Parlane con Enza

Lingue di fuoco

Cari lettori
viviamo in un Paese dai paesaggi bellissimi che non hanno nulla a che invidiare agli altri paesi del mondo. Il nostro stivale presenta generi molti diversi tra loro, dai paesaggi naturali a quelli di mare. Questo lo si deve all’estrema variabilità geologica del Mediterraneo e alla sua millenaria storia umana. Storia di popoli e di come si sono adattati ed inseriti nella nostra penisola. Così come è vario il paesaggio, anche gli individui che vi abitano sono diversi gli uni dagli altri: alcuni onesti e rispettosi della fortuna avuta nel nascere nella nostra terra, altri disonesti e vandali che godono nel distruggerla, vuoi per cattiveria, vuoi per interessi. A questo proposito vorrei spendere due parole sui nostri meravigliosi boschi. Secondo i dati della Ripartizione foreste, il 45% del territorio è ricoperto di boschi. Come è noto a tutti, sono componenti essenziali dell’ambiente. Ottimi serbatoi di risorse e rivestono una moltitudine di ruoli: producono legno, proteggono suolo e acque, conservano la biodiversità, preservano le frane, serbatoio di CO2, luogo di svago ed elemento essenziale del paesaggio. Non serve dire altro per comprendere quanto essi siano importanti per il territorio e per noi. È allarmante vedere come ogni anno ettari di boschi diventano cenere a causa di lingue infuocate. Sicuramente in parte sono cause naturali: giorni caldi e ventosi, eruzioni vulcaniche, surriscaldamento climatico, periodi prolungati di siccità, in cui il bosco si asciuga, ma in parte per mano della follia autodistruttiva dell’uomo. È scandaloso verificare le azioni malvagie del genere umano che distruggono il prezioso patrimonio. Secoli di storia ambientale e paesaggistica cancellati. Proprio come sta accadendo in questi giorni ad un’isola meravigliosa quale la Sardegna.
Il Corpo Forestale dello Stato, per incarico del Governo, ha condotto
un’indagine approfondita sulle cause principali degli incendi boschivi, al
fine di intraprendere azioni
mirate alla prevenzione e al contrasto degli incendi stessi. L’indagine ha riguardato l’intero territorio nazionale ed è stata effettuata dal Servizio Antincendio del CFS con la collaborazione degli Uffici Forestali
nelle Regioni a statuto ordinario e dei Servizi Antincendio delle Regioni e
Province Autonome. Molti incendi si sviluppano perché i fuochi per i picnic non vengono spenti completamente o vengono accesi in luoghi non adatti; gettare incautamente sigarette e accendini è una causa che si ripete spesso; criminali che danno fuoco a poveri animali che poi correndo incendiano intere foreste. Si sviluppano incendi anche quando si bruciano legna e rifiuti da giardino. Questi fuochi a fini di sgombero non sono preoccupanti solo per possibili incendi dei boschi e dei campi, ma anche perché sovraccaricano notevolmente l’aria con polveri sottili dannose per la salute. Non si tratta di piromania che è una patologia, ovvero ossessione verso il fuoco, ma di calcolo, di freddo calcolo.
Per coloro che appiccano il fuoco non serve emanare un divieto assoluto nel darlo. Si sentono padroni di agire per i loro sporchi affari a dispetto di qualsiasi regola o legge. Per esempio:
– ciò che il fuoco arde può diventare terreno di sversamento illecito di qualsiasi rifiuto o stoccaggio di ogni cosa;
– operai infedeli lo appiccano volontariamente perché sanno che in quel modo l’anno successivo hanno il posto assicurato;
– inneschi chimici preparati ad arte e posizionati laddove è più difficile arrivare.
– per bloccare le concessioni edilizie che le organizzazioni criminali usano per ricattare le amministrazioni pubbliche e gli imprenditori.
Del resto che la mafia si serva della “bonifica criminale” per i loro affari lo dicono anche i numeri. Come quelli messi in fila dall’ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente. Cosi il cielo azzurro italiano si tinge di grigio tossico. I danni causati nel 2016 dai roghi ruotano intorno ai 14 milioni e i costi per l’estinzione sono stati quantificati in circa 8 milioni, per un totale di quasi 22 milioni. Denaro che potrebbe essere speso per risolvere altri problemi, se solo l’uomo avesse meno avidità. Per non parlare che l’acqua del mare usato per spegnere le fiamme rende sterile il terreno. Molte le persone denunciate, tra piromani, ecocriminali ed ecomafiosi. Solo nel 2016 sono state 322, mentre quelle arrestate sono state solo 14. Tutto ciò succede perché il territorio è in balia di se stesso senza alcuna seria possibilità di prevenzione, previsione, monitoraggio e intervento. Si parla di fuoco solo perché non è possibile ignorare quello che accade, ma nessuno che descriva la situazione in maniera realistica. Così dopo averne “parlicchiato” resta solo puzza di bruciato, devastazione e silenzio.

Enza Nardi Autrice
Per interagire e/o inviare domande:
Facebook: https://www.facebook.com/enza.nardiautrice.3

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