Cronaca

Attivisti No Gas dall’Abruzzo manifestano a Civitavecchia contro le fossili VIDEO

Pescara. Stamattina diversi attivisti del Coordinamento No Hub del Gas abruzzese hanno manifestato nei pressi della centrale a carbone TVN di Civitavecchia con i comitati e i movimenti provenienti da tutta Italia.

Gli attivisti abruzzesi da anni contrastano la trasformazione del territorio a beneficio della realizzazione del cosiddetto “Hub del gas” che vogliono realizzare attraverso la costruzione della centrale Snam di Sulmona, del gasdotto Snam “Sulmona -Foligno”, del gasdotto “Larino-Chieti” nonché con la costruzione o il potenziamento di diversi stoccaggi sotterranei, da quello del Treste a quello di S.Martino sulla Marrucina.

“Negli ultimi mesi – si legge in una nota – molte imprese del settore energetico ma anche ministri e parlamentari di ogni schieramento, sostengono a gran voce che l’Italia è già pronta ad attuare una transizione ecologica epocale in piena sintonia con le indicazioni che arrivano dall’IPCC.

In realtà, quella che da molti viene spacciata come la riconversione “green” del sistema energetico nazionale, sta posizionando il gas, che di ecologico non ha nulla, al centro di tanti costosissimi progetti sparsi in tutta Italia. Dalle trivelle ai gasdotti, dai rigassificatori alle nuove centrali, passando per gli hub del gas e per la metanizzazione di intere regioni, il nostro Paese continua ad autorizzare e ad investire miliardi di euro nei combustibili fossili.

Gli ultimi dati provenienti da ricerche internazionali pubblicate sulle migliori riviste scientifiche e realizzate grazie a recenti dati raccolti dai satelliti mostrano che lungo la filiera del metano – pozzi, gasdotti, stoccaggi e rete di distribuzione – le perdite di gas sono enormi, anche 5 volte più grandi di quanto ammesso dalle aziende. Il metano è un gas serra 80 volte più potente della CO2 nell’arco di 20 anni. Per questo pensare di puntare sul gas è totalmente anti-scientifico e pericoloso per il futuro del Pianeta.

Purtroppo, legittimate anche da alcuni importanti documenti di indirizzo nazionale (SEN e PNIEC in primis, nonostante le osservazioni formalmente prodotte da un centinaio di associazioni) molte imprese continuano a lavorare indisturbate alla realizzazione di grandi opere inquinanti e climalteranti.

In questo scenario il timore che il phase out del carbone non venga affatto completato entro il 2025 è più che concreto. Alcuni gruppi attualmente alimentati a carbone potrebbero, infatti, rimanere in piedi per essere usati come riserva fredda. Al danno delle nuove centrali a gas si aggiungerebbe, dunque, la beffa di impianti a carbone non del tutto smantellati.

Per questo i comitati attivi nella campagna nazionale “Per il clima, fuori dal fossile” si sono dati appuntamento a Civitavecchia e chiedono a Governo e istituzioni competenti:

1) che siano chiuse tutte le centrali a carbone ancora attive sul territorio italiano entro e non oltre il 31 dicembre 2025;

2) che venga vietata la realizzazione di nuove centrali turbogas a partire dai progetti di Brindisi, Civitavecchia, Fusina e La Spezia;

3) che siano bloccati tutti i cantieri afferenti alla realizzazione di opere riconducibili all’estrazione, al trasporto e allo stoccaggio di combustibili fossili;

4) che cessi immediatamente ogni forma di finanziamento pubblico ai combustibili fossili, gas compreso;

5) che i fondi così recuperati vengano utilizzati per la bonifica dei siti inquinati e per un serio utilizzo delle energie rinnovabili.

Per tutti questi motivi, perché la transizione ecologica non sia la nuova facciata del solito modo di fare impresa a danno del territorio e delle comunità, la campagna nazionale ha realizzato oggi questo primo presidio a Civitavecchia”.

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