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“Siamo vicini”, il nuovo brano di Renato Torre. L’intervista

Dal 6 novembre é disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming “Siamo vicini”, nuovo brano di Renato Torre.

L’amore a distanza, baci mandati da un balcone all’altro per sentirsi più vicini: “Siamo vicini”, il nuovo brano di Renato Torre, racconta la storia di due ragazzi costretti alla distanza imposta dallo scorso periodo di lockdown. Una condizione totalmente inaspettata, una realtà alienante che ha messo alla prova anche i rapporti più forti e consolidati.

L’artista ci ha gentilmente concesso un’intervista.

– “Siamo vicini”, è il tuo nuovo brano. Di che cosa si tratta?
– “Siamo vicini” è un brano colmo di speranze che ho scritto nel periodo del lockdown, a maggio 2020, ed è un brano che racchiude una storia d’amore con il retroscena appunto della pandemia.
– Quanto è difficile in questo periodo portare avanti i rapporti interpersonali, amorosi e non?
– Chiaramente è difficile per tutti, è un periodo molto intenso, un periodo in cui dobbiamo veramente avere pazienza, cosa che ormai in questi anni ci è davvero lontana, la pazienza, anche come parola. Siamo succubi di una vita talmente frenetica che non sappiamo più nemmeno cosa voglia dire avere pazienza, nel senso che vuoi tutto subito, soprattutto i giovani. Io credo che questa sia una cosa non bellissima nel senso che fare le cose di fretta non porta a nulla, porta a fare le meteore, così come le meteore uno passa e non si vede più.
– Il videoclip ufficiale del brano è diretto da te, come lo hai impostato?
– Il videoclip è letteralmente una trasposizione cinematografica del testo della canzone. Tutte quelle immagini che sono state proposte in “Siamo vicini” nel video vengono riprese con la telecamera. Così nasce il videoclip: dall’idea di mettere in video quello che è il testo semplicemente.
– Come hai scoperto la tua passione e come l’hai coltivata?
– La mia passione per la musica cresce con gli anni e pian piano, crescendo anch’io, veramente ho scoperto che è una cosa che mi piaceva. A 4 anni ho iniziato a studiare violino, ero piccolissimo, poi ho suonato in diverse orchestre, ho partecipato anche a diversi concorsi e ho superato anche due esami al Conservatorio, uno di strumento ed uno di solfeggio. Poi a 13 anni ho iniziato a studiare canto perché ho sempre avuto questa cosa che mi piaceva, volevo cantare, prima di genere lirico poi sono passato al canto moderno e ho iniziato anche a suonare la chitarra che oggi mi accompagna su molti palchi. Poi all’età di 16 anni ho iniziato a scrivere le mie prime canzoni, ho costruito un piccolo studio a casa mia e ho iniziato a produrre i miei pezzi come “Siamo vicini”
– Quanto ti manca l’attività live?
– Mi manca veramente tantissimo, il palco è quella cosa che per un artista è sacra, che lo rende vivo, che lo fa alzare dal letto e dice “cavolo, adesso parlo con il mio pubblico” e questa è una cosa che manca veramente tanto. Però la speranza appunto c’è, così come in “Siamo vicini” c’è anche in me e spero ci sia in tutti noi. Spero che con questo brano possa entrare nella vita delle persone un briciolo di quella speranza di cui parlo e una scintilla che magari ci faccia stare un po’ con il sorriso la mattina.

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