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Queer Beauties è il disco di debutto di Lyre, l’intervista

Il 22 gennaio 2020 è uscito per Pitch The Noise Records l’EP di debutto di Lyre dal titolo Queer Beautiesi, che vede la luce dopo una lunga gestazione di sperimentazione e ricerca sonora. Lyre è il progetto musicale di Serena Brindisi. Un progetto unico nella scena musicale italiana, un nome che si candida ad essere i più interessanti del panorama elettronico italiano. Piacerà ai fan di James Blake, Portishead, Massive Attack e Nick Cave, ma anche di FKA Twigs e Arca.
Lyre ciha gentilmente concesso un’intervista.

“Queer Beauties” è il tuo disco d’esordio, di che cosa si tratta?
É un ep che contiene 4 tracce che abbiamo scelto insieme io e Giuliano Pascoe (il mio produttore musicale) dal materiale che gli avevo proposto quando ci siamo incontrati all’inizio. Sono brani che ho scritto anni fa appunto ad Edimburgo che sono stati totalmente riarrangiati con Giuliano.

Che cosa vuoi trasmettere con questo lavoro discografico?
Le Queer Beauties per me sono e sono state delle rivelazioni molto importanti, che accadono nel picco massimo di un innamoramento, nella tensione più profonda del desiderio o anche semplicemente nel tempo sospeso di uno sguardo di curiosità o di attrazione. Sono stata sempre estremamente attratta dalle apparenti dissonanze e dai contrasti nascosti nei corpi, dal doppio, maschile e femminile che vive in tutti noi e dal modo in cui copriamo e cerchiamo di nascondere le nostre ferite creando corazze imponenti, affascinanti e a volte estremamente eleganti. Ma nel momento in cui qualcosa fa breccia nell’armatura, come uno sguardo, o uno scatto, allora si rivela in parte quella che il fotografo Mustafa Sabbagh, da cui ho tratto molta ispirazione per il video del singolo “Broken Flowers”, definisce “Hurting beauty” la bellezza che ferisce. In quel momento si intravede una verità,una nudità, un vissuto, una fragilità disarmanti. Avviene una sorta di resa, qualcosa cede, cade, svela perché è come se il suo sguardo riuscisse a fare breccia e a creare una crepa in questi corpi corazzati. Nella mia memoria, proprio come divinità antiche, queste bellezze svelate, violente e ambigue, col tempo si tramutano in specchi, in cui ritrovare la propria immagine riflessa da mille angolature. In cui ri-conoscersi ogni giorno. L’aggettivo Queer inoltre, è usato sia per il suo significato di “strambo, dissonante..” che provocatoriamente descrive i corpi e le anime di cui ho parlato e che mi attirano di più, ma anche questi brani, il loro suono e la loro struttura, che ovviamente per il suo riferirsi a bellezze del mondo “Queer” essendo il mondo di cui io faccio parte, da sempre, che ho abitato e vissuto, e in cui ho imparato ad esprimere ogni parte di me e a gioire delle mille sfaccettature che possono emergere nel momento in cui ci si libera delle gabbie interiori che ci vogliono sempre “ definire” e che portiamo dentro fin dall’infanzia.

Un tema centrale di questo disco è il doppio che ci abita, che cosa ti ha avvicinata a questo argomento?
Senz’altro il fatto di aver sentito qualità molto contrastanti presenti in me stessa con cui dover convivere e l’essere attratta e stata attratta spesso da persone e opere d’arte ricche di contrasti e complessità. Probabilmente proprio perchè rispecchiandomi intimamente , svelavano qualcosa di me stessa che non conoscevo, modificando cosi anche la mia visone del mondo, oltre a mettere in dubbio l’immagine precedente che avevo di me. Se crollano certe convinzioni, seguendo una propria istintiva curiosità, si fa spazio ad altro.

Come nasce il tuo progetto musicale?
Quando, ascoltando artiste come PJ Harvey o Beth Gibbons, ho sentito che il luogo in cui mi sentivo meglio in assoluto era il mondo creato dai loro brani e dalle loro voci e, in un certo senso, le ho “invidiate” perchè erano riuscite a creare il loro luogo centrale, con l’atmosfera giusta in cui immergersi e poter fare uscire la propria voce più intima.Cosi ho sentito la necessità di doverne creare o meglio scoprirne uno mio, in cui poter sostare all’infinito,immergermi e attendere, sperimentare, svelare, portare anche le esperienze della vita e vederle trasformasi ed esprimersi in un linguaggio nuovo, che si è formato pian piano con molto lavoro, molta pazienza e molte attese.

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