Cultura e eventi

Esce il volume di Bruno Sambenedetto, Domum Meam

Per le edizioni Teaternum, nella collana La parola oltre il silenzio, esce il volume di Bruno Sambenedetto, Domum Meam, libercolo romanesco, con la prefazione di Massimo Pasqualone e la postfazione di Elisabetta Grilli. Il volume verrà presentato a Chieti il 26 giungo presso la Casina dei Tigli, nella villa comunale di Chieti.
Nella prefazione il critico letterario Massimo Pasqualone scrive: “Mi occupo, e preoccupo, di poesia dialettale da una vita, ma questa volta Bruno Sambenedetto, e non solo questa volta, mi ha proprio meravigliato, per la capacità di usare il dialetto, perché di uso si tratta, per sviscerare i moti più reconditi dell’animo che Bruno conosce a menadito, da artista, poeta, appassionato di vita e delle cose del mondo che solo la poesia può chiarire al mondo stesso.
Il romanesco, poi, si presta ancor di più, forse perché lo conosciamo attraverso i Sordi, i Manfredi, I De Sica, e nella tradizione poetica straordinaria di Trilussa, Giuseppe Gioacchino Belli, Armando Bravi, Sergio Corazzini, Carlo Pettrich, Carlo Alberto Zanazzo, Cesare Pascarella e tantissimi altri, ed è una filosofia di vita più che un dialetto.

Già, perché Bruno Sambenedetto utilizzo il dialetto, la parola poetica, il verso, la pagina per creare una chiave di lettura del mondo che, socraticamente, si avvale dell’ironia per dissimulare e mai simulare, per sorridere e piangere, far sorridere e far piangere, ma mai fingere, perché mai il poeta è un fingitore, almeno quello vero.

Ermeneutica del quotidiano? Esegesi degli attimi e dei frammenti? Direbbero quelli che di filosofia si occupano. Ma questo percorso, a casa mia, come recita il titolo nell’antenato nobile del romanesco, è questo e tanto altro: la sofferenza, il dolore, l’amore, il tempo che passa, le tematiche di impegno sociale e civile, perché Bruno Sambendetto è così, e lo dice con veemenza:

Io so’ così

Signore e signori, militari e regazzini a metà prezzo,
io so’ così, si ve sta bene… bene,
sinnò ve la pijate in der culo.
Io nun me vergogno mai
d’esprime ‘n sentimento,
pensato, scritto, sussurato,
un grido, ‘na poesia, ‘na bestemmia o‘n lamento.
Nun faccio mai lo sbajo de dì
-nun se po’ fa, nun è er momento, nun se po’ dì-
er tempo è ‘n po’ come er vento,
ariva e poi se ne vola nello spazio di un momento!

Forza espressiva assoluta, magna emozionale, tsunami di sensazioni per una prova poetica che lascia il lettore senza fiato, ma solo con il cuore franto per i crepacci creati da questo cammino di Bruno Sambendetto.”

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