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Felice Del Gaudio ci parla di “Harmonia Mundi”, il suo settimo album da solista

Milano. Harmonia Mundi è il settimo album da solista di Felice Del Gaudio. Vivere l’armonia del mondo, attraverso la contemplazione e la riflessione, è lo scopo finale del progetto dell’artista lucano che, con questa sorta di “best of” raccontato in nove tracce, regala la sua strenna natalizia a fan e ad appassionati di musica di altissima qualità. L’artista ci ha gentilmente concesso un’intervista.

– “Harmonia Mundi” è il tuo nuovo album, di che cosa si tratta?
Direi sinteticamente un bisogno, una necessità interiore, forse da un congenito impulso verso la riflessione e quindi ad imparare dalle proprie esperienze oltre che da quelle altrui, un apprendere a riascoltarsi, ritrovare cosa c’era di buono e cosa meno: come in un trasloco, passiamo minuti o giorni preziosi a rimuginare cosa vale la pena trascinare dietro con sé. O forse é appena vecchiaia che avanza! Scherzi a parte, a proposito di Harmonia Mundi, il titolo forse la dice più sinteticamente di me. Arriva il momento, non uno ma uno dei tanti, nell’arco o archetto (sic!) di una vita e quindi di esperienza, nel quale vuoi sentire questa armonia tra te, il tuo vissuto, il tuo strumento e la pulsazione del cosmo. Credo che capiti a molti, se non a tutti. Ma anche la voglia/esigenza di lasciare una traccia, un sentiero possibile ai più giovani…

– La raccolta contiene brani già incisi e rimasterizzati per l’occasione con l’aggiunta di un inedito. Quale nuovo impulso si vuole dare ai brani?
In realtà non penso di dare impulso ai brani. Ho selezionato brani che per un motivo o per un altro possano dare impulso all’ascoltatore. Non sono una popstar e nemmeno un fenomeno da circo musicale, ma posso dire di aver fatto la mia parte nel dare linfa a idee musicali che non sono preconcette o facenti parte del business mainstream.  L’ importante è aver disegnato delle possibilità, delle alternative creative, aver indicato un percorso che va verso la creatività la diversità. Certo che dominare la tecnica è fondamentale, ma non è sufficiente senza toccare l’anima o almeno l’immaginario di quell’anima.

– L’album contiene nomadismo culturale, bellezza interiore ed esperienza meditativa. Cosa rappresentano per te questi aspetti?
Attraverso le melodie e le armonie di questo lavoro cerco di ricreare figurativamente il sentore di mondi lontani, unire suoni di culture diverse e rievocare esperienze passate che favoriscano l’immedesimazione per dare ad Harmonia Mundi l’esperienza del viaggio. Credo che la mia esperienza mi abbia regalato o restituito le cose che mi incuriosivano fin da ragazzo. Come disse l’Ulisse dantesco, “fatti non foste per viver come bruti!” …prima dei miei 15 anni, sì, c’era Lucio Battisti, ma chi veramente mi toglieva il fiato era Mina, con “le Acque di Marzo” di Jobim. Anche prima che la mia carriera musicale fosse consolidata, ho sempre sognato di visitare i luoghi del mondo che mi hanno musicalmente influenzato: il Brasile, New York, Londra, certo, ma soprattutto mi ha stimolato ritrovare certi legami connessi a radici comuni tra il mio Sud sia con l’Africa si col vicino oriente. Tra l’altro, tornando a Lucio Battisti e al suo lavoro a mio parere più musicalmente innovativo (tuttavia meno conosciuto) “Anima Latina”, possiamo vedere come abbia tutte le carte in regola per mostrarsi prodotto di un viaggio.

– Nell’arco della tua carriera musicale tante collaborazioni importanti. Cosa hai dato e cosa hai ricevuto da queste collaborazioni?
Se non avessi già premesso la mia grande curiosità (intellettuale e musicale) il discorso sarebbe ancora molto lungo! Tuttavia colgo quest’occasione per ricordare qualcuno di diverso dai grandi nomi che trovate facilmente nelle mie biografie, vorrei spendere due parole per i meno illustri, coloro che da ignari maestri mi hanno condotto e guidato lungo il mio percorso. I miei genitori; il mio primo maestro, che dopo le prime note mi mise subito al basso; i primi giovanissimi colleghi, che pur avendo talento non hanno poi creduto si potesse vivere di musica e coi quali ancora oggi suono appena capita l’opportunità. Più tardi, furono altri colleghi a darmi fiducia, ispirazione e perché no, anche grandi soddisfazioni artistiche. Alcuni di loro ha senso ricordare per le loro grandissime carriere: Pino Mango, Claudio Lolli, Lucio Dalla. Cosa ho dato? Forse proprio il rispetto verso il loro essere artisti, sempre rendendo chiaro che ero lì per imparare. Loro mi hanno dato la consapevolezza delle mie qualità, ma soprattutto sono stati maestri capaci di insegnarmi grandi lezioni di vita. Una di queste è che nel suonare non vale solo la tecnica, bisogna entrare nello spirito della musica e saper interpretare. Bisogna avere chiaro cosa si vuole capire e come lo si può esprimere. E allora ci va tutta una vita. In Harmonia Mundi c’è la voglia di trasmettere tutto questo. Cercare un proprio percorso espressivo e introspettivo, nello studio dello strumento e… in noi stessi.

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