Politica

Discorso del vescovo Bregantini dinanzi al carcere di Campobasso durante la sosta della processione del Venerdì Santo

Grande attenzione del vescovo ai giovani sottolineando la gravità del problema lavoro. Il dolore dei giovani in questo momento è come il dolore raccolto nelle lacrime più vive della Madonna Addolorata. Attenzione anche su una giustizia riparativa e non solo punitiva e sull’importanza di fare impresa in Molise valorizzando la tipicità dei prodotti del territorio. La riflessione del presule di Campobasso si è conclusa con uno sguardo verso il mondo sottolineando che la nostra società non è una società cattiva ma solo “affamata di giustizia di verità, di lavoro e di dignità”. Infine ha esortato a non esultare per la Mega BOMBA di cui avevano parlato i media qualche giorno fa ma dando PANE. «Vorremmo che ci fossero dei MEGA PANINI che scendessero sull’Afghanistan, non delle mega bombe»

Campobasso, 14 aprile 2017

«Ringrazio tutti dalle guardie alla direzione e l’attenzione di tutti è una vita spirituale intensa. Questa preghiera ne è il riflesso! Anche il dialogo che ho avuto in questi giorni, penso ieri lavando i piedi a loro, possono attestare che il cammino è in crescita e che hanno un desiderio grande di essere riaccolti da tutti noi. Sta maturando nel mondo sociale e politico una nuova parola. Non basta una giustizia punitiva ma occorre una giustizia riparativa, lo ripeto la giustizia riparativa. E’ la nuova frontiera della pastorale carceraria che affronta la società. Nella modifica dell’allargamento dell’articolo 21, perché ciò che loro soffrono sia di speranza per tutti. E’ bello a questo punto chiedere proprio al Signore che Dio ci dia la Grazia di capire gli spazi nuovi che vengono avanti. Questa esperienza vuole essere di speranza per tutti! Ecco perché il nostro cuore in questo momento va a tutti i sofferenti, gli ammalati, a coloro che sono nelle case di riposo, negli ospedali, fino in Svizzera. Perché non ci siano più i suicidi assistiti, ma ogni uomo che soffre abbia accanto una figura come Madre Teresa. L’appello che loro ci lanciano è proprio questo: non lasciateci soli. Come Maria non ha lasciato solo il figlio Gesù morente quando ai piedi della Croce lei c’era. Stabat Mater! Ecco perché vogliamo dire grazie a tutti coloro che in tutti i luoghi e modi sanno essere solidali. Un grazie in particolare io lo dico ai sacerdoti, ai diaconi, agli operatori, a tutti coloro che fanno assistenza. Grazie lo voglio dire alle autorità perché accolgano questi appelli. Un grazie a tutti voi. Che non ci sia mai il dito puntato ma la stima reciproca. Il dialogo l’ascolto il gioire del bene dell’altro e non l’invidia, non la gelosia, non l’accusa ma il sostegno nella dimensione, di una realtà sinodale che la diocesi sta vivendo anche per l’allargamento e la valorizzazione della Chiesa della Libera, per il tempo dell’Adorazione Eucaristica. Per l’intensificazione della Casa degli Angeli come luogo di accoglienza e di sostegno a chi è ammalato nel corpo, a chi non è nutrito, a chi è solo, a chi non ha difese. Uno sguardo immenso lo eleviamo ai giovani senza lavoro. Sono la realtà più grande, sono le lacrime più vive di questa statua della Vergine Maria. Anche questa mattina, come dicevo in Cattedrale, quante lacrime ho raccolto di ragazzi che non capiscono il perché per loro non ci sia lo spazio, perché loro siano lo scarto e perché la società degli adulti sia chiusa a loro e perché la politica non sia più snella e più attenta! Ma anche a loro io mi rivolgo anche ai giovani perché non buttino via questo tempo ma lo valorizzino con realtà imprenditoriali che già ci sono in atto. Coraggiose ed innovative. Allargo gli orizzonti per ringraziare e sostenere tutte le iniziative per le nostre scuole. Abbiamo sofferto molto anche a livello istituzionale perché questo inverno per la realtà delle scuole chiuse o comunque costretti a fare i turni. Vorremmo veramente che sia al cuore di tutti la realtà della scuola, la cultura, le biblioteche. Come sempre pubblica resti l’acqua, che non sia mai privatizzata, ma sia sempre capace di dare alla realtà nostra un’esperienza grande. Ed ecco perché allora io lascio un pezzetto del mio dire a Paolo VI ed è il messaggio che con i Vescovi del Molise abbiamo rivolto a tutti voi. Traggo dal n° 32 della Populorum Progressi, questo sguardo di coraggio. cinquant’anni fa. “La situazione presente deve essere affrontata coraggiosamente e le ingiustizie che essa comporta combattute e vinte. Lo sviluppo esige delle trasformazioni audaci, profondamente innovatrici. Riforme urgenti devono essere intraprese senza indugio. A ciascuno di assumervi generosamente la sua parte, soprattutto a quelli che per la loro educazione, la loro situazione e il loro potere si trovano ad avere delle grandi possibilità di azione. Che, pagando esemplarmente di persona, essi non esitino ad incidere quello che è loro, come hanno fatto diversi martiri attuali!”. Con lo sguardo ai martiri Copti dell’Egitto dove il Papa si recherà a fine Aprile, tra qualche giorno. E allora noi abbiamo tratto da questo numero 32 un invito a delle trasformazioni audaci. Le indico con molta forza e profezia, ma insieme con dialogo reciproco.
Custodire l’identità dei nostri borghi, così belli in Molise, offrire una sanità, di qualità integrata, poiché connessi si lavora meglio e si offre di più. Riscoprire la bellezza delle nostre campagne difese però da un mercato che non rispetta la nostra tipicità. Accogliere i migranti, integrandoli; non andare a fare la spesa né a Pasqua né a Pasquetta perché anche le ragazze e le commesse hanno il diritto di fare anche loro la vacanza con i loro figli. E’ la loro pasquetta! Anche loro! Non devono essere violentate da noi che per comprare la camicie dobbiamo scegliere la pasquetta. E’ assurdo e indegno! Procedere nella riforma coraggiosa della GAM che è il cuore dell’industria della nostra terra. Certi dei sacrifici di oggi, saranno fecondi domani. Ai sacerdoti chiedo sempre di tenere alta la forza della parola perché la parola di Dio che cambia le comunità dando precedenza all’adorazione e alla preghiera. E ai giovani, chiudo, non si stanchino mai di sperare creando spazi di autoimprenditorialità!
E uno sguardo permettete lo rivolgo al mondo! E’ indegna l’esultanza per la mega BOMBA che la realtà mediatica ha fatto. La realtà non è andata avanti ieri con la mega bomba, è andata indietro. Perché non è dando bombe che si risolve la problematica della Pace, ma dando Pane. Vorremmo che ci fossero dei MEGA PANINI che scendessero sull’Afghanistan, non delle mega bombe. Questo è il punto! Oggi il mondo è, come lo ha definito san Francesco che guardando il lupo di Gubbio ha detto: “tu sei cattivo perché sei affamato”, capite? Il mondo se è cattivo non è perché è cattivo ma perché è affamato, perché ha fame di giustizia di verità, di lavoro, di dignità. Ecco perché bisogna raccogliere questo gesto di Maria vicino a Gesù: Stabat Mater. Noi vogliamo chiedere veramente alla Vergine Maria di benedire, di benedirci e di darci questo coraggio e questa forza di stare sempre vicini a chi soffre dando una carezza, alleviando le difficoltà asciugando le ferite, ascoltandone i gemiti.
Per Cristo nostro Signore, Amen!».

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