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IL MICROSCOPIO: che invenzione, tanto indispensabile oggi giorno!

Lui è Anton van Leeuwenhoek, olandese di Delft, nato nell’ottobre del 1632, in un anno bisestile proprio come questo che stiamo attraversando (anno bisesto anno funesto), lo stesso anno in cui Rembrandt, pittore fiammingo, dipinge “lezione di anatomia del Dottor Tulp”, opera d’arte intrisa di Medicina moderna, esposta al Mauritshuis, L’Aia, sempre Paesi Bassi.
1632 anno in cui il sommo Galileo Galilei pubblica il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” sostenendo la teoria copernicana eliocentrica e confutando la più atavica tolemaico-aristoteliana; la Terra gira, gira e rigira.

Ma torniamo al nostro ottico e naturalista Van Leeuwenhoek; cosa dobbiamo a lui, o meglio, cosa deve il mondo scientifico e civile ad uno ‘scienziato’ del XVII secolo?
Fermiamoci adesso a riflettere un attimo, proprio oggi, ora… In questo periodo di disagio mondiale sanitario, economico e sociale.
Si ha ancora difficoltà nel produrre e dispensare al commercio un vaccino per debellare tale coronavirus, testarlo, controllarlo e verificarlo minuziosamente in laboratorio e poi in vivo, prima di poter vaccinare noi adepti di tale sistema.
Per carità, è normale che ci vuole del tempo e che c è ne vorrà, sopratutto per la salute futura di noi esseri umani industrializzati e non.
Ma prima di tutto ciò, cosa è stato necessario e indispensabile per poter arrivare successivamente allo studio di un vaccino o molecola magica contro questo o quell’altro agente patogeno?
Scoprire, guardare, studiare e isolare la molecola X, ossia per noi attualmente, il COVID-19… e questo per mezzo di cosa?
Del MICROSCOPIO.
È questo che dobbiamo ad Antoine V. L., altresì ad altri grandi ottici olandesi… E si, in quegli anni, gli olandesi erano forti e ferrati sull’ottica e sulle lenti, erano gli anni in cui si studiavano e progettavano anche i telescopi, pensiamo ai fratelli Janssen e all’illustre Leibniz per esempio.

Van Leeuwenhoek riuscì a creare uno strumento che “zoommava” fino a 300x, studiando in primis la trama e l’ordito dei tessuti naturali che vendeva.
Studió successivamente delle particolari cellule, i protozoi, mentre analizzava l’acqua piovana e gli definì ‘animalcula’; era il 1677.
Poi scoprì, senza definirli, spermatozooi, batteri, capillari, vasi e perfino i globuli rossi.
Van Leeuwenhoek concluse che esistevano, in natura e nell’Uomo, elementi non visibili all’occhio nudo. L’ unico, a quel tempo, ad aver analizzato una cellula viva.
Cartesio sosteneva che la materia è inerte e non c è nulla. Tutto ciò dimostrava il contrario.
“Non c’è nulla di morto nell’aria” cit.personale

Questo strumento innovativo donerà agli scienziati futuri la possibilità di affinare sempre più egregie scoperte.
Basti pensare che nel 1661 Marcello Malpighi, anatomista pavese, ne fece un’arma vincente per imponenti descrizioni anatomiche, specie nel sistema cardio vascolare, confermando così le scoperte fatte nel 1628 da William Harvey, colui che descrisse la circolazione sanguigna.
Durante il secolo buio il microscopio compie altre evoluzioni, tuttavia il grande slancio nello studio cellulare fu proprio nell’Ottocento, ove i biologi tedeschi faranno da padroni nella comprensione che non è l’organo ad essere malato, secondo le teorie del Morgagni, ne il tessuto, bensì la cellula.
Pertanto tali studi portarono Rudolf Virchow, biologo tedesco, nel 1858 a coniare ‘Omnis cellula e cellula’, ossia che una cellula nasce da un’altra cellula. Ed ecco la moderna Teoria Cellulare.

La struttura cellulare del Covid-19 e tutto il suo ‘dna’ oggi lo conosciamo grazie a questo strumento eccezionale che nel corso del tempo si è evoluto ed ha evoluto il mondo intero.
E allora pensiamoci, le grandi scoperte, provengono dall’analisi di minuscole, piccolissime ed invisibili particelle che sembrerebbero, in prima battuta, insignificanti.

E solo così che prestando attenzione alle piccole cose ci faremo grandi dentro e fuori.
D’altronde, quel principe piccolo ci diceva, ‘l’ essenziale è invisibile agli occhi’.

MARCO STRONA

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