continente cinese, si diffuse una vasta epidemia di peste, la grave pestilenza durata 12 anni, dal 1334 al 1346, la quale causò ben 5 milioni di morti in Cina.
Si sviluppò così la peste nera, importata dalla Cina all’Europa nel 1346, passando dalla Siria alla Turchia europea, per giungere poi in Grecia, Egitto e Spagna. In Italia entrò in Sicilia per approdare a Genova e lambire parte di Milano. Siamo nel 1348 e venne colpita anche la Svizzera, successivamente Francia, Inghilterra, Scozia e Irlanda. L’Europa era completamente infetta e al tirare delle somme le vittime arrivarono ad oltre 20 milioni.
Nell’arte e nella Letteratura medioevale ci furono due sommi autori interessati e colpiti dalla peste nera.
Il Petrarca, il quale perse diversi amici contagiati dalla peste e, soprattutto, Laura, la protagonista del suo Canzoniere.
Giovanni Boccaccio nel 1350, nel suo Decamerone, racconta, facendone una cornice pacata ma ben dettagliata, delle morti e degli orrori causati da questa pestilenza.
La velocità di questa diffusione era dovuta al “topo viaggiatore”, il portatore di tale bacillo, lo Yersinia Pestis (dal nome del suo scopritore Alexander Pestis, il quale, come tutti gli esimi batteriologi d’Ottocento, lo isolò nel 1894; basti pensare a Gerard Hansen il quale invece isolò il mycobacterium leprae nel 1898, responsabile dell’epidemia lebbrosa diffusasi sempre durante il Trecento medioevale).
I sintomi? Febbre a 41°, nausea, vomito, diarrea, sonnolenza e tumefazione dei linfonodi, i cosiddetti “bubboni”, per questo conosciuta anche con il nome di “peste bubbonica”.

La peste si ripropose più volte come epidemia, soprattutto in Italia; a Venezia nel 1478, a Milano nel 1576 altresì detta “peste di san Carlo” e poi di nuovo nel 1630 in tutto il Nord Italia, quest’ultima ondata resa celebre dalla penna di Alessandro Manzoni e raccontata nei “Promessi Sposi”.
Nella peste raccontata all’interno dei Promessi Sposi, muoiono Fra Cristoforo, Perpetua, Cecilia e mezzo ducato di Milano; Don Ferrante si rileva uno sciagurato pensando che non fosse contagiosa, poiché tra l’altro era il protettore di Lucia.
E pure si salvarono in tanti, soprattutto Renzo e Lucia.
Nella peste si rivela l’inefficienza degli Stati, le inadeguatezze degli enti e degli ospedali, l’incompetenza dei funzionari e la scarsa organizzazione, un po’ forse, come si sente oggi nei mass media per quanto concerne questa epidemia di coronavirus.

Che dire, la storia si ripete, l’Uomo si evolve e le tecnologie vanno sempre più avanti ma, una cose è certa, di fronte ad eventi di queste proporzioni, nessuna mente e nessun braccio possono placare la rapida diffusione di agenti cellulari cosi microscopici.

Al prossimo racconto, ricco di aneddoti, informazioni e notizie interessanti e divertenti.

Marco STRONA

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