Parlane con Enza

Giornata internazionale delle persone con disabilità

Essere donne è già di per sé non facile in una società come la nostra, dove ancora oggi si combatte una grande battaglia per la difesa delle stesse, ed essere donna disabile lo è ancora di più.
Quando si parla di violenza sulle donne ci si dimentica di includere l’aspetto della disabilità. Si minimizza e si parla troppo poco e male delle violenze e delle discriminazioni nei confronti di donne e ragazze “diverse”. Persone vittime di una discriminazione multipla, da una parte di genere, dall’altra legata alla disabilità. Protezione e tutela deve essere alla base di tutto, se ciò non avviene non possiamo considerarci una società civile e avanzata.
La violenza “invisibile” sulle donne disabili è un’attualissima piaga silenziosa che DEVE essere scoperchiata. Non si tratta di donne di serie B. Essere disabili non significa dar loro meno rispetto. La giornata del 3 dicembre ci ricorda l’importanza di valorizzare ogni individuo e di abbattere le barriere che limitano diritti imprescindibili. È la Giornata internazionale dedjcata alle persone con disabilità, proclamata nel 1981 con lo scopo di promuovere i diritti e il benessere dei disabili. Loro sono molto più a rischio di violenza. I fattori di rischio derivano da stigma, discriminazione e ignoranza.
I numeri spaventosi delle violenze subite dalle donne meno fortunate – spesso dentro alle mura domestiche – non danno tregua.
I dati Istat ci informano che la violenza più ricorrente è quella psicologica, subita dal 54% delle donne, segue con il 37% la molestia sessuale e la violenza economica il 9%.
I molestanti – che magari è lo stesso cavegiver – approfittano del fatto che spesso la vittima, a causa di problemi cognitivi e/o psicologici non si rende neanche conto di quello che sta succedendo, rendendola un soggetto vulnerabile, sottoposta a ogni prevaricazione Questo perché il più delle volte sono totalmente dipendenti dagli stessi aguzzini, pertanto la denuncia delle aggressioni risulta difficile se non impossibile. Si genera così “mortificazione nella mortificazione.”
Scenario estremamente grave e serio.
Poche sono le donne che superano la paura e con coraggio dichiarano di aver subito una qualche forma di violenza. Alcune di esse ci provano attraverso lo sguardo, ma la sensibilità di chi guarda i loro occhi non è tale da riuscire a capirle. Altro grande ostacolo verso la denuncia è che Il numero 1522 è inaccessibile a molte donne con disabilità. Ad esempio, alle donne sorde, alle donne afasiche, alle donne con disabilità motoria che non possono utilizzare il telefono in autonomia o con le condizioni di riservatezza. È necessario, quindi, predisporre un accesso multicanale ai servizi antiviolenza che consenta alle donne con disabilità di utilizzare la modalità di fruizione più adatta e comoda per loro. Questo, come tanti altri argomenti riguardanti qualsiasi tipo di violenza deve trovare accoglienza nelle scuole di ogni ordine e grado.
In qualità di docente posso confermare la validità di interventi educativi nelle scuole contro gli stereotipi di genere e contro quelli inerenti la disabilità. Interventi, peraltro, in linea con le disposizioni contenute nella Legge 107/2015, la cosiddetta “Buona scuola”. Ritengo però, come per qualsiasi altro progetto, che se le buone intenzioni proposte dalla scuola non vengono sposate dalle famiglie, ogni tentativo di successo rimane vano. Concludo dicendo che non è stato semplice tirare le fila di un argomento così delicato, e non escludo che possa essermi sfuggito qualche ulteriore aspetto, in tal caso vi invito a segnalarmelo. Le preziose integrazioni proposte e il confronto saranno utili nella ricostruzione del quadro di riferimento.

Enza Nardi Autrice

 

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