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Altro gol nel finale: la Tombesi non va oltre il pari

Finisce 3-3 contro il Lucrezia, in una gara segnata dagli infortuni (Fabiano e Dell’Oso) e dai cartellini. Alessio Tombesi: «Senza il rosso a Vilmar Pereira la partita l’avremmo vinta. Terna arbitrale scandalosa e in malafede»

Ortona. La Tombesi non riesce a tornare alla vittoria e recrimina, ancora una volta, per un gol incassato nel finale. Avanti 1-0 grazie a una grande conclusione al volo di Fabiano Assad (6.23), i gialloverdi sono stati raggiunti meno di dieci secondi dopo, a causa di un calcio di rigore fischiato per fallo di mano in area dello stesso Fabiano e trasformato da Girardi (6.32). Il primo tempo è proseguito sul filo dell’equilibrio, con il Lucrezia pericoloso nelle ripartenze in un paio d’occasioni e la Tombesi invece in difficoltà alla ricerca di spazi in avanti contro un avversario che la attendeva basso nella propria metà campo. Oltre ai gialli a Iervolino, Pizzo e Vilmar Pereira, la brutta notizia è arrivata dal dolore muscolare avvertito, poco prima dell’intervallo, da Fabiano Assad, che di fatto non è più tornato in campo nel secondo tempo. La frazione si è aperta con il nuovo vantaggio ortonese a firma di Silveira, con la gara inevitabilmente cambiata: Lucrezia in avanti e Tombesi più prudente, a caccia di ripartenze. Proprio da una ripartenza, e in particolare da una palla rubata da Iervolino, è nato il 3-1 gialloverde: perfetto assist di Pizzo e doppietta per capitan Silveira (13.26). La porta ortonese, difesa prima da Dario Dell’Oso (al suo ritorno da titolare in maglia gialloverde dopo tre anni) e poi da Federico Pieragostino, non ha corso particolari rischi fino all’episodio che ha deciso la gara: il secondo giallo a Vilmar Pereira, reo di aver colpito la palla con il braccio mentre era girato rispetto al pallone, a conferma della totale involontarietà del gesto. In inferiorità numerica, la Tombesi ha incassato il secondo gol a 15.25 (autorete di Iervolino) e poi il 3-3 a 18.56, oltrettuto siglato dal portiere avversario Corvatta.

«Il risultato è figlio della sfortuna, rappresentata dagli infortuni a Fabiano e Dell’Oso, e anche di alcuni nostri errori, su questo non ci piove – ha dichiarato a fine gara il presidente Alessio Tombesi –. Ma la condotta della terna arbitrale di oggi è stata scandalosa. Oltre al “solito” Dario Di Nicola, cronometrista non nuovo a pessime prestazioni quando viene a Ortona, l’atteggiamento e la condotta dei signori Alessandro Cannizzaro di Ravenna e Stefano Mestieri di Finale Emilia sono stati inqualificabili. Uno, Cannizzaro, fischiava tutto, e aveva il cartellino facile, l’altro non fischiava nulla. Un loro errore, l’espulsione di Vilmar, ha direttamente influenzato il risultato, perché senza quell’espulsione non prendiamo il gol in inferiorità numerica e negli ultimi possessi avremmo avuto un quintetto molto più esperto a difendersi. Oltre a questo, si sono viste da parte loro un’arroganza e una voglia di essere a tutti i costi protagonisti che vanno oltre ogni logica. Mi assumo tutte le responsabilità di quello che dico: Cannizzaro e Mestieri sono venuti a Ortona e hanno arbitrato in malafede, infischiandosene di ciò che era giusto o sbagliato ma preoccupandosi solo di fare i personaggi. Forse questi signori non si rendono conto che se loro possono fare gli arbitri e hanno i rimborsi pagati per viaggiare da un palazzetto all’altro in Italia, è perché la Divisione dispone di soldi che non cadono giù dal cielo, ma provengono da noi presidenti. Ancor di più degli errori, gravissimi ed evidenti, sono il loro atteggiamento, la loro strafottenza, la loro totale mancanza di rispetto che mi fanno imbestialire. E in questo temo che il giocare a porte chiuse, con il pubblico assente, li abbia fatti “rilassare” un po’ troppo, facendoli sentire ancor più onnipotenti. Ci tengo a precisare che il mio non è uno sfogo generico, con tutta la classe arbitrale, ma specifico contro la terna di ieri. Nell’ultima partita a Gubbio, per esempio, gli arbitri furono perfetti, gestione ineccepibile, e lo dico di una gara che alla fine abbiamo perso ma per demeriti nostri, non per gli arbitri. In questo giocattolino io butto fior di soldi ogni anno: sono disposto a perdere o a non vincere se gli avversari si mostrano superiori, ma non perché due signori si svegliano la mattina e decidono di fare i protagonisti e di farci perdere punti già nostri. La malafede non la accetto».

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