Economia

Brugnoli: “L’Italia deve avere il coraggio del futuro”. Politiche attive del lavoro, all’incontro di Confindustria interventi di Fater, Adecco e Umana

Pescara. “I fondi del Recovery Found sono importanti per il futuro del nostro paese, sono più partite da giocare con la stessa maglia perché siamo un’unica nazione con delle visioni strategiche comuni, oppure ci sarà il rischio che questi denari che arriveranno, non gratuitamente, saranno un’ulteriore occasione persa di rilancio per il nostro paese”. A parlare è Giovanni Brugnoli, vice presidente nazionale per il Capitale umano di Confindustria.

Un intervento, quello di Brugnoli, che ha chiuso i lavori del webinar “Forum politiche attive del lavoro: esperienze a confronto”, organizzato ieri pomeriggio da Confindustria Chieti Pescara, presieduta da Silvano Pagliuca.

“Abbiamo fortemente voluto questo Primo Forum Politiche Attive del lavoro”, ha detto Luigi Di Giosaffatte, direttore generale di Confindustria Chieti Pescara, “il futuro del nostro paese si fonda su un’occupazione vera, sana e intelligente. L’Italia è come Oxford rispetto al resto dell’Europa, è eccellente per quel che riguarda le politiche passive come il sostegno al reddito, ma in periodi di forte crisi non dà risposte adeguate per l’occupabilità delle persone. Per declinare le politiche attive nel nostro paese, dobbiamo agire sul sistema dell’education, sviluppando il concetto di formazione in quello di apprendimento continuo”.

In un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, in cui si parla sempre più frequentemente di politiche passive del lavoro, prima di tutto gli ammortizzatori sociali, l’iniziativa promossa dal Tavolo tecnico delle Politiche attive di Confindustria Chieti Pescara ha rappresentato un’occasione importante per ragionare a livello più ampio su quelle che sono le politiche attive.

“Il bisogno di lavorare è un bisogno adulto”, ha detto Mario Barbieri, responsabile nazionale Politiche attive del lavoro di Umana spa, “la mancanza di un accesso a un reddito, a un futuro prossimo mina la nostra stessa sfera di intimità, la serenità personale, la dignità come persone. Le politiche attive del lavoro sono pilastri fondanti per l’Italia, la quale però manca di unità. Il Sud infatti paga ancora lo scotto di misure discontinue e poco professionali. Bisogna compiere una rivoluzione digitale e attivare più competenze nella cittadinanza”.

Significativo anche lo sguardo ad esperienze d’oltralpe, riportate da Renaud Damesin di Adecco Group Francia. “Come tutti i paesi del pianeta”, ha detto, “la Francia sta affrontando una crisi sanitaria ed economica eccezionale. Le relazioni con il servizio pubblico per l’impiego sono molto diverse ed è probabile che si sviluppino fortemente per far fronte alle sfide della crisi. Ma questo sviluppo sarà veramente efficace solo se effettuato con fiducia. In effetti, le nostre azioni e i servizi sono complementari, ma senza fiducia reciproca possono apparire come concorrenti. E’ per questo che anche Stato e regioni hanno un ruolo da svolgere, incentivando progetti pubblico-privati”.

Durante il webinar ci sono state testimonianze aziendali provenienti dai territorio abruzzesi. “Cambiare è difficile ma non cambiare è fatale”, ha detto Carlo Vallone, responsabile delle Relazioni industriali Fater spa, “bisogna evitare la dispersione del know how e mantenere nella stabilità contrattuale la flessibilità dei contratti atipici. In Fater puntiamo alla crescita personale e professionale, a valorizzare il know how nel territorio, alla flessibilità e alla corporate social responsibility”.

“Le curve occupazionali rispondono alla dinamica economica, non tanto a quella giuridica”, ha affermato durante l’incontro da remoto l’avvocato Andrea Bonanni Caione, “bisogna puntare alla massima occupazione delle persone rispettando quelle che sono reali esigenze delle aziende. Le politiche attive fanno sì che le esigenze di un territorio e di un’azienda si traducano in regole certe”.

“Con il Next Generation EU” ha concluso Brugnoli, “abbiamo l’occasione di rilanciare le politiche formative in un Paese, il nostro, che su questo tema ha sempre investito poco. C’è bisogno di una progettualità efficace che abbia il coraggio di costruire per le prossime generazioni e di alzare lo sguardo. Proprio per questo Confindustria si è messa a disposizione delle istituzioni che si occupano di formazione per portare il suo contributo di idee e di visione. E abbiamo intensificato i nostri incontri con i decisori pubblici che sono ormai quotidiani. Perché non avremo altre occasioni per cambiare le cose e costruire finalmente un Paese efficiente e pronto alle sfide globali. L’Italia deve avere il coraggio del futuro”

Tra i relatori intervenuti anche Claudio Soldà di Adecco Group Italy e Giuseppe Venier di Umana spa. Tantissimi gli imprenditori e i portatori d’interesse che hanno preso parte al webinar.

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