Cultura e eventi

Pescara, Istituto Alberghiero ‘De Cecco’: secondo evento per la ‘Giornata della Memoria’ con il professor Sangiovanni

Pescara. “Oggi abbiamo senza dubbio gli anticorpi contro un antisemitismo diffuso, e siamo culturalmente più forti rispetto ai nostri nonni, negli anni ’30, potendo anche fare affidamento su strumenti di comunicazione popolare, come i social, più pervasivi. Però dobbiamo comunque fare attenzione a non banalizzare mai il male connesso alla Shoah, che non è passata invano e che non deve mai diventare un vuoto rito. È compito dei giovani continuare a dare un significato compiuto alla celebrazione di un dramma umano respingendo con forza ogni forma di razzismo moderno”. Lo ha detto il professor Andrea Sangiovanni, Docente di Storia Contemporanea dell’Università di Teramo,, protagonista del secondo evento dedicato alla celebrazione della ‘Giornata della Memoria’, una maratona di tre appuntamenti promossa dall’Istituto Alberghiero Ipssar ‘De Cecco’ di Pescara, nell’ambito degli eventi del Premio Nazionale ‘Paolo Borsellino’. Presenti in collegamento on line Gabriella Sperandio, Presidente dell’Associazione ‘Falcone e Borsellino’, Leo Nodari promotore dell’omonimo Premio, le classi quarte dell’indirizzo Enogastronomia sezione E, e dell’Indirizzo Sala e Vendita, sezione B, con i propri docenti, Rossella Cioppi, Renata Di Iorio, Maria Grazia Di Virgilio, Roberto Melchiorre, Anna Mastrippolito, Gianpiero Santilli e Loredana Mucci, e la coordinatrice del progetto Rosa De Fabritiis.
“All’Istituto Alberghiero ‘De Cecco di Pescara – ha spiegato la dirigente Alessandra Di Pietro – consideriamo una priorità educare i nostri studenti a essere cittadini di una buona e giusta società. E il nostro impegno con il Premio Nazionale Borsellino è parte fondante di questa formazione, che deve proseguire anche in tempo di Covid, semplicemente modificando la formula, ovvero gli studenti seguiranno a distanza, su piattaforma, i tre eventi. Riteniamo tale evento imprescindibile e necessario nel nostro tempo, connotato dal triplicarsi dei messaggi antisemiti sui Social e dal linguaggio aggressivo di certo dibattito politico. Ed è allora fondamentale ricordare la legge istitutiva della Giornata della Memoria, la 211 del 2000 che impone alle scuole di mantenere vivo il ricordo degli eventi legati al tema della Shoah, lo facciamo attraverso le testimonianze, che sicuramente suscitano emozione, empatia, ma è necessaria anche una riflessione storica, ovvero la conoscenza e l’analisi delle radici antropologiche, psicologiche dell’antigiudaismo e di quegli accadimenti che hanno determinato la Shoah, occorre conoscere il contesto in cui sono maturate le convinzioni su una presunta superiorità della cosiddetta razza ariana e della necessità di perpetrare la persecuzione degli ebrei, che pure, all’epoca sono state accolte dalla popolazione con tanta facilità”. “La battaglia culturale su quella pagina di storia è tutt’altro che vinta se pensiamo che ancora oggi c’è una minoranza che nega l’esistenza stessa dell’antisemitismo e delle persecuzioni contro gli ebrei, addirittura c’è un’altra minoranza che comunque imputa le responsabilità agli stessi ebrei, invisi in quanto detentori del potere – ha sottolineato il professor Sangiovanni -. E allora, al di là dell’orrore dei campi di sterminio, dell’Olocausto, delle deportazioni, è importante per i ragazzi conoscere le radici storiche che hanno creato il terreno fertile per le persecuzioni, radici che addirittura affondano al 1858, ai primi volumi sulla teoria della razza. Non solo: risale al 1919, dunque un anno dopo la fine della prima guerra mondiale, una lettera di Hitler che sconsigliava un antisemitismo emotivo in favore di un antisemitismo razionale, che si fondasse sulla conoscenza dei fatti, da trasformare in un movimento politico. Hitler già all’epoca affermava che il giudaismo era una razza, non una fede religiosa, che aveva conservato la sua identità, vivendo tra i tedeschi, differenziandosi ma godendo dei loro stessi privilegi. Ebbene Hitler già nel 1919 diceva di promuovere una legislazione che togliesse i privilegi agli ebrei con l’obiettivo del loro allontanamento definitivo, e già c’era il cuore della politica del ’35”. Il professor Sangiovanni ha dunque ripercorso la storia dei primi esperimenti per la gassificazione degli ebrei, “ma ricordiamo che questi orrori non hanno riguardato solo la Germania, anche noi italiani abbiamo avuto un ruolo importante e non subalterno a quello dei tedeschi. Ricordiamo il Manifesto sulla Razza, le leggi razziali, le riviste che nascevano per influenzare la cultura popolare, anzi in Italia c’era anche il razzismo contro il nero, l’africano, che traeva origine dalle colonie in Etiopia dove pure gli italiani hanno usato i gas per reprimere ogni forma di ribellione e di guerra. In Italia abbiamo avuto molti campi di internamento e un campo di sterminio, molti erano in Abruzzo. I campi di internamento erano case requisite dal regime in piccoli paesi e dove le famiglie ebree erano costrette a vivere ed erano fondamentali perché poi quando si decidevano le deportazioni di massa si sapeva già dove andarle a prendere. Il nostro dovere oggi è mantenere viva la memoria di quanto accaduto, partendo dalla consapevolezza di vivere in una società diversa, aperta, democratica, non ci sono regimi totalitari, c’è libertà di discussione, è difficile imporre elementi dominanti di quel pensiero razzista. Ma occorre comunque mantenere alta l’attenzione, ricordando che nei periodi di crisi può sempre germinare la politica dell’odio razziale, perché quando la classe media non ha più certezze nel futuro e si vede impoverita, è ovvio che se la deve prendere con qualcuno di estraneo”.

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