Parlane con Enza

La vita per una ciocca di capelli

A cura di Enza Nardi

Cari lettori,
in tanti hanno parlato e scritto di Masha Amini e credo che una voce in più nel coro non possa che fare bene per amplificare la vicinanza di tutti noi verso le donne iraniane.

Dopo aver preso una pausa dalla mia partecipazione settimanale su temi sociali non posso tacere. Sento il dovere di esprimere la mia silenziosa e allo stesso tempo urlante solidarietà verso Masha Amini e verso tutte le donne sottoposte a soprusi lesivi della loro dignità e ancor peggio private della vita.
Una giovane donna, anzi, giovanissima con una lunga vita in divenire, picchiata brutalmente e uccisa per la “grave colpa” di non aver indossato correttamente l’hijab, da noi chiamato velo.

A ventidue anni non si può morire in questo modo e per questa ragione. Proprio il drammatico epilogo di questa fresca vita mi spinge a rimettermi con la “penna” in mano per dare sfogo allo sdegno che provo verso una simile crudeltà.

Ondate di proteste di donne e uomini in tutte le piazze del mondo; in mano forbici con cui tagliare in segno di protesta i propri capelli e con veli neri da gettare e bruciare per sottolineare il valore universale di diritto alla libertà di esprimere la propria personalità senza timore di finire sotto una fredda lastra di marmo.

Dopo il danno, impossibile da comprendere, anche la beffa, ancor più difficile da accettare: far passare la morte della ragazza come causa naturale.
Il governo di Teheran, con pugno di ferro, reprime violentemente – la sola lingua in grado di parlare – qualsiasi protesta rivoluzionaria, dichiarandosi esente da ogni colpa. Rifiuta, inoltre, ogni forma di divulgazione in rete dell’argomento; da qui si comprende la cattiva fede. Per tale motivo da giorni i collegamenti internet e quelli ai principali social network, sono stati bloccati assicurandosi, così, la non circolazione delle notizie.

Anche la città di Palermo, venerdì 7, si è mobilitata nella bella piazza del Teatro Politeama, manifestando per la libertà e il rispetto della dignità umana. Centinaia i cittadini presenti, sostenuti da molte associazioni locali e persone che sono a fianco delle donne e dei giovani impegnati nella protesta, contro una teocrazia sanguinaria e violenta; contro una dittatura che vuole tenere un intero paese nell’arretratezza reprimendo i suoi cittadini senza pietà.

Una flash mob pacifico, ma deciso che esprime rabbia e commozione nel sentire le testimonianze di persone che hanno lasciato l’Iran per sfuggire alle imposizioni. Un coro unanime di giovani e meno giovani con striscioni gialli in cui risuonano slogan a invocare la libertà delle donne e della vita e per reclamare la fine di questo e di ogni altro conflitto che sconvolge la terra. Interventi atti a far riflettere sul valore assoluto della pace e sul futuro che stiamo lasciando alle nuove generazioni.

In ogni piazza decine di persone al grido di “Donne, vita e libertà” si sottopongono al taglio di una ciocca di capelli, gesto diventato l’emblema della battaglia. Le ciocche, racchiuse in un nastrino bianco, saranno consegnate all’Ambasciata iraniana a Roma affinché si faccia portavoce alla richiesta da parte di tutta l’umanità della fine incondizionata e immediata di ogni forma di violenza.

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