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Il “sorriso di Joker”

Care amiche e cari amici lettori,
spesso si parla di azioni incoscenti dettate dalla “follia” giovanile con consequenze irreversibili. Quella di cui sto per parlarvi è una delle più raccapriccianti. La chiamano il “sorriso di Joker”. Un ghigno orribile, un sorriso che spaventa.
Proprio agli inizi di quest’anno due giovani ragazzi milanesi, lei appena 14 anni e lui 17, si sono presentati al pronto soccorso perché la ragazza perdeva notevoli quantità di sangue. Dopo i primi tentativi di celare il vero motivo di quelle ferite sul volto, inventando aggressioni o rapine, finalmente i due giovani cedono e raccontano la verità. Come loro altri giovani si sono ritrovati nella stessa assurda e sconcertante situazione. Vissuto come un gioco concordato, si sottopongono entrambi alla trasfigurazione del proprio viso. Con due tagli netti, incidono i lati della bocca. In genere si servono di un taglierino, di un pezzo di vetro rotto o di un coltello, utilizzati come fossero bisturi.La ferita è impressionante. Uno sfregio che resterà a vita che dalle estremità delle labbra si alza verso il viso. Inutile dire che tale pratica può portare alla morte per dissanguamento. In questo modo si convincono di avere un sorriso uguale a quello del loro mito: il celebre personaggio dei fumetti, Batman, reso ancora più famoso dalle pellicole cinematografiche con l’interpretazione di Joaquin Phoenix. Non si rendono conto, però, che nel caso del personaggio si tratta di semplice trucco rimovibile e tutto torna come prima, nel loro caso, invece, deturpano il viso senza rimedio. La cosa incredibile è che dietro ad azioni così scellerate, non vi è nessuna gang o atti di bullismo, come si può pensare. Sono gli stessi ragazzi a volerlo: lui sfigura lei e lei sfigura lui. Il dolore a cui si costringono è insostenibile, tanto che molti di loro interrompono il “rito” a metà per il troppo dolore o l’eccessivo sanguinamento, quando comunque il danno della conseguenza non può essere evitato. Solo pochi si fermano sul nascere, magari per improvvisa paura, dandosi così la possibilità di non rimanere marchiati a vita.
Si tratta di un sadico gioco, quasi sempre di coppia. La pratica, che pare abbia avuto origine in Scozia, è chiamata l’ombra del “Glasgow smile, comune fra gli hooligans, i tifosi violenti del Regno, ribattezzata poi “sorriso di Joker” dopo i film su Batman, anno 2019. Una scelta di vita del tutto simile a quella di migliaia di coetanei. Colpo durissimo per le famiglie che precipitano in un tale girone infernale. Lo smarrimento per gli stessi è enorme, incapaci di intervenire prima e impotenti dopo. Probabilmente gli adolescenti, con tali azioni, tentano di comunicare qualcosa: disagio, solitudine, sofferenza. Troppo spesso isolati nelle proprie camere perché i genitori sono troppo presi ad accendere i riflettori sulle “loro cose” spegnendo quelli dei propri figli. Ragazzi che, per colmare il vuoto che si crea, utilizzano i media, strumenti infernali e pericoloso in aumentato in maniera significativa tra i ragazzi. Dalle indagini svolte si rileva che oltre l’85% degli adolescenti di età compresa tra 11 e 17 anni usa regolarmente uno smartphone e più del 72% accede a internet tramite lo smartphone. È importante avere un dialogo costante ed educare i giovani all’uso dei social network perché stare in Rete può esporre a rischi come quello di assumere atteggiamenti o condizionamenti pericolosi. Un po’ per noia, un po’ per dimostrare che sono già ‘grandi’ gli adolescenti rischiano di perseguire comportamenti non solo inadatti, ma addirittura pericolosi, come appunto nel caso dei ragazzi che hanno tentato di emulare il personaggio di Joker.
Fortunatamente, rendendosi conto che i casi di sfregi permanenti non erano episodi occasionali, ma in continua crescita, hanno introdotto lo sfregio nel “codice rosso”, (art. 583 quinquies c.p.), che punisce chiunque cagiona ad alcuno lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso. Protocollo legislativo che ha inasprito le pene per questo genere di reato. In tal senso il carnefice è punito con la reclusione da otto a quattordici anni di carcere. Se lo sfregio provoca la morte della vittima, scatta l’ergastolo.
Concludo rivolgendomi ai genitori affinché riaccendano l’interesse per il bene e l’incolumità dei propri figli, ma soprattutto ai giovani. Vorrei suggerire loro di rivolgersi a chiunque possa ascoltarli e aiutarli prima di che sia troppo tardi. Ci sono numerose associazioni che a titolo gratuito, con figure esperte, spendono la propria competenza affinché i nostri giovani si salvino da situazioni che a lungo andare li porterebbero a non vivere la loro vita come meritano e come è giusto che sia. Una tra tante MEDEA ODV che opera ormai su quasi tutto il territorio italiano.

Enza Nardi Autrice
Per interagire e/o inviare domande:
Facebook: https://www.facebook.com/enza.nardiautrice.3

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