Ha preso il via nei giorni scorsi a Pescara il nuovo progetto cinematografico del regista pescarese Andrea Malandra, con i ciak delle prime scene, ospitate al Michub di via Michelangelo, tra le istallazioni dei maggiori esponenti dell’arte povera, come Michelangelo Pistoletto, Kounellis, Fabro e altri.
Prodotto dall’associazione No hay banda con il contributo della Fondazione Pescarabruzzo, il film intitolato “Le chiavi di Gaza” si connette alla stretta attualità della tragedia palestinese, usando il tono e il registro tipici dei lavori di Malandra, sempre lontani da stereotipi e luoghi comuni formali e narrativi, nella linea di una ricerca cinematografica che si confronta coi molti altri linguaggi del contemporaneo. Le riprese proseguiranno con scene girate in location cittadine e nel territorio abruzzese, com’è consuetudine del regista e del gruppo di lavoro artistico, cast e troupe, espressione del tessuto cinematografico e culturale del territorio. Il film si avvale della sceneggiatura di Gisella Orsini e Erminia Cardone e della fotografia di Maurizio Di Zio.
La vicenda di Le chiavi di Gaza si dipana in un futuro distopico attorno alle figure di tre attivisti. I protagonisti sono Wiktor, italiano di origine polacca, Elsa e Andreina, italiane imprigionate in un centro di rieducazione creato da un immaginario Nuovo Ordine Mondiale nato dopo la trasformazione del territorio palestinese in un resort turistico di lusso. I tre stabiliscono un legame profondo con una famiglia di Gaza adottata e sostenuta a distanza nel tentativo disperato di organizzare un corridoio umanitario. Mescolando cronaca, realtà e invenzione, vengono evocati gli eventi storici tramite una scrittura rivelatoria della complessità della realtà e attraverso un linguaggio ibrido. Partendo dal dato reale iniziale il film procede oltre. Sceglie di toccare la disgregazione del presente, evita di raccontare l’azione politica pura, per concentrarsi sul tema dell’incontro, sia quello attraverso gli schermi, tra gli attivisti e la famiglia palestinese, sia quello reciproco tra i tre attivisti. Tutti i personaggi vogliono essere un esempio della possibilità di superare l’indifferenza dello sguardo, il pericolo che incombe su tutti noi che siamo lontani, ma solo nello spazio, da una tragedia inenarrabile.
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