Cronaca

Presentato un atto di intervento al TAR di Pescara in difesa del Regolamento antenne del Comune di Chieti oggetto di un ricorso di TIM SpA che ne contesta alcuni articoli

Pescara. Era stato annunciato ed è stato fatto: il WWF ha presentato un atto di intervento al TAR, sezione di Pescara, per schierarsi accanto al Comune di Chieti nella battaglia legale in difesa del Regolamento antenne, approvato all’unanimità a fine settembre dello scorso anno. La vicenda è nota: il Consiglio comunale ha recepito parte delle richieste presentate dal WWF Chieti-Pescara tra cui il divieto di installazione e di sperimentazione della tecnologia 5G sino a quando non ne sia provata la innocuità per la salute umana. Questo articolo e alcuni altri (ad esempio il divieto di installare antenne nei luoghi di culto, previsto dal Regolamento al pari di identico divieto su case di cura e scuole) non sono piaciuti a TIM SpA che ha presentato un ricorso al Tribunale Amministrativo. L’azienda di telefonia del resto si era già opposta al precedente regolamento del 2017. Il Comune ha presentato una propria articolata memoria difensiva, a cura degli avvocati Patrizia Tracanna e Marco Morgione, alla quale si è ora aggiunto il WWF che si è affidato all’avvocato Francesco Paolo Febbo.

Nella sua memoria l’avv. Febbo chiede al Tribunale di rigettare sia il ricorso originario che quello per “motivi aggiunti”, che riguarda specificatamente la nuova versione del Regolamento, quella varata lo scorso anno. “Al di là delle ragioni squisitamente giuridiche – spiega il legale – in base alle quali TIM non ha titolo per opporsi a un provvedimento di carattere generale in assenza di un eventuale danno diretto nei suoi confronti, quello che al WWF preme è salvaguardare il principio di precauzione saggiamente considerato dal Regolamento comunale che intende posticipare interventi basati su una tecnologia innovativa e oggi sostanzialmente sconosciuta nei suoi effetti, alla conferma da parte della scienza della sua innocuità per la salute collettiva e per l’ambiente”.

“Ci sono autorevoli ricerche indipendenti – sottolinea invece la presidente del WWF Chieti-Pescara Nicoletta Di Francesco – che evidenziano rischi per la salute umana legati all’inquinamento elettromagnetico e gli stessi studi che sembrerebbero esprimersi a favore di queste tecnologie ammettono che, in particolare per il 5G, occorrono ulteriori e più approfondite ricerche. La pandemia attualmente in corso ha drammaticamente dimostrato come la salvaguardia della salute sia un bene assoluto al di sopra di qualsiasi altra esigenza di qualunque tipo; nel contempo ha sottolineato l’obbligo, da parte delle autorità politiche nazionali e locali, di impegnarsi a livello prioritario per tutelare quei beni, come appunto i consiglieri comunali di Chieti, di tutte le forze politiche, hanno inteso fare proprio con gli articoli che TIM contesta di quel regolamento e che sono stati in parte inseriti anche grazie a un approfondito confronto con il WWF in sede di commissioni consigliari e attraverso le osservazioni che abbiamo presentato”.

Il presunto aiuto che verrebbe dalle nuove tecnologie in una epoca storica in cui i contatti sociali sono possibili soltanto a distanza non è una argomentazione a favore del 5G, anzi tutt’altro: fino a quando non sarà dimostrato da studi scientifici indipendenti che l’esposizione alle radiazioni non è nociva sarebbe assurdo sottoporre la collettività a ulteriori rischi. E inoltre il maggior vantaggio promesso da questa nuova tecnologia, il cosiddetto “internet delle cose” che ci permetterebbe di colloquiare con gli elettrodomestici di casa, non ha alcun interesse per chi oggi, e presumibilmente anche nel prossimo futuro, deve trascorrere quanto più tempo possibile, comprese le ore di lavoro, all’interno del proprio appartamento.

“La tutela della salute, sancita dall’art. 32 della nostra Costituzione, e quello della natura non sono – conclude l’avv. Febbo – valori di parte ma beni e necessità collettivi così come il principio di precauzione è un valore assoluto sancito anche dalla normativa europea. La politica e anche le aziende devono tenerne conto”.

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