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Il Delfino Curi Pescara-Cremonese, lavori in corso

Pescara. Si chiuderà oggi la due giorni pescarese di Giovanni Bonavita, 50 anni, ex attaccante di Atalanta, Spal e Venezia, attuale responsabile del settore giovanile della Cremonese (ruolo che riveste dal 2014), arrivato in Abruzzo appositamente per visionare i ragazzi delle annate 2006, 2007 e 2008 del Delfino Curi Pescara.
“Per me è un orgoglio essere qui – ha detto Bonavita, vent’anni di calcio, dagli inizi in serie A fino alla D – , la Curi ha una storia che mi precede e che ho potuto conoscere fin da quando ero un ragazzino: vengo dalle giovanili dell’Atalanta e lì arrivavano tanti giocatori da questa società. Sono usciti tanti giocatori da qui. Ho chiesto io di fare questa selezione e venire qui per capire se c’è la possibilità di collaborare. Si vede che c’è organizzazione, che c’è lavoro e c’è qualcosa alle spalle, una società organizzata che sa quello che vuole e sa quello che fa. Ci sono tutti i presupposti per avviare dei rapporti”.

A facilitare questa possibile collaborazione, l’amicizia con Alberto Agresta, suo ex compagno nel vivaio della Dea, a Bergamo, alla fine degli anni ’80 e i primi ‘90: “Ci siamo conosciuti quando avevamo sedici anni, lui è uno di quei ragazzi arrivati all’Atalanta anni fa dalla vecchia Curi. Con lui ho giocato in Primavera, insieme ci siamo affacciati alla prima squadra. Momenti talmente unici che ti rimangono nel cuore. Rivedersi è un’opportunità per rivivere quei ricordi, poi rivederlo per me è un piacere perché è una persona di spessore e di valori: un ragazzo introverso, ma sensibile, attento e capace di dare una grossa mano ai giovani”.
A Cremona c’è già un pizzico di “pescaresità” sulla panchina dell’Under 17 grigiorossa, con l’ottimo Gianluca Temelin: “Ha fatto anche lui lo stesso percorso, da Pescara a Bergamo, tanti anni fa. E’ un mio allenatore, da qualche anno alla Cremonese. E’ il quarto anno, come me vive a Bergamo. Un ragazzo d’oro, con una storia importante di calcio che può trasferire ai ragazzi. Per noi un valore aggiunto”.
Bonavita, dopo aver chiacchierato con noi, torna a scrutare i ragazzi da bordo campo. In silenzio, ma con grande attenzione. Cosa cerca in particolare andando a caccia dei talenti del domani? “Guardo la predisposizione a giocare, le abilità tecniche, ma soprattutto gli occhi: cerco passione, amore per il calcio, voglia di emergere. Mi piace vedere nei ragazzi queste cose”.

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